Produced by Giovanni Fini, Carlo Traverso and the Online Distributed Proofreading Team at http://www.pgdp.net (This file was produced from images generously made available by The Internet Archive/Canadian Libraries) I BARBAR. I. DEL MEDESIMO AUTORE: ROMANZI E RACCONTI. _Mater Dolorosa_ (quinta edizione).--Milano, Treves. _Sott'acqua_ (terza edizione).--Milano, Treves. _Tiranni Minimi_.--Milano, Treves. _Monteg_ (seconda edizione).--Milano, Galli. _Ninnoli_ (terza edizione). TEATRO. _Gli uomini pratici_, comm. in 3 atti.--Milano, Treves. _Collera cieca_, commedia in 2 atti.--Milano, Treves. _Scellerata!_ commedia in un atto.--Milano, Treves. _Un volo dal nido_, commedia in 4 atti.--Verona, Munster. _La moglie di Don Giovanni_, dramma in 4 atti.--Verona, Munster. _In sogno_, commedia in 4 atti.--Verona, Munster. _La Contessa Maria_, dramma in 4 atti.--Milano, Barbini. GEROLAMO ROVETTA I BARBAR o Le lagrime del prossimo ROMANZO VOLUME I. TERZA EDIZIONE [Illustration: LOGO] MILANO FRATELLI TREVES, EDITORI 1890 PROPRIET LETTERARIA. _Tutti i diritti riservati._ Milano, Tip. Fratelli Treves. ALL'AMICO AUGUSTO FRANCHETTI con affettuosa gratitudine _Gerolamo Rovetta._ INDICE PARTE PRIMA CAP. PAG. I. 3 II. 7 III. 23 IV. 30 V. 52 VI. 69 VII. 76 PARTE SECONDA I. 101 II. 115 III. 147 IV. 168 V. 184 VI. 189 VII. 208 VIII. 220 IX. 242 X. 263 XI. 278 XII. 291 XIII. 313 XIV. 318 XV. 336 XVI. 351 XVII. 364 XVIII. 372 XIX. 382 PARTE PRIMA I DANARI. I. Era la mattina dell'ultimo di gennaio del 1842, o del 1843, salvo il vero, e Milano, come quasi sempre le succede in quel torno, era tutta avvolta nella nebbia; una nebbia bigiognola, bassa, fitta fitta, proprio (si diceva cos anche allora) da _tagliar col coltello_. Tuttavia, nemmeno col freddo n col tempaccio, Pompeo Barbetta, che per colazione s'era ben bene impinzato di panna e di burro, non avea voluto rinunziare alla sua passeggiata per fare il chilo, e mentre l'orologio della torre dei _Mercanti_ batteva le dieci e mezzo, egli, lemme lemme, sbucava, tutto inferraiolato e col naso sepolto nel bavero, da una delle tante stradette che facevano capo in _Piazza del Duomo_. Pompeo Barbetta, in quel tempo, era un ragazzotto che dovea toccare i vent'anni; e fin d'allora si godeva il papato, senza far nulla, quantunque i suoi fossero gente di bassa condizione. Ma aveva il babbo che faceva il cuoco; la mamma era stata bella e quindi tutti e due i coniugi Barbetta, spesso si trovavano qualche sommetta ed eran beati di spenderla per quel loro unico rampollo; giacch, oltre al bene che gli volevano, aveano messo ogni loro vanit nell'allevarlo, nel mantenerlo e nel mandarlo attorno pulito, grasso e fannullone, come se, proprio, fosse stato il figliuolo d'un signore! --Acciderba! Che freddo cane!--bestemmiava intanto fra s e s il giovinotto, il quale era arrivato in mezzo alla piazza, dove soffiava una sizza diaccia di tramontana che gli tagliava la punta delle orecchie; e scotendosi con un brivido, e pestando i piedi per riscaldarli, si avvi verso il _Coperto dei Figini_. Si chiamava con tal nome, da quello appunto del fondatore (Pietro Figini, patrizio milanese), un vecchio porticato basso, angusto, tutto ingombro di botteghe dalle mostre vistose, che si stendeva in faccia al fianco settentrionale del Duomo; consueto ritrovo di ciceroni, di lustrini e di merciai ambulanti. Ma mentre Pompeo vi si avvicinava scotendo bruscamente il capo per schermirsi dagli importuni che gli correvano incontro offrendogli i loro servigi o la loro roba, sent all'improvviso di sotto il _Coperto_ un vociare, un correre, un accalcarsi confuso di gente, e poi, pi distinte e pi forti, in mezzo al subbuglio, le grida di una donna e gli strilli di un bambino. --Che ?... Che c'?... Che cosa succede? In un attimo tutta la gente ch'era sulla piazza s'avvi di corsa fin sotto il _Coperto_ e ingross la folla, che gi faceva ressa dinanzi a una bottega di oreficeria; e gli ultimi arrivati pigiando i primi e rizzandosi sulla punta dei piedi, allungavano il collo a destra o a sinistra per cercar di scoprire fra le teste e i cappelli la ragione di quello strepito. Pompeo, uditi appena i primi gridi e veduto il corri corri, si era fermato di botto, in mezzo della strada; poi pi lentamente avea continuato ad avvicinarsi al luogo del baccano; ma si teneva sempre alla larga, non avendo voglia di arrischiar le costole per sapere che cosa fosse accaduto. --.... Si picchiano?--domand poi a un ragazzotto il quale, forse per riguadagnare il tempo perso a star a guardare, veniva gi di corsa dagli scalini del _Coperto_. --No, no! Ci sono i poliziotti! Menano in gabbia l'orefice del _Gobbo d'oro_!... --Avr sentito due messe, il galantuomo--brontol Pompeo avviandosi, ormai rassicurato, al luogo dello scompiglio. Le grida si facevano pi vive, pi strazianti; il piangere e lo strillare pi acuti. Poi la folla ricominci a rimescolarsi; ad un tratto i pi vicini alla scesa si voltarono tirandosi in fretta da parte, e allora uscirono di mezzo alla gente due guardie (due brutti ceffi!) che menavano un uomo gi verso la piazza. Dall'aspetto pareva una persona per bene. Era tremante, livido in volto, colla testa bassa. Dietro a lui, una povera donna (si capiva alla prima che dovea essere sua moglie) piangeva, urlava, smaniava, implorando e imprecando, mentre un bambinello che le si teneva aggrappato, strillava per lo spavento e per gli urli della mamma. Quella scena di dolore, quei gemiti avevano fatto correre tra la gente un senso di piet. --Ha rubato?--domand Pompeo a un mercante, che avea pure la sua bottega sotto il _Coperto dei Figini_, e che si era scostato, crollando il capo, dalla turba che, ingrossandosi, andava dietro gli sbirri, scesi al largo, sulla piazza. --Ha rubato? Pompeo si sentiva anche lui un po' commosso, e cercava, istintivamente, di trovare nella colpa dell'orefice una ragione per vincere la molestia di quel suo turbamento. --Rubato? Ch! l'orefice del _Gobbo d'oro_.... Un fior di galantuomo,--rispose il mercante. --E allora, diavolo, perch lo mettono dentro? --Perch?... perch non c' giustizia per i minchioni! Quel bonuomo stato la vittima di certe canaglie di cui per disgrazia s'era troppo fidato: imbroglioni, usurai, strozzini; ma, sa, di quelli che marciano in carrozza! Gli hanno mangiato tutto il suo e anche la dote della moglie, e adesso, dopo averlo costretto a fallire, lo mettono al fresco in gattabuia. --Per altro, bisogner vedere.... --C' poco da vedere, giovinotto! Il mondo, oggi, cammina alla rovescia, e sono i ladri quelli che fanno mettere in prigione i galantuomini. --Ma.... --Ossia, i galantuomini son coloro che sanno rubare molto e bene. Intanto gli strilli ed il rumore non si udivano pi: le guardie, coll'orefice, la donna, il bambino e tutta la folla erano sparite dalla piazza. Ma pure l'impressione di quel tristo spettacolo rimaneva viva nell'animo di Pompeo. Pi che esser commosso per le disgrazie dell'orefice del _Gobbo d'oro_, egli provava dentro di s un senso nuovo, indefinibile, di malessere; come la paura vaga che in un avvenire lontano gli potesse accadere qualche cosa di simile. Se un giorno avessero legato e messo al fresco anche lui, come quel minchione d'orefice? E cos tutta la mattina stette coll'uggia addosso, e gli pareva che il burro e la panna gli facessero peso sullo stomaco. II. Il padre di Pompeo Barbetta era un cuoco rinomato: un artista, com'egli diceva di s con molta gravit, non senza una certa amarezza da _genio incompreso_. Non si era mai _impiegato_ se non in famiglie ragguardevoli; si mostrava molto schifiltoso nella scelta, e nei patti. Il mondo, sempre pronto a lasciarsi infinocchiare, gli faceva di cappello, e pi egli si dava aria, pi lo pagava caro. I suoi padroni lo tenevano di conto, come se l'avere il Barbetta a capo cuoco fosse una piccola gloria di famiglia; e oltre il grasso salario, gli prodigavano un'infinit di garbatezze, e regalavano il suo bambino di vestitini e di balocchi, e gli permettevano di menarselo dietro quando andavano in campagna, dove Pompeo poteva fare il chiasso coi _signorini_. Per tal modo il figliuolo del cuoco aveva preso gusti e tendenze che, certo, non convenivano alla sua condizione, e quando poi divenne un giovinetto si trov fuori di posto e senza avviamento alcuno. Era stato avvezzato troppo bene per poter adattarsi a fare un mestiere qualunque, e intanto passava in ozio i mesi e gli anni, rimpiangendo i piaceri che non poteva pi godere, invidiando coloro che li godevano ancora, sempre stizzoso e sornione; sempre malcontento di s, malcontento de' suoi, malcontento di tutti. Amici non ne aveva: scansava egli stesso i giovanetti della sua condizione, per una certa alterigia di zotico rincivilito, e i _signorini_, passati gi nelle mani dei precettori, lo salutavano appena con un'aria contegnosa. Pompeo, del resto, non li amava punto questi compagni de' suoi primi anni, dai quali era sempre stato trattato come i cani, a zuccherini e a bastonate. Ma, pur non amandoli, la sua mente era sempre l, fissa in loro, e avrebbe voluto rientrare in quel mondo cos pieno di lusso e di delizie, per poter ancora mettersi alla pari co' suoi padroncini e vincere la loro superbia con la sua. Pure, per parecchio tempo, tutti questi impeti di rabbia, queste smanie di lusso e di grandezza non facevano capo altro che ad un'apatica rassegnazione. --Ah perch la fortuna non mi ha fatto nascere un conte!--sospirava di tanto in tanto, incontrando qualche suo antico camerata, a cavallo o in carrozza; e cos sfogava tutta la stizza e l'odio suo; e perch gli pareva che certe distinzioni di caste non si potessero superare, cercava di vivere il meglio possibile, impinzandosi di leccornie e facendo la vita del Michelaccio alle spalle del babbo e della mamma. Ma, dopo essere stato presente all'arresto dell'orefice fallito, e dopo ci che gli aveva detto il mercante filosofo, cominciarono a bollirgli in capo pensieri e desideri nuovi. Pochi mesi lo mutarono come fossero trascorsi parecchi anni, e sentiva che non gli bastavano pi nella vita n le dolcezze dei pasticcini paterni, n i pochi quattrinelli che cavava di tasca alla mamma. --I galantuomini sono coloro che san rubar molto e bene.... Dunque--pensava Pompeo--tanti che sfoggiano lusso da gran signori e che si vedono riveriti e stimati, non sarebbero altro che birbe e imbroglioni fortunati? Allora si mise a discutere sull'origine delle grandi fortune; e specialmente di quell'aristocrazia recente, che, per l'irresistibile potenza del danaro, era quasi sul punto di sopraffare l'antica. E il figliuolo del cuoco, che aveva sempre servito nelle case grandi e che non avrebbe potuto concepire da solo (nel 1842, o nel 1843) l'idea di una vistosa fortuna disgiunta da un qualche titolo di nobilt, prov una piacevole sorpresa quando vide, osservando bene, che non erano i danari la conseguenza dell'esser nobile e titolato, ma che invece, per lo pi, la nobilt e i titoli erano la conseguenza... del _conquibus_! --Dunque anch'io--concludeva Pompeo--potrei farmi un riccone, e metter su casa e carrozza e superbia?...--Non era poi vero che i _padroni del mondo_ fossero gente di un'altra razza e di un altro sangue!... Tutto stava nel saper scegliere la buona strada e nel pigliar la fortuna per il ciuffo! --Ma, come fare?... Da che parte incominciare? L stava il difficile: da che parte incominciare! Gli era venuto in mente, sul principio, di avviarsi agli impieghi, oppure di dedicarsi agli studi, ma codeste fisime durarono poco. --Per avanzar negli impieghi--pensava Pompeo--bisogna trovare validi aiuti, e per gli studi non ci ho gamba. E poi, anche a farla grassa, come impiegato resterei sempre pitocco, e colle professioni d'avvocato, o di legale, che sono le pi lucrose, ci vuol troppo tempo e si risica di crepare prima di arrivare in porto.... Certo, tutto ben ponderato, il miglior partito sarebbe quello di mettermi negli affari, ma in questo caso mi ci vorrebbe una buona scorta di quattrini per non capitar nelle mani degli usurai, come l'orefice del _Gobbo d'oro_. Ah! se potessi riuscire a mettere insieme un capitaletto! Potrei tentar la sorte di qualche speculazione!... Fatto questo disegno, ci s'impunt con tutte le forze. Era l'idea pi pratica, e quella che meglio si confaceva all'indole sua. Non avrebbe dovuto far di cappello, n stare agli ordini d'alcuno. Avrebbe impinguato giorno per giorno il suo borsellino; e poi o dentro o fuori: o sarebbe diventato ricco, o avrebbe preso in santa pace il suo destino. Da quel momento Pompeo fece risparmio d'ogni superfluo; e quindi, a poco a poco, senza accorgersene, divent avaro; e di un'avarizia cos sordida, da non aver riscontro in nessun altro giovane. Vendeva di nascosto la roba di casa per far quattrini, e usava tutti i modi, tutti gli espedienti, fin anco le garbatezze, per mungere le tasche del babbo e della mamma. Avrebbe dannata l'anima per il becco di un quattrino. Aveva rinunziato alle ambizioncelle di zerbinotto, ai vizi e sino agli svaghi che potevano costargli qualche soldo; e rinunzi pur anco all'amore, che per lui, non gentile d'animo, n d'aspetto, non era mai stato un dono della fortuna. Pompeo, colla faccia olivastra, secca, senza barba; col naso schiacciato e storto, e cogli occhietti piccoli e un po' loschi, somigliava pi al babbo che alla mamma; ma aveva meno cuore dell'uno e dell'altra. In casa era sempre lunatico e irascibile; fuori, quando gli faceva comodo, sapeva prendere i tratti e le maniere di persona per bene, e quantunque ignorante, tirava dritto a parlar di tutto e a dir male di tutti, compiacendosene con certe sghignazzate sue proprie, che risuonavano come uno schiocco di frusta. Fiacco di tempra, non avrebbe resistito a nessuna fatica n morale, n materiale, ed ora lo manteneva saldo ne' rigorosi propositi soltanto la fede ne' suoi sogni fantastici di lusso, di godimenti e di prepotenza. Tutto il giorno, quando passeggiava solo per le vie di Milano, e la sera, appena entrato a letto, egli continuava a fabbricare e a rifabbricare il suo bel palazzone che avrebbe comperato, facendo un affar d'oro, da qualche nobile spiantato. E gi lo addobbava nella sua mente con un fasto principesco; e comandava a bacchetta al servitorame. Poi, quando il ragazzaccio era tentato dagli stimoli dell'amore, anche allora teneva duro, pensando al giorno in cui avrebbe avuto per amante, o per moglie, una gran dama, proprio una Venere dell'Olimpo, simile a una di quelle belle signore che aveva vedute, da fanciullo, capitare alcune volte in giardino in mezzo ai signorini per portar loro dolci e balocchi, per coprirli di baci e di carezze, spandendo attorno dai capelli e da tutta la vaga persona un profumo nuovo, penetrante pi del profumo stesso dei fiori.... S; voleva avere una di quelle donne pallide, delicate che, mentre prodigavano tante moine a' suoi compagni, non degnavano nemmeno di guardarlo, lui, il figliuolo del cuoco!... S, la voleva; ma la voleva per vendicarsi, per trattarla da padrone, per farle scontare lo sprezzo e l'alterigia delle sue compagne! Passato qualche tempo aveva pensato bene, per certi riflessi, di vincere la sua salvatichezza burbanzosa, e aveva cominciato a fare amicizia con alcuni giovinotti ch'erano fra' suoi casigliani. I Barbetta abitavano proprio nel cuore della citt, vicino a _Piazza Mercanti_, in una di quelle tante stradicciuole strette, abbuiate da altissimi tetti; piene di gente, di fracasso, e di sudiciume, che c'erano allora, appunto fra _Piazza Mercanti_ e la via di _Santa Margherita_. La sua viuzza, pi che altro, pareva un andito tortuoso, girante fra mezzo a portichetti e a cortili di case, aperti al pubblico. In principio, dalla parte di _Santa Margherita_, c'era una vlta bassa, lunga, dove l'oscurit era cos fitta, che anche di giorno, per sicurezza, vi mantenevano acceso un lampioncino ad olio. Sotto a quella vlta, oggi demolita, e che fin d'allora era chiamata _dell'Arco Vecchio_, si vedeva, solitamente aperta, una porticina, di stile gotico, da cui si entrava in una cortaccia che pareva la gola di un pozzo tanto era angusta e tetra. Vicino a ogni angolo di quel buco, sempre ingombro di casse e di ceste vuote e dove le pareti, annerite, tramandavano un tanfo di mucido, c'era una scaluccia a chiocciola, sudicia e buia, come tutto il resto: di l si saliva al quartiere del cuoco Barbetta. In quella vecchia casa stava la gente ammonticchiata come le acciughe, ed era tanta da bastare a popolare un piccolo paese. Per, Pompeo, non si spinse a far amicizia con tutti i pigionali dello stabile, ma invece scelse, fra i pari suoi, chi potesse un giorno essergli utile. Erano figliuoli di piccoli merciai che stavano in bottega col babbo, o giovani praticanti di qualche cavalocchio, o commessi di negozio. Abitava pure, in quella casa, un personaggio singolare, che aveva attirato subito l'attenzione di Pompeo: era un vecchio dall'aspetto rispettabile, tutto lindo e sempre vestito di nero come un curiale, che aveva a pigione due piccole stanzette al terzo piano. Chi fosse non si sapeva bene: sull'uscio del suo quartierino vedevasi soltanto, attaccato ad una borchia d'ottone, un cartello bianco, rettangolare, con su scritto a mano, in carattere gotico, grosso: _Mediatore_; senz'altro. Nessuno ricordava il nome di famiglia del personaggio, perch nella casa, da tempo immemorabile, era invalso l'uso di chiamarlo _Don Miao_, imitando la voce del gatto. E davvero come i gatti, egli capitava addosso alla gente all'improvviso grazie alle scarpe di cencio, che usava anche d'estate; e andava attorno adagio adagio, rasente le pareti, e aveva poi certi occhiali d'oro che quando egli appariva tra l'oscurit delle scale e degli anditi, gli luccicavano sulla faccia rotonda, pelata, rossiccia, come fanno al buio gli occhi del gatto. Nel complesso _Don Miao_ conservava alcunch di misterioso, quantunque co' casigliani si mostrasse sempre pieno di complimenti, di garbatezze e di storielle. Ma la sua cortesia, con tutti uniforme, non dava adito a confidenze; n si sapeva nulla della famiglia sua, n della clientela, n della gente che praticava. Per altro, non destando egli grandi curiosit, e non recando poi fastidio a nessuno, anche gl'inquilini dell'_Arco Vecchio_ finirono col non curarsi di saperne di pi e col lasciarlo vivere in santa pace. Gentile e paziente, mostrava molta predilezione verso i bamberottoli del casamento, e con loro amava intrattenersi lungamente, facendoli chiacchierare; e spesso li baciucchiava e li regalava di chicche; ma i maligni anche in ci trovavano da ridire, sussurrando che fossero tutte lustre per cattivarsi l'animo delle bambinaie e delle donne di servizio colle quali, per dir vero, egli era proprio di una galanteria sopraffina. Anche Pompeo, come le serve della casa, aveva subto il fascino dell'abito nero, degli occhiali d'oro, e della grande considerazione in cui il vecchietto era tenuto. Ma pi che altro, appunto per l'aria di mistero che gli spirava d'attorno, egli lo aveva giudicato un furbacchione di quelli che san condur bene i propri affari, senza render conti a nessuno, e che poi un bel giorno, magari quando crepano, si sente dire che erano milionari!--A ogni modo,--pensava il giovinotto,--anche se _Don Miao_ non nasconde il morto sotto il letto, deve certo trattar con ricconi, con banchieri, con casse forti, ch non gli si vede mai alle costole quella gentucola che usa bazzicare co' mediatori di piazza!--E subito cominci a salutarlo con gran rispetto, e tent ogni mezzo per avvicinarlo un po' pi degli altri e per entrargli in grazia....