Produced by Carlo Traverso, Claudio Paganelli and the Online Distributed Proofreading Team at https://www.pgdp.net (This file was produced from images generously made available by Biblioteca Nazionale Braidense - Milano) [Copertina] TOMMASINA GUIDI RICONCILIAZIONE MILANO PAOLO CARRARA EDITORE [Retro] DELLA MEDESIMA AUTRICE _Ho una casa mia!_ Vol. in-16 L. 2 -- _La mia casa! I miei figli!_ Vol. in-16 2 -- _L'Et della moglie._ Vol. in-16 2 -- _Seconde nozze._ Vol. in-16 2 -- _La contessa Ilario._ Vol. in-16 2 -- _Nonna Paola._ Vol. in-16 2 -- _Il Curato di Pradalburgo._ Vol in-16. 2 -- _28 Luglio!_ Vol. in-16 2 -- _Memorie di una zia.--Un'amicizia di educandato._ Vol. in-16 2 -- _Amore di donna.--Amore di madre._ Vol. in-16 2 -- _Vano amore._ Vol. in-16 1 25 _Ginevra Bianchi._ Vol. in-16 1 25 _Una nidiata di rondini._ Vol. in-16 1 25 La Casa Editrice PAOLO CARRARA spedisce contro vaglia. [Frontespizio] TOMMASINA GUIDI RICONCILIAZIONE NOVELLA PREMIATA CASA EDITRICE DI LIBRI Dl EDUCAZIONE E D'ISTRUZIONE di PAOLO CARRARA MILANO [Verso] Propriet Letteraria MILANO, 1897--TIP. PAGNONI Via Solferino, 7. RICONCILIAZIONE Dalla finestra del primo piano d'una casa pulitissima in Via *** discosta dal centro, nella citt di Bologna, aveva fatto capolino la leggiadra testa di una giovinetta le cui treccie bionde, quasi snodate, si arruffavano in mezzo ai dentelli d'un pizzettino da un soldo al braccio cucito alla scollatura dell'abito. Quella testina dopo essersi volta a destra verso il crocicchio della strada, ove finito il portico si vedevano transitare i passanti, si ritirava poi riaffacciandosi ancora nell'inquadrato della finestra e con una mossa affrettata, timida, si voltava in su... Alla finestra del secondo piano un'altra testa giovane e bruna, pettinata all'ultima moda, compariva e scompariva del pari; e due occhi furbi, neri, un tantino maligni guardavano in gi...--Guardarono tante volte che finalmente s'incrociarono con quelli timidi dell'inquilina di sotto, che gettossi subito indietro arrossendo e mormorando:--la perfida! vuol farsi vedere.-- Non era la prima volta che in quell'ora medesima aveva luogo la guerriciuola di sguardi, di attesa, di spionaggio; l'inquilina del piano nobile aspettando il suo promesso sposo si era persuasa che la signorina del piano secondo di cui non era stata mai intrinseca amica, tentava d'intromettersi nelle sue faccende d'amore e, o accadesse ci per indiscreta curiosit, per genio di farla arrabbiare, o per intenzione malvagia di attirare l'attenzione del fidanzato, ad ogni modo s triste gioco l'urtava andandole a svegliare nell'anima un sordo tumulto di bile, un principio di gelosia tormentosa. la malattia, che pi o meno acuta, travaglia sempre la donna, quando, come Paolina Grim*** visse in un ambiente di privazione assoluta di tuttoci che riguarda il mondo, che, con un naturale vivo, poetizz nella solitudine, e non ebbe altra educazione che quella datale da un padre eccellente, ma ignaro del cuor femminile, di cui solo una madre sa temprar le impressioni. Paolina Grim***, che non aveva sciupato il fiore de' suoi affetti in amorucci sconclusionati, amava il suo fidanzato con quella specie di paura, d'ambascia, di febbre che fa drizzare i capelli all'avaro prostrato dinanzi al suo tesoro. L'amante arrivava invariabilmente all'ora consueta, guardava la finestra di Paolina, sorrideva, salutava senza neppure avvedersi che al disopra un'altra testa di donna offriva la belt de' suoi contorni; entrava, faceva in due salti la scala e si sentiva felice dell'affettuosa stretta di mano della sua dolce innamorata. Paolina Grim*** vicina a lui obliava tosto l'incidente della finestra, ma vi tornava a pensare il domani nell'ora tragica dell'aspettazione. Il giorno in cui la vediamo con le sue treccie bionde arruffate nei dentelli del pizzo, disperata all'ultimo eccesso, pareva infatti che l'audace vicina non si limitasse alla provocazione di furtiva comparsa, ma intendesse di farsi assolutamente vedere, portandosi molto avanti sul davanzale, ed agitando un grande ventaglio che doveva richiamare lo sguardo pi indifferente del mondo. Il ventaglio divent lo spauracchio di Paolina Grim***.--Certo l'avvocato Zaeli avrebbe guardato lass, si sarebbe levato civilmente il cappello a Cecilia Rigotti che conosceva per averla incontrata una o due volte in casa Grim***, e il cuore di Paolina presentiva un immenso dolore per quel saluto che, innocentissimo in s, avrebbe per lusingata la vanit di quella insopportabile Cecilia Rigotti. Il ventaglio sventolava all'aperto sopra la testina bionda entro cui ruggiva un vulcano e a tormento maggiore un ridere franco, argentino, chiassoso, andava a riempire l'orecchio di Paolina che si sentiva disposta a piangere forte. Quando l'avvocato Zaeli, bel giovane, serio, tranquillo, di ventisei o ventisette anni, sbuc dal portico e guard in alto, Paolina ebbe la tentazione di serrare la finestra per non vedere il saluto che andrebbe a volare lass, ma non pot compiere la risoluzione.--Immobile stette a guardare e vide il bel sorriso dell'avvocato Zaeli, vide il cenno famigliare che giungeva a lei, poi vide lo sguardo sollevarsi d'un metro, la mano portarsi al cappello, e... buona notte! il saluto era andato al ventaglio. Paolina Grim*** si lasci andare su la seggiola. --Dir a Zaeli che Cecilia Rigotti mi toglie la pace, mormor indignata. Donne simili non ne conobbi mai! e se nella mia vita avr ad incontrarne, io lo sento... io morr di gelosia. Zaeli onesto... dubito forse di lui?... no! mi rivolta l'impertinenza di Cecilia, lei che odio... Aspettava intanto di veder aprir l'uscio e cercava di comporre il volto alla quiete. --Zaeli che fa? dovrebbe esser qui! Si alz da sedere. --Ma la serva che non ha udito il campanello... vado io. No, no, qui... ebbene? che fa Zaeli?... In verit nessuno compariva. Aspett mezzo minuto e poi si precipit all'uscio, travers due stanze, aperse la porta di casa. Povera Paolina! L'avvocato Zaeli col cappello in mano in atto cortese parlava colla signorina Rigotti, che appoggiata al parapetto della scala, quattro o cinque gradini pi alto, salut con molta disinvoltura l'amica, continuando il discorso:--Il suo micino scappava tutti i giorni dalla finestra del corridoio per andarsene a passeggiare a pian terreno; essa ne soffriva perch un micino bianco bianco, senza un pelo nero, era raro, n volerlo smarrire; ringraziava il signor avvocato che col bastone leggiero leggiero, lo aveva ricondotto all'ovile... Difatti, un tesoro di gattino trottava verso la sua padrona, e l'avvocato con la punta del bastoncino lo toccava carezzevolmente alla coda perch risalisse pi lesto. Paolina Grim***, smorta da far piet, abbracci con occhio smarrito quella scena domestica che si tingeva ai suoi occhi di artificio e di pericolo sommo. L'avvocato si appress tosto all'uscio di casa Grim*** lontano le mille miglia dall'idea di aver commesso una mancanza; e solo cinque minuti dopo essersi seduto a fianco della sua innamorata, avvert in lei un'ombra di malinconia che le velava lo splendido occhio azzurro. --Che c' Paolina? --Nulla. --Come nulla? sei triste, hai le mani fredde... guardami. Dov' tuo fratello? --Tonino di l. --Il babbo sta bene? --Benissimo. --Tu?... --Benissimo. --Hai qualche cosa da raccontarmi? --Non saprei, Zaeli, non saprei... ah ti prego, non guardarmi cos! quando ti dico di non aver nulla! --Bimba, bimba! fece l'avvocato, considerandola e minacciandola col dito. Non farmi misteri, veh! sai ch'io vivo in te, e se non ti vedo quieta, m'inquieto anch'io... Paolina sorrideva, si coloriva in viso, risuscitava sotto la dolce e benevola influenza dell'amore sincero. Confessare le sue pene di gelosia non lo poteva senza sentirsi vergogna; negare d'aver sofferto un attacco di bile, un insulto di malinconia le pareva ingratitudine e offesa verso il cuore che s'interessava di lei, e d'altronde sentiva necessit di concedersi uno sfogo, di vendicarsi in qualche guisa contro Cecilia Rigotti. --Vuoi saperlo? disse risoluta. Ho dell'ira. --Dell'ira, Paolina? caspita, e non mi dici con chi? --Con tutti coloro che situati molto in basso pretendono di sopravvanzare la gente civile a furia di chiassate; che poco o niente educati si danno dell'importanza; che pieni di debiti sfoderano gale come grandi signori, che... che... --Oh questa una requisitoria bella e buona contro gli spostati. --Non posso soffrire! continu Paolina. Io sono cresciuta lavorando, vestendo con una modestia che... non faccio per lagnarmi, ma il babbo non ha dato saggio di larghezza a mio riguardo! non ebbi un divertimento... e colei...--guard il soffitto--colei suona tutto il d, sciupa in casa abiti di valore, girovaga qua e l nei teatri, nelle feste!--parlo di Cecilia Rigotti; concluse grave, un po' ansante, ma col cuore pi sollevato. E guard in viso l'avvocato per iscoprirvi l'impressione prodotta dal nome della vicina. --Ti dnno noia queste cose? ma io non le osservo, o tutt'al pi le deploro; disse l'avvocato, intento a puntare un fiore fra le treccie di Paolina. Deve importare a te che la signora Rigotti, faccia, vada, sciupi e dia luogo a commenti! lascia fare i commenti a chi ha dell'ozio d'avanzo. --Ma... vero. Egli che l'ho tanto vicina. --Fa conto di non averla. --Ma per forza la vedo. --Non occupartene. --Sua madre buonissima! mi fa compassione. --Quella povera gente!... Non ti straccia mica i capelli il gambo del fiore? --No. Figurati che suo padre si trova in una condizione difficile. --Peggio per lui. --E la figliuola mostra di non accorgersene... --Peggio per lei. -- d'una vanit insopportabile! si crede bella mentre non lo ... ti pare, Zaeli, che sia bella la Cecilia Rigotti?... --Neanche per sogno! Nello slancio di felicit fu per miracolo, se Paolina non commise uno scandalo; il cuore le aveva nientemeno suggerito di buttare le braccia al collo del suo fidanzato. * * * Si era udita una detonazione d'un'arma da fuoco. Il dottor Grim***, seduto a tavola co' suoi due figliuoli, scatt in piedi, si affacci alla finestra con Paolina e Tonino ai lati. Che cosa era stato? La finestra della sala da pranzo si apriva nell'interno sopra un vasto quadrato di terreno dissodato, disegnato a scacchi, entro ognuno dei quali fiorivano pianticelle odorose. Vi si girava intorno per viottolini ombreggiati da filari di vite in rigoglio che del giardino facevano piuttosto un boschetto. In fondo, una muraglia dipinta a fiammanti colori formava prospettiva al cancello, che aperto in tutte le ore del giorno, dava accesso agli inquilini della casa, vaghi di oziare in giardino. Che cosa era stato? Una donna, la moglie del signor Rigotti abitante il secondo piano, attravers correndo le aiuole, si diresse dove un gruppo di fichi gettava ombra ai piedi del muro e fece tosto intendere un grido. Il signor Grim*** si ritrasse dalla finestra, spinse indietro dolcemente i figliuoli e chiuse l'invetriata. --Che cosa stato? domandarono i ragazzi. --Una disgrazia. E fattosi largo, il dottor Grim*** usc dalla stanza, scese in giardino, fu in un attimo laggi ove aveva veduto dirigersi la moglie del vicino... Il caso era irreparabile.--Il Rigotti agente di cambio, uomo sulla cinquantina, miserabilmente si era suicidato. Accanto a lui giaceva un foglio dissuggellato che il dottor Grim*** raccolse e lesse: Muoio pi volentieri oggi che domani per non essere testimone della decadenza rapidissima della mia fortuna. Bacio mia moglie e mia figlia... Il dottor Grim*** nella sua qualit di medico esamin la ferita e diede qualche ordine ai curiosi affollati intorno; commise alla cura di un'altra inquilina la vedova e la figliuola stupefatte d'orrore e rifece lentamente il cammino dall'orto al suo appartamento. --Un altro suicidio! ma s; uno, due, tre in quattro giorni. Ma s! il bollettino delle notizie lugubri che ogni fido raccoglitore schiera premurosamente agli occhi del mondo ingrossa, ingrossa!... Il numero dei ribaldi produrr quest'anno una cifra enorme, rivoltante!... ho detto ribaldi perch io giudico un ribaldo colui che volontariamente si accomiata dall'umano consorzio. Chi ama la famiglia ed ha in s un tantino di stima non scappa di fronte al nemico che il sacrifizio, il dolore e la lotta!... io la penso cos. Ma in quest'ultimo scorcio di secolo pare che l'umanit insofferente di triboli vacilli sotto la benda dell'incubo, e faccia sopra di s quello che il sarto fa con le forbici sopra il panno.--Taglia;--tagliate, miserabili, tagliate! continu il dottor Grim*** parlando ad alta voce, andando ad assidersi in un angolo del salotto, asciugandosi la fronte bagnata di sudore. I suoi due figliuoli, Paolina e Tonino, spauriti e tremanti gli si raccoglievano intorno. --Ora si dir che il Rigotti diventato pazzo, ma non mi persuadono che sia stata pazzia!... stato il timore dell'indigenza che ha pervertito il buon senso del disgraziato: stata una stanchezza di lavoro, una egoistica voglia di spegnere per sempre i pensieri che non ridono tutti in color rosa. Lo ha lasciato scritto!... Oggi si giudicano pazzi i ribaldi che ammazzano o si ammazzano! la scusa a cui si appigliano i difensori dell'assassino e del suicida: non vedete, non vedete? il tribunale assolve gente da far paura, e la pubblica opinione recita orazioni funebri, fa accompagnamenti, incide lapidi e onora di apoteosi l'uccisor di se stesso, mentre in verit sarebbe atto meritevole e pio nascondere sotto un velo di silenzioso compianto l'azione immorale. Siete del mio avviso, figliuoli? Il giovanetto asser, ma la fanciulla era troppo commossa per poter rispondere. --Ecco, continu il dottor Grim*** sventolando il fazzoletto dinanzi al volto che conservava un'espressione di tristezza profonda e di una stizza un po' comica: ecco che il signor Rigotti se n' andato! felicissima notte. E chi resta?... e quella povera vedova che fu una martire anche da maritata? e quella figliuola abbandonata nello squallore, dopo esser vissuta nell'abbondanza e nella allegria?... ragioniamo. Il Rigotti ha lasciato scritto di paventare l'insufficienza dei mezzi e oggi che lui se n' andato per questo motivo, chi, domando io, riparer alle urgenze del mantenimento mancato ad un tratto in grazia sua alle due povere donne? v'ha cuore, v'ha coscienza, v'ha logica nel suicida? Io dico di no. La cortesia e la piet vorrebbe poi dirli pazzi, ma pazzia non ve n'; vilt, signori miei. Sapete quando che la pazzia trascina l'uomo al massimo del delitti? Quando una incurabile malattia ha finito di cancrenargli il sangue; allora, nella lotta sfruttata da lunghi spasimi si cancella nell'anima la dignit di se stessa e soccombe alla suprema tentazione. Ma colui che vi lascia una letterina scritta con mano ferma, che fa colazione, beve il vermut, scende in giardino e si d un colpo mortale, quello non mica un pazzo, Tonino, un ribaldo, un poltrone che fa pompa del suo coraggio come faresti tu, per esempio, quando fai un salto dall'alto. --Avete ragione, babbo; rispondeva Tonino, un bel ragazzo di sedici anni, dalla fisonomia intelligente, briosa e dolce ad un tempo. Il Rigotti si portato male... ma possibile che non abbia lasciato un po' di risparmio! --Risparmio?... Ma Rigotti faceva dei debiti! --E la Cecilia dunque? sospir la figliuola. --Non avr niente di dote?... --Dote? ma dove sono i beni che la possono costituire? avr le galanterie di moda che le portava a casa suo padre d e sera; avr una farraggine di nullit costate un tesoro e prive di valore appena sono uscite dal magazzino. Ecco la sua dote; un'istruzione superficiale, dei capricci in testa, il pianoforte, e basta. --Dovr lavorare da qui innanzi. --Se vorr campare! --Sua madre vecchia! --Povera donna! cos garbata e infelice. Mi ha detto tante volte:--Ah! dottor Grim***! se si avesse a morire di crepacuore, io sarei morta.