--Ma ch!... La simpatia pareva non fosse reciproca. A Pompeo, per quanto facesse, non gli fu possibile di varcare i limiti dei complimenti comuni o delle solite chiacchiere sul pi o sul meno. _Don Miao_ gli sorrideva, cortese; gli contraccambiava gl'inchini rispettosi con un "buon giorno, caro" affabilissimo, accompagnando il saluto con cenni ripetuti di mano e strisciando sull'erre grassa con una mellifluit piena di protezioni; ma dopo quel sorriso e quel fare garbato, se l'altro cercava andare pi innanzi, si sentiva fermato a mezzo delle sue espansioni, come da un muro di ghiaccio. In sulle prime Pompeo non si perdette d'animo. --Se _Don Miao_--pensava--mi volesse aiutare, potrei avviare le cose mie, e, se non altro, far crescere il mio peculio!--E con tale idea fissa in capo, si fece ancora pi cerimonioso, pi umile e insinuante col vecchietto, e sembr che gli si volesse proprio attaccare alle falde, tanto che quegli, seccato e insospettito, e non indovinando certo il perch di quell'insistenza, senza smettere punto i sorrisi e le maniere gentili, cominci a schivarlo e a tenerselo lontano, finch Pompeo, vedendo riuscir vani i suoi sforzi, perdette la pazienza, insieme colla speranza, e:--Pitocco maledetto!--gli borbott dietro, tutto stizzito,--non dovevi alloggiare in una stamberga del terzo piano se volevi far tanto il superbo! Poi, a sfogo di bile, cominci a dirne male e a metterlo in sospetto presso gli altri pigionali. --Chi era, alla fin fine, quel vecchio tenebroso? quali erano le sue aderenze? Perch viveva sempre solo? Ch! Ch! Bisognava star in guardia; non fidarsene punto. Vattelapesca chi era! poteva essere un farabutto; un mercante fallito, un pezzo da galera! Data la spinta, successe in quel subito un po' di sussurro, e tornarono a galla le curiosit, i discorsi e i commenti di una volta; ma il pettegolezzo non dur a lungo. _Don Miao_ si era assentato per qualche giorno da Milano, andando in campagna, e allora i pigionali non trovandoselo pi tra' piedi lo dimenticarono e anche a Pompeo pass un poco la stizza. Da questo fatto, per altro, parrebbe che il figliuolo del cuoco godesse di un certo credito al _Vlto dell'Arco Vecchio_; e in parte la cosa era vera. Sulle prime, quand'egli cominci a perdere la salvatichezza e ad accompagnarsi co' suoi casigliani, questi stettero un po' titubanti, perch vedendogli stillare il quattrino, dubitavano ne avesse pochi da spendere; ma poi, quando si accorsero che la sua era avarizia e non miseria, lo presero subito in una certa stima. Dietro le spalle gli davano dello spilorcio, e mettevano in burletta la sua grettezza, ma poi, sul muso, gli facevano tutti il bel bellino, se lo tenevano caro, gli pagavano da bere e volevano che prendesse parte alle loro festicciuole, quantunque sapessero che non era suo costume contraccambiare gl'inviti. Pompeo, cominciando cos ad accorgersi anche per scienza propria della verit del proverbio che: "chi ha , e chi non ha non ," si attacc vie pi al danaro e ogni giorno sentiva crescere la bramosia, la febbre di diventar ricco; ma, sgraziatamente, il tesoretto non aumentava in proporzione dei desideri; ed egli vedendo che a quel modo avrebbe dovuto stentar tutta la vita senza costrutto, si addolorava e si avviliva e gli pareva adesso di essere anche pi pitocco di prima, perch il danaro come il sapere: bisogna averne un poco, per capire di non averne punto. La fretta stessa dell'arrivare gli metteva in corpo mille inquietudini che lo rendevano un po' incerto nella presa risoluzione e gli toglievano fiducia della buona riuscita. Anche i cari sogni della fantasia, appunto per esser sempre quelli e non altro, cominciarono a perdere delle loro attrattive. Egli si era gi fabbricati in testa tanti palazzi da rifar mezza Milano, e ormai si era gi date per amanti tutte le pi belle signorine che incontrava per istrada; ma quando si chiudeva in camera e tornava a contare per la millesima volta i suoi danari s'avvedeva che sarebbero bastati appena per metter su bottega di _tortelli_!... Co' suoi vecchi era diventato a poco a poco sempre pi rapace e pi scontroso; il suo umore bisbetico amareggiava gli ultimi giorni di quella povera gente. S'era messo in testa che il babbo e la mamma gli nascondessero il morto e per li tormentava in mille modi, parendogli che colla loro avarizia fossero di impedimento alla sua fortuna. Ma la verit era che la mamma aveva finito i quattrini; e da un'altra parte il cuoco Barbetta, per quanto affezionatissimo al figliuolo e condiscendente ai suoi capricci, doveva pure dar qualche cosa da mangiare ai padroni!... Invaso dalla smania di arricchire e con mille ghiribizzi che gli frullavano nel cervello, Pompeo and allora a consigliarsi, di sottecchi, or coll'uno, or coll'altro de' suoi amici. Ma i loro pareri non facevano per lui. Uno gl'insegnava la via di mettere il danaro a usura, in barba alla legge; un altro proponeva certe speculazioni colle quali, in un paio d'anni, si poteva raddoppiare il capitale: insomma, tutte chiacchiere!... Pompeo voleva centuplicarlo il suo danaro, e subito, e poi centuplicarlo ancora! --Ah se quella gatta melliflua di _Don Miao_ avesse voluto aiutarmi!--E il giovanotto avvezzo sempre a lavorare di fantasia, aveva finito con credere, come un articolo di fede, che _Don Miao_ fosse proprio l'uomo dei miracoli; onde, rammaricandosi del contegno riserbato del vecchio, tanto pi s'irritava contro l'avverso destino. Come avevano fatto e come avevan cominciato coloro ch'eran riusciti ad acciuffar la fortuna?... Aveva sentito dire che bisognava essere audaci.... Ebbene, lui, nel caso, sarebbe stato pronto a tutto!... Che si doveva bandire gli scrupoli: e lui non ne aveva mai avuti!... Del resto, anche se fosse stato costretto a recar danno agli altri, una volta ricco avrebbe potuto riparare il male, e largamente!... Non era pi il secolo delle pecore; ma bisognava farsi lupo, ch, a restar pecora, c'era da farsi mangiare, come l'orefice del _Gobbo d'oro_.... Dunque?... Ma gi lui, che era la calamita delle disdette, sarebbe stato costretto a restar galantuomo per forza! Con quella smania addosso, pur di fare qualche cosa, si lasci vincere dalla tentazione, e una volta che i suoi compagni giocavano a _sette e mezzo_, domand una carta. Erano pi e pi sere che stava l chiuso in una stanzuccia d'un caffeino a vederli giuocare senza puntar mai. Stava vicino al tavolino allungando il collo e cacciando la testa fra le teste dei giocatori, tutto attento, assorto, fisso cogli occhi anche lui sulle carte. Intanto, colla mano in una tasca dei calzoni, faceva girare e rigirare una svanzica fra le dita convulse, senza mai osare di tirarla fuori. Ma per altro, fra s, fingeva ad ogni partita d'averla puntata sulla carta di questo o di quell'altro giuocatore, e si rallegrava tutto, quando vedeva che avrebbe perduto; e, viceversa, si rodeva l'anima, quando vedeva che avrebbe vinto. Cos, provava, senza arrischiar nulla, tutte le commozioni del gioco, e a quel modo passava le sere e gran parte delle notti. Ma quella volta, non si sa come, gioc. Chiese la carta con voce rauca, levandosi in piedi di scatto. Tutti si misero a guardarlo maravigliati, e qualcheduno, celiando, gli domand se voleva morire. Pompeo non rispose nulla: guard la sua carta e vi punt la svanzica che gli bruciava fra le dita. Dopo puntata l'avrebbe voluta ritirare; ma non era pi in tempo, e prov un'angoscia affannosa in quel minuto in cui chi teneva banco guardava la sua per risolvere sul da farsi. Era una partita d'impegno perch, di solito, non si vedevano girare altro che monete di rame. Il giocatore non rimase molto in sospeso. Con una rapida occhiata fece il conto di tutte le puntate degli altri e vide subito che, sommate insieme, restavano al di sotto della svanzica.... La sua carta era il sei, ma quella di Pompeo doveva essere il sette, altrimenti egli non ci avrebbe puntato, e tanto meno poi cos grosso! --Stai fermo?--domand Pompeo con voce strozzata. --No; prendo carte,--rispose l'altro:--ne scopr una; era il fante di spade. --Sei e mezzo!--esclamarono tutti insieme i giocatori. Le guance livide del Barbetta arrossirono a un tratto e le labbra gli tremarono dal piacere. --Bisogna che ne prenda un'altra,--osserv con aria grave, ma tranquilla, il suo competitore.--Pompeo ha un sette di certo. Del resto...--e guard le carte in giro,--figure ne son uscite poche. Scopr un'altra carta (i giocatori stavano attenti, muti, senza neppur fiatare): era il re di danari. --Sette!--esclam a una voce tutta la brigata levandosi in piedi. --Sto fermo,--dichiar subito il banchiere. Pompeo aveva perduto; butt con ira la sua svanzica sul tavolino brontolando che l'altro doveva conoscere le carte. Poco manc non leticassero; ma Barbetta s'acquet subito, premendogli di correr dietro a quella prima svanzica, e gioc tutta notte, e tutta notte perdette. Egli variava le puntate, dai tre centesimi ai cinque; dal quarto di svanzica alla mezza svanzica e alla svanzica intera; ma non ne azzeccava una: se puntava poco, vinceva: se puntava molto, era sicuro di perdere. Aveva la faccia livida, gli occhi loschi, stranamente infossati. Tracannava i bicchieri d'un fiato, ma non riusciva a stordirsi. Intanto si faceva tardi e i suoi compagni volevano andarsene; ma Pompeo, fuori di s per quella febbre indemoniata, teneva duro ad ogni costo, e gridava, smaniando, che era pi presto del solito; che non avrebbero dovuto andar via colle tasche piene, senza lasciargli tempo di prender la rivincita; che quello si chiamava bruciare, e che gli facevano una porcheria. Poi vedendo che colla prepotenza non otteneva nulla, li pigliava colle buone e si faceva umile, e li supplicava, colle lacrime agli occhi, di trattenersi ancora. Finalmente, quando tutti si alzarono dal tavolino stanchi e proprio risoluti ad andarsene, Pompeo, col mazzo di carte in una mano, afferr coll'altra, per il panciotto, un giocatore che pareva meno ostinato, promettendo e giurando che sarebbe l'ultimo colpo, cos fra loro; ma proprio l'ultimo davvero!--Il paziente lo accontent brontolando, e tornarono a giocare, ma frettolosamente, in piedi, col cappello in testa e quasi al buio, perch il cameriere uggito e insonnolito aveva gi cominciato a spegnere i lumi. Ma non c'era verso: Pompeo continuava a perdere. --Anche i santi mi farebbero le corna; anche i santi!--borbott nell'uscire del caffeino, e per rimettersi di in una sghignazzata, ancor pi stridente delle sue solite; pareva insieme una sfida e una bestemmia. Perdeva all'incirca una settantina di svanziche; meno di tre marenghi; ma arrivato a casa sbalordito non pot chiuder occhio. Entrato a letto gli pareva che tutta la sua cameretta gli ballasse intorno la monferrina. Si sentiva nelle orecchie un ronzo molesto, continuo, come se avesse la testa piena di mosconi; e il vino bevuto gli pesava sullo stomaco, crescendogli insieme colla smania l'arsura in gola e l'amariccio in bocca. All'alba si appisol; ma subito si dest ad un tratto, col pensiero della perdita fatta: allora, collo stomaco vuoto e illanguidito, sent il peso dell'angoscia anche pi grave e profondo. In fin dei conti non aveva perduto se non una piccola parte del tesoretto, ma ormai, con quella buca di settanta svanziche gli pareva di non aver pi nulla. Che fare?... Giocare un'altra volta; tentar la rivincita? Ma avrebbe potuto perdere dell'altro e si sarebbe poi roso dalla rabbia nel vedere i quattrini suoi passare nelle tasche di que' ciaccheri.... No, no; piuttosto avrebbe preferito buttarli nel Naviglio: cos almeno nessuno se li sarebbe goduti. Pure qualche ripiego bisognava trovare; ci pens alcuni giorni: poi, stimolato dal vizio che ormai gli era entrato nel sangue, cominci a giocare al lotto. Andava di nascosto, in un botteghino lontano da casa sua, in un quartiere dove non era conosciuto. Dato il caso che il diavolo, una volta o l'altra gli mandasse un buon terno, Pompeo voleva che non lo sapesse anima viva e meno che mai que' due vecchi spilorci, che da un pezzetto s'eran messi a pianger miseria, per paura d'esser toccati nella borsa!... Gioc; per sua disgrazia vinse subito un paio d'ambi. Ne fu beato e gli parve d'avere scoperta la vena d'oro. Ma invece, dopo quegli ambi, non gli sort pi nemmeno un numero solo! Studi il libro de' sogni e le sibille dei lunari; si mise a cercar la fortuna con certi giochi di carte che usano le vecchie mezzane, e si sprofond nella scienza cabalistica; ma tutto inutilmente; e intanto continuava a far grosse giocate e fin dieci, dodici alla volta! Insomma, in poche settimane, tutto il suo tesoretto pass nelle granfie _del governo ladro_. E siccome una disgrazia non vien mai sola, cos mentre egli stava mangiando bile per quella disfatta, fu colpito da un altro disinganno e fierissimo: in breve tempo gli morirono il babbo e la mamma, e per quanto frugasse tutta la casa, non riusc a trovare un soldo. Questa volta non era soltanto rabbia la sua: era proprio disperazione! --Ma per Dio,--pensava,--se ci fossero stati i danari, non avrebbero potuto portarseli dietro! Dunque vuol dire che non possedevano proprio nulla, che non sono stati buoni, in tutta la vita, altro che a piangere e a mangiare!... E in tal caso perch non mi hanno messo un mestiere in mano? Perch?... A che pro que' due vecchi mi hanno tradito? III. Allora cominciarono per Pompeo Barbetta i giorni neri. Sulle prime camp alla meglio, con la gratificazione che gli era stata largita dagli Alamanni (i padroni dove era di servizio suo padre, quando venne a morire); ma poi, finiti anche que' pochi, non sapeva pi come fare per tirare avanti. --Cani di signori!--brontolava tra s,--non c'era pericolo, no, che si rovinassero per i quattrini che gli avevano dato!--Avaracci sudici!... E dire che il babbo li serviva come fossero tanti re di corona! Ma nemmeno da questi lamenti poteva cavare profitto, e per se li teneva dentro, senza sfogarsi, e co' padroni si mostrava invece umile, rispettoso, pieno di riconoscenza e di bei complimenti e anche colla portinaia e colle altre persone di servizio, ch'egli sapeva affezionate alla casa, lodava di continuo la loro generosit e bont d'animo. Intanto la miseria ed i debiti gli crescevano attorno un d pi dell'altro. Que' due vecchi, pensava, non potevano crepare in peggior momento. Proprio quando egli aveva dato fondo a' suoi risparmi; quando si trovava coll'acqua alla gola... E per poco non faceva loro un addebito anche d'esser morti! Cominci a vendere, capo per capo, tutti i mobili di casa; e fin gli utensili pi necessarii. Non aveva trovata un'anima pietosa che gl'imprestasse il becco di un quattrino. Non aveva pi amici, n conoscenti: tutti lo sfuggivano e fingevano di non vederlo per non aver la noia di salutarlo. Almeno (gli avrebbe fatto tanto comodo) lo avessero invitato qualche volta a pranzo!... Quand'era pieno di quattrini e mangiava bene a casa sua, tutti facevano a gara per averlo alla propria tavola e lo imbeccavano come un passerotto... adesso che pativa la fame, non c'era pi un cane che lo volesse! E tutti, adesso, lo biasimavano severamente per l'avarizia, il fare bisbetico e l'alterigia di una volta....--Il figliuolo di un cuoco!--e si mettevano a ridere--era stato pure un gran buffone! Poi tiravano in ballo l'egoismo ed i mali trattamenti verso i genitori, mormorando ch'era stato lui, che avea fatto morire que' due poveri vecchi di stenti e di crepacuore.--Ch! ch!... Era un cattivo arnese quel Barbetta! Aveva avuto ragione _Don Miao_ di non volerselo tra i piedi! Pompeo, che si vedeva schivato da tutti e si sentiva ronzare intorno le chiacchiere, a volte schiantava dalla bile, e a volte rimaneva avvilito, col cuore affranto, sotto quel cumulo d'ingiurie e di maldicenze. --Ah se un giorno, a costo di mettermi a fare qualunque cosa, anche il boia! potessi diventar ricco e vendicarmi di tutta questa canaglia ipocrita e vigliacca. --Non c' proprio al mondo altro che il danaro--quello solo!--e da quello si giudicano le azioni.... Quando avevo il gruzzolo ero per tutti un uomo onesto e rispettabile; adesso che non ho fatto nulla di male, altro che dar fondo ai quattrini miei, son diventato un mariuolo. Ah, se un giorno o l'altro potessi agguantare la fortuna! Non me ne starei, dovessi barattar l'anima col diavolo! Ma era passato il tempo di fabbricar castelli in aria: adesso bisognava tenersi gi, terra terra, anche coi pensieri, e trovar modo invece di pagar la pigione al padron di casa! Questo galantuomo era gi salito parecchie volte al terzo piano, in cerca del suo pigionale; ma sempre inutilmente. Pompeo aveva buon naso e gli scappava di sotto. Il creditore, non trovandolo, ridiscendeva sempre le scale brontolando, ma continuava a pazientare. --Nella peggior ipotesi--pensava--potr mettermi al sicuro col sequestro dei mobili! Figurarsi dunque le furie del brav'uomo, quando venne a sapere che il Barbetta aveva gi fatto _repulisti_ del meglio. Oltre al danno, s'ebbe a male d'essere canzonato. Gli fece la posta senza stancarsi, e aspetta un giorno, aspettane due, tre, finalmente lo agguant mentre l'altro cercava di svignarsela sotto il _Vlto dell'Arco Vecchio_. Allora acchiappatolo per il bavero, cominci a ingiuriarlo, smaniando e gridando in modo da far correre tutta la gente del casamento:--Se non mi paghi e subito--era il solito ritornello--ti mander ad alloggiare _gratis_ sotto chiave!... Furfante, fannullone!--e continu per un pezzo quella scenata, finch stanco e rauco rallent gli artigli e Pompeo pot sfuggirgli di sotto correndo via, come un cervo ferito, lontano, lontano, dove non c'era alcuno che lo potesse conoscere. Era livido, batteva i denti come un febbricitante. --In prigione.... in prigione....--Lo avrebbero messo in prigione come l'orefice del _Gobbo d'oro_!... Ma dunque.... era proprio vero? In prigione ci andava tanto il ladro quanto il galantuomo?! E in tal caso.... In tal caso meglio sarebbe stato andarci per ladro!... Almeno si poteva prima arrischiare di far quattrini!... Gi la povera gente non godeva pi nessuna libert.... Era stato fermato per la strada... insultato... percosso... e tutti stavano a veder lo spettacolo ridendo!... Sarebbe stato cacciato in prigione... e tutti avrebbero applaudito!--Gi... gi... gi!--e i denti gli tremavan tanto da scricchiolare, e andava attorno stordito come un ubbriaco:--Gi... gi... gi... la miseria la schiavit dei bianchi! Bisogna affrancarsi... o curvar la schiena sotto le bastonate.... Affrancarsi o curvar la schiena! E per tutto quel giorno e per molti altri ancora Pompeo Barbetta dur a lamentarsi e a filosofare in quel modo: e avrebbe pur continuato per un pezzo anche a digiunare, se una buona figliuola, vedendolo sempre tristo nell'aspetto, umile e rassegnato, e credendolo di animo gentile come con lei si mostrava a parole, non si fosse presa di compassione per il poveretto; poi la compassione si mut in simpatia, tanto che, dopo aver cominciato col soccorrerlo, fin col volergli bene. Questa caritatevole creatura era la portinaia degli Alamanni, gli ultimi padroni del cuoco Barbetta. Era nata e avea vissuto in quella casa e propriamente nelle due stanzucce terrene della porteria, dove anche i genitori di lei erano invecchiati e morti, sempre fidatissimi e sempre al servizio degli Alamanni. La Betta, cos chiamavasi la povera ragazza, rimasta orfana, aveva continuato a far la portinaia in quella casa, e vi era tenuta in conto quasi d'una figliuola. Ma, salvo la fortuna d'avere un discreto impieguccio e qualche quattrino messo in serbo da' suoi parenti, la Betta poteva dirsi proprio disgraziata. Piccolina, magrolina, tisicuzza era, sebbene ancor giovane, senza bellezza e senza salute. La testa grossa, co' capelli biondi, fini fini e radi, portava un po' piegata fra le spallucce ricurve, come se il collo sottile fosse un picciuolo troppo debole per tenerla ritta. Ma pure nel sorriso e negli occhi aveva un'espressione cos mite di soavit rassegnata e affettuosa che la rendeva subito simpatica al primo vederla; un'espressione a volte indefinibile e con la quale pareva, in certo modo, volesse domandar perdono della sua bruttezza. La Betta era uno di quegli esseri privilegiati e infelici che non sanno far altro al mondo che voler bene. Dopo la signora Lucia, la padrona, per la quale la Betta sentiva una vera adorazione, dopo gli altri della famiglia, dopo le stanzucce dov'era nata e che non abbandonava mai fuorch per recarsi alla chiesa vicina, essa voleva bene a tutti; si dava intera a quelli che avevano bisogno di lei con un trasporto ch'era la sola volutt della sua personcina ammalata. Le sofferenze, le beffe e la stessa ingratitudine non le avevano mai strappato di bocca un lamento, n una parola cattiva. Quando le mor il babbo, e poi la mamma, essa si ammal tutte due le volte; ma, neppure allora, non mut natura: non s'inaspr la sua dolcezza, non fu smossa la sua fede, e la preghiera sua non le usc meno calda e fervorosa dal cuore angosciato. Pure, sapendo di non esser bella, essa non si era mai innamorata, e perci appunto sentiva come il bisogno di diffondere intorno a s, in una tenerezza tranquilla e perenne, l'affettuosit appassionata che le traboccava dall'anima. Voleva, non potendo dare il suo cuore a una persona sola, almeno dividerlo fra tutti coloro che la circondavano. E lo stesso Pompeo non l'aveva vinta colle seduzioni dell'amore, ma soltanto colla grande piet che, insinuandosi a poco a poco nel suo animo, avea saputo ispirarle. Quell'improvviso mutamento di fortuna, quel vederselo capitar dinanzi smunto e lacero, dopo averlo conosciuto lindo come un damerino, e la fame che aveva scritta in viso, e la sua aria di rassegnazione e le sue lacrime per non aver potuto seppellir degnamente i suoi poveri morti, e la gratitudine verso gli Alamanni e infine l'entusiasmo con cui parlava sempre della signora padrona avevano acceso lo spirito di carit nella fanciulla e in pari tempo esaltata la sua fantasia. Essa cos s'indusse ad amare Pompeo; e lo am appunto perch lo credeva buono e infelice, lo am come poteva amar lei, non per altro che per far del bene. Non ebbe quindi i turbamenti e i languori delle fanciulle innamorate. Il suo volto pallido non arross mai per alcuna commozione, e i suoi occhi buoni, non mandarono guizzi di foco, ma rimase inalterata la tranquilla e serena espressione del suo sorriso. La Betta, mentre donava tutta s stessa ad un uomo, non pensava se non a restituirgli la famiglia perduta, n si aspettava altro gaudio che quello di dividere la sua casa e il suo pane con uno sventurato, privo di soccorsi e troppo altero per stendere la mano. E se pure una simpatia pi nuova per il suo cuore, e pi viva, entrava per qualche cosa nell'impeto di carit che l'aveva spinta a quel passo inconsiderato, era la simpatia mesta e profonda che nasce dalla corrispondenza dei comuni dolori. Anche Pompeo era rimasto orfano come la Betta; come lei aveva perduto in poco tempo il babbo e la mamma, e cos le loro lacrime avrebbero potuto confondersi in un solo pianto e le loro speranze e i loro affetti in una sola preghiera. Tutto ci formava l'amore della povera giovane: troppo alto e puro perch chi ne era l'oggetto potesse contraccambiarlo od intenderlo. Anche dopo il matrimonio, la portinaia degli Alamanni continu a rivolgere al cielo, come in cerca di pace, gli occhi dolci e rassegnati; ma spesso si vedevano pieni di lacrime, e s'era fatto pi mesto il loro sorriso. Vestiva ancora, tutta linda, lo stesso abito di rigatino che aveva da ragazza; ma non le stava pi bene; era diventato troppo largo per il suo corpicciuolo che dimagrava ogni giorno pi; mentre invece il sor Barbetta si dava le arie di aver fatto, sposando la portinaia, un matrimonio morganatico e tornava a star sulle sue, ripigliando un'aria florida e prepotente. IV. Pompeo credeva di aver concluso un miglior affare. Egli aveva sperato che il gruzzolo della _gobbetta_ fosse pi grosso. Nei primi giorni del suo matrimonio, trovandosi con tutti i comodi e ben pasciuto nelle due stanzucce della porteria, tepide, pulite, e piene zeppe di roba, gli pareva d'essere, addirittura, in paradiso. Poi nella camera degli sposi, proprio di contro al letto ampio e alto, facea bella mostra di s, l'altare di tutti i voti e di tutte le devozioni di Pompeo: il cassettone dove stava riposto lo scrignetto. Era un cassettone antico, di noce, e nella sua severit massiccia di un aspetto straordinariamente simpatico agli occhi e assai consolante al cuore di Pompeo. Durante le lunghe serate in cui, nella qualit di promesso sposo, teneva compagnia alla Betta, per far l'ora di chiudere la porta, Pompeo pi che colla fidanzata, faceva all'amore col cassettone. A volte, alla luce fioca di una candela di sego, il cui lucignolo fumoso ardeva crepitando, il vecchio mobile di noce, tirato a lustro, avea certi chiarori, certi riflessi fantastici e pareva ancor pi grande per le ombre circostanti. E per tutto il tempo che rimaneva seduto in silenzio accanto alla Betta che cuciva o ricamava, alzando ogni tanto gli occhi dal tombolo per sorridergli, egli faceva e rifaceva il conto di tutti gli anni ch'eran vissuti i vecchi della sua sposa; e di quanto avevan guadagnato e speso, e di quanto, a un dipresso, avevano potuto metter da parte. La somma totale di questi risparmi, dal pi al meno, era sempre considerevole. Per, gli occhietti di Pompeo, guardando verso il cassettone, si facevano luccicanti, e con quella sua testaccia cos facile ad esaltarsi, si teneva sicuro d'aver trovato il tesoro e gi ci faceva sopra di bei disegni quando, giunto l'istante di por la mano sul sacchetto, s'accorse d'aver sbagliato all'ingrosso. In un attimo il paradiso si tramut per Pompeo in un inferno; dal dolore e dalla rabbia gli parve di essere stato frodato e canzonato. --Duemila settecento svanziche?!--mormorava fra s, strappandosi coi denti i baffettini radi:--Duemila e settecento svanziche?! Possibile che in vent'anni e pi di economie quella gente che viveva come le talpe, abbia messo da parte cos poco?... Ch! Ch! Non possibile!... Chi sa quanti ne avr sprecati dei quattrini quella brutta civetta che pu proprio vantarsi d'avermi chiappato alla pania. Costei ha proprio le mani bucate! Fisso in quest'idea, coll'ostinazione propria dei ragazzacci viziati. Pompeo non dette pi pace a sua moglie. Cominci a sgridarla e a maltrattarla, perch era una sciupona e perch non conosceva il valore del danaro e lo buttava via senza pensar all'avvenire. Poi regol la casa in maniera che la Betta gli doveva render conto di tutto, fino all'ultimo pezzetto di pane. Pompeo teneva le chiavi e misurava la legna, l'olio per la lucerna, il filo per cucire. Era lui che andava a fare la spesa, ed a riscuotere il salario dal ragioniere. I giorni delle mance non abbandonava mai la porteria, e stava addosso alla moglie, con tanto d'occhi, strappandole subito di mano quanto le veniva regalato; e la sera, quando la poveretta era in letto, frugava dappertutto; e le scoteva la veste, per sentire se aveva nascosto qualche quattrinello; perch "quella sorniona" diceva lui "era capacissima di levar di bocca il pane a suo marito, per ingrassare gli oziosi e i vagabondi." Poi, a poco a poco, le rifiut anche il danaro per le medicine, sostenendo che, _col suo fisico_, non poteva pretendere di star bene.--Quando alla macchina manca una ruota,--le diceva, a mo' di conforto,--si ha un bell'ungerla, non pu girare. Stare in dieta, tenersi riparata dall'aria, e accontentarsi di andare innanzi alla meglio, senza intrugliarsi lo stomaco: non c'era da far altro. E un giorno, finalmente, avendo la Betta preteso di fargli qualche osservazione, Pompeo esclam alzando la voce che, se avesse dato retta a' suoi grilli, alla sua mana spendereccia, sarebbe andato presto in malora! --Duemila settecento lire!--ripeteva fra s.--Proprio una miseria! Fossero state almeno tremila, la cifra tonda! Basta; queste per ora le metteremo a dormire e a mano a mano che ne verranno altre, andranno a tener loro compagnia!--E cos, ritornato al possesso di qualche soldo, Pompeo si rifece avaro. Non aveva pi le matte illusioni di una volta, ma si godeva il piacere che d il danaro per s stesso, e la soddisfazione di vederselo crescere a poco a poco. Per altro non voleva accumulare a proprie spese, assoggettandosi a stenti e a privazioni, no; risparmiava soltanto sui bisogni della Betta. Lui voleva godersi il papato: toccava a sua moglie a servirlo in ogni cosa e a stentare! In casa Barbetta si desinava con una scodella di minestra e una fettina di carne lessa; ma Pompeo era sempre il primo a servirsi e a mangiare, perch la moglie doveva cucinare e mettere in tavola; e pensava a saziarsi lui, senza tanti complimenti. Gi aveva per massima che la Betta meno mangiava, meglio stava. Poi, ogni tanto, egli si faceva fare, cogli avanzi della cucina dei padroni, qualche manicaretto, che sua moglie preparava, ma che non doveva nemmeno assaggiare, perch "con quel suo stomacuzzo rovinato" le avrebbe fatto male di sicuro. Vino, nemmeno per idea!, non se ne comprava mai! E le bottiglie, che la signora Lucia mandava di tanto in tanto a regalare alla Betta, Pompeo le metteva subito sotto chiave e poi, a desinare, ne versava un dito alla moglie e ne beveva un buon bicchiere per s:--A farti bere di pi sarebbe la tua morte! Ma le premure di Pompeo per la salute della moglie finivano tutte l. Del resto, la povera donna era costretta a sfaccendare giorno e notte. Tutto lei doveva fare, anche la pulizia del loggiato e della corte. Soltanto quando passavano i padroni e il ragioniere di casa, Pompeo veniva fuori e strappando la granata di mano alla moglie, si faceva vedere pieno di zelo per il suo servizio. E gi, in ogni incontro, egli aveva saputo fingere con loro un'aria cos umile e da buon ragazzo, e aveva saputo arrossire cos bene per la confusione e per il piacere, quando gli domandavano notizie della salute della Betta, e s'era mostrato sempre cos attento e sollecito nell'eseguire gli ordini ricevuti che gli Alamanni lo avevano preso a benvolere; tanto pi che su questo punto erano ingannati anche dalla Betta, la quale sarebbe morta di fatica piuttosto che fare scomparire il su' omo presso i padroni. Essi perci lo credevano una perla, e se lo tenevano caro, affidandogli anche incombenze delicate. Ma nelle stanzette della porteria le cose andavano diversamente, e subito dopo le nozze il marito teneva la Betta in una specie di continuo sbalordimento. E lui si godeva a imporsi, a comandare; faceva ballar la sua donna sur un quattrino, e guai se fiatava! Le ordinava tutto a cenni, senza dire una parola, _come ad un cane ammaestrato_. Betta non doveva mai fermarsi sulla porta, non doveva vedere, non doveva discorrere con nessuna amica. Le aveva proibito anche di andare in chiesa, fuorch alla festa, perch non voleva pettegolezzi e confidenze colle tonache. La mattina, d'inverno, essa si levava molto prima di lui, per accendergli il fuoco e scaldargli l'acqua; la sera andava a letto molto pi tardi, perch gli doveva pulire e rassettare i panni, e prima di andarci lui se la faceva inginocchiare davanti e le metteva nelle mani, magre e giallognole, gli stivali pieni di mota, perch glieli levasse; e a volte, quando erano umidi, le dava tali scossoni da tirarsela dietro. E non le risparmiava nessun servizio, per quanto umile e ributtante. N Pompeo aveva coscienza di tutto il male che andava facendo. Anzi, gli pareva in fondo al cuore di aver fatta una gran buona azione sposando la gobba e di essere meritevole di ammirazione e di compassione insieme, e da ci traeva una specie di conforto, che bastava a vincere ogni scrupolo, se per caso gli fosse venuto. Per la gobba non era stata una bella fortuna quella d'aver trovato un marito?... E, per di pi, un marito giovane, senza difetti, senza vizi, e di _buona famiglia_? E cos, secondo la logica di Pompeo, in casa sua tutto era ripartito con giustizia. A lui toccava di vivere con quel canchero accanto: la Betta doveva aver cura della casa e del marito....--Ci che, alla fin fine, facevano tutte le altre mogli, le quali, poi, anzich fare schifo come lei, erano belle e sane. Betta, a cui non venivano mai risparmiati tali confronti, chiudeva tutto in core: lo serviva, l'ubbidiva tremando, impaurita e istupidita sotto la sferza di quel ragazzo villano, che aveva gli istinti del tirannello. La disgraziata osava appena piangere la notte tardi, a letto, quando suo marito russava, e anche allora soffocando i singhiozzi sotto le lenzuola. Una volta soltanto trov la forza di ribellarsi. Pompeo voleva, a ogni costo, che la moglie approfittasse per loro uso, dell'olio che i padroni le affidavano, e che doveva servire per i lampioni del loggiato e delle scale. --Sei pur grulla colle tue fisime!--le diceva colla solita voce arrogante.--Non ci sono portinai, scommetto, in tutta Milano che, come noi, facciano la scioccheria di comperar l'olio a once avendone una damigiana intera a disposizione. --Fo sempre tutto quello che vuoi, ma ladra... non sar mai! --Stupida!... Che voglio forse insegnarti a rubare io?! La Betta seguit a scuotere il capo e, quasi parlando a s stessa, come volesse trovare nelle proprie parole la forza di cui aveva bisogno, torn a ripetere con orrore:--Ladra, mai! --E dagliela!... Se tu fossi una ladra, sarei io il primo a mandarti in galera! Quello che ti dico di fare, lo fan tutti: passato in uso, e anche i padroni lo sanno e chiudono un occhio!... Gi... per il bel salario che dnno ai portinai! La Betta lo lasciava brontolare e, come al solito, stava zitta. Aveva disteso un panno bianco sulla tavola, dalla parte opposta a quella dov'era seduto Pompeo e s'era messa a stirare. Ma si vedeva che quel lavoro la stancava assai e le faceva male, perch sulle guance scialbe, scarne, le apparivano due macchie di un rosso acceso. Pompeo, seduto, canterellava dondolandosi sulla seggiola. Era irritato per l'ostinazione e per il silenzio della moglie. Egli voleva trovar la via di leticare per poi farle fare a modo suo, a furia di urlacci. --Andiamo, rispondi: smetti di far la muta! Per tormentarmi ti fai venire anche gli scrupoli dell'onest; e poi non badi alle spese di casa! Betta, senza aprir bocca, tirava via a stirare, tutta piegata colle ossa protuberanti sotto il vestito di rigatino sbiadito. Pompeo si ferm di botto colla seggiola, e dando un gran pugno sul tavolino:--Oh, dico,--mormor con voce sorda, strozzata, per non essere udito di fuori, nel cortile,--sciogli lo scilinguagnolo, hai capito? o ti d un par di ceffoni da farti gonfiare il viso. Betta, tutta tremante, si scost dal tavolino alzando gli occhi dolcissimi, pieni di spavento in faccia al marito: non poteva parlare, perch le lacrime le facevan nodo alla gola. --Devi tacere sempre,--continu l'altro che s'era alzato per avvicinarsele:--s, devi tacere sempre, perch non voglio essere seccato dai tuoi lagni e dalle tue ciance; ma adesso, invece, ti ordino di parlare; te lo comando! La povera donna indietreggiava ancora, e tentando di trar fuori la voce, si stringeva la gola colla mano scarna di tisica. Pompeo le si strinse addosso coi pugni chiusi, cogli occhi torvi che l'ira rendeva anche pi loschi, mentre i capelli folti, neri, tagliati ritti a spazzola, gli si movevano sul capo, per una tensione nervosa, come il pelo dei gatti. --Hai capito, gobba?! La Betta si sforz, e mettendo fuori la voce con un singulto, balbett daccapo le stesse parole con un'espressione piena di terrore e d'angoscia, che pareva insieme un lamento e una preghiera. --Tutto ci che vuoi... morir di fame... di fatica... ma rubare... ladra... mai! --Io sono pi onesto di te, birbona!--e Pompeo, sulla cui faccia scura, olivastra era corsa una vampa rossa di bile, afferrato uno zoccolo ch'era stato messo accanto al fuoco, ad asciugare, glielo tir in viso, e la colp cos forte sull'occhio, che venne fuori il sangue. Betta non grid, non profer una parola, non fece un lamento, smise perfino di piangere. Cerc nelle tasche, dove aveva il fazzoletto, e con quello si copr la ferita. Ma Pompeo alla vista del sangue fu tutto sossopra, e le corse subito appresso, accarezzandola, domandandole perdono, giurandole che non aveva mirato a lei, che aveva voluto soltanto farle paura.... --Gi egli era fatto cos, che a contraddirlo montava in bestia. E poi quel giorno non si sentiva bene, aveva il sangue caldo, non sapeva quel che faceva. --Non nulla.... non nulla,--mormorava intanto la Betta, ripiegando il fazzoletto che da una parte era gi tutto rosso. Pompeo era proprio pentito d'essersi lasciato trasportare a quell'eccesso e poi era molto spaventato dalle conseguenze che ne potevano nascere....--Se arrivava agli orecchi dei padroni ch'egli maltrattava la moglie, e a quel modo, era bell'e fritto! Volle per forza, che la Betta si bagnasse subito con acqua e aceto e le medic lui stesso la ferita con ogni cura e colla maggior delicatezza. Ma dopo, quando si persuase che era una cosa da poco, e dopo specialmente che ud la Betta raccontare a tutti ch'era sdrucciolata nel sottoscala, egli torn daccapo, col solito umore, ed anzi a cena ordin alla moglie, brontolando, che si coprisse il muso con una benda, perch "con quella ammaccatura gli faceva anche pi schifo di prima." Ma l'odio pi feroce di Pompeo era contro i padroni: un odio che gli si accumulava nell'animo giorno per giorno, sordamente, con nessun altro sfogo tranne quello di dirne _plagas_ colla Betta, che non aveva coraggio di difenderli contro di lui. Il lusso dei padroni stizziva Pompeo; la loro felicit gli faceva male; l'affezione rispettosa dalla quale li vedeva circondati gli pareva "pecoraggine da plebei". Lui doveva sudare e stentar la vita per mesi e mesi, prima di riuscire a mettere in serbo cento svanziche e quei "cani di signori" che stavano l tutto il giorno a non fare altro che guardare in aria, avevano un mucchio di fittaioli che venivano al palazzo a portare i marenghi a sacca! Era forse giustizia, codesta?! E ogni volta che gli Alamanni uscivano in carrozza e che Pompeo al fischio del cocchiere doveva correre a spalancare il cancello, intanto ch'egli si attaccava rasente alle pareti, inchinandosi, col berretto in mano, faceva il conto che soltanto quell'equipaggio valeva dieci volte pi di tutti i suoi averi: e quel confronto lo sgomentava diminuendo grandemente, a' suoi occhi, il valore del tesoretto; sicch sentiva sfumare, in un attimo, tutte le rosee speranze. --Gi, una ribaltatura da fiaccarvi il collo!