--Perch, signora Rigotti?--Perch vedo molto sciupare e poco raccogliere. --Almeno il signor Rigotti si fosse assicurato sulla vita! sentenzi gravemente Tonino, che aveva udito parlare in confuso di questo mezzo profittevole alle famiglie. --Proprio adesso! esclam il dottore con un gesto di negazione. --Chi sa, babbo, non potrebbe darsi che avesse fatto questo di buono? --Non lo credo; disse il dabben uomo fattosi pi malinconico, sorgendo in piedi e aggiustandosi il collaretto dell'abito come era uso di fare nelle occasioni veramente importanti. --Di' piuttosto, babbo, che il genere della sua morte disimpegner da ogni suo obbligo la Compagnia di assicurazione. --Niente affatto! rispose con leggiera stizza il galantuomo, dandosi a passeggiare. Niente affatto, e giacch parmi che ella desideri di saperlo, le dir, signor Tonino (perch io lo so, perch io l'ho studiata), che la Reale Compagnia italiana di assicurazioni generali su la vita, la cui sede a Milano, mantiene la validit del contratto in quanto alle polizze aventi tre anni o pi di data nel caso di morte per duello, o appunto di suicidio. Ma so bene ancora che il povero Rigotti aveva tanto in mente di assicurarsi sulla vita, come io ho in mente d'andare al Per. Ah! figli miei!... proruppe il vecchio dottore con amarezza--se gli uomini, cominciando da me, avessero senno da profittare del bene offerto loro dal provvido genio del secolo, non si vedrebbe sperperare il quattrino senza por mente all'avvenire. Siamo spensierati, siamo indolenti, ci rammentiamo le utili istituzioni solo allora che un caso brutto ci capita sotto gli occhi... Povero Rigotti, via! non perdiamoci tanto in commenti, facciamo di meglio, soccorriamo. E and all'uscio, scans il crocchio di gente raccolto lungo la scala, sal al secondo piano seguito da Tonino, e si pose vicino alle due donne, che piangevano l'una fra le braccia dell'altra. Il dottor Grim*** era un uomo avanzato in et, che all'esercizio della sua professione aveva consacrato la vita dalla prima giovinezza. Campagnuolo di origine, aveva fatti gli studi a Bologna e, acquistata una buona riputazione, s'era ammogliato e manteneva la famiglia con decoro e agiatezza. Fu allora che l'ottimo uomo vagheggi nella sua mente un'idea commendevole e generosa, quella cio di assicurare con un Contratto di previdenza una eredit ai suoi figliuoli, e riuscire cos a dar loro una prova postuma di amore. La sua professione gli accordava lauti guadagni, e fintanto che da un lato fiorivan le rendite e dall'altro erano tenui le uscite, la splendida idea s'and maturando con quella facile persuasione che fa dire all'uomo--sono sicuro di far la tal cosa, se non oggi, certamente domani.--E i giorni passavano, i figli crescevano, e l'ottima idea del contratto di previdenza rimaneva nel sogno delle aspirazioni, mentre il denaro chiuso in una cassetta trovava molto bene la via di uscirne:--Far domani, far doman l'altro;-- la fede dell'ignorante in materia di tempo. Lo colse la disgrazia di rimaner vedovo. Fu un crollo d'affetti e di interessi. Per tributare all'estinta un omaggio fastoso, cui se non par lecito chiamar riprovevole giusto chiamare incauto, il dottor Grim*** esaur nelle funeralie, nel tumulo, nelle larghe elemosine, nel trasloco di casa, i risparmi gi decimati, n fuvvi caso di riammassarne mai pi, perch chi non effettua subito un disegno lodevole, incontra nella lentezza del domani cento ostacoli che paiono messi apposta per isbarrare la via. Ecco il perch su la fronte del degno dottore si distendeva una nube di malinconia tutte le volte che un incidente lo conduceva a pensare a ci che era da farsi e che fatto non s'era. Nel cuore e nella coscienza gli rest fissa una spina, un rimorso che s'inacerbiva di frequente e a cui dava il nome di un dolore retrospettivo. Vedovo da molti anni si vide costretto d'immischiare alla grave, faticosa missione del medico l'altra non meno difficile di governare la casa; quel cmpito femminile parve superiore alle sue forze di uomo e ne fu oppresso, atterrito al punto che per un istante carezz un'altra idea, quella di riprendere moglie. Ma non ne ebbe il coraggio per un sentimento di devozione verso l'estinta, per un'angustia di tenerezza verso i figliuoli tuttavia bambini, e accett rassegnato il solenne incarico dell'economia domestica, l'ardua impresa d'essere, come la provvidenza, in tutti i luoghi. Paolina, fattasi donna prima del tempo, divent valente massaia, sollevando misericordiosamente dalle spalle dell'eccellente dottor Grim*** la pesantissima croce del governo domestico, addossandosi, troppo presto per lei, la monotonia della vita. Faccende di casa, conti con la serva, un ragazzo da tutelare e un padre adorabile, ma che molto avanti negli anni, non si ricordava pi delle distrazioni necessarie alla giovane et, e perch vedeva la figliuola docile e quieta, ne aveva abbastanza; che non andava a spiarne il fondo dell'anima, n domandava a se stesso se la donna a diciasette o diciotto anni veramente capace, senza il genio del sacrifizio, di vivere d'aria di refettorio e di giardino come la sua! Il dottor Grim*** sapeva che la casa il tempio della donna e sapeva la verit; ma ignorava poi che rincarando la dose di un bene qualunque si va in pericolo di incontrare la saziet che il punto fosco di tutte le cose belle e buone. L'avvocato Zaeli, solo al mondo, dacch suo padre, amico del dottor Grim***, ebbe cessato di vivere, apprezz la giovinetta pura come il fiore sbucciato nell'ombra, e la scelse a compagna della sua vita. Fu una grande consolazione per l'ottimo dottor Grim***! eppure nel giocondo palpito del suo cuore paterno suon una campana dolente:--Ah! se al nascer della bambina avessi sottoscritto un'assicurazione a termine fisso, ecco che all'et del matrimonio potrebbe essa riscuotere una somma che io chiamerei provvidenziale.-- Gli sponsali erano fissati nella primavera e la primavera era gi comparsa col suo diadema di verde e di azzurro, ma assai pi bella che nei prati e nel cielo, sorrideva festosa nell'anima dei due innamorati. Il brutto fatto accaduto in quei giorni, aveva sparso una tinta di tetraggine in casa Grim***, tanto prossima all'abitazione delle due disgraziate signore Rigotti; ma siccome al dott. Grim*** non garbavano a lungo le cose meste, dispose per il giorno primo di giugno le nozze; e Tonino spicc un salto. Oppresso da mane a sera dalla memoria di quel colpo, di quel grido, di quel cadavere disteso all'ombra del fico, Tonino aveva bisogno di allontanare le cattive immagini dal pensiero, e a tal uopo giovavano mirabilmente le nozze di sua sorella, che a guisa di un iride venivano a rallegrare il domestico focolare. Tonino dunque spicc un salto quando suo padre leggermente commosso, comicamente grave, stabil che nel primo giorno di giugno Paolina sarebbe la signora Zaeli. Padre e figlio si baciarono teneramente. Tonino aveva giurato di comporre un sonetto nella occasione del matrimonio, e and tosto a chiudersi in camera; ma... non si nasce mica un Petrarca! pens; e modificando l'idea si decise per l'Ode. Poi... caspita! non si nasce mica facilmente un Parini, un Giusti o un Leopardi! son genii quelli. Un Tonino Grim*** non aveva gi pronte le ali, e a mente fredda, ripensandoci su, trovava molto pi adatto per lui uno Stornello. Avrebbe fatto uno stornello spirante odore di primavera, irraggiato da uno stuolo di auguri, di carezze, di gemme, di fiori.--Fior di rosa--cominciava: Fiore di rosa Che sbucci all'alba perch... Perch Paolina si sposa! --No. Fior di speranza... no. Non voglio fiori allegorici, voglio fiori veri, conosciuti, fiori di giardino. Fiore d'arancio... e poi? Fior di verbena; benissimo: Fior di verbena che... A cavalcioni di una seggiola si batteva la fronte e pestava i piedi.--Verbena mi piace perch fa rima con serena, che la fronte di Paolina... E poi, Dio buono! e poi?... Le Muse assolutamente non presiedevano ai futuri destini del figliuolo dell'ottimo dottor Grim***. * * * Un casinetto fuori appena della citt, nascosto nel verde, fatto apposta per rinchiudere due persone felici, fu preso in affitto dall'avvocato Zaeli. La larghezza della strada lo separava dai giardini pubblici, quel vasto campo a cui le piante giovanissime non hanno ombra da dare, ma che promettono da qui a dieci anni tutte le bellezze della botanica, meno il profumo dei fiori che sembran banditi per sempre. L'antica Montagnola di Bologna, co' suoi vecchi, grandiosi e bellissimi platani, con le sue gloriose memorie di guerra, abbandonata alle serve e ai dilettanti di velocipede, che la traversano in tutti i sensi. V'ha per un momento dell'anno in cui la gente vi corre a frotta, e quegli sfondi solitari si animano all'obliato sorriso delle donne che non isdegnano anch'esse di riporre il piede nel vecchio passeggio cangiato in Ippodromo. Il nuovo giardino pubblico battezzato nel dolce nome della nostra Regina, sale dalle mura della citt in una ondulazione insensibile fino alle falde delle colline. Dal casinetto modesto dell'avvocato Zaeli, passata appena la strada, si entrava nel viale di cinta del giardino Margherita e per quella via si giungeva in citt senza lungaggini di risvolte e polvere incresciosa di strada provinciale. Tutte le mattine l'avvocato, fra le nove e le dieci, usciva di casa in compagnia della moglie che lo accompagnava fino al cancellino, si stringevano la mano e l'una tornava all'abitazione, l'altro camminava lesto lesto sul viale pulito, bianco, secco, costeggiava il piccolo lago, giungeva alla barriera di Porta Santo Stefano e salito in _tram_ andava nel centro della citt ove aveva due camere ad uso di studio. Il dottor Grim*** non istava giorno senza andare a prender notizie della figliuola e spassionarsi nel tempo stesso col genero del supplizio ricadutogli sulle spalle in forma di governo domestico. Uscita Paolina di casa, era naturale, inevitabile che ricominciasse per il dottor Grim*** la _via crucis_ delle casalinghe bisogne. Serva, lavandaia, carbonaia, cucitrice, stiratrice, erano tutti insieme i tormenti che lo flagellavano. N v'era mezzo di liberarsene. Le poche ore che gli rimanevano libere doveva consacrarle alla casa, eccetto che non avesse trovato pi comodo d'andar in rovina, lasciando fare alla serva il piacer suo. Erano lamenti digressioni eterne, proteste di non andare pi avanti, che l'avvocato Zaeli ascoltava cortese, compiangendo, commiserando, ma incapace di potere aiutare. --Caro dottore, lei sapeva bene che maritando Paolina... --Gi, lo sapevo benissimo, n intendo di far rimprovero a voi che me l'avete rapita. Doveva accadere presto o tardi, lo so! ma permettete di grazia ch'io vi dica tutto quello che soffro. Ho io a chi rivolgermi? nessuno. Un ragazzo che va gi per le scale trenta volte il giorno; che sciupa, che pretende, che va per le corte--non ho pi camicie--mi ci voglion le calze--i calzoni son rotti. Io? figuratevi! ho licenziato due serve in quindici giorni, e badate che a trovar serva non mica facile. Vecchia?... non garba a Tonino. Giovane?... non garba a me. Capirete, avvocato, ho bisogno di quiete, io. E quando sono al letto dell'ammalato, se mi capita in testa un pensieraccio cattivo, che cosa faccio? Chi mi garantisce di aver limpida mente, sicura la mano? Ne convenite?... --Ne convengo; rispondeva l'avvocato con quella sua ammirabile espressione di gentilezza e di calma che faceva di lui un uomo simpatico e rispettabile. --Ci mi consola, ma non abbastanza per il caso mio; vorrei assistenza e consiglio, caro Zaeli! --Ma... --Ma, per esempio, vorrei che mi diceste, faccia cos, faccia col. Capite che con la mia professione non posso in coscienza ridurmi a contar le calze che vanno in bucato. Mi direte--le lasci contare alla serva.--Oib! la serva ne conta nove quando sono dieci e ne intasca un paio, che mi par di vederla. Cos in tutto il resto. Non vi onest nelle serve che ci regala in maggior numero la Romagna, uh!... la Romagna!... Si ha pure da desinare, potenze celesti! Fate la cosa tale, quanto costa? costa tanto. Troppo; lasciatela al bottegaio, in nome di Dio!... E ieri, sappiate bene, ieri, al colmo dell'impazienza e dell'ira, dissi: fate quel che volete. Non l'avessi detto, avvocato! In gingilli, in tartufi, in uova, in latte, in un diavolo che la porti, la megera spese un tesoro. Or bene, avvocato, s'ha d'andar avanti cos? E sul largo panciotto bianco, inamidato, incroci solennemente le braccia. --Fino a tanto, caro dottore, che ella avr dato moglie a Tonino!... Il dottore, punto dallo scherzo, rovesci indietro la testa ridendo con istizza. --Bravo, bravo! almeno siete un abile confortatore. Tonino ha sedici anni, n mi mancherebbe che questa di vedermelo in casa ammogliato a diciotto. Cospetto! per allevare una nidiata di topicini, per spendere tre volte il doppio d'adesso... ah, scusate, Zaeli, non avete risorse che mi vadano a genio. L'avvocato sorrise e, chinando un po' gli occhi con fina ed onesta intenzione di celia, disse fingendo imbarazzo: --Prenda moglie lei, dottore! Poi lev gli occhi meravigliato di non udire uno scoppio. Niente affatto! il dottor Grim*** guardava il pavimento, giocolava con la catena dell'orologio e batteva leggermente la punta dello stivale contro il bastone che si teneva fra le ginocchia. --Come, pens Zaeli; non monta in furia a questo consiglio? e cominci a prender diletto alla conversazione. --Una brava donna da casa farebbe scomparire in un punto le sue angustie, caro dottore! vi ha ella pensato? --Eh via, siete in vena di scherzare, Zaeli. --No davvero; quale difficolt? --Rifiutai di riprender moglie in et ancor buona e vorreste poi che in vecchiaia mi girasse la testa! --Al contrario. La risoluzione sarebbe conseguenza di un sodo ragionamento. --Certo che... dodici anni or sono non erano logiche le seconde nozze, mentre adesso... Guard fiso il genero e tem forse d'indovinare attraverso il mite sorriso del labbro il prurito d'una gaiezza repressa. --No, non se ne parli--esclamo inquieto.