--mormorava poi, ghignando, nel richiudere il cancello, mentre i cavalli, facendo la voltata, s'impennavano sull'acciottolato della strada. E non era questa la sola idea che lo tormentava; ma era tutta l'umile oscurit della sua vita di servo messa a confronto col fasto e coi godimenti dei padroni. E Pompeo sentiva meglio di ogni altro la grande amarezza di cos enorme disparit di fortuna, appunto perch egli, da ragazzo, era stato ammesso a vedere, e a godere anche, in parte, le delizie dei ricchi, le quali gli avevano lasciato nella mente come un raggio d'oro sfolgorante, che serviva a inasprire le sue invidie e le sue afflizioni. Quante volte mettendosi solo solo a mangiar la broda che gli preparava la Betta sopra un angolo della tavola da stirare, egli pensava ai signori del primo piano, alla loro mensa su cui scintillavano i cristalli e le argenterie, e dove i camerieri e i servitori, seri e composti, servivano da' piatti ricolmi i cibi succolenti e i pasticcini e le leccornie manipolate dal successore di suo padre!... E quante volte di notte, tardi, andando a dormire dopo che i padroni erano ritornati dal teatro o da una festa, trovandosi nella sua cameretta bassa, angusta, piena di robaccia vecchia e grossolana, in quel lettone duro, e cos alto, che bisognava prender lo slancio per montarvi su, egli correva coi desideri alla camera "di sopra" grande e chiara, tutta a stucchi, a dorature e a dipinti, dove il letto, coperto da un drappo, spariva con amoroso mistero tra le tende e le trine. E Pompeo pensava alla giovine sposa del suo padrone, che gli era apparsa tanto bella mentre scendeva di carrozza, col piedino chiuso in una scarpina da fata, coi capelli nerissimi, luccicanti di gemme, colle braccia e le spalle nude. La vedeva ancora quando saliva le scale, appoggiata con languida tenerezza al braccio del marito; e la voce di lei, e il riso fresco e squillante, e il profumo di violetta delle sue vesti, pareva diffondersi nella fredda stanzuccia del portinaio, che si sentiva prendere da un impeto di rabbia; e guardando la Betta addormentata gli veniva voglia di strozzarla per la sua bruttezza... come avrebbe voluto strozzare quell'altro "di sopra" per le gioie che godeva! --Ma dunque, il padrone doveva avere tutti i beni e le delizie della terra, e lui niente?... Con qual diritto?! Tutt'e due non erano uomini fatti allo stesso modo, di carne e di sangue? O perch, allora, si facevano le rivoluzioni?!...--E intanto bestemmiava senza poter pigliar sonno; si voltava e rivoltava nel letto, mormorando che "ci sarebbe stato bisogno d'un _Robespir_ (lui lo chiamava cos) anche a Milano!" In quel tempo, per altro, meno male!, gli rimaneva ancora qualche conforto. I giorni, si sa, non sono tutti compagni, ed anche per Pompeo ce n'era di quelli, se non affatto sereni, almeno senza burrasca. Aveva ore di quiete in cui il suo spirito pareva disposto a ricevere pi miti impressioni, oppure un buon bicchier di vino gli faceva nuovamente frullar pel capo le rosee speranze. Ma, in fondo, era sempre il danaro che, come la lancia della favola, lo feriva, e lo risanava ad un tempo; era sempre l'idea del suo piccolo capitaletto che a volte lo avviliva e lo rendeva disperato, e a volte invece gli procurava il balsamo d'illusioni dolcissime. Il suo avvenire egli lo vedeva prepararsi e distendersi a poco a poco in quella borsaccia di pelle, unta e bisunta, dove, insieme col cuore, aveva chiuso il libretto della _Cassa di Risparmio_. E gi egli aveva avuta la gioia di raggiungere e poi anche di sorpassare la cifra rotonda delle tremila svanziche; gi gli pareva che sarebbe arrivato all'apice della felicit il giorno in cui gli fosse dato di poter toccare l'altra cifra, pi grossa, delle cinque mila, e risparmiava su tutto, e faceva digiunare sua moglie, e ricominciava lui pure a tenersi a stecchetto, mirando solo a quell'unico fine, quando un avvenimento impreveduto venne a sconvolgere i suoi bei disegni e a minacciare l'esistenza del tesoro. La Betta era incinta! In sulle prime, quando essa gli svel, arrossendo e tremando (tremando di gioia questa volta) il suo caro segreto, Pompeo non lo voleva credere in nessun modo. --Se non ricordo il tempo che t'ho presa in isbaglio per una donna!--le disse dando in una delle sue sghignazzate. Poi dichiar che doveva essersi ingannata, e seguit cos finch non fu scomparso ogni dubbio sullo stato della Betta. Allora peggio che mai: and in furia come un matto, ingiuriandola e maltrattandola, quasi che ne avesse colpa lei! --Bel gusto: mettere al mondo un mostriciattolo, un infermo o un rachitico, perch gi, col suo fisico, non c'era da aspettarsi altro!--E poi dalla stizza passava a una maraviglia piena di desolazione: --Chi si sarebbe mai immaginato che uno sgorbio, che avea pi del ragno che della donna, potesse mettersi a far figliuoli!-- E perci, appunto, si figurava che la "gobba" dovesse insuperbirsi del fatto; e faceva di tutto per isvergognarla, per avvilirla, dicendole, fra le altre cose, che "avrebbe dovuto contentarsi del baule che portava sulle spalle." Tutta quell'ira, tutta quella disperazione di Pompeo, provenivano dal suo modo di sentire la paternit. Nel figliuolo che stava per nascergli non scorgeva altro che una bocca di pi da mantenere e una rovina pel suo peculio, che vedeva sfumare dietro ai medici, alle medicine, ai sciroppi e alle balie; e pi sarebbe cresciuto il bamboccio e pi, pensava, sarebbero cresciute le spese... --Addio bei disegni, addio speranze, addio sogni, addio tutto! Era finita! Questa volta la fortuna gli aveva proprio voltate le spalle!--Allora, prima che i suoi quattrini fossero mangiati "dagli altri" volle mettersi lui a farli girare. --In fine son danari di una gobba, e chi sa che non abbiano a farmi buon gioco!--E pens subito al modo d'impiegarli, e quali speculazioni sarebbero state da tentare; e frattanto diventava sempre pi cupo ed irascibile. Ma la Betta, adesso, si affliggeva molto meno per i maltrattamenti del marito. Una gioia nuova e piena, le traboccava dall'anima, e non sentiva pi n le privazioni, n le angosce. Quella creaturina non ancora perfetta, ma che si moveva e si agitava nel suo seno, era gi viva, era gi sua, come fosse nata, e gi le pareva di stringersela amorosamente fra le braccia! Un'immensa pace spirava da' suoi occhi grandi, d'un grigio chiaro, celeste, cos vivo alle volte, e scintillante per la contentezza, che non era pi colore, ma pareva luce. Le sue preghiere erano state ascoltate; il buon Dio, la Santa Vergine, le avevano mandato ci che doveva essere per lei amore e conforto, e di quel bambino che aspettava s'era gi formata la sua consolazione e la sua difesa. L'uomo, che prima le incuteva tanta paura, adesso non lo temeva pi, e le riusciva indifferente... No... alla _sua_ creaturina nulla le doveva mancare e non le sarebbe mancato nulla. Per essa sentiva dentro di s, nello spirito e nel sangue, una forza di volont, un'energia ignota fino allora: era gi un'altra donna con nuovi affetti, con nuovi doveri e con un nuovo coraggio... era la madre! Barbetta aveva notato subito lo strano mutamento di sua moglie. Avvertiva bene che adesso c'era qualche cosa in quell'essere debole e malatticcio; qualche cosa che gli sfuggiva e su cui non poteva dettar legge e far da padrone; ma non arrivava a capirlo e lo spiegava a modo suo: "Per i suoi affari egli non poteva pi restar tanto in casa a invigilare la moglie, ed essa cominciava gi ad alzare la cresta!" Pompeo aveva aperta una latteria, affidandone la direzione a un antico sguattero ch'era stato a servizio sotto suo padre, ma che non era andato molto innanzi nell'arte culinaria, perch aveva troppo il vizio d'ubriacarsi. --Finch beve vino, non berr latte,--pensava Barbetta fra s. Quello sguattero smesso, gli andava a genio; lo aveva adoperato in varie occorrenze anche quando era vivo e celebre suo padre. Uomo da fatica, forte, tarchiato, era avvezzo ad ubbidire senza rifiatare. Lo chiamavano _Sbornia_, e non se ne aveva a male. Del resto Pompeo non avea fatto lussi nelle spese d'impianto: aveva preso a pigione una botteguccia, in via _Santa Radegonda_, e l'aveva fornita coi mobili della Betta. Non voleva fare il passo pi lungo della gamba lui; non voleva aver bisogno di ricorrere a prestiti; non voleva finire come l'orefice del _Coperto dei Figini_. Erano gi scorsi due o tre anni da quel tempo, ma aveva sempre viva dinanzi agli occhi la brutta scena, e gli veniva freddo al solo pensarci!... Tuttavia quel suo stambugio con un catino giallo ricolmo di panna montata, dipinto sull'uscio a vetri, gli riempiva l'anima di soddisfazione. Era roba sua; ideata e messa su da lui solo; e perci sentiva per la botteguccia un po' di quella compiacenza amorosa che provava la Betta per il figliuolo che aveva da nascere. --Ah!--pensava fra s, abbandonandosi all'esaltazione solita in chi, da giovane, si mette in una prima impresa--ah se questa volta avessi trovata davvero la via di far quattrini! Diamine; era tanto facile allungar il latte coll'acqua fresca e montar la panna colla chiara d'ovo! E allora, in grazia del buon avviamento del suo commercio, si astenne per qualche tempo anche dal maltrattare la moglie. La Betta, a mano a mano che s'inoltrava nella gravidanza, peggiorava in modo da incutere le pi serie apprensioni, e una disgrazia che fosse successa in quei primi giorni ch'era stata aperta la latteria avrebbe sconvolto i disegni di Pompeo. I suoi capitali, ormai, egli li aveva tutti impiegati, e faceva assegnamento, per le spese di famiglia, sulla pensioncella che gli Alamanni largivano alla moglie, e sui regali che aspettava in occasione del parto della signora Lucia. Ma la Betta, appunto per la pace lasciatale dal marito e per la gioia e la felicit che si sentiva in cuore, sbugiard completamente i cattivi pronostici, e non solo super la crisi dando alla luce un maschiettino, al quale fa messo nome Giulio, in onor del padrone; ma presto si rimise in forze stando quasi meglio di prima. A cose finite, Pompeo, senza punto impazzire per la gioia d'essere padre, intasc tutti i regali ch'erano stati fatti alla moglie; trinc due bottiglie di barbra e fece bravamente la sua zuppa nelle scodelle di brodo sostanzioso che i padroni avevano dato ordine fossero inviate alla puerpera, e poi, appena questa fu in piedi, le spiattell tondo tondo che, "siccome gli affari non andavano troppo bene, non poteva spendere nemmeno un soldo per la balia di Giulietto. D'altra parte era affar suo, codesto.--Chi deve allattare non mica il marito!... Se lei non poteva fare il proprio dovere, s'ingegnasse." E giacch ora Pompeo vedeva di potere ricavar profitto dalla salute della moglie sosteneva, al contrario di prima, che la Betta era di ferro, e finiva anche col persuadersene. --S' visto alla prova--diceva alla moglie--che tutti i tuoi malucci d'una volta non erano altro che pretesti e smorfie da scansafatiche. Quando una donna mette al mondo i figliuoli come niente fosse, vuol dire che la macchina in ottimo stato. Dunque ungi la gobba con un po' di buona volont e tira via! Sudo anch'io, come un cane, per far buona figura e per mandare avanti la baracca! E la Betta, dopo aver servito Pompeo, fatte tutte le faccende di casa, spazzato le scale, l'atrio e il loggiato, doveva anche rovinarsi gli occhi a cucire e ricamare di bianco la sera e buona parte della notte, per mantenere a balia la sua creaturina. Ma ora che cosa importavano a lei le fatiche e le privazioni?... Viveva tutta col pensiero in una casuccia vicino a Sesto, dov'era il neonato. E tutte le feste andava l a piedi, e godeva gioie che non aveva mai provato n immaginato. Appena arrivata prendeva subito in collo il suo bambinello e se lo portava via e correva a sedersi sola sola con lui, dietro la casa, sul margine di un vasto campo di trifoglio, contenta, giuliva, che il piccino non si fosse messo a piangere vedendosi levare a un tratto dalle braccia della balia. Allora lo spogliava tutto e lo copriva tutto di baci, diventando rossa, cogli occhi luccicanti dal piacere. Non aveva pi freno in quelle sue smanie di carezze; e baciandolo e stringendolo e ribaciandolo non gli sapeva dir altro che _mio, mio, mio_! e tutto il suo cuore traboccava in quella sola parola. Il bimbo, co' primi moti istintivi delle manine grassocce le stringeva e le graffiava le guance, il naso, le orecchie; le strappava i capelli, e lei lo lasciava fare, beata che avesse dimenticata la balia, beata che se la godesse a star solo con lei, beata di quelle piccole strida di allegrezza, colle quali il piccino, quand'ella se lo teneva in piedi sulle ginocchia, accompagnava le mosse e gli sforzi che faceva colle gambucce e coi braccini per arrivare ad afferrarle la faccia. E la Betta colle sue illusioni di mamma era convinta che il bambino la conoscesse e che le volesse gi bene; le pareva che guardasse lei diversamente dalla balia, e per ci tornava a baciarlo sulle manine e sui piedini con passione, con adorazione, con gratitudine infinita. Erano quelle le ore che la risanavano; che davano al suo corpo debole e malato la forza di lavorare e di sfacchinare da mattina a sera; era una provvista di felicit per tutto il resto della settimana. Pompeo non accompagnava mai la moglie in quelle gite:--aveva da badare alla bottega lui; altro che andare in campagna a divertirsi!--E difatti, se prima aveva finto colla Betta che i suoi affari gli andassero poco bene, per risparmiare i quattrini del baliatico, adesso la latteria si metteva maluccio, proprio per davvero. Egli aveva abusato un po' troppo del latte artificiale, e gli avventori, giorno per giorno, avevano finito col disgustarsi, e coll'abbandonare la botteguccia di _Santa Radegonda_. Pompeo dava colpa di quello sviamento allo Sbornia, che non aveva maniera colla gente, e che era sempre briaco fradicio. L'altro lo lasciava dire, e a volte, nei momenti di malumore, si buscava anche qualche pedata senza rispondere n rifiatare. Sgobbava come un negro, sempre in ciabatte, col grembiule sudicio, col faccione dimesso, umile e devoto al padrone, non per tornaconto n per altra ragione particolare, ma solo per istinto, come una bestia. --Non c' Cristo che tenga!... Tutto mi va alla maledetta,--brontolava Pompeo, rodendosi le unghie fino alla carne.--E ho sulle spalle anche due scimmiotti da mantenere! Il bambino, sopraggiunto l'inverno, era stato divezzato e lo avevano ripreso in casa. Pompeo, chiusa la bottega, torn dunque a stare giorno e notte ozioso e col muso lungo, sempre alle costole della moglie. E quando non la poteva torturare in altro modo, la metteva in croce per il piccolo Giulio, borbottando ch'era un bimbo rachitico, che non poteva campare; ostinandosi a strapparglielo dalle braccia, per farlo camminare prima del tempo, e poi mettendosi a gridare che era uno zuccone, perch nascondeva il visino e si stringeva colle braccine al collo della mamma, e cominciava a strillare appena lui gli s'accostava, senza aver ancora capito ch'egli era suo padre! Ah se non avesse avuto l'impiccio della famiglia! Allora s; o di riffe o di raffe l'avrebbe spuntata!... Sarebbe andato in Dalmazia, o in Ungheria, a coltivare il seme da bachi, oppure in Sardegna, nelle miniere; o, meglio di tutto, in America! I quattrini di certo, non eran mai piovuti in tasca alla gente; bisognava mettersi a girare il mondo: chi viveva in un guscio di noce non poteva far altro che morir d'inedia! Ragionando in questo modo, senza ricordarsi punto che prima di sposar la Betta pativa la fame, e che da solo non era stato buono di guadagnarsi un soldo, gli pareva che la famiglia fosse d'inciampo al suo genio industriale. E nelle notti insonni (dormiva poco perch restava ozioso, in casa, tutto il giorno) smaniava rivoltandosi nel letto, e correndo dietro col cervello a speculazioni fantastiche. E il respiro grosso della moglie e quello pi lieve del bimbo lo infastidivano, e se Giulio, che dormiva in una culla vicino al letto dei genitori, si moveva appena, Pompeo cominciava subito a sbuffare, brontolando che non lo lasciavano nemmeno riposare in pace. Al rumore la Betta si destava di soprassalto; il piccino, spaventato, si metteva a strillare, e Pompeo, sempre pi stizzito da quella "maledetta sinfonia," tirava calci come un mulo. La Betta, allora, aspettava che si calmassero le furie del marito; poi scivolava gi adagio adagio dal letto, correva dal suo bimbo, gli ravviava le coperte nella culla, e lo riaddormentava premendo la faccia sul suo visino e riscaldandolo co' suoi baci e col suo fiato caldo di lacrime. Intanto una nuova e grande sventura si preparava a questa poveretta: la padrona, la signora Lucia, cos buona con lei, essa in cui aveva riposte tante speranze per l'avvenire del piccolo Giulio, le veniva a mancare improvvisamente. La giovane signora moriva presso all'apice della felicit, proprio nel punto di diventar madre. La Alamanni, per altro, pareva avesse preveduta la sua misera fine. Era stata molto malinconica e abbattuta negli ultimi mesi, e aveva preparato una lettera al marito in cui, colle supreme tenerezze dell'amore, gli faceva palesi alcuni suoi desideri pel caso che venisse a morire. Erano ricordi alle amiche, erano soccorsi, elemosine, opere di carit; insomma era tutto il suo cuore che voleva espandersi ancora dopo la morte, come alcuni fiori delicati continuano a diffondere intorno, anche inariditi, la loro soave fragranza. La Betta pure era stata ricordata in quella lettera, e la signora Lucia, volendo riparare in parte alle perdite sofferte dalla famigliuola colla botteguccia di _Santa Radegonda_, le aveva fatto un lascito d'un migliaio di svanziche. Quando la portinaia venne a sapere di questa nuova munificenza che la concerneva, era ancora in lacrime per la padrona, n quella notizia valse a consolarla, anzi l'addolor maggiormente. --Si ricordata anche di me! Si ricordata anche di me, la mia buona signora!--E la poverina proruppe in un altro scroscio di pianto. --Chtati, grulla!--le sussurr allora Pompeo infastidito.--Se tutte ci avessero a lasciar mille lire, bisognerebbe che ne crepasse una al giorno delle padrone! La Betta, dopo tante amarezze, al nuovo insulto di quel tristo che la colpiva nel vivo de' suoi affetti e della sua gratitudine, si riscosse a un tratto, indignata; e rimangiandosi le lacrime, fattasi rossa, di fuoco, gli grid contro con voce sorda, ma con impeto, e fissandolo bene in faccia: --Mostro! Pompeo stup a tanta audacia, poi si avvicin d'un passo alla moglie, levando la mano in atto di misurarle un ceffone: --Ripeti un po', gobba, quello che hai detto?! La Betta afferr Giulio, che avea l vicino, per un braccio; lo nascose in un attimo, dietro di s, per ripararlo dall'ira del marito, e poi con tutto un sussulto dell'esile corpicciuolo e sfidandolo cogli occhi, solitamente cos dolci, ma in quel punto pieni di sdegno, torn a ripetere, mezzo soffocata da un urto di tosse: --Mostro!... Mostro! Pompeo le si avvicin ancora un altro passo; sempre con la mano alzata: la guard, fece una mossa di scherno colle labbra; ma, sorpreso e impacciato, non os toccarla. --Se la tua padrona ti voleva far del bene,--soggiunse infine, alzando le spalle,--poteva lasciarti molto pi, senza scomodarsi. Gi, i suoi quattrini non poteva portarseli dietro... in viaggio! Ci detto, Pompeo usc nel cortile e termin il discorso con una risataccia che la povera donna sent ripercuotersi in viso, come se in quel punto la colpisse lo schiaffo che l'avea prima minacciata. V. Giulio Alamanni, quando gli mor la moglie, n'era sempre innamorato. Lucia in fatti possedeva per maravigliosa intuizione l'arte tanto difficile di saper voler bene. Essa amava col cuore e coll'intelligenza e per conservava sempre desta, anche in mezzo ai trasporti pi appassionati, la felice vivacit del suo spirito, e riusciva sempre a trasformarsi, con un senso squisito di opportunit, a seconda delle varie disposizioni d'animo o d'umore del marito. Cos che l'Alamanni a volte trovava in lei un'amante appassionata, a volte una piacevole compagna dalle arguzie eleganti, e a volte invece, quando sentiva il bisogno di comunicare i pi arditi concetti della propria intelligenza, o di espandere le pi intime aspirazioni del cuore, era essa l'amica fidata, che meglio di tutti lo sapeva intendere ed apprezzare, e in due pupille nere, lucenti, che lo guardavano con amorosa attenzione, egli vedeva sempre riflessi i suoi affetti e i suoi entusiasmi. Colla fortuna di una tal compagna nella vita all'Alamanni poco o nulla restava da desiderare. Viveva contento, felice, tutto chiuso nella sua casa, e per, di primo acchito, sent di non poter amare, d'odiar quasi quella creaturina che veniva al mondo per distruggergli a un tratto ogni felicit, per strapparlo brutalmente dalle braccia della sposa, dell'amante, dell'amica diletta, per lasciarlo solo e misero a sopravvivere ai propri affetti, privo di ogni speranza. Chiam allora presso di s una sua parente vedova e non ricca; le affid la neonata, volle che la portasse via subito, che pensasse lei ad allevarla; insomma che le facesse da madre. Gliel'avrebbe ricondotta pi tardi, quando il tempo, che non doveva certo mitigare l'acerbit della sua sventura, gli avesse almeno data la forza di soffrire con pi coraggio. Ma la tempra di Giulio Alamanni era vigorosa, e il dolore, per quanto forte, non poteva abbatterla. Egli aveva troppe e troppo care memorie, aveva troppo alta poesia nell'animo per abbandonarsi ad un'inerzia vergognosa; e per dopo quell'urto che lo avea violentemente scosso si riebbe col cuore sanguinante, ma con una energica risoluzione, e dedic la vita e l'ingegno al trionfo di un ideale che ricominciava allora a infiammare potentemente gli animi: la libert della patria. Gi un suo fratello, di poco pi giovane, Francesco Alamanni, discepolo e strumento segreto e validissimo di Giuseppe Mazzini, caduto in gravi sospetti della polizia, avea dovuto esulare sotto altro nome in Piemonte. Giulio Alamanni, inscrittosi pure nella _Giovane Italia_, continu allora a Milano, con pari animo e gagliardia, l'opera del fratello, finch non si ritrovarono uniti, prima per combattere insieme durante le Cinque Giornate, e poi per arruolarsi nei _Bersaglieri Lombardi_ e accorrere alla difesa di Roma. Perci quando pochi mesi dopo i Tedeschi tornati a Milano incrudelirono nelle rappresaglie, il palazzo degli Alamanni fu subito preso di mira e sorvegliato e perquisito, mentre la polizia si adoperava a tutta possa per aver nelle mani i due fratelli. I pochi servitori ch'erano rimasti in casa venivano chiamati un giorno s un giorno no, dal Commissario per essere sottoposti a lunghi interrogatori sul conto dei padroni. Si voleva sapere se mai ne avessero sentito a parlare, se ne erano giunte notizie a qualche parente, a qualche amico; e secondo l'umor della bestia, a volte erano minacciati di fieri gastighi, a volte blanditi e lusingati da seducenti promesse. Ma tuttavia, anche volendolo, essi non avrebbero potuto riferir nulla di rilevante: i padroni non si facevano vivi con alcuno. Pompeo, nei primi momenti, ebbe pur egli una chiamata dal Commissario, e sebbene si affrettasse a rispondere all'invito, vi and tutto tremante dalla paura. Non gi che si fosse compromesso durante la rivoluzione. Egli non era corso alle barricate; non aveva gridato per le strade: "Viva l'Italia e Viva Pio Nono!" non avea mai cantato l'inno fatidico di Mameli, n, in ultimo, applaudito alle satire contro il papa spergiuro ed il re bigotto. Per tutte le cinque giornate era rimasto chiuso nel suo bugigattolo, pauroso, tremante, bestemmiando contro quei fanatici senza cervello, che avrebbero finito col far saccheggiare e incendiar Milano. E dopo fuggiti i Tedeschi, continu a ringhiare contro ogni novit; e appena ritornarono, si affrett a chiamarli per soprannome i _gastigamatti_, dichiarando che avrebbe dato chi sa cosa pur di non trovarsi in que' frangenti al servizio di due persone, come gli Alamanni, tanto pregiudicate col governo legittimo. "In che modo avrebbe potuto levarsi d'impaccio?... Certo, anche lui sarebbe caduto in sospetto; e in quei giorni bastava un sospetto per far impiccare un galantuomo!... Dio, Dio, Dio! perch era entrato in quella casa maledetta? perch s'era messo in quelle peste?" E un giorno che sua moglie os domandare, se si avevano notizie del signor Giulio, Pompeo mont su tutte le furie, rispondendole che era una imprudente, una matta, una fanatica; ch'era sempre stata la sua disgrazia, e che avrebbe finito col farlo mandare sulla forca. Ma poi, subito dopo la visita fatta al Commissario, sembr che un poco si tranquillasse. Appariva pi sereno, non avea pi tanta paura nel discorrere di tirar in ballo la politica, e sovente lui stesso, per il primo, intratteneva la Betta sul conto dei padroni, dimostrando per essi una devozione insolita. Figurarsi! arriv al punto, colle sue premure, di mandar la Betta ogni due giorni da Donna Lucrezia, la parente cui era stata affidata la bimba Alamanni, per scovare notizie del signor Giulio e del signor Francesco. E quando la Betta tornava a casa dopo essere stata dalla vedova, Pompeo non la finiva pi colle interrogazioni, e si mostrava persino amabile colla moglie; si prendeva il piccino sulle ginocchia e lo faceva trottare per un pezzo, a cavalcioni. La Betta era tutta consolata e diceva ch'era stata la Madonna che aveva toccato il cuore del su'omo! Questi, intanto, avea preso l'abitudine di andare a spasso quasi tutte le sere. Girava qua e l, a caso. per vie diverse; ma poi, capitava sempre nelle vicinanze di _Piazza dei Mercanti_ o di _Santa Margherita_, imboccava il volto dell'_Arco Vecchio_, e sgattaiolando dalla porta attraversava lesto lesto la corte della sua antica abitazione; infilava di corsa una delle tante scalucce, a quell'ora buie e deserte, e si fermava ansante al terzo piano, dinanzi all'uscio su cui era scritto _Mediatore_. --In fin dei conti--pensava Pompeo fra s ogni volta che ritornava da quelle visite notturne--in fin dei conti io salvo la pelle, e non fo male ad alcuno. Gi, i padroni non vorranno essere tanto grulli da tornare a Milano per cader in trappola! D'altronde io non ho mai fatto il rivoluzionario; non ho mai portato coccarde; non sono corso dietro a Garibaldi come quel bestione dello _Sbornia_!... Se gli altri vogliono tener mano agl'Italiani io credo d'essere libero di parteggiare per i Tedeschi. In fin dei conti chiaro che le rivoluzioni non si fanno altro che per i signori. Sotto i Tedeschi o sotto gl'Italiani la povera gente far quaresima allo stesso modo, e in quanto a me dovr sempre servire, sgobbare e spazzar le scale anche in onore del Popolo Sovrano!... Ch!... ch!... per mio conto, viva l'Austria e il quieto vivere! E poi io non posso scherzare, non posso fare il matto come gli altri. Io ho i miei doveri: sono padre di famiglia! Con tali ragionamenti Pompeo si metteva in pace la coscienza; ma non pot durarla a lungo. Un giorno, nel tempo appunto che succedevano que' suoi colloqui segreti con _Don Miao_, egli se ne stava solo solo in porteria, seduto vicino al fuoco mezzo spento, quando a un tratto si sent chiamar piano dietro le spalle da una voce che lo fe' trasalire. Si volt, balzando in piedi, e rimase maravigliato trovandosi dinanzi un contadino lacero, smunto, che lo fissava senza dir motto, come aspettando che lo riconoscesse; ma poi, a poco a poco, alla sua maraviglia si aggiunse un'inquietudine strana, vivissima. Guardando la faccia tutta rasa dello sconosciuto, sentiva come una vaga reminiscenza, poi a poco a poco riconobbe i tratti di persona a lui ben nota. Allora, per un intimo turbamento, non pot pi sostenere lo sguardo che lo fissava; abbass gli occhi e mormor: --Mio Dio, il padrone! Giulio Alamanni (era proprio lui, travestito in quel modo) si pose l'indice della mano sulla bocca, accennando a Pompeo di tacere; poi, guardando in giro con diffidenza:--La Betta--domand, parlando sempre a bassa voce-- uscita? --S... signor padrone.... --E... star molto fuori? --Non so... non credo. --Allora aprimi subito la porta della scala e fammi passare: che nessuno mi veda! --S... si...gnore.... --E gli altri della casa? --Le donne sono in chiesa... il cocchiere dev'essere in scuderia.... in corte non c' anima viva. --Andiamo... sbrighiamoci! --Sissignore.... Pompeo, tutto sconvolto, si avvi verso la tavoletta delle chiavi, stacc le due prime che vi erano appese, poi in fretta, seguto dal padrone, attravers l'atrio, apr le imposte a vetri che davano adito alla scala, e quando furon essi dentro tutti e due, torn a richiuderle con un doppio giro di chiave. --Ora ci siamo!--esclam l'Alamanni con un sospirone di sollievo.-- andata meglio che non sperassi. Ma e poi?--soggiunse rivolgendosi a Pompeo.--Se torna tua moglie e non ti trova in porteria? --Figurer d'essere salito su per aprir le finestre e dar aria alle sale,--rispose Barbetta sforzando la voce, che non gli voleva uscir chiara dalla gola. --Hai presa la chiave del quartiere? --S, signor padrone: ho presa la chiave dell'anticamera; tutte le altre son dentro. Allora Pompeo e l'Alamanni cominciarono a salire le scale. --C' stata la polizia a farmi visita, non vero? --Una volta, signor padrone,--rispose il portinaio, che si sent gelare il sangue e sal pi in fretta gli scalini, come per sfuggire a quell'interrogazione. --Avr messo tutto sossopra?... --Sissignore; ma non ha trovato nulla.... Almeno cos ho sentito dire. --Lo so, lo so. E la Betta?--continu l'Alamanni colla sua solita affabilit. --Benino al solito; grazie, signor padrone. --Povera figliuola!--e Giulio Alamanni, pensando in quel punto quanto la Betta fosse stata affezionata alla sua Lucia, sospir profondamente. Frattanto erano giunti nell'anticamera. --Da che parte, signor padrone?--domand Pompeo fermandosi nel mezzo, perch sull'anticamera davano due appartamenti. --Per di qua:--e l'Alamanni accenn a sinistra.--Aprimi la camera da letto... Di' la verit,--soggiunse poi, notando la confusione e la faccia stralunata del portinaio,--questa mia apparizione ti ha messo in corpo una gran paura? --No... cio... temo per lei, signor padrone!... Se mai la polizia venisse a sapere.... --Chi mai potrebbe riconoscermi cos trasfigurato? E poi non uscir certo di casa in tutto il giorno, e stanotte lascier Milano per sempre. --E... e il signor Francesco? --Egli gi in sicuro. Il portinaio non rispose verbo, ma alz gli occhi al cielo quasi volesse ringraziare la divina Provvidenza. Dopo aver attraversata adagio adagio, al buio, una lunga fila di sale grandi e fredde, dove i tappeti ammorzavano anche il rumore dei passi, i due erano entrati in una stanza pi rischiarata in cui distinsero subito, come nuvola bianca, l'alcova e i cortinaggi di un letto matrimoniale. Giulio Alamanni, che si era fatto pallidissimo, ordin allora a Pompeo di aprire gli scuri delle finestre. Il portinaio si affrett a ubbidire. Le finestre prendevano luce dal piccolo giardino della casa e non c'era pericolo che alcuno, di l, potesse spiare nella stanza; ma tuttavia Giulio Alamanni non pensava certo in quel momento alla propria sicurezza; ben altri sentimenti gli agitavano l'animo. Erano i ricordi pi dolci e pi dolorosi della sua vita; erano le gioie dell'amore ed era insieme l'ultimo grido di Lucia agonizzante, che si ripercuoteva ancora fra quelle pareti. Egli era ritornato l dove avea tanto amato e tanto sofferto!... dove la sua Lucia gli aveva dato tutto il suo amore, e dove nell'ultima ora avea risposto con un rantolo ai suoi baci e alle sue carezze. Ma la morte, col lugubre accompagnamento di lacrime e di disperazione, era passata per quella camera, senza lasciarvi alcuna traccia.... I rosei putti del soffitto danzavano sempre giocondi attorno ad un'Aurora tutta candida e soave nella sua nudit immacolata; e gli stucchi nitidi, e i fregi dorati, e i larghi fiori degli arazzi splendevano al sole, come il primo giorno in cui egli vi era entrato stretto al fianco della sua sposa, che gli sorrideva tremando. Subito era corso collo sguardo al capezzale dove, sui guanciali affondati, avea veduto per tante ore, quasi immobile, il viso scarno, pallido pallido, di Lucia... ma adesso una ricca coltre di damasco antico dai vivi colori copriva tutto il letto morbido, ravviato che non faceva una grinza. Sul tavolino accanto, in luogo delle boccette e dei medicamenti, ch'egli guardava in que' giorni con un senso supremo di speranza, si vedeano, disposti in bell'ordine, i gingilli eleganti e le figurine graziose di porcellana.... Tutto, insomma, era stato ripulito, mutato, rimesso a nuovo: e l'Alamanni cercandovi invano una traccia del suo gran dolore, a poco a poco si sent come un estraneo in casa, in camera sua, quasi al pari che nel suo luogo di esilio. --No, le cose non hanno lacrime,--mormor fra s con profonda angoscia. Ma poi, veduto Pompeo che gli si teneva vicino, umile, col berretto in mano, volle vincere per un nobile sentimento di fierezza la propria commozione; e us di tutto il suo coraggio per mostrarsi forte, e ricordarsi di ci per cui era venuto. Con la voce spezzata dall'affanno ordin subito al portinaio che accendesse il fuoco nel piccolo caminetto della stanza. Pompeo era gi troppo sbalordito perch un ordine cos inaspettato e, in quel momento, cos strano, lo potesse maravigliare. Invece, tutto premuroso, lev il paravento, cerc la legna che trov subito in un mobiletto di mogano accanto al caminetto, e l'accomod sugli alari. L'Alamanni, intanto, lo seguiva cogli occhi aspettando impassibile che il fuoco fosse acceso; e poi, quando vide levarsi la fiamma dinanzi a Pompeo che inginocchiato soffiava sotto ai fastelli:--Ora--gli disse--bisogna vedere se ci riesce di staccare un po' quell'armadio dalla parete. Questa volta Pompeo guard fisso il padrone: non aveva capito bene che cosa dovesse fare. L'armadio indicato, grande, pesante, a fregi e intarsiature, sullo stile degli altri mobili della camera, pareva infisso nella parete di faccia al letto e tutto chiuso fra la cornice dell'arazzo. --S, lo potremo smuovere facilmente,--soggiunse l'Alamanni rispondendo alla muta interrogazione di Pompeo; e allora servendosi di una mano sola, che l'altra, la destra, la teneva sempre nascosta sotto la giacca di frustagno, riusc a staccare dal muro una parte dell'arazzo, mostrando in tal modo che l'armadio vi era appena accostato. -- forse ferito?--domand Pompeo al padrone, avendo notato come non si fosse servito altro che della mano sinistra. --S; ma cosa da nulla. Pompeo da solo giunse appena con molta fatica a scostare di tanto l'armadio che tra la parte di dietro e il muro potesse penetrare una persona. --Mi ci vorrebbe un arnese di ferro; un martello, una spranga,--disse l'Alamanni guardando in giro per la stanza. Ma non trov altro che le molle del caminetto: avevano un manico d'ottone fuso; grosso, massiccio. Le addit a Pompeo e gli di ordine di battere con quelle, e con tutta forza, sopra un punto dove la parete si vedeva murata di fresco. Il tramezzo cedette subito ai primi colpi, per un largo tratto rettangolare, e dietro apparve agli occhi maravigliati del portinaio una grande cassa di ferro. --Il pover'uomo che mi aveva murata questa buca, stato ucciso dai Tedeschi alla barricata di San Celso!--mormor il proscritto con un sospiro. Poi fatto ritornare il servo ad attizzare il fuoco apr lo scrigno, mediante una chiave che portava con s, e ne tolse alcuni fasci di carte che butt sulla fiamma rimanendo muto, accigliato a vederli bruciare. --Sai,--disse poi rivolgendosi a Pompeo quando di tutti quei fogli non rimase pi altro che un mucchio di cenere nera, a falde, alcune delle quali svolazzavano qua e l su pel camino,--se i Tedeschi fossero riusciti a metter le mani su quelle lettere, c'era tanto da porre in pericolo mezza Milano. --Ma per fortuna, signor padrone, i poliziotti non sarebbero mai venuti a capo di scoprirle, tanto bene erano nascoste. --Eh, non si sa mai!... Alle volte si trova la spia dove meno si crederebbe.... Pompeo impallid, e non pot rispondere altro che qualche parola inintelligibile. --Ma ad ogni modo,--continu l'Alamanni,--adesso sono pi tranquillo. Anche se fossi preso, avrebbero me solo nelle granfie! E cos dicendo il proscritto si guardava attorno nella camera con un senso profondo di mestizia: pareva chiamasse tutte le memorie di Lucia a testimonio del disgusto e dell'amarezza che sentiva della vita. Per tacque lungamente, ritornato in preda alla pi viva commozione. Poi di nuovo, sebben cogli occhi pieni di lacrime, riusc a vincersi, e rivoltosi daccapo a Pompeo: --Ora,--gli disse,--scenderai subito in porteria. --S, signor padrone. --Se la Betta fosse tornata, trova modo di rimandarla via. Non ti mancher certo qualche scusa, qualche pretesto. Occorre che stia fuori di casa almeno due o tre ore. --S'ella crede, potrei mandare mia moglie da donna Lucrezia. Cos, prima di partire, ella avrebbe anche le notizie della padroncina. --Oh, l'ho gi veduta la mia bimba... povera bimba! Il Barbetta non fu punto commosso da queste parole, n dal sospiro con cui furono accompagnate. Invece prov dentro di s una gran contentezza, accorgendosi di non esser solo a conoscere quel viaggio misterioso del padrone. --So che ci vai spesso a salutare mia figlia; so che ci va pure anche la Betta, e ve ne ringrazio. Fra qualche giorno, quando mi trover al sicuro, ho gi disposto perch la bimba venga a raggiungermi con Donna Lucrezia.... Ma, per oggi, meglio che tua moglie non si faccia vedere da quelle parti. Non mi parrebbe prudente. Si fa presto a ciarlare! --Come vuole, signor padrone. Allora mander la Betta dalla lavandaia. Oh, non dubiti! una buona passeggiata! Sta laggi, alla _Barona_, fuori di porta Ticinese. --Va bene. Appena resti solo, torna su da me. Ti dar una somma di danaro e una mia lettera: porterai l'una e l'altra dal banchiere Nicola Mazza. Sai dove abita, non vero? -- quello che ha bottega di cambia-valute sull'angolo di via Orefici? --Quello, per l'appunto. Egli, poi, ti consegner una tratta a mio favore su Londra. --S, signore. --Intanto io ti preparer tutta la somma in rotoli di napoleoni d'oro, cos ti sar pi agevole il trasportarla. Ma prima necessario che tu vada dal Mazza per metterti d'accordo con lui circa all'ora e al modo di fargli avere il danaro. Bada che non lo potrai portare tutto in una volta; perci sar bene prepararlo, e nasconderlo gi in camera tua finch sei solo in casa, cos la Betta e gli altri non ti vedranno salire e poi riscendere colle tasche gonfie. --S, signore. --Ci avrai pure qualche ripostiglio sicuro? --Ho... ho un cassettone che ha una serratura forte,--rispose Pompeo con un tremito strano nella voce e senza guardare in faccia l'Alamanni. Nicola Mazza, il banchiere sull'angolo di via _Orefici_, appena sentita l'imbasciata, rispose subito che i danari, per maggior prudenza, bisognava aspettare a trasportarli di notte e... e perci in tutto quel lunghissimo giorno la grossa somma (cinquanta mila svanziche in tanti rotoli di napoleoni d'oro) rimase nascosta nel cassettone del portinaio. --Questa volta, se la polizia agguanta il padrone, impiccano anche me!--pensava Pompeo, rannicchiato accanto al fuoco spento col capo fra le mani. A momenti era assalito da brividi; lo prendeva una smania nervosa, e allora inveiva senza ragione contro la Betta e scapaccionava il povero bambino, che correva a rifugiarsi dietro le sottane della mamma. --Cinquanta mila lire?!... Ma non ci voleva pensare a quella somma, e sebbene attratto da una specie di fascino a guardare verso il cassettone, pure rimaneva duro e non si voltava mai da quella parte. Voleva persuadersi che delle cinquanta mila lire non gliene importava nulla e che le sue inquietudini, le sue incertezze provenivano soltanto dal grave pericolo al quale andava esponendo s e tutti i suoi. Fosse stato solo, allora avrebbe anche potuto darsi l'aria di un eroe; ma invece, era padre di famiglia, e dovea pensarci due volte prima di fare uno sproposito!... E i danari? E le cinquanta mila lire ch'erano l nel cassettone?... Ch! Non se ne curava punto! Non erano i danari certamente che avvrebbero potuto indurlo... che avrebbero potuto trascinarlo... Oib!... Non era sempre stato galantuomo? Anche quando avea dovuto chiuder bottega non avrebbe potuto dichiarare il fallimento e tenersi i quattrini se fosse stato disonesto? Invece avea pagato i suoi creditori fino all'ultimo soldo!... Dunque? Dunque anche adesso non era certo per un po' di danaro che si sentiva turbato. Non ci pensava nemmeno!... Voleva anzi dimenticare che fosse nascosto in camera sua... Aveva ben altro pel capo... Non se ne ricordava gi pi!... Era la famiglia quella che gli premeva!...