--Abbench, udite, avvocato--riprese avvicinando la seggiola,--abbench, vi dica in confidenza che di questa vita a cui son condannato ne abbia persino schifo, pure obbligo mio di allontanare ogni possibile idea di matrimonio. Il mondo riderebbe di me; ne riderebbero i figliuoli, voi ne ridereste!... ed io non voglio esser canzonato, perbacco! mi terr la mia croce, ander diritto su la strada spinosa e mi associer a un'agenzia per trovar serva ogni quindici giorni. --Non si disperi, caro dottore! perch vorrebbe ella rinunziare a un miglioramento di condizione nella strana ipotesi che noi ne rideremmo? E se non ridessimo affatto?... Il dottor Grim*** croll la testa in atto di dubbio. --E se io approvassi invece?.. continu Zaeli con seriet. --Parlate da senno, avvocato?... --Non c' motivo ch'io mi prenda la libert di scherzare, quando vedo che lei non tratta la cosa in ischerzo. Il dottor Grim*** si sent rassicurato dall'espressione dell'avvocato Zaeli, buono di sostenere una celia innocente, incapace di farsi giuoco di un sentimento che acquistava il carattere della sofferenza. --Allora sappiate che in verit mi passato in testa una specie di desiderio di ripigliar moglie. Amor della casa, necessit di quiete, vista d'economia da un lato, dall'altro che cosa volete? piet d'una donna infelice. --Anche la piet d'un infelice entra nella determinazione? --S, avvocato, s. un complesso di circostanze che mi fa giudicar conveniente il partito che sto per prendere; e giacch sono in via di confidenza non voglio fermarmi a met. La moglie ch'io prender... badate! posto anzitutto che voi mi assicuriate ch'io non sia deriso!... --Prendo impegno di assicurarla, dottore, che nessuno penser a censurarla qualora... mille perdoni! qualora la scelta sia fatta con riflessione. --Oh in quanto a questo nulla vi sar da rimproverarmi, disse il dottore con leggiero sussiego, sorridendo con paterna dolcezza. Intanto ho dato alla Rigotti un sacchetto di calze da rimendare... --La Rigotti! esclam l'avvocato. --S, la madre veh! la povera donna abbandonata nell'indigenza che vive oggi vendendo il superfluo e che domani sar costretta a vendere il necessario. Mi son detto:--ecco una donna che ha avuto poca fortuna nel mondo: un marito scialacquone, una figlia capricciosella e volubile, una casa che le si disfatta sotto ai piedi! Bene! io me la prendo a compagna, a governante, a massaia; le depongo in grembo il figlio, la serva, me stesso e respirer con l'aiuto di Dio! Batt il bastone in terra girando il pollice e l'indice della mano sinistra fra il collaretto dell'abito e la cravatta. --A quando le nozze? domand Zaeli cortesemente. --Spirato appena l'anno del lutto. Siamo in settembre eh!... non sar piacevole l'inverno che ha da passare. --E la figliuola della signora Rigotti? -- risoluta di farsi suora. --Senza vocazione! --Verr. --Senza dote!... che vi vuole un poco di dote anche sposandosi a Dio. --Si sta raccogliendo da delle anime pie qualche obolo ch'io poi fra me e me destino tanto al convento quanto al marito che potrebbe sbucar fuori da un momento all'altro. Immaginatevi una donna rovinata! usa com'era al divertimento, a star sulle gale, a tutto quel ben di Dio che le procurava suo padre, ora rovinata! Ispira piet, e non tocca lavoro, non esce, si prefissa di farsi suora per due motivi, io suppongo: il primo, perch non sbuca fuori un marito, il secondo, perch le parr meno fastidioso recitare delle orazioni che procacciarsi da vivere con la fatica delle sue mani. Frutto di educazione, caro mio! ah, quel Rigotti deve avere avuto un curioso da fare con Domeneddio che gli avr domandato conto di questo e questo... Del resto la Cecilia fa compassione. Si alz, stese la mano al genero in atto di accomiatarsi. --Vi saluto, Zaeli, e vi prego di comunicare a Paolina le mie intenzioni ch'io spero non abbiano a disturbarla e a inasprirla... vorrei vedere! --Paolina gradir di vederlo sollevato, caro dottore. --Lo credo, lo credo; una creatura adorabile la nostra Paolina. A rivederci, avvocato... oh!--torn indietro.--Un'altra idea, filantropica questa, umanitaria, gentile come volete! siete in campagna, avete un appartamento pi vasto di quanto vi abbisogna e non prendereste un mesetto con voi la Cecilia Rigotti?... amica di Paolina, non vi dar soggezione e farete un'opera buona tanto sconsolata, magra, avvilita la povera ragazza. Ditelo a vostra moglie, per bacco! certe idee non dovrebbero essere suggerite. -- vero! disse compiacentemente Zaeli. --Sta bene godersi la vita in una solitudine di tenerezza e di gioia, ma l'eccesso guasta le cose pi belle. Paolina non invita nessuno, non si lascia vedere, diventata egoista a quanto mi pare. Voi non dovreste coltivarne la selvatichezza fosse pure come , figlia d'amore. Zaeli sorrideva e assentiva. --La compagnia a guisa di un condimento che rende migliori le cose ottime... no? io dico di s e d'altronde quando vi la prospettiva di un'opera buona, non si guarda troppo a s stessi. Vi saluto. * * * Paolina Zaeli non istette a discutere se suo padre faceva o no ottima cosa prendendo in moglie la vedova Rigotti, cui tutti avevano in istima e simpatia per l'intemerata condotta e la bont proverbiale; ci che la impensier seriamente fu la preghiera trasmessale dal marito a nome del padre, di prendere in campagna Cecilia Rigotti. --Prendere con noi la Cecilia? aveva esclamato Paolina arrossendo vivamente. E tu che cosa hai risposto? --Nulla. --Dimmi il tuo parere. --Mi rimetto a te. Tuo padre dipinge la giovane in uno stato deplorevole, ci rimprovera di non aver pensato con spontanea cortesia di offrirle ospitalit onde si ristabilisca meglio in salute prima di farsi suora. --Ma lo credi tu che si faccia suora? --Non saprei dirti, Paolina; la conosco appena. --In quanto a me non lo credo. L'avvocato trovava inutile proseguire un discorso il cui tenore pareva non soddisfare sua moglie; si mise quindi a passeggiare nel prato aspirando tranquillamente il sigaro. --Senti, Zaeli!... Paolina lo aveva raggiunto e gli si appoggiava alla spalla. --Se mio padre si messo in mente d'imparentarsi con la Rigotti, terr come un'offesa se rifiutiamo Cecilia. --Pu darsi. --Ma... mi secca! --Non la prendiamo. --Mio padre ne avr dispiacere. --Disponi tu, Paolina; sai che non c'entro. --Come! voglio sentire la tua opinione. --Ah! fece il marito ridendo. L'opinione di un avvocato, si paga. Sentenzio? --Aspetta! Prima di manifestare la tua opinione, lascia ch'io ti dica il perch la visita di Cecilia mi fa prevedere cose poco gradevoli. Un ospite qualunque un testimonio importuno per noi che viviamo cos bene soli; Cecilia poi pi d'ogni altro capace di mettermi sottosopra. Lo sai!... amiche provammo di esserlo, ma non ci riuscimmo, tanto la differenza che passa fra noi due di educazione, di abitudini, di simpatie... non mi so spiegare, ma sento che non le voglio bene. --E domandi la mia opinione? diamine, vorresti che io ti raccomandassi una persona che ti antipatica; ma questo impossibile. Non pensare a tuo padre, sei libera di rifiutare una proposta che ti dispiace. E sopratutto non essere cos triste, Paolina, per carit!... --Egli , Zaeli, che mi sento in un imbarazzo grande, fece Paolina in realt combattuta da opposti sentimenti. Ho del cuore anch'io, e se rifletto alla situazione della Rigotti, Dio mio! comprendo il dovere di aiutarla e son per dire:--conducetela qui per un paio di settimane,--ma capisci? temo di compromettere la mia pace. --Che diavolo pu essere codesta signora Cecilia! esclam l'avvocato; hai paura che ci venga a mangiare? --Oh s, giusto! rispose Paolina, chinando la testa su la spalla di suo marito. Tu prendi occasione di scherzare sopra un argomento che mi d angustia. Era meglio non parlarmene affatto, e per compiacere mio padre condurla tosto... e finirla. --Ebbene, la conduco domani; disse Zaeli fingendosi risoluto. Paolina non fece motto, ma spezz con ira il gambo d'un garofano che teneva in mano. Non si parl pi di Cecilia, ma il giorno dopo quando l'avvocato pronto per andare in citt, pareva in attesa di una parola, di un ordine, sua moglie ad occhi bassi, visibilmente agitata non si risolveva a salutarlo. --A rivederci, Paolina, --Zaeli! --Hai comandi per la citt? --Nessuno. --A rivederci dunque. --Zaeli! --Ebbene? Essa si sollev sulla punta dei piedi, accostando la bocca all'orecchio dell'avvocato. --Non accompagnare nessuno, mormor piano. --Neppure il servitorello che ho accaparrato per tenere pulito il giardino? --Non far le viste di non comprendermi. --Neppure Tonino?... --Ma tu sei insopportabile! --Ho capito, ho capito, non andare in collera, Paolina. Oh guai!... addio. La baci, giunse al cancelletto dei giardini pubblici, e si rivolse a guardarla. Paolina aveva agli occhi il fazzoletto. --Bambina, disse fra s l'avvocato usando forza a se stesso per resistere alla tentazione di ritornare su i suoi passi. Conosco il tuo cuore meglio del mio e indovino perch rifiuti in casa Cecilia Rigotti! una piccola malattia del tuo cuore che minaccia di diventare grande!... Anima mia! mormor volgendosi rapido e mandando col pensiero un altro bacio a Paolina, non mi conosci ancora e tutte le donne ti impauriscono! ma guarirai. Molto malcontenta di s, la signora Zaeli risal nella sua camera e vi si chiuse abbassando le cortine, risoluta di non fare la sua toeletta e di piangere tutto il giorno. Sentiva l'avvilimento di non essere stata capace di vincere un sentimento cattivo, di dare una prova di ragionevolezza al marito, una prova di cortesia al padre che non chiedeva poi un atto magnanimo n un sacrifizio da mettere in pericolo l'armonia della famiglia. V'ha nulla di pi semplice e naturale d'un invito fatto a persona sofferente, ridotta in condizione meschina? Cecilia Rigotti, colpita da una fiera disgrazia, non doveva affatto ricordare l'ardita, orgogliosa, insopportabile fanciulla di pochi mesi prima. La mano dell'avversit aveva in un punto oltraggiati quei vivaci fiori di cui faceva pompa la sua vita; era scesa una nube sull'artificiale splendore di quella stella che per risplendere aveva d'uopo delle gioie del mondo. Le nature medesime piene di audacia e di difetti piegano presto alla tempesta; e quell'occhio provocante che non pi lontano di ieri vi dava noia, vi irritava colla baldanza soverchia, oggi, bagnato delle sue prime lagrime, cerca le vie del cuore e riesce a trovare piet. Quale l'antipatia, sia pur grande e giustificata, che sappia mantenersi nella sua piena crudezza verso la persona che soggiace ad un tratto a terribili patimenti? l'odio stesso vien meno allo spettacolo di un nemico che piange, e Paolina Zaeli non avrebbe saputo cancellare dall'animo una lieve ruggine, una impressione sgradita, per compiere tranquilla e compiacente un'opera buona verso una povera giovane i cui torti non avevano infine un carattere grave per lei! A tutti questi pensieri Paolina rispondeva--non giusto che io mi tenga all'ostinazione del _no_, cosa indegna di un animo gentile e se ne faranno le meraviglie!... mio padre, tenace come nelle sue idee, verr a stordirmi con cento ragionamenti; mio marito, cos finamente educato, si sentir urtato dalla mia volgare durezza e forse... nella curiosit di conoscerne la causa, potrebbe di dubbio in dubbio fermarsi a quello della gelosia... No, no! arrossirei, morirei di vergogna dinanzi allo sguardo di mio marito, che non sarebbe pi dolce per me. No, questo tarlo dell'anima che il mio travaglio, il mio dolore, il mio inferno, stia pur sempre nascosto!... vi vuol del coraggio... sapr dominare me stessa, sapr trionfare d'una sciocca apprensione, perch... una sciocca apprensione; s, decisamente, sono frivolezze da mettere da un lato. Sorse in piedi, and ad aprire una imposta, parendole che un raggio di sole dovesse aiutarla a vincere la battaglia. --Come? continu gestendo, animandosi, interrogando la sua bella persona riflessa dal grande specchio posto su la parete. Sarebbe strano ch'io ricusassi di compiere un atto di carit in grazia di una impressione gi svanita!... ch'io volessi stoltamente dare pascolo ad una mia brutta tendenza, mentre appunto mi si porge la occasione di vincerla, di liberarmene affatto! Sono risoluta. Ecco quel che faccio.... Scrivo due parole a Zaeli, le mando tosto per l'ortolano, dico cos... Prese carta, penna e scrisse in fretta in fretta, un tantino esaltata, un tantino tremante: Ho cangiato di parere. Mi venuta in mente una massima di Mantegazza cui adoro: _se volete vincere una antipatia fate una gentilezza a chi vi antipatico_. Va in persona a casa della signora Rigotti, prega la Cecilia di venire in campagna. Le far del bene alla salute, povera ragazza!... Se pu venire oggi stesso, sar cosa gradita per me... Sono allegra e felice. Ti aspetto prima del solito. Prima di chiudere, lesse, stette un momento titubante, poi aggiunse in un angolo: Se non trovi il tempo d'andare tu stesso a casa dalle Rigotti, manda una riga a mio padre e pregalo di condurre la Cecilia. Si sent sollevata dopo aver messa la poscritta, chiuse, suggell e mand la lettera. La risoluzione era stata bellissima, n'era soddisfatta, ma le costava una grande fatica. Paolina combatteva le prime scaramuccie della vita; quelle piccole guerricciuole che sembrano atroci all'anima della novizza, e che, in progresso di tempo, quando l'anima un mare fluttuante e irto di scogli, appaiono nei ricordi lontani a guisa di punteggiature quasi invisibili. Pass le ore affaccendata e distratta; and dalla sua camera al giardino, dal giardino in cucina almeno cinquanta volte, dimenticando sempre qua e l un oggetto, dando e ritirando ordini che si contraddicevano. Affrettava col desiderio le ore, e rifuggiva a lampi dal pensiero di veder comparire la signorina Rigotti; voleva sentirsi tranquilla e si convinceva di essere unicamente esaltata. Si propose di essere pi bella del solito e indoss un abito color di rosa; dopo mezz'ora riflette come la gajezza della tinta potesse spiacere all'ospite che aveva il bruno grave, e si spogli, e scelse l'abito bianco, ma si trov orribilmente pallida in mezzo alle nivee pieghe inamidate. Malcontenta di s, si lasci trascinare a piccinerie da donna comune; studi dinanzi allo specchio il gesto, il sorriso, il contegno a cui doveva attenersi e concluse nell'intimo del cuore, essere molto ardua impresa il voler essere generosi per solo progetto. Vestita definitivamente di un vestito grigio a nastrini azzurri, si trov avvenente, eppure fra la sua immagine ed il cristallo lusinghiero, s'inframmetteva come una insidia, la bruna testa di Cecilia Rigotti, su la quale neppure un velo di profonda mestizia pareva sufficiente a coprire l'audacia e l'impertinenza. Si approssimava intanto l'ora dell'arrivo di suo marito. Sarebbe venuta anche Cecilia? e con chi? In ogni modo vi voleva della calma, della dignit, della temperanza di espressione perch ove suo marito e la Rigotti avessero potuto scoprire solo da lungi il senso d'inquietudine che la travagliava, la mortificazione a cui sarebbesi esposta, darebbe l'ultima tinta di disperazione al quadro della gelosia. Le cinque ore erano arrivate, ma non l'avvocato Zaeli; era in ritardo; la signorina doveva averlo fatto aspettare... ecco il bel conto in cui era stato tenuto il proscritto del suo biglietto. Fremeva! Alle cinque e pochi minuti, Paolina stando a guardare dalla finestra socchiusa, vide spuntare dal largo viale dei giardini pubblici suo marito, Tonino Grim*** e la signorina Rigotti, la cui testa rimaneva nascosta dall'ombrellino di seta nera. Paolina congiunse le mani con immensa consolazione. Erano in tre! Zaeli era un gentiluomo nel pi ampio significato della parola. Come le parve dorato il sole; come le sembr puro quel cielo di settembre, guardato con occhio riconoscente attraverso il prisma della felicit. Si ritrasse, si accinse a discendere tendendo l'orecchio. In meno di tre minuti, i nuovi arrivati entravano nella loggia del casinetto. Da un uscio di fianco, si present Paolina, leggermente colorita in viso; and incontro a Cecilia, che non aveva pi veduta dacch si era sposata, e con vera gentilezza mista a condoglianza, le strinse la mano e la baci su la guancia. Quanto era cambiata e con quale umilt corrispose alla benevola accoglienza, ringraziando ad occhi bassi, dichiarandosi immeritevole dell'invito. In pochi mesi, con la freschezza della salute, s'era involata dalla sua persona la vivace espressione di orgoglio e di leggerezza che la caratterizzava, ma siccome l'anima che s'incarica della fisonomia nelle sue sfumature pi delicate, cos, considerando attentamente il viso pallido e serio della Rigotti, vi si scorgeva quella tinta di amara stanchezza che non dolore, ma tetra collera, che non avanzo di lagrime schiette, ma un fremito del disinganno che and a disperdere i sogni di superbe speranze. Paolina, lieta come una bimba che sia riuscita a recitar bene il suo compito, momentaneamente pacificata con s, con l'ospite, col marito il cui contegno si conservava naturalissimo, disimpegn le funzioni di padrona di casa con un garbo ammirabile, e finito il pranzo, reso gajo dalla conversazione di Tonino Grim***, prese sotto il braccio la mano di Cecilia Rigotti e l'invit a far seco una passeggiata ai piedi della collina, che nella quiete solenne s'incoronava degli ultimi splendori del sole.-- * * * --Sei veramente risoluta di farti suora? chiese Paolina in aria di curiosit, guardando il serio profilo di Cecilia Rigotti. --S. Ho esaminata la mia situazione e mi son persuasa nulla esservi di meglio per me. --Ma non pensi al dolore di lasciare tua madre? --Vi ho pensato, ma poich ho avuto la forza di sopportare la disgrazia di mio padre, sento di poter reggere a qualunque altro distacco. Vivevo in una completa ignoranza di affari, nell'abitudine di star bene e nell'inganno di credermi qualche cosa nel mondo!... in piena spensieratezza, abbagliata dall'illusione, mi son trovata ad un tratto nella dura necessit di lavorare. Lavorare io?... vi ricordate, Paolina, la vita che conducevo? Non so lavorare, non posso, non voglio accettare quest'ultimo scampo che mi vorrebbe offrire il destino e preferisco il chiostro alla bottega dell'operaia. --Se il chiostro non avesse altro che rose da darti! fece Paolina dolcemente. Ma riflettete che l'austerit del convento, la grave responsabilit dei voti deve essere ben pi opprimente all'anima, di quanto la fatica del lavoro possa essere molesta alle mani. Ti pare? Il lavoro nobilita. --Non mi pare, rispose freddamente Cecilia. Suora, mi nascondo; operaia, mi situo in faccia alla gente, che, ricordandosi di quello che _fui_, mi avvilir per quella che _sono_. --Come puoi credere cos cattivo il mondo? La Rigotti, sollev le spalle con profondo disprezzo. --Gli amici di mio padre sono venuti a condolersi con noi e nel tempo stesso hanno passato in rivista i nostri bei mobili, gli armadi colmi di biancheria, per dar loro un bel prezzo e dividerseli dietro uno sborso insignificante, valevole appena a far fronte alle spese d'urgenza. E domandi come io possa credere cattiva la gente?... i creditori di mio padre facendo il panegirico del martire, come lo hanno chiamato, hanno spogliato me e mia madre per salvare loro stessi: ho veduto portar via il mio pianoforte dal padre d'una mia amica, la quale, lieta della combinazione, si data subito a studiare la musica, n mi ha pi guardata in viso! e vi meravigliate, Paolina, che in tanto rovescio di fortuna, in tanta crudelt di disinganno, io mi risolva a staccarmi dal mondo? --Ma, potresti riconciliarti con la vita, mediante un collocamento decoroso... Un sorriso pi triste d'una lagrima, pass sul bel volto della Rigotti. --Nessuno pensa a me, oggi che son caduta nella disgrazia! ma non importa. Ora mia madre salva dalla miseria, continu addolcendo la voce, ed io posso allontanarmi da lei pi quieta nel cuore. --Ti farai suora di carit? chiese Paolina, dopo breve silenzio. --Mi far cappuccina. --Ma le suore di carit sono utili al mondo perch lavorano!... esclam vivamente la signora Zaeli. --Le cappuccine pregano: rispose breve, Cecilia Rigotti. Una fuggevole espressione d'ironia, spunt sul labbro di Paolina, che fu tentata di dire:--ma, voi signora, abborrite anche il lavoro dei santi! voi per amore di ozio preferite all'opera meritoria esercitata nel mondo, l'asceticismo sonnolento che non ha valore, poich, cappuccina per avversione alla fatica, virt che non so intenderla! E fiss gli occhi in viso all'ospite. --Assolutamente non divido le tue massime, e vorrei per il bene tuo, Cecilia, che rinunziassi alla follia di un sacrifizio che non riuscirai a sostenere. --Iddio avr misericordia di me. --Comincia ad avere piet di te stessa. Il passo terribile, n io vorrei su la mia coscienza il rimorso d'averti spinta con un solo consiglio. Cecilia, sorrise un po' bieca. --Voi dunque, Paolina, non vorrete neppure contribuire alla sollecita effettuazione del mio unico desiderio, con un'offerta generosa? --Quale offerta? --Raccolgo a titolo di elemosina la dote per entrare in convento. --Francamente! disse Paolina, con un gesto vivace; non posso cooperare all'infelicit d'una creatura. A questo punto la conversazione cadde, come cadeva appunto la sera. Un velo di rugiada inumidiva l'orlo del sentiero sul quale camminavano le signore che tenevano leggermente sollevata la veste. Paolina Zaeli, ripensando in silenzio alle disgrazie della sua ospite, sentiva in s l'abilit di confortarla con ragioni rassicuranti, qualora Cecilia le avesse ispirata una tenerezza d'amica; ma, accadeva che quanto pi intima si faceva la loro conversazione, tanto meno ne rimaneva tocco il cuore della signora Zaeli. Nel corso di parecchi giorni, la Rigotti si lasci scorgere pi tetra che mesta, pi sdegnosa che appassionata; era palese in lei la donna crucciata dall'impazienza, intollerante ai colpi dell'avversa fortuna, risoluta di affrontare volontariamente la pi difficile delle condizioni piuttosto che in una nobile rassegnazione, dar saggio di intelligente dignit, di coraggio lodevole. Rendeva noto a chiunque di farsi monaca per iscampare dalla necessit del lavoro che le faceva spavento; per isfuggire la vista di quelle mondane lautezze di cui aveva goduto o di cui s'era creata un bisogno. La piet, l'amore della solitudine, la religione in Dio, non entravano affatto nella sua risoluzione; non cercava di nasconderlo, offriva noncurante e sprezzante all'altrui meraviglia, la vilt del suo spirito, la fiacchezza materiale che la persuadeva a rinserrarsi in convento. E Paolina pensava:--quante triste monache si raccoglierebbero sotto lo stendardo dei Santi, se tutte le infelici fanciulle sbalzate da una ricca fortuna rifuggissero dalle privazioni e dalle fatiche rimaste ad unica loro eredit nel mondo! ma la donna che ha senno deve domandare all'ingegno suo o alle sue mani le risorse contrastatele dalla fortuna; deve scegliere fra le due vie quella che per mezzo dell'operosit le garantisce un onesto mantenimento, non quella che in nome d'una falsa vocazione la inchioda ai piedi dell'altare senza fede nell'anima, senza affetto divino nel cuore. Dall'ozio del chiostro quanti rimpianti saliranno al cielo; e quante terribili colpe di noia e di collera turberanno la legione degli angeli messa a custodia di quelle sacre mura! Paolina si lasciava attrarre dalla compiacenza di fantasticare intanto che la sua ospite, testimone della decorosa agiatezza di casa Zaeli e della felicit che dentro vi aleggiava, sentiva raddoppiare lo spasimo della sua vita. Apparentemente disposte l'una verso l'altra a rapporti sempre pi amichevoli, si nascondevano reciprocamente la verit delle impressioni, e mentre col labbro si ricambiavano una dolce parola, si ritraevano con l'animo sdegnoso e si sfuggivano. L'avvocato Zaeli vedeva, senza far mostra delle sue osservazioni, lo strazio, la superbia, l'invidia che si disputavano miserevolmente il cuore di Cecilia Rigotti, povera pianta male allevata, povera anima oppressa da sventure troppo dure per lei! e vedeva in sua moglie l'alternativa perpetua d'una tranquillit instabile, d'una apprensione soffocante. Il suo brio non era pi schietto, le sue angustie erano vere, ma riusciva a tenerle sequestrate nell'intimo, perch l'amor proprio glielo imponeva. Decisamente Paolina era ammalata di gelosia e bisognava guarirla. Guarirla in qual modo? vi voleva una occasione non scongiurata per forza di volont, ma figlia del caso perch quell'anima di bambina si liberasse per sempre da una tendenza, da un vizio che invecchiando non acconsente pi rimedio a guisa d'una stortura del corpo che, non a tempo risanata, lascia di s una sconcia ed indelebile impronta. La Rigotti accennava dopo due settimane di voler ritornare in citt e Paolina timorosa di far conoscere al marito la gioia di quell'annunzio si affrettava di trattenere l'amica con insistenti preghiere: a cos vive istanze la Rigotti differiva di giorno in giorno la sua partenza, ma l'affanno, il malcontento aumentavano in entrambe. Zaeli, tranquillissimo, neutro in quel conflitto di due cuori appassionati e ammalati, faceva annotazioni nelle pagine di un libriccino che si teneva in saccoccia. Il dottor Grim*** non mancava d'andare a pranzo dalla figliuola una o due volte per settimana, e quelli erano giorni difficili per Paolina e Cecilia. Il degn'uomo espansivo, ciarliero, affettuosissimo, inacerbiva senza saperlo l'animo delle due giovani donne inquieto e sospettoso d'avanzo. Alla figliuola faceva continuamente calde esortazioni intorno a Cecilia, la cui salute, tuttavia vacillante, richiedeva, fino all'inverno, l'aria salubre della campagna e il regime delicato e lauto di cui solo in casa Zaeli poteva fruire. Alla Rigotti faceva spietatamente risaltare con vivi colori la buona ventura di poter godere anche un po' di consolazione nel mondo, prima d'andare in perpetuo a serrarsi nella cella di monaca. Le riportava a nome di sua madre come pur troppo le offerte per la dote monastica cadessero assai lente e leggiere dalla mano dei fedeli! quanto stento occorresse per raggiungere il compimento di quella benedettissima somma che da principio pareva un fatto di cos tenue importanza e che in effetto era una speranza troppo avventata. Poi da capo l'egregio dottor Grim*** si rivolgeva alla figliuola e con uno sguardo, con una carezza, con un sospiro significantissimo le susurrava all'orecchio:--Via, Paolina, via... offri i tuoi risparmi a Cecilia! possibile che tu non abbia qualche risparmio in fondo al cassetto? Gli stava a cuore che Cecilia andasse con l'aiuto di Dio e del prossimo, fra le cappuccine, Ora che nella ridente prospettiva dell'avvenire stava a magnifica immagine l'ottima vedova Rigotti rivestita del triplice manto di sposa, di madre, di governante. Paolina s'impazientiva, si crucciava col padre, esternava la sua disapprovazione per la vita monastica, e Cecilia Rigotti nell'amarezza dell'avvilimento mordeva tacita l'ingrato stame di cui le si intesseva l'esistenza. * * * Una sera l'avvocato Zaeli prima di coricarsi stava seduto alla scrivania facendo conti, rimescolando carte, ripartendo il denaro riscosso il giorno medesimo. Sua moglie girava qua e l riponendo oggetti di toeletta senza darsi pensiero di quello che faceva Zaeli. --Questo per il mercante che ho pagato solamente a met...; questo per l'ebanista che mi fece i mobili del gabinetto e al quale diedi un acconto meschino...; questo pel tappezziere...; questo pel sarto... Vi altro? --Che cosa dici? domand Paolina ferma a due passi. --Dico che non mi par vero di togliermi subito domattina il pensiero dei debiti. Erano debiti di nozze! guarda, eccoli estinti. E accenn alla moglie i mucchietti di conti disposti in fila. --Sai? ora mi sento perfettamente contento. Vuoi un regaluccio da me? --Perch no? disse Paolina ridendo. --Se ti regalassi cinquanta lire?... cento lire? centocinquanta?... --Oh, oh, sali ancora!... --Che cosa te ne faresti? dimmelo subito. --Un vestito. --Hai necessit d'un vestito? esclam l'avvocato con meraviglia. --Necessit no, desiderio s. --Vana!... vana!... non ti piacerebbe disporre del mio piccolo dono a profitto d'un altro? Paolina rimase un momento interdetta. --A profitto di chi? domand con voce alterata. --Di chi pu averne bisogno mentre tu sei provvista di tutto. --In tal caso tienti il denaro e fanne tu stesso l'uso che vuoi. L'avvocato non si mostr punto dalla risposta, ma, presi due biglietti da cento lire li porse alla moglie. --Questi sono per te, disse con calmo sembiante; n io domander ove vadano a finire. Questi--ne prese quattro dal portafoglio e li distese flemmaticamente su lo scrittoio,--questi sono per me, li tengo separati dall'altro denaro; li colloco in un posticino remoto, qua, in fondo al cassetto, dentro la scatoletta che tu mi regalasti piena di sigari! n tu, rammentalo bene, Paolina... domanderai a quale oggetto io li destini. Intanto che parlava piegava infatti i quattro biglietti da cento lire ciascuno e con una esattezza pi femminile che magistrale, li poneva nella scatola, introduceva il braccio entro il cassetto e la spingeva agli estremi confini. Paolina non fece motto, ma al cattivo pensiero che le corse nella mente sent piegarsi le ginocchia. --Buona notte, Paolina; io mi corico tardi perch ho da ripassare un fascio di carte. Riprese la penna e si mise a scrivere. Ma Paolina, ferma al posto, pallida di commozione svolgeva in quel momento nel segreto del cuore una questione terribilmente importante per lei. --Ah! le duecento lire che mi regala dovrebbero secondo i suoi desideri cadere nelle mani della Rigotti che ha necessit di completare la dote! quale interesse nutre per la signorina? deve importare a lui ch'io la benefichi o no?... e poi che ha compreso come io sia lontana dal dividere i suoi sentimenti caritatevoli mi usa una rappresaglia! ripone il doppio di quanto mi ha offerto, m'interdice di domandargliene conto e si dispone cheto a favorir la Rigotti della cui riconoscenza si terr fortunato.