--E Pompeo arrivato a questo punto co' suoi pensieri, per convincersi meglio che in ogni caso avrebbe avuto solo di mira il benessere della moglie e del figliuolo suo, fece uno sforzo per rivolgere qualche buona parola alla Betta, e prendendosi il bimbo sulle ginocchia cominci a farlo trottare: --_Op, l l! op, op, l l!_ Ma poi, a poco a poco, tornava cupo e pensieroso: e allora, senza accorgersene, affrettava il su e gi nervoso delle gambe, dimenticando il figliuolo che gli ballonzolava davanti col visino smorto, pieno di lacrime. Ma la Betta, che conosceva l'umore bizzarro del marito, non perdeva di vista il bambino, e appena poteva, fattosi animo, glielo toglieva di mano. --E se in casa ci fosse nascosto un qualche arnese di polizia?... Allora agguantano il padrone ugualmente, e per giunta mandano anche me sulla forca. Quel balordo non si era fatto vedere da Donna Lucrezia?!... Una fanatica senza giudizio, che non sarebbe stata zitta nemmeno a tagliarle la lingua! Ma, subito, questo dubbio ch'egli era andato a cercare soltanto per mettersi in pace colla coscienza, lo atterr. --Non poteva, proprio per davvero, esserci qualcuno che avesse avuto l'ingiunzione di sorvegliar lui, come lui avea avuto l'ordine di sorvegliare gli altri? Pompeo fu preso da un brivido, mentre un sudore freddo gli stillava dalla fronte. Si alz in piedi a un tratto, e si guard attorno per la camera, come smarrito, respirando con fatica. --... Sicuro; se in casa ci fosse la spia e avesse gi riferito al commissario l'arrivo del padrone?... Sarei bello e spacciato! Don Miao glielo avea detto chiaro fino dal principio: _Badate che se vi si trova in fallo, non vi sar usata misericordia!_ Per Dio! Si trattava di salvar la pelle, altro che la tentazione di una manciata di marenghi! Ma alla paura di Pompeo, sebben grande e sincera, si mescolava in fondo al cuore, per una contradizione strana, un senso indefinibile di contentezza, una speranza che gli sorrideva nell'avvenire lontano; invano cercava di seppellirla sotto una fitta di pensieri svariati e tormentosi; a ogni poco ritornava a galla riapparendogli pi bella e pi lusinghiera. L'immagine terribile del capestro, che lo faceva fremere e tremare, non era forse una valida giustificazione per la sua coscienza?... E parimente, anche dopo, davanti al giudizio, cos fallace, della pubblica opinione?... Dopo molti anni, scomparso ogni pericolo, egli avrebbe ritrovato nel cassettone, e con sua grande maraviglia, le cinquanta mila lire, che sotto la minaccia continua della prigione e della forca era naturale, naturalissimo, avesse del tutto dimenticate!... Ma intanto bisognava risolversi. Allora torn a sedersi e rimase lungamente colla testa bassa, voltando le spalle al cassettone. --Povero figliuolo mio, povera moglie mia, se m'impiccassero! Non resterebbe loro altro che morir di fame.... Il signor Giulio in galera; il signor Francesco in esilio; e Donna Lucrezia che si trova al verde.... un bel matto, del resto, anche il mio padrone!... Dopo rimasto vedovo la vita gli viene a noia, vuol crepare ad ogni costo, si ficca nelle congiure, corre alla guerra e ne fa di tutti i colori senza badare, intanto, a quali pericoli espone un povero cristiano, che l'unico sostegno della famiglia, e che non ha punta voglia di sentirsi la corda al collo!... Certo il signor Giulio non aveva usata alcuna prudenza. Ci voleva ben altro che i travestimenti per sfuggire alla polizia! Doveva tenersi al largo e non tornare a Milano col rischio di cadere in trappola.... Se i quattrini erano finiti, ebbene, poteva far debiti!... Era vero, per altro, che il signor Giulio correva meno pericoli di suo fratello, il signor Francesco.... Quello s, se fosse caduto in mano ai Tedeschi, era sicuro di morire sulla forca.... Ma il signor Giulio?... Oib! Gli avrebbero fatta una paternale e, tutt'al pi, lo avrebbero tenuto dentro fin che non gli fosse passato il grillo dell'Italia libera!... Si sapeva bene, che era un poeta, un matto.... --Ed io--continuava a dire Pompeo fra s--dovrei sfidare la pelle, quando il padrone, a buon conto, non arrischia altro che di metter giudizio?.... --In tal caso,--concluse poi, dopo qualche tempo di profonda meditazione, e senza nemmeno accorgersi che i suoi pensieri ormai gli avevano tolta la mano e correvano tutti l dove lo portava il cuore,--in tal caso, mi terrei io i danari, perch non venissero confiscati, e li renderei al padrone appena fosse rimesso in libert.... Certo... certo.... Glieli renderei fino all'ultima svanzica. Sono sempre stato un galantuomo, io! VI. La donna avea gi scodellata la minestra sul tovagliuolo disteso nel solito cantuccio del deschetto; ma Pompeo, assorto nei suoi pensieri, non si moveva per mettersi a mangiare. Da pi di un'ora stava l ritto in piedi, muto, immobile, colla faccia bianca, smorta, e gli occhietti loschi, infossati. Ma anche da quella sua cupa impassibilit, traspariva, a guardarci bene, l'inquietudine, e la lotta interna del suo animo. Le labbra sottili avevano un tremito quasi impercettibile e colle unghie rabbiose si graffiava le mani che teneva incrociate dietro la schiena. Giulio avea fame, e lo diceva pianino alla mamma, la quale, non arrischiandosi a parlare, moveva per a ogni poco i piatti e le posate di ferro, perch l'altro dovesse accorgersi che il desinare era pronto. Ma Pompeo rimaneva impassibile deludendo tutti gli espedienti messi in opera per iscuoterlo. E dur cos ancora un buon pezzo, finch la Betta, pensando che il riso si sciupava, si fe' animo, e a mezza voce, passandogli vicina, lo avvert che avea messo in tavola. La povera donna si aspettava certo uno sgarbo un rabbuffo, ma in vece, con grande sua maraviglia, il marito le rispose garbatamente che incominciasse lei a mangiare col bambino. --Io non ho fame,--aggiunse poi, battendosi forte col pugno sullo stomaco.--Sento ancora il peso delle aringhe e delle cipolle di stamattina... Bisogner... prover... a far due passi...--E guard l'uscio, ma non si mosse. --Vuoi una scodella di brodo e vino? Ti far bene se hai un po' d'imbarazzo--sugger la moglie con sollecitudine. --No... no... Mi d disgusto!... Far due passi... far due passi--ripet, e cerc coll'occhio il cappello, guardando ancora verso l'uscio; ma come prima, alla sfuggita, e senza muoversi. La Betta si rincantucci nell'angolo della tavola, si fece il segno della croce, e preso il bimbo sulle ginocchia, cominci a mangiar la minestra adagio adagio, senza pi dire una parola, studiandosi di non toccar la scodella col cucchiaio, per non dar molestia al marito. Questi, dopo un altro poco, si mosse girando lentamente su e gi per la stanza. Poi si ferm dinanzi alla seggiola dov'era il suo cappello. Lo spazzol ben bene, a lungo, gli lisci la tesa fregandola contro il gomito, gli aggiust il nastrino, e in fine se lo cacci in capo risolutamente con un lattone; ma ancora non ebbe il coraggio di andarsene e torn daccapo a passeggiare quasi non sapendo trovar la parola solita per dire _addio_. --Che ora ?--domand finalmente, dopo essersi schiarita la voce che gli usciva soffocata dalla strozza, e senza guardare in faccia la Betta. --Le sei, credo. --Ch, ch! Ti gira?!... dev'esser molto pi tardi.... La Betta non fiat. --Saranno almeno le sei e mezzo,--riprese Pompeo dopo una lunga pausa. Perch sua moglie non gli diceva lei di uscire, di muoversi, di andare a prendere una boccata d'aria?... Cos, da solo, non sapeva risolversi a fare quel primo passo. Aveva bisogno che qualcuno gli desse una spinta. --Auf, si soffoca qui dentro! Ma la Betta, cheta cheta, continuava a mangiare col suo bambino, senza dir verbo. --Perdio! leccate anche i piatti stasera; che non la smettete pi?--brontol alla fine il portinaio, tutto stizzito, per quel silenzio che lo impacciava. Betta, subito, mise il bimbo in terra, gli pul la bocca con una cocca del tovagliuolo disteso sul desco, poi cominci a sparecchiare. A un tratto dalla chiesa vicina si ud suonare l'_Ave Maria_. --Sono le sette,--esclam Pompeo. L'ora gi tarda, e il rintocco delle campane, echeggiando nel cortile e nella stanza gli dette animo e lo fece risolvere. Si avvi prestamente verso la porta; ma poi quando fu nell'andito si ferm di botto preso da una nuova inquietudine.... Se fosse uscita anche la donna per andare in chiesa, chi sarebbe rimasto a far la guardia al cassettone?... Ma in un attimo si rimise in cammino e tir dritto, contento di poter provare a s stesso che nel supremo momento non si era dato alcun pensiero del danaro affidatogli. Quella sera egli non si perdette a girar per le strade. And dritto all'_Arco Vecchio_, e quando fu per infilare la porta della sua antica abitazione, non si volt neppure, come faceva di solito, per vedere se aveva dietro qualcuno che lo spiasse. L'enormit del suo delitto, gli aveva messo addosso, nel momento di compierlo, uno sgomento cos nuovo e cos strano, una agitazione, un orgasmo, da farlo traballare come un ubbriaco. La corte era deserta; ma quelle ombre oscure che Pompeo, senza osare di girar la testa, vedeva colla coda dell'occhio, gli parevan piene di gente che stesse l in agguato per saltargli addosso e pigliarlo alla gola. Ansava nel montar la scala, e sudava, e tremava, ma non si ferm: ormai era troppo tardi. Quando fu giunto dinanzi alla porta del _Mediatore_ era livido, e mentre picchiava all'uscio adagio adagio, chiudeva gli occhi, e si sentiva girar la testa come se fosse sul punto di buttarsi gi da un precipizio.... Avrebbe voluto esser ancora a casa sua, accanto al fuoco, a riflettere. In quell'attimo rivide la stanzuccia bassa, scura, piena di mobili e di roba.... Rivide pur anco il cassettone, e in mezzo al turbamento, prov un intimo senso di contentezza udendo lo strisciare dei passi di Don Miao, che veniva ad aprire. Il dato era tratto. Ritorn a casa prestissimo: aveva le gote accese e appariva cos agitato e sconvolto che la Betta gli domand se si sentiva male. --No. Ho caldo. Mi sento soffocare. Si era levato il cappello, ma non trovava dove posarlo, e torn a cacciarselo in testa; voleva sedersi a tavola, ma non vedeva la seggiola che avea l davanti. Colla Betta poi, era ancor pi trattabile di prima; non si era mai mostrato tanto cortese. Pareva proprio che avesse bisogno di qualcheduno che gli stesse sempre vicino e che gli fosse affezionato. Domand di Giulio, lo voleva vedere, ma era gi a letto. Allora sospir e giur a s stesso che, se non avesse avuto famiglia, non avrebbe fatto quello che avea fatto....--Ch! mai, mai! Se non avesse avuto moglie e figliuolo, sarebbe corso anche lui alla guerra, come lo Sbornia! Ma si faceva tardi, e bisognava trovare il modo di liberarsi della Betta. Non la voleva presente all'arresto del padrone. Pens di mandarla a prendere un fiasco di vino in una bettola lontana da casa Alamanni, in via dei _Tre Alberghi_. Ma la donna fece la strada in fretta e ritorn pi presto di quanto Pompeo avesse pensato. Essa lo cerc nella prima stanza... non lo vide. Pos il fiasco sulla tavola, prese la candela, e pass nell'altra camera: non v'era nemmeno l. Allora, maravigliata, si mise a chiamare: --Pompeo! Pompeo! --Son qui!--rispose una voce bassa, soffocata, dal fondo della camera. La Betta alz il lume per vedere di dove veniva la voce, e scopr Pompeo rannicchiato, nascosto fra il letto e la parete. --Che hai?!... Ti senti male?--domand spaventata. --No. Ti aspettava....--e cos dicendo Pompeo si alz in piedi: tremava come una foglia. --Oh povera me! Tu sei malato! --No.... no.... Dammi un bicchier di vino. Ma la Betta non ebbe tempo di passare nell'altra stanza a prendere la bottiglia; un rumore confuso di voci, di passi pesanti, di sciabole e di fucili risuon a un tratto sotto l'atrio della casa. --Vergine santa! I _gendarmi_!...--grid la Betta nascondendosi il capo fra le mani. Pompeo non si mosse, non disse verbo; allib. Soltanto quando la Betta fece l'atto di uscire le afferr un braccio e se la tir vicina, addosso, come se volesse ripararsi dietro a lei. --Gesummaria, vengono ad arrestarti!--mormor la povera donna che non sapeva spiegarsi altrimenti il tremito del marito. No... no.... Li senti?...--rispose Pompeo, e tese l'orecchio con ansia.--Si mettono in ordine.... Vanno via. I gendarmi si avviarono in fatti verso la porta di strada; ma il cancello sotto l'atrio era chiuso e per dovettero passare per l'andito angusto della porteria. La Betta, sbigottita, gli vedeva sfilare a due a due dalla finestrina a cristalli in fondo alla camera, quando si spalanc all'improvviso la piccola imposta, sbatacchiata violentemente, e dal breve pertugio si affacci come spettro, una figura pallida, sbiancata; cerc, fiss Pompeo con due occhi di foco e gli grid contro, come una maledizione: --_Spia!_ --Il padrone!--url la Betta esterrefatta. Pi che al viso, lo avea riconosciuto alla voce. I gendarmi cacciarono innanzi l'Alamanni col calcio dei fucili; quindi si ud aprire e poi chiudere la porta con gran fracasso. --Tu.... Sei stato tu, che hai fatto la spia al padrone?!--proruppe la Betta con voce soffocata ma terribile, mentre il passo misurato dei soldati risuonava allontanandosi a poco a poco por la strada. --Sta zitta.... Sapevano tutto!--rispose Pompeo intimidito, umile dinanzi alla moglie, senza accorgersi che con quelle parole invece di negare, si accusava da s. --Tu?!... Tu?!... Spia!... E la padrona... la padrona prima di morire...--Ma la Betta non pot dir altro: cadde gi, bocconi, sulla sponda del letto, scoppiando in gemiti e singhiozzi. --Calmati... calmati... Sta zitta,--mormor Pompeo dopo un poco, avvicinandosi, ma senza osare di toccarla.--Calmati.... Sveglierai Giulio... che dorme! Ma la Betta non lo udiva nemmeno. Continuava a singhiozzare, mentre un tremito convulso di tutta la persona le faceva battere i denti. In breve le stanzucce dei portinai si empirono di gente. Erano lo persone addette alla casa, che correvano l ansiose di raccogliere informazioni intorno all'arresto del padrone. --Come mai, e da quando il signor Giulio era ritornato a Milano?... Come aveva fatto per entrare in casa?... Chi lo aveva veduto?... In che modo era stato scoperto dalla polizia? Ma nessuno sapeva spiegare quell'arcano, e Pompeo pareva pi sorpreso di tutti. Parlavano tutti insieme, sommessamente, e chi diceva una cosa, chi un'altra. Le donne si facevano ogni momento il segno della croce e intanto il fiasco di vino, portato dalla Betta, andava in giro rincorando gli afflitti. A un tratto rimbomb sotto l'atrio un gran colpo: picchiavano alla porta; quelli di dentro ammutolirono e si guardarono in viso spaventati. Poi, come Pompeo non si moveva, il mozzo di stalla, fattosi animo, and lui ad aprire. Ma appena visto chi entrava, si sentirono sollevati; era il ragioniere, che dormiva in casa. Il pover'uomo non sapeva ancora nulla dell'accaduto, e strabiliando si faceva raccontare da tutti, e ripetere quella sola cosa che gli potevano dire; che cio, il padrone, il signor Giulio, era stato preso dai gendarmi! Anche lui fece le medesime domande che poco prima avean fatto gli altri. "Come mai il signor Giulio era ritornato a Milano?... Chi lo avea veduto?... In che modo era stato scoperto?..." ma neppur lui ottenne alcuna risposta soddisfacente, e allora raccont alla sua volta che quella stessa sera la polizia aveva messo dentro anche il banchiere Nicola Mazza, quello sull'angolo di _Via Orefici_. --Diavolo! che retata!--esclam il cocchiere; ma nessuno fiat, n proruppe nelle solite invettive contro i Tedeschi. Tutta quella gente pensava fra s e s che l nella stessa camera, in mezzo a loro, ci poteva essere la spia; ma nessuno avrebbe mai sospettato nemmen per ombra del "signor Pompeo". VII. Frattanto la brigatella riunita nella porteria non sapeva risolversi d'andar a letto; e appena il ragioniere fu uscito, il mozzo di stalla dovette correre a prendere un altro fiasco di vino. Le donne, in ispecie, impressionate dall'arresto del padrone e dai discorsi fatti di carcere e di forca, si sentivano addosso una certa pauretta all'idea di trovarsi sole nelle camere lontane, su, all'ultimo piano di quel palazzone. Tutta la notte non avrebbero sognato altro che gendarmi e spie e impiccati con tanto di lingua fuori!... Brrr.... venivano i brividi solo a pensarci! Ma poi un caso inaspettato sopraggiunse a protrarre la veglia di alcune ore. La Betta cominci a sentirsi male, e allora il mozzo di stalla fu mandato fuori un'altra volta in cerca del medico. Questi si fece aspettare parecchio; poi, siccome era il medico di casa, invece di entrare subito nella camera dell'ammalata si ferm a lungo nella prima stanza a discorrere coi servitori dell'arresto del signor Giulio e degli altri avvenimenti di quella sera memorabile, e seguitava sempre a parlare quando, infine, pass dalla Betta, tutto lustro nell'abito nero, il cappello a cilindro in testa e il sigaro in bocca. S'accost adagio al letto, prese in mano la candela ch'era sul tavolino da notte, e si chin per veder meglio in faccia la donna. Betta avea le gote rosse, accese, e gli occhi immobili, spalancati. Allora il dottore assunse un contegno grave; e levandosi il sigaro di bocca, lo pos accanto al letto, sul piattellino del candeliere; poi tast sotto le coperte il polso all'ammalata. --Ha un febbrone da cavallo!--esclam dopo un istante, cercando cogli occhi Pompeo, rimasto in fondo alla camera muto e preoccupato. Il dottore, tenendo sempre con una mano il polso della Betta, coll'altra che avea libera cav dalla tasca del panciotto un grosso orologio d'argento per misurare le pulsazioni. --Corbezzoli!... Occorre un salasso, subito! -- cosa grave?--domand pianino una delle donne che erano entrate nella camera, dietro al dottore, e stavano in silenzio appi del letto. Il medico non rispose; ma invece di aspettare il chirurgo, come s'usava allora, tolse da una busta di pelle, che portava sempre con s, tutto l'occorrente, e si dispose egli stesso a fare il salasso. La Betta non si mosse, e non fiat. Continu a guardare Pompeo cogli occhi spalancati, che pel subitaneo pallore del viso parevano pi grandi. Il dottore, fasciato il braccio all'ammalata, si lav le mani in un catino che gli teneva una delle donne; pul e ripul la lancetta col fazzoletto bianco; e rimessala nella busta, ne lev fuori un fogliolino di carta, vi scrisse col lapis qualche parola, chiamando poi a s Pompeo con un cenno: --Tieni,--e gli dette la ricetta;--che prenda di questa medicina un cucchiaio da tavola ogni ora. Se le sopraggiunge il delirio, non importa, continui lo stesso. Ma mi raccomando!--e guard le donne che si erano aggruppate a discorrere sommessamente;--l'ammalata ha bisogno di quiete e di riposo, e in camera non si fa conversazione! --Il delirio!--ripeteva intanto tra s il portinaio, che stava sempre in apprensione.--Potrebbe parlare nel delirio!...--Oh, avrebbe pensato lui a sciogliere la compagnia e a far in modo che la Betta rimanesse quieta... e sola! Anche per la medicina fu mandato in giro, al solito, il povero mozzo di stalla, e mentre Pompeo l'aspettava, persuase lo donne e gli altri a non fare, complimenti e andar a letto.