--No! fece a voce alta, afferrando il braccio di suo marito,--no, non lo permetto! L'avvocato Zaeli volse la testa maravigliato. --No, non devi irritarmi occupandoti tutto a un tratto di Cecilia Rigotti. --Cecilia Rigotti? come c'entra essa?... ma Paolina! Paolina aveva rotta la diga, e la sua collera precipitava con l'impeto d'una fiumana. Piegata verso suo marito che sempre seduto teneva la penna sospesa sopra un foglio, prosegu accesa in viso, scintillante negli occhi: --Credi ch'io non t'abbia compreso? tu pensi di favorire Cecilia Rigotti, che ieri, oggi stesso, parlava delle sue miserie volgendo verso di te quello sguardo che io pavento, sguardo cattivo... maligno, sguardo che mi riconduce al pensiero... --Che cosa? interruppe Zaeli, attento e pacato. --I giorni antichi. Ah, tu non sai il martirio del mio povero cuore. --In verit, Paolina, io non riesco a capire. --Egli un segreto!--proruppe di nuovo la giovane che si premeva le mani sul cuore.--Ma il triste momento venuto per me. Se tu sapessi il mio dolore, Zaeli, se tu sapessi quanto ho combattuto! Zaeli lasci cadere la penna, prese una mano di sua moglie e l'attir dolcemente. --Ho creduto, Paolina, che la tua vita fosse serena, e mi parli di segreti, di dolori, di combattimenti!!! -- lei, stata lei che mi ha rovinata la pace da lungo tempo, Zaeli! Si copr il viso con le mani, singhiozzando sommessamente. --Ti ricordi, Zaeli, il micino bianco di Cecilia Rigotti? L'avvocato appoggi i gomiti su lo scrittoio e tutto pensoso lasci vagare i suoi occhi nel vuoto. --Un gatto? esclam grave. --Gi. Cecilia Rigotti si valeva di lui per conversar teco per la scala... Non sorridere!--grid chiudendo gli occhi; e con un trasporto di tenerezza buttando le braccia al collo di suo marito.--Io sono gelosa di Cecilia Rigotti. --Bambina, bambina. --L'odio! --Oh mia piccola amica a quali follie ti abbandoni. Paolina rialz la testa. --Piccola amica! che significa questo? Piccola, parola umiliante. --La cancelleremo dal nostro vocabolario quando tu sorgerai dalle insensate dubbiezze, indegne d'un animo forte. --Ma io ti amo! --No, mia cara, non questo l'amore, ... l'hai detto tu stessa, la gelosia: ma nemmeno la gelosia; aggiunse l'avvocato leggermente freddo ed ironico, la sciocchezza della gelosia, nient'altro. Ora coricati, n se ne parli mai pi. --Mi dirai a quale uso destini... E col dito Paolina segn il cassetto dello scrittoio. Zaeli scosse negativamente la testa. --No? perch dici no? hai in animo di rendermi infelice? vuoi avvalorare i miei dubbi! Vuoi di questa povera, piccola amica quale mi chiami, farli una specie di schiava a cui sia interdetto di sapere le disposizioni del suo signore!... Che tu sii il padrone non me ne dolgo, ma questa volta io voglio essere la regina. --E poi? domand Zaeli sbadigliando, intingendo la penna nel calamaio intanto che la moglie si faceva vieppi coraggiosa nella difesa de' suoi diritti. --E poi mi oppongo assolutamente che la Rigotti sia beneficata da te. --Vivi tranquilla e coricati... ho bisogno di lavorare. --In grazia de' tuoi benefizi la Rigotti conserverebbe memoria di te, ed io non lo permetto. --Basta! fece l'avvocato volgendo lo sguardo a sua moglie.--Era uno sguardo tutto nuovo per lei. Nella pupilla limpida e larga pareva esservi caduta una goccia d'inchiostro. Non tenne l'occhio fermo in viso a Paolina che per la durata di un lampo; ma Paolina sent uno spasimo di soggezione che le sembr d'una lunghezza spaventevole. --Abbi in mente, mia cara, che gli uomini serii non si prestano alle insulsaggini del sentimento. Io, che in tuttoci che a te si riferisce ho conceduto sempre la massima attenzione, sono questa volta costretto ad interromperti... la terza volta, se non erro, che ti saluto... basta, dunque... buona notte, Paolina. Non v'era da ostinarsi con un uomo che alla cortesia dell'amico, alla tenerezza dell'amante, sostituiva finalmente l'autorit del marito. Molte sono le donne che da quelle prime asprezze del matrimonio traggono ardire per ribellarsi; ma Paolina, che in mezzo alle violenze della sua gelosia, possedeva la dolce timidit della fanciulla, si ammans tosto, e piegata docilmente la fronte accett silenziosa il bacio che suo marito le pos su i capelli. * * * Tonino Grim*** in manica di camicia a cavalcioni su di una seggiola posa sua favorita, andava scompigliandosi i folti capelli, masticando fra i denti qualche parola che voleva essere in rima. Aveva saputo da sua sorella che la vecchia signora Rigotti avrebbe fra pochi mesi presa stanza in casa Grim*** in qualit di padrona, e siccome la notizia ne esilarava l'animo, si provava a comporre uno stornello (il genere di poesia che maggiormente lo solleticava) in onore della promessa sposa che rispettosamente avrebbe chiamata mammina. La finestra a cui stava vicino dava sul giardinetto di funesta memoria dopo il dramma ivi compiutosi dal disgraziato Rigotti; n v'era caso che Tonino Grim*** se ne dimenticasse, n v'era sera buia e silenziosa in cui Tonino passando rasente alla finestra osasse guardare in gi per timore di veder sorgere la mesta ombra del suicida attraverso il fogliame della vite e dei fichi. In pieno meriggio la cosa cambiava d'assai e Tonino a volta a volta si sentiva perfino il coraggio d'andare nell'orto, di staccare i grappoli d'uva e mangiarseli facendo le capriole. Quel giorno, a cavalcioni sopra la seggiola, i gomiti appoggiati al davanzale, allegro per il bel sole che cacciava gli spettri, gridava da dieci minuti con ispirazione poetica: Oh viole rosse... La saner il mio babbo dalla tosse! Oh viole gialle... La sposa ha sessant'anni sulle spalle! Oh fior di mela... E rideva, schiacciando coi denti bianchi come la neve i semi di zucca che la serva aveva messi ad asciugare sul parapetto della finestra. --Di grazia, le signore Rigotti abitano ancora qui sopra? A tale domanda che veniva fatta da una persona entrata allora dal cancello del giardino, Tonino Grim*** si sporse fuori fino alla cintura. --S, signore, abitano sempre al secondo piano. --Ho suonato ma nessuno mi ha aperto. --La signora Rigotti uscita mezz'ora fa. --E la figliuola? --La figliuola in campagna da mia sorella. L'interlocutore che stava abbasso parve riflettere, e Tonino, compiacentissimo, stava in attesa di qualche altra domanda. --Se vi fosse mezzo di lasciare un'ambasciata! --Lasci pure, mi incarico io di riferirla. --Posso salire? --Anzi!... si accomodi... E Tonino in due salti fu all'uscio e lo apr. Colui che si presentava era un uomo di civile apparenza, non giovane, non vecchio, non bruttissimo, ma goffarello, impacciatello, non troppo bene in arnese per parere un di citt, non bastevolmente a suo agio nei panni da campagnuolo per assomigliare ad un vero campagnuolo. Rest titubante mezzo minuto in faccia a Tonino, che da giovinetto educato aveva in un lampo infilate le braccia nella sua giacca, e s'inchinava cortesemente sull'uscio. Ma siccome doveva interessar molto al signore ci che stava per dire, cominci per mescolare alle parole un sorriso dolce, sollecitante, pieno di calda sincerit. --Vorrei che il signorino si ricordasse di dire alla signora Rigotti che venuto a cercarla il maestro Polli... --Polli?... fece Tonino guardandolo bene in viso e osservando curiosamente la pelle del signor Polli, granellosa e screziata dal sole come il collo di una tacchina. --S, signore; il maestro Polli venuto a cercare la signora Rigotti per un affare di premura; e torner. --Ho capito. --Torner appena abbia libere un altro paio di ore; dica che il maestro Polli ha in queste vacanze da lavorare per dieci. --Ho capito. --N ha potuto fino adesso trovare il tempo di dare una scappatina. --Ho capito. --La signora Rigotti sa dove abito. Abito in gi, presso le valli, lontano tredici buoni chilometri. L'aria per non vi malsana, perch vi ha terra coltivata all'intorno, e la mia casa asciutta. --Ho capito, ripet Tonino per la quarta volta. --Dica che torner. Oh si figuri! dopo la disgrazia... mi vengono i brividi! non so pensarvi,--alz le mani e gli occhi al cielo.--Se poi la signora Rigotti volesse sapere il perch non l'ho aspettata, risponda ella, caro signorino, queste parole: Il maestro Polli venne in citt con l'affittuario, ma temeva di perder la corsa, poich l'aspettavano a casa i figliuoli di un benestante, ai quali d lezione alle cinque pomeridiane precise. Si ricorder tutto questo? --Spero di s, rispose Tonino un tantino imbrogliato. --Polli; si tenga a memoria Polli. --Oh, in quanto a Polli, non lo dimentico, no; fece giovialmente il ragazzo guardando sempre il collo ruvido e rabescato del maestro di scuola. --E la signora Cecilia?... --Quella in campagna da mia sorella. --Di salute come sta la poverina?... --Bene. --Di spirito? --Male. --Persiste nell'idea di farsi monaca? --Credo di s. --Falsa idea; disse il maestro abbassando io sguardo. Se lasciassi due righe per la signora Cecilia? Tonino non disse n s n no, ma si divertiva col signor Polli. --Senta! prosegu questi ponendo la mano nella tasca del suo abito grossolano. Ho da quindici giorni preparata una lettera che non inviai, persuaso essere assai pi conveniente parlare che scrivere. Ma giacch gl'indugi sembrano volersi frapporre a certa conclusione che mi son prefisso, risolvo di dare a lei questa lettera che trasmetter alla signora Rigotti. --Non pi tardi di questa sera. --Bravo! le son tanto obbligato. La determinazione doveva essere costata uno slancio di sentimento fuori del comune, poich su la fronte del maestro Polli stillavano goccie di sudore. Consegn la lettera e volt bruscamente verso la scala, quasi volesse nascondere la confusione dell'animo, l'alterazione improvvisa del volto. Tonino Grim***, richiuso l'uscio, riprese posto vicino alla finestra, recitando briosamente: Oh viole gialle... La sposa ha sessant'anni sulle spalle! Fior senza nome... La sposa ha della cipria su le chiome! --Cara, cara signora Rigotti! vociferava gestendo; ti avr ai miei comandi! farai la calzetta, ed io troncher il filo; cucirai le mutande del babbo, ed io ti ruber gli occhiali; farai la crema, ed io l'ander a mangiare in dispensa... evviva la mamma Rigotti! brrr... e il signor Rigotti? non verr mica a far capolino fra le foglie del fico?... Appena vide giungere a casa la vedova Rigotti, la chiam dalla finestra, e le narr della visita del maestro Polli. --Ah! il degno amico si ricordato di noi! Tonino riport fedelmente, con parecchi squarci d'aggiunta, l'ambasciata del maestro di scuola, e la signora sorrideva con mestizia e dava segni di consolazione. --Polli amico di casa fin da quando Cecilia era piccina; un ottimo galantuomo che ha dell'affetto per noi. --Verr alle nozze! esclam Tonino. La vedova accenn che stesse zitto, e si ritrasse dalla finestra. --Signora Rigotti! --Non ho tempo, Tonino... --Signora Rigotti!... mamma Rigotti!... --Quieto, quieto! non son cose da dire adesso. --Voglio la mamma Rigotti... evviva! --Chiudo la finestra, veh! --Ascolta, ascolta, mamma Rigotti: la serva brucia l'arrosto e bagna il pane nella pentola, la mamma Rigotti, no! vieni, o moglie del dottor Grim***. --Tieni, buona lana, esclam una voce, e sopra le spalle del giovinetto si pos alquanto pesante la mano del dottor Grim***, che rideva e ascoltava da un minuto. Tonino rovesci indietro la testa e con le braccia arrotondate in alto, si attacc amorosamente al collo del padre. E allora l'ottima vedova, molto commossa, chiuse delicatamente la finestra della sua camera. Dopo il pranzo, Tonino Grim*** and in campagna da sua sorella Zaeli; si teneva chiusa la lettera del maestro Polli disotto al panciotto, e voleva darla a Cecilia in atto di grande mistero. Non v'era allegria in casa Zaeli. Paolina, seria, ammalata d'emicrania, passeggiava nel prato a testa bassa, evitando di approssimarsi a suo marito che, seduto a ridosso del muro, fumava e leggeva. Fin dal mattino, l'insinuante gentilezza dell'avvocato l'aveva resa sicura che in lui s'era dissipata perfino l'ombra del malumore di cui nella sera antecedente essa aveva assaggiato l'amaro, ma siccome l'affare delle quattrocento lire poste in disparte pareva proprio condannato al silenzio, il cuore di Paolina nuotava ancora nel dubbio, e accadeva in lei ci che comunemente accade a tutto il genere umano, massime femminile: la bont di un avversario rinfuoca il risentimento di colui che un momento prima di fronte alla severit aveva abbassate le armi. Zaeli notava il sussiego della moglie, ma fingeva bonariamente di non vederlo. A fianco del casino, addossata anch'essa alla muraglia tuttavia calda dagli ultimi raggi del sole, stava Cecilia Rigotti seduta su un piccolo scanno, le mani congiunte su le ginocchia in posa estatica. Guardava le nubi color d'arancio picchiettate di bruno, frangiate d'argento, maturando nel suo pensiero la risoluzione d'andar via il giorno dopo, perch la compagnia di Paolina erale diventata insopportabile, perch era sazia di vedersi svolgere sotto gli occhi un idillio d'amore, un benessere materiale a cui essa era estranea. Tonino si di a correre il prato come un uccello scappato di gabbia; fece arrabbiare sua sorella che lo respinse un po' duramente, importun l'avvocato che, paziente e gentile, fin per chiudere il libro e per mettersi in compagnia del giovanetto. Tonino era la gioia di tutti, ma tutti per lo paventavano in certi giorni di soverchia allegria, quando il suo brio degenerava in provocazione, in petulanza. Tonino trasse il cognato nel campo e lo lasci con due contadini che si misero seco in discorso. Torn frettoloso nel prato ove Paolina girava ancora svogliata e malinconica come prima e Cecilia al posto medesimo pareva sempre interrogare le nuvole che man mano si facevano color di cenere come i pensieri di lei. Tonino voltando le spalle a sua sorella si appress all'angolo del casino, sbirci la _Cappuccina in erba_ e si pieg a raccogliere un sassolino dicendo a mezza voce: --Signorina Rigotti! Cecilia abbass gli occhi. --Ho una notizia da darle, signorina Rigotti.--Si raddrizz nell'elegante e ardita altezza de' suoi sedici anni, fissando Cecilia con l'occhio furbo e indiscreto.-- venuto oggi il signor Polli a domandare di lei. Cecilia non si scompose; appena appena mosse le labbra per dire: --Che cosa voleva da me? --Voleva salutarla e dirle tante cose; ma siccome l'ora era tarda e gli scolari l'aspettavano alle cinque pomeridiane precise, lasci l'incarico a me di annunziarle la visita. --Ha veduto mia madre? --La signora Rigotti era assente. Cecilia mostr di averne saputo abbastanza, ma Tonino era solo a met strada della conversazione. --Signorina Rigotti!... ho qualche cosa da darle. --A me? --Aspetti un momento, tanto che Paolina si determini a volgere i passi a destra od a sinistra. Io so come van fatte le cose, aggiunse cacciando le mani nelle tasche dei pantaloni e girando a testa alta come un uomo di mondo. Paolina rasentava la siepe; giunta alla svolta del campo, s'inoltr finalmente verso la collina. --La roba qui sul mio petto, ripigli il giovane fermandosi di fronte a Cecilia. --Ma di qual roba parlate? --Di quella che mi ha consegnato il signor maestro Polli e che debbo depositare nelle mani di lei. Il Polli, del resto, un vero pollo spennacchiato e granelloso fino alla radice dei capelli, il che per non impedisce che sia un uomo molto piacevole e spirante bont. Faccio la consegna, signora Rigotti? --Vediamo infine di che cosa si tratta, --Ecco: si tratta di una lettera che io le porgo in ginocchio, ad imitazione d'un paggio. Va bene cos? E, piegandosi graziosamente, present su la punta delle dita la lettera del maestro Polli. Un sorriso languido, al pari di quello di un ammalato, err su la bocca di Cecilia, il cui grand'occhio ebbe un lampo scontrandosi nello sguardo innocentemente inverecondo del giovanotto. La mano della Rigotti prese tutt'insieme la lettera e le dita di Tonino Grim***, poi le sue sopracciglia si contrassero vivamente. --Che cosa vuol costui? mormor Cecilia guardando la lettera e appoggiando la testa contro la parete. La Rigotti aveva sete di emozioni; intravedeva il profilo dell'amore fin nel limpido, puro specchio dell'anima d'un adolescente. Se nella vita contemplativa a cui voleva darsi, si fosse insinuata l'immagine del bel fanciullo che le stava allora arditamente vicino, le cui mani le avevano sfiorate le pieghe dell'abito su le ginocchia, forse sul freddo scanno del coro essa avrebbe dovuto sussultare di fremiti, e la sua cella di cappuccina sarebbesi illuminata da chi sa quali splendidi e terribili sogni! --Legga, signorina Rigotti, disse Tonino che non sapea comprendere il perch di quella lentezza, di quel pallore diffuso sul viso sofferente della giovane donna.--Le lettere o non si accettano o si leggono tosto. Il cuore mi dice che dentro questa lettera vi un soffio capace di rovesciare il disegno del monastero. --Perch dite cos? --Perch il maestro Polli innamorato di Cecilia Rigotti, o io non mi chiamo pi Tonino Grim***. --Innamorato di me?... non dite sciocchezze, Tonino; v'ha un uomo al mondo che si possa oramai innamorare di me? Dio non vuole, aggiunse chinando gli occhi dinanzi agli occhi brillanti di Tonino Grim***. --Il maestro Polli domander il permesso al Signore; rispose ridente e malizioso il fanciullo. --Allontanatevi, Tonino... --Ah! la signorina ha ragione. Legga; io passeggio. --No: restate qui; leggiamo insieme. --Difatti! giacch la lettera l'ho portata io!... Prese la lettera, l'aperse, si chin vicinissimo alla Rigotti, e posta la testa accanto alla testa di lei, lesse sommessamente. --Cara e sempre amata Cecilia! L'ho detto! esclam Tonino. Vi sono lontano, Cecilia, eppure vi sono vicino. Oh! questo, per esempio, un modo di esprimersi curiosissimo; sentenzi Tonino guardando in volto la Rigotti, i cui capelli mossi dal vento scorrevano su i capelli del ragazzino. Sentiamo pure! --No, basta: fece Cecilia togliendogli di mano la lettera, piegandola, ponendola in tasca. --Pazienza; disse Tonino meravigliato; ma in sostanza ho capito abbastanza. Il giorno in cui il dottor Grim*** prende in moglie la vedova Rigotti, la signorina Rigotti prender a marito il signor Polli. E fece un salto di gioia. Cecilia era sorta in piedi pallida da far piet, entr in casa, sal nella sua camera e lesse da cima a fondo la lettera. Era una proposta di matrimonio fatta nei termini pi rispettosi, pi teneri e sinceri che adoprar possa la penna d'un galantuomo. Ritta in mezzo alla camera irradiata nel viso dalla luce purpurea del tramonto, fortemente eccitata da un tumulto d'idee che le battagliavano nella mente, Cecilia Rigotti, dopo aver esitato un istante, stese in atto risoluto la mano verso l'orizzonte infinito cui percorreva il suo occhio abbagliato. --Dio non mi vuole! ma ch'io mi scosti da Dio per isposare il maestro di scuola, il vecchio Polli, che mi ha cullata su le ginocchia, cosa inaudita, mostruosa, ridicola!--accompagnava le ultime parole con un sorriso di scherno.--Quando per debba essere cos, cos sia!--incroci le braccia sul petto e chin lievemente la testa. --Che cosa arrischiavo facendomi suora?... l'anima. Che cosa comprometto sposando Polli?... anima e orgoglio. Ci sia, ripet freddamente, e and ad appoggiarsi al davanzale della finestra. Da lungi le perveniva la voce dell'avvocato Zaeli--di Tonino Grim***; e nella breve distanza dei viali erbosi sui quali si distendevano le prime ombre della sera spiccava l'abito chiaro di Paolina. Salivano fino a Cecilia Rigotti, immobile nella sua contemplazione, gli effluvi delle piante aromatiche e l'acuto odore dei gelsomini che si arrampicavano fra la verdura lucida, ai ferri della sottoposta finestra. Cecilia respirava con volutt di sentimento; e tratto tratto andava esclamando:--Non m'importa, non m'importa. Che cosa non le importava? forse di essere fatta segno alla derisione indietreggiando dalla via del convento per muovere il passo verso un marito rappresentato dalla povera, goffa figura d'un maestro di campagna! forse non le importava di accettare l'oscura condizione in mezzo al mondo che dianzi aveva tante promesse per lei, mentre il suo cuore, guasto da un'educazione cattiva, numerava a palpiti d'invidia le laute agiatezze della famiglia e l'amore giovane e bello dell'avvocato Zaeli e di Paolina! Non le importava! se lo diceva, se lo ripeteva, si serviva di quelle parole per tener salda se stessa, ma intanto due lagrime le correvano alle palpebre e un nodo doloroso le serrava la gola. Non le importava! ma ritraendosi immantinente dalla scena che le si spiegava davanti solenne per bellezza e per quiete, and barcollando fino alla sponda del letto, vi si rovesci sopra dando in un pianto dirotto. Suora senza vocazione o moglie senza amore, era l'avvenire di Cecilia Rigotti. Perch suo padre dal fondo del suo sepolcro aperto anzi tempo, non la veniva a guardare? quel pianto, quella disperazione, tutto insieme quel miserevole tessuto di pigrizia, di invidia, di vanit, era opera sua. Aveva inebbriata la sua figliuola di ozio, di capriccio, di lusso e poi quando per continuarle il possesso di effimeri beni non trov pi i mezzi nel suo lavoro che andava languendo nella poltroneria, allora stanco di s, impaurito dalle privazioni, se ne era andato, senza pensare al crollo dell'edifizio che schiacciava i superstiti. * * * Cecilia non fece motto della lettera ricevuta, ma prima di ritirarsi a sera inoltrata nella sua camera, disse a Paolina di voler ritornare in citt la mattina veniente. La signora Zaeli non la trattenne. --Parte domani mattina? chiese l'avvocato a sua moglie, appena l'ospite loro ebbe data la buona notte. --S! e n'era tempo, rispose freddamente Paolina. --Brava! la parola deve sempre rispondere al pensiero, per quanto possa essere poco gentile; disse Zaeli facendo una carezza alla moglie, che tronc subito l'argomento. Che l'avvocato accompagnar dovesse a casa sua la signorina Rigotti, era tanto naturale, tanto inevitabile che Paolina non os opporvisi, ma quell'ultima prova a cui doveva sottoporsi le parve la pi crudele. Pass una notte inquieta; lasci il letto prestissimo, propose di andar anch'essa in citt, adducendo a pretesto il bisogno di far provviste. Ma Zaeli con la massima gentilezza disse di no; avere molti affari in quei giorno, non potersi curare di lei, deponesse l'idea di andare in citt. Paolina inghiott il rifiuto come farmaco amaro, ma senza smorfia, con una dignit di donna offesa che vuol far vedere d'essere prudente, che lascia cadere l'insolenza per raccoglierla poi a tempo pi adatto e restituirla forse con doppia fermezza. Prima di uscire dalla camera, l'avvocato, gi pronto a partire, si assise un momento allo scrittoio; scartabell, rovist, fece degli appunti sul libretto delle memorie e prese seco delle carte. Paolina andava e veniva guardando con la coda dell'occhio. Scesa al pian terreno, trov la Rigotti nel suo abito dimesso in attesa dell'avvocato; Paolina, celando la collera sotto l'espressione della stanchezza causatale, come disse, dall'emicrania sofferta, scambi poche parole, accenn con impazienza alla scortesia di suo marito che si faceva aspettare, e sollev la tenda cadente dinanzi alla porta. La passeggiata dal casino alla citt non era breve; i pubblici giardini erano deserti in quell'ora, il sereno del cielo, l'aria profumata, eran tanti nemici che congiuravano contro Paolina. La Rigotti le si accost: --Vi ringrazio, disse, della gentile ospitalit che mi avete concessa, e vi auguro che siate sempre felice. Mentre Cecilia parlava ad occhi bassi, tenendo in mano una piccola borsa e l'ombrello, Paolina la considerava dal capo alle piante, radunando in cima al pensiero i torti mai cancellati della Rigotti; le provocazioni della finestra, le smanie di essere veduta, l'incontro su la scala, l'incidente del micino bianco... e sentiva un estremo bisogno di piangere. L'avvocato era sceso; si partiva. --Ma perch, esclam Paolina con impeto, non dir io alla servente che tolga di mano a Cecilia questa borsa e gliela porti fino a casa sua?... --Non amo che tu rimanga sola, disse Zaeli. M'incarico io di questa faccenda. E prese di mano alla Rigotti il peso leggiero. Paolina vide allontanarsi suo marito a fianco della Rigotti che attraversata la strada, messo il piede sul viale del giardino pubblico, gir indietro la testa, salut anche una volta l'amica. Il raggio del sole ne abbelliva il sembiante, il cappello nero rendeva pi bianca quella fronte su cui si spartivano i capelli naturalmente ondulati, lucidi, splendidi alla gran luce del cielo. Appoggiata al pilastro del cancello, Paolina mormorava coi denti stretti: --Non v' pi rimedio! Difatti non v'era rimedio. L'avvocato Zaeli era per circa mezz'ora in bala di Cecilia Rigotti, il cui fascino, il cui maligno intendimento poteva, secondo l'opinione di Paolina, metterne a cimento la pace, la seriet, l'onest rara. Non v'era rimedio!... si allontanavano soli, liberi in mezzo all'ampia cornice di verdura, di orizzonte, di acque cristalline; era troppo! Paolina avrebbe voluto sospingerli in citt col soffio di bile che le fluttuava in petto, o raggiungerli, frapporsi fra loro e intimare al marito--non la guardare!--I diciannove anni di Paolina erano insufficienti a darle consiglio in quella furia di temporale e piuttosto vi si piegavano sotto, restavan sbattuti, flagellati come un mazzetto di fiori su cui cade la brina. Veramente addolorata torn in casa e and nella sua camera per cercarvi riposo; si affond nella grande seggiola a bracciuoli, la testa nelle mani, i gomiti sulle ginocchia, piangente e fantasticante. Ma la penombra della camera le accrebbe i tormenti del cuore e sorse tosto per cercar della luce. Spalanc la finestra, si avvide d'aver rovesciato il calamaio sopra la scrivania di suo marito e contempl il guasto, il disordine con occhio asciutto; una grande idea, fulgida come il raggio del sole che entrava dalla finestra, le aveva illuminato la mente. Zaeli era stato attorno al cassetto della scrivania nel mattino stesso, aveva frugato, s'era poste in saccoccia delle carte... Gli occhi di Paolina s'ingrandivano, le sue labbra si schiudevano quasi per domandare.... Fosse mai?... Oh buon Dio!... Sollev la testa con un movimento di strana vivacit, si chin, afferr con le due mani le nappine di ebano poste ai lati del cassetto della scrivania, e tir a s. Inutile! il cassetto era chiuso a chiave. Perch era chiuso? l'avvocato non serrava mai la scrivania! perch la serrava quel giorno? ma dunque impediva alla moglie di penetrare nelle sue cose particolari, ma dunque aveva dei segreti! Eccitata all'ultimo grado, Paolina si propose di aprire assolutamente il cassetto; assolutamente! aveva sette, otto ore di libert e l'ansia del ladro, lo stimolo della gelosia; doveva quindi riuscire nell'intento. Prese un coltello, ne introdusse la lama nella fessura dei cassetto, poi si appoggi con forza sul manico per dare uno strappo ai chiodi della serratura; ma accadde che i chiodi non si smossero menomamente e si spezz la lama.... Ricorse a un altro coltello pi robusto, pi largo... si ruppe ancora. Paolina, con le braccia nude fino al gomito, le mani gonfie, arrossate, la fronte velata da ciocche di capelli molli di sudore, non assomigliava pi alla gentile signorina, che l'avvocato Zaeli chiamava--suo dolce amore.