--Era gi tardi; e del resto avevano sentito il medico: la Betta avea bisogno di riposo... Invece, se una delle donne avesse voluto prendersi Giulio con s, gli avrebbe fatto proprio una carit fiorita. Il piccino, alle volte, poteva svegliarsi nella notte, e piangere e strillare; insomma disturbare la povera ammalata!... --Ma s'immagini, signor Pompeo! Di tutto cuore!...--risposero insieme le donne. E il bimbo fu levato dal lettino senza che nemmeno si destasse. Sospir, con un piccolo gemito, quando fu preso in braccio; poi subito pieg la testolina appoggiandola contro la spalla della cameriera che lo portava, e continu a dormire. --Povera creaturina! Sembrava un angelo del Paradiso! Gli occhi della Betta, ch'erano sempre rimasti fissi, immobili addosso a Pompeo, si volsero allora e seguirono la donna che usciva dalla camera in punta di piedi, tenendosi fra le braccia il figliuolino addormentato. In quel momento il respiro dell'inferma sembr farsi pi affannoso e le labbra si mossero lievemente come se mormorassero una preghiera. * * * * * --Apri la bocca!--esclam Pompeo con rabbia, quando fu solo presso la moglie. In piedi, accanto al lotto, studiava di tener fermo il cucchiaio di ferro colla medicina. --Apri la bocca!...--La moglie lo fissava, lo fissava sempre ed egli si sentiva inquieto e sgomento. La Betta apr la bocca; Pompeo piano piano, per non versare la medicina, le avvicin il cucchiaio alle labbra, mentre i denti dell'ammalata battevano contro il ferro. Frattanto la Betta seguitava a guardar fissa il marito, e quello sguardo spietato gli penetrava in fondo all'animo. Pompeo rabbrividiva: la luce fumosa della candela gittava incerti riflessi sul viso dell'inferma; il lettone alto, grande si perdeva fra le ombre circostanti come un immenso cataletto. E all'infuori di quel viso contraffatto e di quegli occhi che non lo abbandonavano mai, nella camera era tutto buio, tutto silenzio. Volle provare a muoversi, per farsi coraggio: anche lo scricchiolare delle scarpe gli faceva paura. Ma, a un tratto, sent un mormoro dolore che si manifestava cos semplicemente, colle lacrime, distrusse tutto il mistero fantastico che i rimorsi gli avevano suscitato nella coscienza. --Ma non era altro che la Betta, sua moglie; la Betta che singhiozzava, quella che conosceva il segreto!... E dunque? Animo! Su! Perch tanto sgomentarsi? Non avea forse in suo potere colei che avrebbe potuto disonorarlo e perderlo?... Perderlo?... S; ci voleva altro, colla polizia ch'era dalla sua!... Disonorarlo? Perch?... A buon conto avea fatto il suo dovere!... Se i matti cospiravano per il gusto di farsi impiccare, o che non era padrone lui di essere un suddito devoto... per salvar la pelle?... E poi l'onore era roba di lusso, roba buona pei signori che non avevano bisogno di faticare a mantener la famiglia!... Spia?!... No... Lui non era una spia; lui non era andato di sua spontanea volont la prima volta dal commissario!... Ch!... Lo avevano minacciato della forca--_della forca_--zizzole!... Non ora un eroe, lui, ecco; questo era prontissimo anche a confessarlo; ma la sua colpa stava tutta l... Spia?... Le spie si pagavano, e Pompeo Barbetta--vero, com'era vero ch'era stato battezzato--non aveva, n avrebbe mai preso un soldo dai Tedeschi! Per altro quella zuccona testarda e ignorante della Betta non avrebbe voluto capirle tutte le buone ragioni; e con lei, sicuro, anche perch non s'inquietasse di pi, era meglio cercar di scusarsi e nascondere la verit, almeno per quanto fosse possibile. Allora Pompeo le si accost e chinandosi le parl piano, cos vicino, che sentiva sul viso il fiato caldo dell'ammalata. Le disse che avea avuto, in quello stesso giorno, un'altra chiamata dal Commissario, e che alla polizia si sapeva gi, per filo e per segno, l'arrivo a Milano del signor Giulio e la sua visita a Donna Lucrezia, e infine dov'era andato a nascondersi "quel minchione!" per aspettare il momento buono di rimettersi in viaggio!... Chi avea spifferato ogni cosa? Egli no, di sicuro, perch sentiva allora quelle notizie per la prima volta. Ma forse, chi sa, Donna Lucrezia, chiacchierona esaltata, avrebbe potuto confidare ad altri quel segreto, tanto per darsi l'aria di metterci lo zampino anche lei nelle rivoluzioni!... Dal canto suo, non avea fatto altro che aprir la porta ai gendarmi come gli era stato ingiunto dal Commissario, sotto pena, in caso di disubbidienza, o di un qualche avviso dato al padrone, d'essere mandato in galera ad aspettare che restasse tempo al boia d'impiccarlo.--Ma la spia--concluse accalorandosi--la spia, io non l'ho fatta; te lo giuro, e poi guarda--soggiunse facendosi il segno della croce--che possa morir subito!... Dunque... vedi bene... non c' ragione di disperarsi; invece devi metterti in quiete e pensare a guarire, e... e non dir nulla di nulla su quanto accaduto! La Betta non rispose: avea il viso rosso, enfiato; le labbra semi-aperte, aride, assetate; e la misera treccia di capelli biondi, che le si era spuntata dal capo, le ricadeva intorno e sul guanciale. Ma gli occhi suoi, gi cos dolci e umili, facevano sempre paura a Pompeo. Adesso non guardavano pi il marito, ma erano fissi l, dinanzi al letto, nel fondo buio della camera dalla parte del cassettone... --Che mi abbia veduto nascondere i danari?--pens il portinaio ripreso dallo sgomento. --Ma in somma!--esclam infastidito,--che hai? perch mi tieni sempre gli occhi addosso con quell'aria di minaccia?... Su!... via, parla una buona volta!... Pretenderesti farmi paura?... Chi sa la febbre quali sognacci strani ti ha fatto fare!... Pensa a tuo figlio, piuttosto, e ricordati che se mi toccasse qualche malanno, ne soffrirebbe lui! Allora la Betta apr la bocca per la prima volta, dopo quella scena tremenda. Erano parole tronche, confuse, soffocate.... Pompeo tese l'orecchio, ma pi che sentire, indovin quel ch'essa diceva. --Il padrone... il padrone... i danari... la padroncina... --I danari?... Che danari? --Sono... laggi,--rispose l'inferma, guardando ancora nel buio, di faccia al letto. --Il padrone mi aveva ordinato di nasconderli.... Pompeo si sentiva diacciare il sangue nelle vene, tanto la sicurezza della moglie gli pareva soprannaturale. --La... padroncina... i danari.... --S... s...--ripet l'altro guardando fisso l'ammalata per capire il suo pensiero e per rassicurarla,--i danari che mi ha dato il padrone li terr in serbo per la padroncina. --Giura... su... nostro.... --S, s; lo giuro sul capo del nostro figliuolo! --Per la tua salute eter.... --Per la mia salute eterna!... S; lo giuro!--e Pompeo stese la mano verso l'immagine della Madonna, ch'era appesa a capo al letto. L'ammalata gli rivolse un ultimo sguardo, come per ricevere solennemente quella promessa; poi stanca, chiuse gli occhi, e senza pi parlare si assop. --Come ha potuto indovinare, la maledetta, che avevo il morto nel cassettone?!--pens Pompeo ormai interamente tranquillo.-- proprio vero che i gobbi sono maliziosi!... La mattina dopo il medico ritorn prestissimo, ma non diede buone notizie. -- un precipizio!--diceva egli a Pompeo, che, finita la visita, lo avea accompagnato fino sul portone di casa.-- un precipizio!--e scoteva il capo, stringendo le labbra in segno di malcontento mentre colla mano ornata del grosso anello dottorale, si lisciava gravemente le guance rase.--Gi da un pezzo, era dimolto malandata, e la commozione, la paura le hanno cagionata una scossa grave!... Sicuro, sicuro.... Del resto puoi sentire qualche altro parere: io, per me la dichiaro una febbre violenta di consunzione. Adesso attraversa un periodo di tregua... ma temo che passer presto allo stadio acuto. In ogni caso, vieni a chiamarmi liberamente, e coraggio!--Il medico fe' un saluto colla mano e se ne and. La Betta, un po' pi pallida in viso, quando vide il marito che rientrava nella camera, lo chiam con voce debole, accanto al letto. Pompeo accorse premuroso. --Che cosa ti diceva il dottore?--chiese l'inferma con molta fatica. --Mi diceva che ti ha trovata benino e che guarirai... presto. La donna scroll il capo sul guanciale con quell'irritazione propria degli ammalati quando vengono contradetti. --No... finita.... Chiamami il signor... curato. Pompeo la guard accigliato, con una certa inquietudine in corpo. --Ti ricordi,--riprese la Betta, che avea indovinato il perch di quel turbamento,--ti ricordi... di stanotte... del tuo giuramento? --S, s! --Va... chiamami il signor curato... e non aver paura. --E Giulio?... lo vuoi vedere?--le domand Pompeo che per prudenza pens bene di ricordarle il figliuolo, prima che rimanesse sola a spassionarsi col prete. --No! no!--rispose Betta vivamente, rifacendosi rossa. Pompeo, che si sentiva rianimato e sicuro, ebbe allora un sentimento di gratitudine verso quella donna che gli moriva cos in buon punto e, forse per la prima volta da che erano marito e moglie, la baci leggermente sulla fronte madida, sussurrandole piano, a mo' di conforto:--Ti far dir tante messe! Quando usc dalla camera, era proprio commosso per quel suo atto di bont, e incontrata una delle vecchie donne di casa, sospirando e facendosi compassionare la preg volesse tener un po' di compagnia alla sua povera moglie nel tempo che lui per contentarla andava a cercare il signor curato; e cos dicendo cominci a piangere per davvero. Ed anche strada facendo, ormai avea preso l'aire, continuava a fare i lucciconi; ma camminava lesto lesto, e sentiva che quella brezza mattutina gli metteva appetito. --Che disgrazia!--mormorava fra s, mentre gli veniva quasi la voglia di spiccare un salto.--Una donna come la Betta non la troverebbe mai pi!... Dio, Dio, che disgrazia! Sarebbe rimasto solo, col suo bimbo fra le braccia.... e per farsi animo entr da un liquorista a bevere un bicchierino di zozza. ...E i rimorsi!... Che rimorsi! Non si era mai sentito tanto in pace colla sua coscienza. Avrebbe tenuto in serbo le cinquanta mila lire e le avrebbe consegnate al padrone, oppure alla padroncina quando fosse uscita di minorit...--Lo aveva giurato ed era un galantuomo! --E se invece di tenere quel capitale infruttifero per tanti anni avesse trovato modo d'impiegarlo bene? Il curato arriv con gran fretta: era ancora come Pompeo lo avea trovato in sacristia, in sottana lunga, senza nicchio n mantelletta. Salut le donne riunite nella prima stanza, toccandosi appena la papalina, o pass dall'ammalata, accostandosi al letto leggero come un'ombra, senz'altro rumore che il frusco della veste. Gli bast un'occhiata per capir subito che la donna non era ancora agli estremi, e si mise di malumore perch gli avevano fatto furia inutilmente. --Sempre cos,--pensava benedicendo l'inferma alla lesta,--i pitocchi sono i pi solleciti a farsi servire! Poi, curvandosi per ascoltare la confessione, appress la sua faccia pallida, fredda, impassibile al viso scarno e acceso della Betta soavemente irradiato, in quel punto, d'innocenza e di fede. Era lei che moriva; era lei che espiava! La Vergine Santa dei dolori avrebbe esaudita la sua invocazione suprema, liberato il prigioniero, toccato il cuore di Pompeo; essa, Regina degli afflitti, avrebbe soccorso, protetto il bambinello suo, che rimaneva senza la mamma.... La febbre le allietava la mente di care visioni e la speranza, l'eterna lusinghiera, concedeva alla martire quell'ora di calma e di pace. La confessione fu breve, e il portinaio, il quale dietro l'uscio spiava ansioso la faccia del prete, non ebbe tempo di apprensionirsi; lo vide presto rialzarsi su, sempre freddo e impassibile, mentre l'inferma, che avea fatto uno sforzo penoso per sollevarsi sui gomiti, ricadeva spossata, affondando il capo nel guanciale. Pompeo allora respir pi libero, pur continuando a osservare. Il prete trinci un'altra benedizione colla mano allungata, che si moveva svelta, in tre tempi, come fosse regolata da una macchina; poi si lev la papalina, la tenne stretta fra le mani giunte, e socchiudendo gli occhi sotto le ciglia irsute, bisbigli una breve orazione accompagnandosi con un leggero dondolo del capo. Indi sbottonatasi la sottana sul petto, cav fuori da una tasca interna un crocifisso d'argento, e lo avvicin alle labbra della Betta che lo baci devotamente. Infine, ripulito il crocifisso col fazzoletto bianco, e mormorando all'inferma:--Coraggio; confidiamo nella bont del Signore!--si rimise la papalina, disponendosi ad andar via. Pompeo che aspettava quel momento si fe' innanzi e con faccia compunta condusse il curato in un angolo mezzo buio della cameretta. Non era il caso di farmi tanta furia!--brontol subito il prete a mezza voce.--Si poteva aspettare, senza pericolo, un'altra settimana! Pompeo non disse verbo; ma prese fra le sue la mano lunga, pelosa del prete, e stringendogliela, come per effondersi in ringraziamenti, gli fece scivolare nella palma un piccolo cartoccetto rotondo. Se vorr dire una messa, Don Vincenzo--balbett il portinaio--per la salute della mia povera moglie e... secondo la mia intenzione... --Certo, certo! Domattina; alla beata Vergine miracolosa del Santo Rosario! Il prete alla forma, al volume e al peso dell'involtino avea indovinato dovesse contenere almeno un mezzo marengo. --Sarei venuto egualmente... Certo, certissimo!... Soltanto, forse un pochino pi tardi!--soggiunse poi facendosi espansivo.--Siamo in un momento, figliuol caro, in cui a Milano c' carestia di preti!... Hanno messo in prigione anche il mio coadiutore!... Gi era una testa matta... un mazziniano!... E cos mi rimasta la parrocchia sulle spalle!... Del resto l'ho detto appunto per farti cuore; non vedo un pericolo imminente!... ma, per altro, hai fatto bene. sempre da buon cristiano il premunirsi contro ogni evenienza!--Ci detto, il prete ritorn vicino all'ammalata. --Da brava, da brava!... Devi farti coraggio e confidare nella bont infinita di Ges, nostro Signore.--Don Vincenzo si tocc devotamente la papalina,--e della beatissima Vergine del Santo Rosario!... Io ti ho trovata benino; benino proprio davvero; e lo diceva qui adesso a tuo marito... Che cosa ti ha ordinato il dottore? Pompeo gli mostr la boccettina della pozione, e gli raccont che il medico, la sera innanzi, le avea fatto un salasso. Don Vincenzo approv la cura, volle sentire il polso della Betta, e ripetendo che non c'era punto da spaventarsi, soggiunse che, tuttavia, se desiderava comunicarsi, come atto da buona cristiana poteva farlo, e che perci sarebbe ripassato di l un altro giorno, presto. Andandosene, salut affabilmente, nell'attraversare l'altra stanza, le persone di servizio, che stavano tutto il giorno in conversazione dal portinaio; e assicur anche quella buona gente, che per il momento non c'era pericolo di una catastrofe. Le donne e i servitori s'erano fatto il caff e lo tenevano nei bicchieri, non avendo chicchere sotto mano, e ne offrirono subito anche al signor curato. Ma questi ringrazi, e scapp via di furia, perch avea tre altri moribondi da visitare, prima d'andar a pranzo. --Guarda mo--pensava intanto Pompeo--come il curato s' fatto tenero di cuore!... Il danaro sempre il danaro, solo il danaro; cos in cielo come in terra!--e a questo punto, ghignando con le labbra stirate che gli mettevano in mostra i denti cariati, non pot trattenersi dal lanciare un'occhiata rapida nell'altra stanza, dov'era il cassettone. Adesso permetteva che le donne di casa entrassero liberamente dalla Betta; e anch'egli di continuo entrava ed usciva, mostrandosi mesto e sospiroso. Spesso si accostava, in punta di piedi, all'ammalata, e trattenendo sino il respiro per non far rumore le metteva fra le labbra aride qualche pezzettino di ghiaccio, le accomodava il guanciale, o le rincalzava il lenzuolo e le coperte. La Betta lo lasciava fare guardandolo fissa con quei suoi occhioni grandi e buoni che non incutevano pi alcun timore al marito, ma parevano interrogarlo ansiosamente. Pompeo capiva che cosa gli volea domandare la Betta, e chinandosi, le diceva all'orecchio a nome del Commissario--che il signor padrone se la sarebbe cavata con poco; che presto sarebbe stato lasciato in libert, e che anche per il banchiere Nicola Mazza le cose si mettevano benino. --Era il signor Francesco Alamanni quello che volevano agguantare!... Lui s, che correva rischio di non morir nel suo letto!... Ma il signor Giulio non era altro che uno _stravagante_ lunatico e certo non faceva ombra alla polizia! La Betta a quelle parole si calmava un poco, e chiudendo gli occhi riusciva ad appisolarsi. Frattanto le donne di servizio rimanevano incantate e non avevano altro che lodi per "il signor Pompeo"; per le premure, per le attenzioni che prodigava alla moglie, e per quel suo dolore cos profondo e sincero. Pareva un tanghero--dicevano--ma all'atto pratico si vedeva ch'era pieno di cuore. E lo rimbrottavano dolcemente, a mo' di conforto, ricordandogli che era padre e che dovea pensare al suo figliuolo, il quale, poverino, non avrebbe avuto al mondo altri che lui. A tali parole i sospiri di Pompeo diventano gemiti: --Ah! se non avesse avuto un figliuolo!--Poi diceva alla gente che "quel cencio di donnina" era tutto per lui. Andavano cos bene d'accordo! Si sa, alle volte c'era qualche burrasca; ma erano burrasche d'estate, che non fanno altro che rinfrescar l'aria!... Del resto, chi poteva dire d'averlo mai veduto bazzicare per le osterie? Chi aveva mai sentito che avesse fatto un torto a sua moglie? Tutto il giorno e la sera non si moveva mai da quelle due stanzucce a terreno.... Ah, se non avesse avuto un figliuolo, avrebbe commesso uno sproposito! Un giorno il medico, intenerito anche lui dal dolore del portinaio, volle provarsi a confortarlo. --Oggi va benino,--gli disse piano sulla porta, dopo la visita,--proprio benino... Pompeo, a tali parole, mutando d'improvviso l'espressione mestissima del volto in una seriet ansiosa, guard fisso il medico, balbettando: --Davvero? Si mette bene? Potr alzarsi ancora? Potr guarire? --Alzarsi... forse... s! --E guarire?... Potr guarire?.. Guarir del tutto?... Il dottore colpito da quel precipizio di domande, che gli toglievano il respiro, non volendo per troppa piet mettere in pericolo la propria riputazione, stim prudente di non dare soverchie speranze, e soggiunse che "nella migliore ipotesi" sarebbe stata sempre una guarigione relativa. La Betta aveva sentita una scossa troppo forte, per quel suo organismo debole come una foglia. Continuando benino avrebbe potuto tirar innanzi... magari anche per qualche mese; ma non pi... a meno d'un miracolo! Pompeo torn a sospirare e a far i lucciconi, ma volle ad ogni costo che il dottore accettasse una chicchera di caff e corse fino alla pasticceria delle _Tre Corone_ a prendergli una fetta di panettone fresco. Tuttavia anche quel miglioramento fu di breve durata. Pochi giorni appresso, il dottore, che continuava ad essere contento dello stato dell'ammalata, s'era fermato un poco, dopo la sua visita mattutina, a discorrere in fondo alla, camera con Pompeo e coll'Assunta, la pi vecchia delle cameriere di casa Alamanni. Quella notte erano successi a Milano gravissimi avvenimenti; e il medico appunto nominava molte persone insigni o note; ricchi e patrizi, poveri e plebei, donne e preti, ch'erano stati arrestati, o presi in ostaggio. E raccontava di nuove minacce e di rigori, e di condanne per parte dell'Austria che voleva soffocare nel sangue ogni spirito di rivoluzione, ogni palpito di libert. --Ges Maria!... E il signor padrone?!--esclam a un tratto l'Assunta, tutta spaventata. --Il signor Alamanni e il banchiere Nicola Mazza--rispose il medico--furono mandati a Mantova. L si far loro il processo, e si ha ragione di temere una condanna capitale. Pompeo si fe' pallido e non ebbe coraggio di dire una parola. --Ah Ges Maria! Povero il nostro padrone!... Povera padroncina!--riprese gemendo la vecchia. --Oh quella bimba, propria disgraziata!--soggiunse il medico tristo tristo.