-- Cerc dall'ortolano un utensile a proposito pei suoi disegni e lo trov; si rimise al lavoro con la febbre dell'ira, il coraggio della gelosia, e neppure accorgendosi che le sue povere, bellissime unghie lucide come la madreperla si spezzavano in cima, scassin finalmente la serratura, tir con veemenza il cassetto e vi spinse il braccio nel fondo. La scatoletta entro cui suo marito aveva messo sotto i suoi occhi i quattro boni da lire cento ciascuno, vi era!... ma... vuota. Signore Iddio! quale dolore per la giovane sposa. Zaeli aveva portato il danaro con s per darlo a Cecilia Rigotti! tutto lo dimostrava. -- un orrore, un'infamia, grid Paolina prorompendo in singhiozzi. Sa che io sono gelosa, e mi pianta un pugnale nel cuore. Avesse sciupati i danari in una pazzia; li avesse buttati dalla finestra... li avesse giocati!... tutto perdonerei, ma darli alla Rigotti... no!... una infamia! Mise sottosopra con furore il cassetto dello scrittoio come fosse un canestro da lavoro; aperse plichi di carte, li sparpagli in terra, mosse, rimosse involtini, rovesci porta sigari, infranse una pipa, oper una specie di strage, ma non rinvenne il danaro. La spossatezza la prese. Cadde su la poltrona chiudendo gli occhi, desiderando di morire. Nessuno la disturbava; il sole riempiva di luce e di caldo la camera, ma Paolina non vedeva altra che buio; lo stormire degli alberi, il bisbiglio delle passere, la voce della serva che di tratto in tratto, al piano disotto, rompeva il silenzio, nulla giungeva agli orecchi di Paolina, assorta nei suo dolore di donna tradita. Veramente tradita; a che pro illudersi?... Le campane della parrocchia la scossero finalmente; era mezzogiorno, e in quel punto la sua donna di servizio batteva discretamente all'uscio per dirle che la colazione era pronta. Mangiare?... mangiano forse le donne tradite?! domand a se stessa. --Lasciatemi sola, rispose con debole voce. Una voce argentina vibr all'aperto e sal dal prato all'orecchio di Paolina come una nota di organetto o un trillo d'usignuolo. --Ohe di casa! non v' nessuno? --Tonino! che cosa vuole Tonino! --Non mi si apre, no? quale idea? siete chiuse in gabbia a mo' degli orsi o siete andate alla Madonna di San Luca?... La serva vol gi dalle scale, e Paolina and allo specchio per riparare al disordine della sua toeletta. Rimanersi in camera era impossibile poich era arrivato Tonino, pronto a scassinare la serratura dell'uscio come lei aveva scassinata la serratura dello scrittoio. Bisognava farsi vedere. --Ebbene, esclam Tonino Grim*** ai piedi della scala, tenendo irriverentemente il cappellino di paglia molto abbassato su gli occhi, trafelato dal caldo, guardando sua sorella che scendeva oncia a oncia. Ti alzi adesso? hai la ciera d'un passerotto tolto dal nido. --Vorrei sapere, Tonino, che cosa vieni a fare da me a quest'ora? --Vengo a far colazione e pi tardi a pranzare. Vengo per avere buona accoglienza, se no torno indietro e dico a Zaeli--vostra moglie .... --Ti ha mandato Zaeli? --Sicuro. Mi ha detto:--Tonino, giacch sei ozioso come un cagnuolo, va da Paolina che ho lasciata indisposta e tienle compagnia. --Lo sa, il perfido, ch'io sono indisposta! mormor essa. --Io ho risposto--vado--; ma prima ho aiutato il babbo a riporre un cesto di biancheria, ho badato alla serva che badava al fornello, l'ho aiutata a sbucciare i piselli e son venuto. Mamma Rigotti ti saluta. Oh, viole gialle! La sposa ha sessant'anni su le spalle!... E si mise a girare in tondo, urtando le seggiole e i tavolini. --Tonino, di'... Zaeli ha accompagnato Cecilia? --L'ha accompagnata. --Si trattenuto molto tempo in casa sua? --Molto. --Come! grid Paolina con uno scoppio di voce. --Sei arrabbiata? --Molto, hai detto? --Lo so io?... non ci ho badato. Ti preme? --No, fece Paolina reprimendosi. --La signorina Rigotti doveva aver fretta di conferir con sua madre, perch... bagattella! se tu sapessi! pare che il maestro... Polli abbia intenzione di sposare la signorina... zitto! io sono a parte dell'arcano; io ho portato la lettera... non faccio per dire, ma.... --Tonino... non dir bugie! --Bugie! grid il giovanetto spalancando gli occhi. --Che mi parli di lettera, di sposo?... --Dico la verit. Cecilia Rigotti diventata smorta e poi rossa nel leggere la lettera dei maestro Polli; un ometto piacente in fede mia. Capisci? diamine! doveva accadere. La Rigotti lascia l'idea del convento per quella del pollaio... ah, ah, ah!... e la dote che ha raccolta per farsi monaca la spende in tanti abiti da promessa sposa.--Bene? andiamo dunque a mangiare. Paolina rest di sasso. Le ore passavano quasi per incanto, assorta com'era in pensieri confusi. Non contempl pi nella sua fantasia Cecilia Rigotti nella santa, pericolosa poesia dell'abito monacale, ma parvele di vederla nella veste di sposar carica di ornamenti acquistati con le quattrocento lire di suo marito. Tonino si occup poco di lei; and a divertirsi con l'ortolano che raccoglieva gli erbaggi e le frutta. Quando l'avvocato Zaeli fu di ritorno dalla citt, Paolina lo attendeva in camera, assisa nella grande seggiola a bracciuoli, il cassetto dello scrittoio ai suoi piedi voltato di sotto in su, gli oggetti sparsi ignominiosamente in terra. * * * L'avvocato apr l'uscio della sua camera, fece due passi e richiuse. Sua moglie non parve avvertirne l'arrivo tanto si mantenne immobile nella sua posa semi-tragica. Lo sguardo di Zaeli si pos prima sul cassetto scassinato, poi and lento, espressivo, illuminato da una fredda dolcezza sopra Paolina il cui cuore batteva da spezzarsi. --I ladri hanno fatto scempio delle mie robe; disse il giovane deponendo il cappello e il bastone.--Ma furono corbellati, aggiunse ridendo. --S; disse Paolina sorgendo ad un tratto. Il denaro non c'era pi. --La signora cercava dunque il denaro? --La moglie cercava delle prove! --E le ha trovate? --Le ha trovate. --Ah! l'assenza degli oggetti diventa prova flagrante nel codice matrimoniale?... --Di codice non ne so; so, signore, che la vostra condotta ripugnante, so che io non posso tollerarla, so che all'inganno rispondo con lo sprezzo. --C' altro?... --Intendo che tutto sia finito fra noi. --Tutto! La parola immensa. -- la sola parola che risponda al mio pensiero. Voi, signore, rendendo scopo de' vostri favori la signorina Rigotti, che io detesto, avete commessa un'azione da cattivo marito. --Potrebbe un'opera di carit assumere la fisonomia della colpa? --In questo caso s, giacch la carit serve di mantello a una volgar simpatia... e voi non aveste riguardo nel lacerarmi il cuore. --Vediamo! disse l'avvocato, prendendo una seggiola e sedendo in mezzo alla camera. gradevole il fare un po' di filosofia fra marito e moglie! facciamone, Paolina. Io, come vedi, ho la calma del filosofo, tu fa di ottenerla reprimendo l'audacia dello spirito ribellante. Discutiamo. --Vorresti confondermi con le sottigliezze della vostra professione, rispose Paolina che non intendeva di prestarsi a un colloquio, ma voleva la lite, il conflitto. Non voglio discutere, io! dico inganno all'inganno, e domando soddisfazione dell'offesa che mi vien fatta. --Offesa? ma l'offesa, Paolina, sei tu che la compi intera, brutta, grandissima, verso di me. Perch hai il male della gelosia, ti dichiari offesa?... Paolina sussult. --Sono gelosa a ragione, s! questa volta a ragione. Voi nell'ambizione di raccomandarvi alla memoria, al cuore di una donna, vi togliete dal portafoglio una somma della quale dovevate disporre a profitto della famiglia. Potete negare che da mesi ci auguriamo la possibilit di acquistare un astuccio di posate d'argento?... era il mio sogno! potete negare che donando alla Rigotti quattrocento lire costringete me alla privazione d'un oggetto decoroso? -- vero! avevo perfettamente dimenticato le posate d'argento, disse Zaeli, passandosi la mano sulla fronte. Per altro, tu stessa, Paolina, non dovevi pensarvi quando, con le dugento lire che ti regalai mi dicesti di farti un abito!... Il fino rimprovero, avvolto nelle pieghe dell'osservazione, inacerb davvantaggio lo spirito di Paolina. --La donna pensa ai vestiti, disse con alterezza, e le spese domestiche toccano d'obbligo all'uomo quando questi non voglia, con mira galante, sciupare il superfluo de' suoi guadagni. --Oh! oh! chi ti udisse parlare in tal guisa mi riputerebbe un libertino! disse l'avvocato guardando la moglie con l'occhio semichiuso,--Ma infin de' conti non si mette a brandelli la riputazione di un uomo senza prima scrutarla. Vediamo!... chi l'avvocato Zaeli? che cosa ha fatto?... --L'avvocato Zaeli era un marito perfetto... Ora non lo pi. Ha fatto un'imprudenza. Non ama pi sua moglie!...--e la voce di Paolina tremava sempre di pi. --Davvero? --No. --Io della signora Rigotti mi curai come.... di niente. --Ma le offriste con tutto ci una somma! L'avvocato Zaeli non rispose. --La Rigotti fin da quando eravamo promessi sposi, cospirava contro di me! usciva dall'uscio della sua casa per incontrar te sul pianerottolo, e col pretesto del micino... --Ancora il povero gatto! mormor Zaeli dolente. --Tentava ogni via d'impressionarti, ed io... --La Rigotti, interruppe l'avvocato sollevando le spalle, venuta in casa nostra per suggerimento di tuo padre; io l'ho trattata come l'educazione insegna di trattare gli ospiti; andata via... felicissima notte. -- andata via sola con te! proruppe Paolina nel bollore della collera che le sfigurava il viso bellissimo. Tu sei salito in casa sua, le hai fatto il dono ignobile... ignobile, ignobile! grid tre volte con quanta furia di sprezzo poteva radunarsi in quella parola. --Non affatto ignobile la donazione che ha per obbiettivo la carit! fece l'avvocato, riparando con la mano uno sbadiglio. --Se la Rigotti fosse vecchia, brutta, savia, tu le avresti fatta cos splendida carit? no! galanteria la tua, entusiasmo!... io sono tradita!... concluse rovesciandosi indietro, cadendo su la poltrona e scoppiando in lagrime. L'avvocato non si mosse ancora; guardava il soffitto e tendeva l'orecchio alla voce di Tonino Grim*** che parea contrastar con la cuoca. Fra i singhiozzi, Paolina esclamava: --Se io avessi una madre!... Alla santa invocazione fatta da Paolina, suo marito corrug le sopracciglia. --Se io avessi una madre... cercherei rifugio nelle sue braccia, ora.... ch'io ben comprendo, come non vi sia amor vero oltre l'amor materno.... L'avvocato si alz; bisognava pur finirla quella scena di pianto e di ripicchio mordace. Si alz dalla scranna con una certa vivacit di movimento che arrest subito la parola sul labbro di Paolina. Si alz pallido. Fece un giro nella camera pestando le carte giacenti, urtando il cassetto, e and a porsi infine dinanzi a sua moglie: --Signora! vi faccio noto che se voi amaste di inebbriarvi nell'acre volutt dei litigi, io che non divido l'inclinazione malsana, vi consiglio di vincere voi stessa perch la donna esagerata... la donna attaccabrighe... la donna audace... la donna impertinente ed ingiusta un essere sommamente spregevole ai miei occhi... Paolina sent corrersi un brivido nella persona. L'avvocato continu: --Signora! che voi siate diffidente una disgrazia; ma che cerchiate ogni via per inabissarvi nel fitto di questo difetto, di questo dolore, una specie di malignit di cui non vi supponeva capace. O avete stima di me, o sono addirittura un mostro ai vostri occhi... e giacch mi avvedo ch'egli appunto in tale concetto che mi tenete, ho bisogno di protestare e vi dico--non ho fatto niente di male, signora!--mi credete? mi credete, signora?--prosegu Zaeli alzando leggermente la voce,--mi credete, senza ch'io discenda a resoconti umilianti? abbiate la bont di rispondere. Paolina vedeva tutto fiamma attraverso le sue ciglia abbassate; un sudore freddo, pungente le intirizziva le mani abbandonate su le ampie pieghe dell'abito. Che cosa rispondere? la dominava un improvviso senso di soggezione a cui si era sottratta nel fervore della battaglia. Il rimorso d'aver trasceso si faceva strada nel cuore troppo violentemente dato in balia a una collera ingiuriosa. Dire a suo marito--vi credo--era facile cosa; ma dirlo con sicurezza di fede, quello era difficile. E per rispondere--non vi credo--le mancava il coraggio. L'indugio disgust l'avvocato. --Capisco, disse ritraendosi di un passo, cangiando tono di voce. Donne d'intelligenza eletta, d'animo sinceramente devoto, ve ne sono poche al mondo. Io mi credevo di possederne una; ma non vero. Paolina si scosse. --Perch mi oltraggiate? --Non un oltraggio, una verit dura e amara. Non d'altronde colpa vostra, se ad un tratto mi comparite imperfetta; la colpa mia che in un sogno d'amore m'era piaciuto vestirvi di meriti che non possedete. --Ma... Zaeli! mormor essa atterrita. --L'illusione stata bella come tutte le illusioni di amore. Ora a che disputare?... tu hai detto bene, continu sorridendo ironicamente, camminando su e gi per la camera; tutto finito! S, tutto finito! Ci abitueremo alla vita dell'indifferenza!... nessuna fiducia, un contegno da estranei, il dispetto e poi la noia, e poi... La voce di Tonino url disotto alla finestra: --Il pranzo pronto, signori. --S, tanto meglio; andiamo a pranzare. Ci che v'ha di meraviglioso nella vita dell'uomo l'ordine incessante col quale si ripartono le ore in qualsiasi condizione si trovi l'anima sua. Si pranza, si lavora, si dorme dopo aver pianto, dopo aver desiderato d'esser sotterra, dopo d'aver creduto di non riposare mai pi! tanto meglio! andiamo a pranzare. Offerse la mano a sua moglie con uno strano sorriso sul labbro; non era pi l'avvocato Zaeli. Paolina lo guardava attenta. Nel suo cuore si sprigionava una voce che saliva, saliva alla gola, n pot trattenerla. --Stranieri l'uno all'altro, noi?... grid con affanno. Noi? ma piuttosto morire! L'avvocato balz alla finestra. --Attendi un momento, Tonino; termino di scrivere una lettera. Ritorn vicino a sua moglie; non sorrideva pi, ma un'ineffabile espressione di soddisfazione lo rendeva un'altra volta l'avvocato Zaeli. Paolina gli stendeva le braccia; ed esso presa con ambe le mani quella testa bionda, vi pos sopra le labbra. --Sarebbe un grande peccato calpestare questo unico fiore della vita, rompere questo divino incanto dell'anima che si chiama amore. Che Dio ci perdoni, Paolina! un orrore andar rasente a un abisso e non aver paura di cadere. Basta! basta! mai pi. Guardami. Tu?... tu mancar di fede in me?... impossibile. --Impossibile! ripet Paolina, che, senza sapere in qual modo, dimenticava in quel punto i suoi tormenti di gelosia. --Io sospettarti maligna, volgare? impossibile. -- ci che dico io, impossibile! esclam Paolina con lo sguardo scintillante. Le loro mani si strinsero; il sorriso del labbro si spezz in un bacio . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Gran bella cosa l'amore. la tavola che nei mar della vita non naufraga mai; tocca sempre la sponda per quanti flutti l'abbiano sbattuta. la stella che trova infallibilmente fra i meandri delle nubi la striscia, il posticino da ricomparir nel sereno. L'avvocato Zaeli, nella sua seriet d'uomo, aveva in quel momento trasfusa la letizia tenera, carezzevole del giovanetto. Guardava gli occhi di Paolina, che gli parean tanto pi belli nel raggio sereno che aveva seguito lo squallore della tempesta; ne lisciava i capelli a met disciolti, la teneva stretta con un braccio accanto a s, ascoltando estatico le dolci parole d'affetto che essa gli susurrava all'orecchio. Ma la voce di Tonino Grim*** continuava di sotto: --Signori a pranzo--e dopo una pausa--signori servito--signori faremo della minestra una colla stupenda per mettere su le impannate! Zaeli prese il braccio di Paolina sotto il suo braccio. --Bisogna essere giusti, disse con allegria; tuo fratello ha diritto di desinare, e noi abbiamo obbligo di dargli ascolto. Andiamo, Paolina... discorreremo dopo il pranzo. Ma poi, arrestandosi d'un tratto, quasi pauroso di non trovare mai pi un istante cos bello d'amore, ispirato da un irresistibile desiderio di metter fine con un brillante episodio alla scena che erasi svolta sopra un fondo cos burrascoso, lasci il braccio della moglie, and alla finestra di nuovo. --La lettera da suggellare, disse in fretta. Se tu non vuoi aspettarci, mangia Tonino, e finiscila. Irradiata la fronte pi che dalla luce del cielo, dalla limpida, schiettissima luce della felicit, si rivolse a sua moglie, fece un passo, si trasse dal petto il portafoglio. --Tu pensi che io ne levi le quattrocento lire che hai invano cercato e le metta nelle tue mani? di', Paolina, non pensi tu a questo?--e apriva il portafoglio. Paolina estatica, confusa, fece un gesto che significava:--ah fosse vero!-- --Oppure tu pensi che ad immensa sorpresa ti presenti la ricevuta dell'argentiere, che potrebbe da un momento all'altro mandare le posate di argento!... --Ah! esclam Paolina con gioia, allungando la mano. --N l'una, n l'altra cosa ti faccio vedere, Non sono le quattrocento lire cui tu sospettavi in mano alla Rigotti... non la ricevuta dell'orefice... ... ... Tentennava, pallido di commozione. La sua bella fisonomia aveva il fulgore che irraggia dalla coscienza soddisfatta. Nella sua destra teneva un foglio piegato. --... che cosa? fece Paolina impallidendo al magnifico pallore di suo marito. -- il patrimonio dei nostri figliuoli! una polizza di assicurazione sulla vita... sono ventimila lire che io regalo alla mia famiglia nel giorno della mia morte. Paolina gett un grido, gettandosi spaventata fra le braccia di suo marito. --Bambina! hai paura che io muoia? disse il giovane dopo un breve silenzio rotto dal pianto sommesso di Paolina e dai baci ch'esso poneva su la fronte di lei. Rincorati, anima mia, ti sveler il recondito bene che si racchiude in questo foglio di carta. * * * Seduto sopra un rialzo che dominava la bella campagna e la citt rosseggiante di luce, l'avvocato Zaeli tenendo chiuse in una mano le due mani di Paolina, le dava spiegazione del contratto rappresentato nella polizza che le aveva fatto vedere, leggendo un libricino dalla copertina azzurra, che teneva nella destra. --Per esempio, Paolina, tu che mi parli di morte e credi superstiziosamente che la si inviti a venire con un contratto di assicurazione su la vita, ascolta queste righe che, meglio di quanto ti posso dire io stesso, ti persuaderanno: .... Non senza interesse notare che chi entra nel consorzio degli assicurati della Reale Compagnia ben lungi dall'aver fatto un patto con una morte prematura. Tutt'altro! entrato anzi per questo fatto in societ con una classe di persone che dietro dati sicuri hanno una mortalit inferiore a quella generale dimostrata dalle statistiche. Imperocch, Paolina, continu l'avvocato posando il libretto sulle ginocchia, sappi bene che la Reale Compagnia non fa contratti con gente ammalata! e colui che appartiene alla societ in conseguenza pi che sicuro dell'ottimo stato della propria salute, avendo in questa polizza un certificato di buonissima costituzione. Ne sei persuasa, Paolina? --Giacch tu lo dici, s! ma ti amo tanto! --Cara Paolina! e temi d'un triste augurio? Oh! no, no. Dividi con me la fiducia, o meglio la convinzione che io ho fatta un'azione pi che commendevole, onesta; pi che fruttuosa, splendida. --Ma senti, Zaeli! tu vivendo com'io voglio e vorr anche Iddio fino alla tarda vecchiaia, non potrai fare, in via di risparmio, il bene dei tuoi figliuoli? quelle ventimila lire che loro assicuri mediante un pagamento annuo, non puoi ammassarle nel tuo cassetto?... --Chi pu saperlo! l'impegno di pagare la quota garanzia, e salvaguardia di ci che appartener deve ai figliuoli, mentre la libert di spendere, la tentazione di speculare pu disfare in un soffio la somma che con le migliori intenzioni volevate serbare per la famiglia. Vedi tuo padre, Paolina! egli ha precisamente commesso l'errore di trascurare la buona idea di fare un contratto di previdenza nei tempi del suo abbondante guadagno. Quante volte me ne ha parlato! l'indolenza stata la sua nemica. I guadagni, o meglio i risparmi sfumarono, e ora il dabben uomo desidera invano la compiacenza di lasciare a' suoi figli un capitale. E del resto, mia dolce, mia vera amica, continu con accento di tenerezza profonda, v'ha sul capo di noi tutti una spada sospesa ad un filo... oh, non ispaventarti! la spada c', ma il filo non si tronca per ora, giacch Dio non permetter che tu pianga, n la Reale Compagnia di assicurazioni bramer pagare la somma appena fatto il contratto!--sorrise e continu dolcemente,--egli per certo, anima mia, che la morte pu sorprendere un galantuomo da un momento all'altro, anche allora che vicino a una donna diletta sogna una eternit di consolazione; anche allora che in mezzo a una turba di piccoli angioli che lo fanno arrabbiare, sorride agli anni remoti! non vi da illudersi. Tu, cos pia, intelligente e informata al vero spirito della religione, sai meglio d'ogni altra che, alla sventura, sempre possibile, giusto contrapporre non solo la rassegnazione, ma i mezzi altres per renderla meno acuta e grande. Or dunque chi ama, chi pensa, chi ragiona seriamente, dice a s stesso:--se io muoio di morte prematura, vi la religione appunto che verr ad offrire conforti alla mia povera famigliuola; ma... e l'interesse! si deve pensare anche a questo, Paolina! e quando alla famigliuola rimanga una prospettiva di materiale benessere, non sembrer pi leggiera la lapide che va a posarsi sul trapassato, non sar meno squallida l'orma che stamp la disgrazia in quella casa?... Comprendi ora, mia cara Paolina, l'utilit somma di un contratto di previdenza? --S, rispose Paolina, piegando la testa su la spalla di suo marito. --Sei allegra? --No. --Ma perch? --Oh Zaeli! perch mi rimorde il pensiero d'aver dubitato di te! d'averti offeso. --Tutto dimenticato, cara Paolina. Io sono cos felice e ti amo tanto da non permettere che un'ombra sola di mestizia ti rimanga nell'anima. Dimmi che cosa posso fare per te? --Amarmi sempre. -- poco. --Perdonare le mie debolezze. --Di queste non ve ne saranno pi. --Mi reputi perfettamente guarita? chiese essa guardandolo con un misto di timidezza infantile e d'infantile graziosa malizia. --Diamine, ne ho ferma fede, rispose l'avvocato affettuoso e grave. Perch, bada, Paolina! non avr sempre una polizza d'assicurazione per metterti su la via della ragione. La gelosia un dolore grande, una croce terribile per la donna pi che per l'uomo, e te ne dico subito il perch. La donna, sensibile di cuore, ardente di fantasia, si trova assediata da un concorso di reali pericoli che giustificano di frequente i suoi timori. V'ha nella libert dell'uomo ogni mezzo acconcio a favorirne l'incostanza, quindi la gelosia non un sentimento irragionevole nella donna, ma piuttosto un'imposizione che le viene inflitta dalla societ ingiusta con lei, indulgente con l'uomo. Ma poi, ascoltami bene, Paolina, vi questo di buono: appunto perch la donna ha spesso dei motivi non immaginari di gelosia, se avviene come nel caso tuo che abbia preso abbaglio e giunga a convincersi profondamente dell'onest del marito, guarisce tosto dalla terribile malattia. Sar stato a guisa d'un lampo che l'ha un momento acciecata, ma che le lascia dopo l'istantaneo tenebrore una limpida, sconfinata potenza di misurare il sereno de' cieli. Non cos dell'uomo. L'uomo geloso il pi delle volte per puro vizio di egoismo, per istintivo dispregio; geloso in forza d'ambizione, di despotismo senza risentirne un danno intimo, una consumazione di febbre che malattia, dolore supremo! geloso anche senza un perch... e non guarisce mai in conseguenza, perch non mai stato ammalato. Consolati dunque, Paolina, che, di noi due, il geloso eri tu. Tu sei risanata, lo so, lo vedo, lo possiamo insieme giurare... --S! grid Paolina, gettandogli le braccia al collo. --Che se il geloso, per somma disgrazia, fossi stato io, oh povero angelo! la donna onesta non possiede abbastanza virt per disperdere il sospetto ingiurioso di suo marito. Restituita che tu mi avessi la pace una volta, saremmo probabilmente tornati da capo!... Io con una sola parola ti ho fatta sicura. --Adagio, adagio, disse Paolina con adorabile grazia. Le parole sono parole, e a me volevan dei fatti. E, preso in mano il libricino azzurro della Reale Assicurazione, lo sollev festosamente nell'aria. L'avvocato Zaeli afferr sorridendo il libro, e, quasi fosse una sacra reliquia, se lo port alla fronte, alle labbra, al cuore. Senza essere santo, era certamente il pegno benedetto d'una eterna riconciliazione. FINE. Milano--PAOLO CARRARA--Editore OPERE DI MASSIMO D'AZEGLIO =Ettore Fieramosca= o La Disfida di Barletta, illustrata dal Cav. Nicol Sanesi. Un volume in-8. L. 4,50 6,50 Idem. Edizione economica in-16. 1,25 2,15 =Niccol de' Lapi= ossia i Palleschi e i Piagnoni. Opera riccamente illustrata da Tofani. Un volume in-8. 9,-- 11,-- Idem. Edizione economica 2 vol. in-16 2.50 3,50 =Lettere a G. Torelli= con frammenti di questi in continuazione ai Miei Ricordi di Massimo d'Azeglio, per cura di C. Paoli. Un volume in-16. 2,50 3,50 =Lettere a sua moglie L. Blondel=, riordinate per cura di Giulio Carcano. 2.^a edizione. Un vol. in-16 2,50 3,50 =Lettere al fratello Roberto=, con cenni bibliografici di Roberto d'Azeglio, per cura di G. Bruno. Un volume in-16. 2,50 3,50 =Lettere inedite= al genero Matteo Ricci. Un volume... 1,25 2,15 =I miei ricordi= (terzo periodo). 1,25 2,15 =Ritratti d'uomini illustri=. Un volume in-16 2,50 3,50 =Epistolario educativo=. Un vol. 1,25 2,15 Milano--PAOLO CARRARA--Editore BIBLIOTECA DELLE FAMIGLIE broch. leg. =CAMERINI=. _Donne illustri_. Biografie con ritratti L. 2,-- 3,-- =CAPPI=. _Il giardino delle signore fiorito in tutti i giorni dell'anno_. Norme per la coltivazione negli appartamenti e terrazze. Un volume. 1,50 2,50 =DOTTOR ANTONIO=. _Zibaldone di sapienza domestica: Verdura, Legumi e Frutta_. Un vol. in-16. 1,50 --,-- =FRACCAROLI= D.r V. _Come si vive_. Osservazioni e consigli d'un medico. Un volume in-16. 2,-- 3,-- una conversazione chiara e spesso anche amena sui problemi pi vitali dell'igiene privata e sar letta con piacere e con frutto da quanti vogliono conservarsi sani o rifare la vigoria perduta. degna di lode sopratutto quella parte che riguarda il medico di casa. (PAOLO MANTEGAZZA, _Almanacco igienico pop._, 1893) _Il Galateo moderno_. Consigli morali e istruttivi sul modo di condursi in societ e in famiglia. Un vol. 1,50 2,50 _Il linguaggio dei fiori_, dedicato al gentil sesso. Un volume con illustrazioni a colore... 2,50 --,-- _Il Segreto per esser felici_ (Compratelo, compratelo! per per poco ve lo do!) Elisir d'amore. Un vol. in-16 1,25 2,-- _La saggia ed accorta Faccendiera_. Ricette, consigli e precetti di economia e igiene domestica. Un vol. in-16 1,50 2,50 =PALADINI= D.^r R. _Trattenimento di igiene domestica_. Consigli d'un medico alle madri di famiglia. Un vol. 1,25 2 --_I nostri figliuoli_. Pensieri sulla prima educazione. 1,35 2,-- =USICINI-CATTANEO= G. =Enciclopedia di lavori femminili=: --Vol. I. _Lezioni d'ago, forbici e cuciture_. Un volume con 128 incisioni. 1,50 2.50 --Vol. II. _Guida a tutti lavori di ricamo_, 242 incis. 2,-- 3,-- --Vol. III. _Lavori di fantasia, passamani, frangie, lavori in perle e fiori_. Un Volume. 1,50 2,50 La suddetta Enciclopedia legata in un sol vol. --,-- 5,-- =VIANI-VISCONTI=. _La fanciulla istruita e buona massaia_ (chi sa fare sa comandare). 2,-- 3,-- Dalla stampa venne caldamente raccomandato per la sua utilit ed anche perch istruendo diletta. --_La sposa italiana_. (Dono utile alle spose). 1,50 2,50 _La Libreria_ PAOLO CARRARA _spedisce contro vaglia._ EUGENIO CHECCHI NOSTALGIE MARINE _Profili, Macchiette e Paesaggi._ Un volume in-8, L. 2,50.--Legato L. 3,50 Parlando di un altro libro di Eugenio Checchi (Le Memorie di un Garibaldino) il Manzoni ebbe a dire: Se ogni anno uscissero in Italia dieci o dodici di questi libri, in pochi anni la questione della lingua sarebbe finalmente messa a dormire, e lo raccomandava ai maestri ed alle famiglie come utile e sana lettura. Le Nostalgie Marine, il nuovo libro di Eugenio Checchi, scritto con la medesima disinvoltura di forma e di stile, un altro prezioso contributo al patrimonio di quella lingua nazionale, che pareva al Manzoni altrettanto necessaria quanto l'unit della patria. Il Checchi riunisce, nelle trecento pagine circa di questa opera affatto inedita, le note di viaggi, di gite, d'impressioni, di avventure attraverso paesi disparatissimi. Descrive con ricchezza di particolari, e con un interesse sempre crescente, un viaggio ad Alessandria, a Giaffa, a Gerusalemme; poi tornando in Italia si raccoglie nella vaga contemplazione della Roma delle acque, la immortale Venezia: dall'Adriatico si volge alle spiagge tirrene e rievoca le memorie del litorale pisano e della riviera ligure; finch, obbedendo ad una specie di nostalgia manzoniana, fa una rapida corsa nei luoghi abitati dai Promessi Sposi. Nei quattordici capitoli l'autore interrompe ogni tanto il racconto con osservazioni argute, con divagazioni gioconde, ispirate alla sana filosofia del buon senso; ed riuscito cos a scrivere un libro, che giovanetti e uomini adulti potranno leggere con eguale diletto. DEL MEDESIMO AUTORE: RACCONTI, NOVELLE E DIALOGHI Un volume in-16 con incisioni, L. 1,25 Leg. L. 2,15 MEMORIE DI UN GARIBALDINO _con prefazione del Professor G. RIZZI._ Un volume in-16, L. 1,50 Leg. L. 2,50. raccomandato per le scuole come testo di buona lingua italiana L'ITALIA DAL 1815 AD OGGI Narrazioni storiche per i giovinetti. _Terza Edizione riveduta e ampliata, e adorna d'incisioni._ Un volume in-16, L. 1,60 Legato L. 2,60. Milano La Casa Editrice PAOLO CARRARA spedisce contro vaglia. NOTA DEL TRASCRITTORE: ILLUSTRAZIONI FUORI TESTO DEL VOLUME: .... riaffacciandosi nell'inquadrato della finestra.... (Pag. 6). .... e fece tosto intendere un grido. (Pag. 16). .... in compagnia della moglie che lo accompagnava fino... (Pag. 35). .... e scelse l'abito bianco.... (Pag. 58) .... basta, dunque... buona notte, Paolina. (Pag. 84). .... scassin finalmente la serratura.... (Pag. 110). --Bambina! hai paura che io muoia!... (Pag. 134). Sono stati corretti i seguenti refusi: sotto un velo di silenzioso compianto l'azione immortale. e and tosto o chiudersi in camera; in testa una specie di desiderio di ripgliar moglie. ma un fremito del disiganno marito il cui contegno si conservava naturalislissimo, dividere i suoi sentimenti caritetevoli e mi parli di segreti, di dolori, di conbattimenti!!! dal disgraziato Rigotti; n vera caso che Tonino Grim*** pesante la mano del dottor Ghim***, che rideva ha parlato! l'indolenza stata la sua nemica. guadagni, che vicino a una donna diletta sogna uno eternit di consolazione; --Mi reputi perfettamenta guarita? chiese essa non un sentimeno irragionevole nella donna End of the Project Gutenberg EBook of Riconciliazione, by Tommasina Guidi License: Share Alike