--Pare che essendo colpito dalla proscrizione anche il signor Francesco, ci sar la confisca di tutti i beni degli Alamanni. --La confisca?... E noi allora? O come camperemo?--domand l'Assunta guardando Pompeo, istupidito, per avere un conforto da quell'altro suo compagno di sventura. Ma subito fu commossa da un sentimento pi generoso di piet per il signor padrone cos buono, e per la padroncina e la signora Lucrezia, che sarebbero rimaste nella pi squallida miseria. --Ma come mai quella santa della signora Lucia, che dovea essere in Paradiso di sicuro, permetteva che accadessero tante disgrazie nella sua famiglia? --Morta lei, non c' stato pi bene in questa casa,--osserv il dottore. Ma la vecchia era passata dalla piet al furore, e alzando le mani con le dita lunghe, irrigidite, e piegandole come artigli, esclam: --Se fossi un uomo e mi capitasse sotto le unghie quel maledetto che ha venduto il padrone, lo scorticherei vivo, gli caverei gli occhi, mostro infame! --E sarebbe giustizia!--replic il dottore.--Una volta scoperto, nemmeno i gendarmi gli salverebbero la pelle! I _carbonari_, i _frammassoni_, non perdonano alle spie. La settimana scorsa, non lo sapevate? fu ucciso con un colpo di stile quel giuda del Grossi che aveva rapportato dove s'era nascosto il De-Cristofari! Oh, andate pur l, buona donna; presto o tardi... Dio non paga il sabato! --Ucciderlo poco,--seguitava la vecchia:--scorticarlo vivo, bisognerebbe!... Cavargli gli occhi!... Non vero, signor Pompeo? Pompeo volle sorridere, ma non riusc a fare altro che una smorfia.--Sicuro... certo... certamente!...--e non poteva dire di pi. Il medico lo lev d'impaccio ritornando vicino al letto dell'ammalata per salutarla prima d'andarsene, con un'ultima parola di conforto. In que' giorni di lutto, di sventura, di ansiet continua e di continui pericoli era come invalsa una nuova dimestichezza che affratellava le persone anche di diverso stato. In que' giorni pareva non ci fosse pi altro, fra la gente buona, che una sola distinzione: l'oppressore e l'oppresso--l'italiano e il tedesco. --Se durerai a sentirti benino,--diceva frattanto il dottore avvicinandosi alla Betta,--domani potrai alzarti per qualche ora, e...--ma non fin ci che voleva soggiungere e turbato e maravigliato prese il braccio dell'inferma per sentirle il polso, mormorando: --Sta male!... Sta male di molto!... L' tornata la febbre!... e pi forte di prima! La Betta, inquietissima, agitava il capo sul guanciale convulsamente: aveva il petto ansante, la faccia rossa, sudata; gli occhi lucenti. --Presto!... Presto! Un catino! Ci vuole un altro salasso! L'Assunta di corsa prese quanto abbisognava, e si avvicin al dottore. Pompeo fece un passo, poi si ferm, esitante. Ma il salasso, questa volta, non produsse alcun effetto. L'ammalata continu a peggiorare e quando, sfinita di forze, riusciva un poco ad assopirsi, era subito presa dal delirio. Pompeo quindi ricominci a valersi dell'autorit del signor dottore per mandar via la gente e restar lui solo a guardia della moglie. Ma la Betta quando era in s tornava a fissarlo con quegli occhi sbarrati che gli trapassavano l'anima, e che gli mettevano addosso lo spasimo e il rimorso; e quando essa era presa dal delirio, le sue parole gli facevano paura. --Se qualcuno fosse nascosto in camera... o dietro l'uscio ad ascoltare?... Egli sarebbe perduto!--E Pompeo vedeva levarsi contro il suo petto, come fantasma minaccioso, il pugnale che dovea vendicare il signor Giulio, il suo padrone, il suo benefattore. --Benefattore?...--No, no! Egli non gli doveva nulla! Sua moglie avea ricevuto qualche regalo; lui no, mai!... Aveva servito, lo aveano pagato; erano pari e patta! Ma nel buio della cameretta illuminata appena dal chiaror fioco della candela crepitante, le parole del medico "_carbonari_, _frammassoni_" gli si affacciavano terribili dinanzi alla mente. Anche Pompeo aveva la febbre, e gli pareva di sentirsi dietro le spalle un uomo dal viso pallido, colla barba nera, col cappello a cencio calato sugli occhi, che gli si avvicinava piano piano, col braccio levato, per colpirlo. E la sua fantasia sconvolta riempiva di spettri ogni angolo della sua stanza, e vedeva figure terribili appiattate sotto il lettone alto, dove la Betta stava morendo. Come sospirava il mattino, un bel giorno di sole! Sentiva che col sole sarebbe stato tranquillo. --A Mantova!... A Mantova!...--Perch lo conducevano a Mantova,--pensava per farsi animo,--non decretato che lo debbano impiccare!... Ma una cosa certa, che io con quelle cinquanta mila svanziche sar la provvidenza per la signorina! In quel punto si ud nella camera un gemito soffocato, poi un grido acuto, poi alcune parole balbettate, rotte dal tremito della febbre. --Spia... spia... il padrone... Mantova... la signora... la mia buona signora... Pompeo, oppresso, agitato si rodeva l'unghia del pollice coi denti. Ma a un tratto gli sembr di udire qualcuno muoversi nella stanza vicina. Allora trasal e accostandosi tremante alla Betta:--Zitta, zitta,--le grid con voce bassa, ma vibrata, curvandosele addosso.--Sta zitta! --Spia... Spia... Assassino!...--continu a mormorare delirando. --Chtati,--replic Pompeo sempre pi spaventato, nello stesso tempo acceso d'odio e di collera contro quell'essere debole, che gli si era sempre piegato dinanzi, ma che in quel punto sfuggendo al suo dominio, lo condannava con una parola infame:--Chtati. --Spia!... Spia!... Assassino!...--e l'inferma, sempre delirando, spalanc a un tratto gli occhi. Pompeo perdette il lume della ragione, stese la mano irrigidita dallo spavento e dall'ira, e chiuse, soffoc quella bocca ostinata, affondando contro il guanciale il capo della donna. --Chtati!... maledetta! Il misero corpicciuolo di un sobbalzo di sotto alle coperte, poi non si mosse pi. In quel momento fu bussato piano all'uscio della camera. Pompeo si alz a un tratto, indietreggiando sbigottito, e tese l'orecchio: sperava di essersi ingannato; ma dopo un poco ud picchiare di nuovo e pi forte. --Chi l! Aiuto!--grid allora, tutto tremante. --Sono io, signor Pompeo,--- rispose una vocetta stridula, sottile. Era l'Assunta, scesa poco prima per offrire i suoi servigi in caso di bisogno. --La Betta sta male!... Sta male di molto! Ha avuto il delirio!... le convulsioni!... L'ho dovuta tenere con fatica... ma non ci potevo pi reggere... e mi ero messo a chiamare... a chiamar aiuto.... Adesso per altro s' calmata... s' calmata un poco! --Ges Maria, non si muove pi! morta!--sclam l'Assunta vedendo la portinaia livida, stecchita; ma subito le si accost sollecita, e sent che respirava ancora. --Corra, corra in fretta a chiamare il dottore, signor Pompeo, e anche il curato! Pompeo obbed, e corse via a precipizio. In quel momento non era pi padrone di s. And difilato dal medico; non lo trov in casa; allora and dal curato, gli disse che la Betta stava male, e ritorn indietro con lui senza far parola durante tutta la strada. Quando entr, seguendo il prete, nella camera della moglie, vide tutte le donne di casa inginocchiate attorno al letto. Il curato muto, sollecito, si appress alla Betta, si chin per osservar meglio quel viso giallo, contraffatto, cogli occhi vitrei e la bocca spalancata; poi freddo, senza alcuna emozione, si rivolse con lo sguardo a Pompeo dicendo a mezza voce: --Il Signore l'ha chiamata in Paradiso!--Ci detto si scopr e bened la morta, indi congiunse le mani, socchiuse gli occhi e bisbigli una prece, a cui le donne risposero in coro, sommessamente:--_Amen, amen_. Pompeo, anch'egli inginocchiato, ma in disparte, si teneva il capo fra le mani. A un tratto, in mezzo a quelle preci, a quel lugubre raccoglimento, si ud uno strillo acuto, poi una vocina infantile che chiamava: --Mamma! mamma! Era Giulio, il bambino della povera Betta. In quel momento egli era riuscito a deludere la sorveglianza dello sue custodi, ed entrato in camera piano piano, tentava di arrampicarsi sulla sponda alta del letto, singhiozzando e chiamando sempre pi forte: --Mamma! Mamma! PARTE SECONDA GLI AFFARI. I. --Ch! Ch! Le fiamminghe in giornata sono diminuite di prezzo!--esclam la florida signora Veronica che stava ritta, dietro il suo banco di pegni, esaminando al lume di una lucernina di canfino una piccola miniatura legata in oro e contornata di diamanti. Dall'altra parte del banco una squallida vecchietta in capelli, con una sottana di lana scura tutta lisa, e uno scialle bigio, stretto attorno al magro corpicciuolo, rimaneva attonita e muta nell'udire quelle parole. --Sicuro, cara la mia donna!--continu la signora Veronica senza punto commuoversi dinanzi al dolore della nuova cliente.--In _Merica_ hanno trovato una cava di diamanti grossi come nocciuole, e ne arrivano, tutti i giorni, bastimenti pieni! --Ma pure... c' dell'oro--soggiunse la vecchia, timidamente. --Non tanto... non tanto: la montatura sottilina. --La mia signora avea detto che la miniatura sola valeva un occhio della testa. --Sar benissimo... ma un ritratto di famiglia, e in commercio, capite, non ha valore... Fosse un Vittorio Emanuele, o un Garibaldi, o un Napoleone, tanto si potrebbe trovar l'amatore, ma un ritratto qualunque chi volete che lo pigli?--Cos dicendo la signora Veronica stringeva le labbra sprezzantemente, e allungando il braccio, faceva l'atto di restituire la miniatura. Ma la vecchia non volle riprenderla e continu a tener le mani nascoste sotto lo scialle, sicch l'altra mise il medaglioncino sul banco. Realmente il ritratto, a parte la montatura, non poteva aver nessun pregio per la signora Veronica Micotti, che teneva un'agenzia di prestiti sopra pegni in _Via del Pesce_. La squisita miniatura non rappresentava un personaggio illustre, ma invece era un'immagine soave di donna giovane e bella, coi capelli nerissimi e le braccia e le spalle nude. --Fosse almeno un'anticaglia!--esclam la padrona del banco, vedendo che l'altra rimaneva l ferma, intontita, senza risolver nulla. --Oh per questo la mia signora mi diceva che le era stato regalato prima del quarantotto! --Bell'affare! Non sapete, cara voi, che ci vogliono secoli e _seculorum_ prima che gli oggetti acquistino pregio?--Poi la signora Veronica appoggiando le mani sul banco si alz in punta di piedi e dondolando la maestosa persona esclam coll'aria solenne di chi pronuncia una sentenza inappellabile:--Sopra questo pegno non posso prestare pi di quindici fiorini. --Vergine santissima! Da _Ges_ pietoso me ne darebbero trenta, a dir poco. --E voi, allora, perch non andate a metterlo al _Monte_? L'altra chin il capo, sconcertata. --Risolvete dunque: s o no. tardi, sono le otto sonate, e devo chiudere. La povera vecchietta prima di rispondere guard in giro, sospirando, la botteguccia angusta, coi grandi scaffali di legno tarlato, disposti tutt'intorno alle pareti, e pieni di sacche di tela greggia, rigonfie, segnate da un cartellino col numero progressivo. Pareva quasi ch'ella volesse chiedere consiglio a tutta quella roba ch'era l ammucchiata, muta testimonianza di altre miserie e di altri dolori. --E cos?--ripet la padrona, infastidita dal lungo indugio. --Via... si lasci smuovere... aggiunga qualche cosa... qualche spicciolo, almeno! --Anche se si restasse qui fino a domani, non vi potrei dare un soldo di pi! --Eppure chi mi ha diretta a quest'Agenzia mi aveva consigliato di parlare col signor Barbar, assicurandomi ch'egli mi avrebbe fatto ottenere le maggiori facilitazioni. --Il signor Barbar non c'entra con noi!--esclam la Veronica, arrossendo leggermente. --Ma per altro, se lo dicessi il nome della mia signora,--soggiunse la donnicciuola titubante, e abbassando la voce,--forse... anche lei, non sarebbe tanto ostinata! --E ditemi, alla malora, chi questa vostra signora, e spicciatevi! Erano sole nell'Agenzia, ma pure la vecchietta si sent presa da tanta vergogna nel dover proferire quel nome in un luogo s abietto, che allung il collo quanto pi pot sopra il banco, per dirlo in un orecchio alla signora Veronica. Questa, uditolo appena, trasal con un moto di maraviglia e di contentezza, e presa tosto la miniatura, la nascose in un cassetto del banco che chiuse a chiave. --Perch non dirlo subito,--esclam,--benedetta donna!--Poi le domand piano, ma con un fare pi garbato:--Siete contenta di trenta fiorini? --Faccia lei... come crede!--rispose l'altra sbalordita dall'effetto ottenuto e che superava di molto anche la sua aspettazione. La signora Veronica tir fuori da un altro cassetto, pure chiuso a chiave, una ciotola di bossolo piena di monete; cont i trenta fiorini, facendone tre gruppetti che pos dinanzi alla vecchia. Indi preso un grosso libraccio, ch'era in fondo al banco, lo apr, ne lev la carta sugante, intinse pi volte in un calamaio di legno nero rotto e smozzicato la penna d'oca, e cominci a scrivere adagio la data di quel giorno, con una scritturaccia grossa e stentata: "_Milano, li venticincue Febrajo 1859:_" poi si ferm a un tratto e alzando gli occhi domand se doveva mettere il nome della signora. --No, no!--rispose la donna vivacemente.--Metta il mio; metta il mio. Filomena Beltrami! La florida signora Veronica seguit a scrivere, accompagnando con una smorfia della bocca gli sforzi delle dita aggranchite. Quindi strapp dal registro la polizza, ci butt sopra il polverino la pieg e la consegn alla Filomena che, intascati i bei fiorini nuovi, se ne and via difilato senza fare altre chiacchiere. Ma scesa la scalaccia buia (l'Agenzia era al primo piano) e passata appena la soglia di quella casa sospetta, si volt indietro paurosa, quasi dubitasse d'essere spiata. Poco dopo che la Filomena fu uscita dall'Agenzia vi entr un omiciattolo dall'aspetto tra il sensale e il cavalocchio, ed anche lui, colla sua aria sospettosa, dava a divedere chiaramente che non desiderava punto di essere osservato mentre infilava il portone di quella casa. Egli, per altro, non sal al primo piano, ma invece attravers il piccolo cortile buio, a cui non giungeva nemmeno la fioca luce del lampioncino appeso a pi della scala; si ferm dinanzi a un uscio coll'imposta a vetri; cav una chiave di tasca, lo apr, lo richiuse, e curvandosi cerc a tastoni, presso la porta, la scatola dei zolfanelli e il candeliere con un mozzicone di stearica. Lo accese, e lo pos sopra un vecchio scrittoio che era l presso, tutto ingombro di libri vecchi e di cartacce unte e polverose. --Oh! la Veronica deve far affari stasera,--mormor levando dal taschino del panciotto un oriuolo a cilindro attaccato a un grosso catenone d'oro con un gran mazzo di ciondoli che tintinnavano ad ogni suo movimento.--Son le otto e mezzo, e non ancora scesa! Allora si sdrai in un seggiolone ch'era accanto allo scrittoio, coperto di stoffa rossa cos logora, che ne usciva la stoppa della imbottitura. Egli pareva stanco e si alz un poco il cappello a tuba sulla fronte, ma non se lo lev: nella stanza si sentiva il frescolino umido dell'aria colata. L'omiciattolo, dopo aver aspettato un poco, prese un lapis, fece un conticino in fretta in un angolo d'un di que' libracci affastellati sullo scrittoio, poi torn a sdraiarsi sulla poltrona e continu a fare de' conti mentalmente, rodendosi, coi denti guasti e radi, l'unghia del pollice. Quello stanzone era il magazzino di deposito, e insieme l'ufficio interno dell'Agenzia. Anch'esso aveva le pareti guarnite di scaffali di legno tinto, pieni di sacchetti coi cartellini numerati, come nella bottega del primo piano; e allo scarso lume della candela, e fra un'enorme quantit di roba accatastata, apparivano qua e l, di mezzo al buio, l'angolo dorato di un mobile antico, o il fondo lustro di una casserola di rame o il bianco sudicio d'un monte di coperte di lana. Ma l'omiciattolo doveva conoscere bene tutta quella roba, perch non fermava punto l'occhio ed invece, finito ch'ebbe d'almanaccare co' suoi conti, torn a guardare l'orologio. --Per bacco! Son quasi le nove!--e fece atto d'alzarsi; ma subito si riadagi sulla poltrona esclamando:--Finalmente!... Eccola che viene! In fatti dall'altro uscio, pure colle imposte a vetri, ch'era in fondo allo stanzone, si udiva, sempre pi vicino, il rumore di un passo pesante che scendeva per una scala interna; poi i cristalli si rischiararono a un tratto e una striscia larga di luce penetr nel magazzino: l'imposta fu aperta con una pedata e apparve, nel vano della porta, la florida signora Veronica, tenendo la lucernetta di canfino da una mano, dall'altra una delle solite sacchette, e sotto il braccio i registri dell'Agenzia. -- un pezzo che qui ad aspettare, signor padrone?--chiese subito la donna dimostrando dinanzi a quell'omo una soggezione grande, che contrastava assai coll'imponenza della sua forte persona e con un certo piglio di arroganza che le conferivano i capelli neri, lucenti, pettinati colla divisa da parte e rialzati sulla fronte. --Aspetto da un'ora, ma non importa,--rispose l'altro guardando cupidamente cogli occhiettini loschi i registri e la sacchetta.--La giornata stata buona? --Non c' malaccio. Siamo alla fine del mese, e, si sa, c' sempre maggiore ricerca di danaro. --Allora bisogna tener basse le stime e aumentare gl'interessi!... Diavolo! Se non approfittiamo dei momenti buoni, si pu chiuder bottega.... Metti gi quella roba e dammi il _bollettario_. La signora Veronica ascolt rispettosamente la lezioncina senza muoversi, n aprir bocca; poi butt la sacchetta sopra un divano (di stile dell'Impero, tutto bianco a fregi dorati) e pos la lucerna coi registri in mezzo allo scrittoio. L'omiciattolo cominci a sfogliare il bollettario, ma a mano a mano che procedeva in quell'esame si faceva sempre pi accigliato e brontolone. --Il calzolaio Martinetti s' messo in regola? --Ha mandato la moglie, con un acconto di sei svanziche. --Troppo poco: ne deve quarantasette! --Ha chiesto un respiro breve, di otto giorni soltanto. --Non una buona ragione; non glieli dovevi concedere. In otto giorni pu scappare otto volte e mezza. Adesso, colla scusa della patria da liberare, si passa il confine allegramente, in barba ai Tedeschi... e ai creditori! --La povera donna piangeva e strillava in modo da far fermar la gente sotto le finestre. --Lacrime e non altro che lacrime! Sono lo spediente dei disperati! Chi ha le tasche vuote di quattrini ha sempre gli occhi pieni di lacrime! --Il suo figliuolo, che lavorava in bottega, si ammalato. --E che c'entro io? Vada a lagnarsene col Padre Eterno!... --Per questi otto giorni ha firmato un altro biglietto di tre fiorini.... --Be', be':--l'omicciattolo pareva rabbonirsi un poco;--alla scadenza, se non pagano, un buon protesto in piena regola! --Sissignore. --Lo stipendio del cavalier Trucker stato sequestrato? --Ho mandate tutte le carte che occorrevano al notaio Strazza, e gli ho fatto premura. --Va bene.... va benissimo!--e continu a sfogliare il registro attentamente. Poi, dopo un poco, torn a domandare:-- stato spiccato l'ordine d'arresto contro la Livia Bernasconi? --Non ancora perch.... --Perch vuoi sempre fare a tuo modo e non sono ubbidito!--esclam il padrone riscaldandosi assai, quantunque moderasse il tono della voce, per non esser udito di fuori. --Ha portato un'altra pentola e un'altra materassa.... --Avesse portato anche il tesoro della Mecca tu dovevi andare dall'avvocato, e fare quello che t'ho detto! Sei anche tu come quell'animale dello Sbornia: tutti e due ignoranti e cocciuti. Ma se continuerete a voler fare di testa vostra, vi scaccer a calci fuori dalla porta! La signora Veronica ci pareva avvezza a que' complimenti, per si fece animo e rispose a mezza voce:--Ha la mamma... in fin di vita.... --E che crepi! una bocca inutile!... Tu, ancora, non l'hai voluta intendere per il suo verso questa faccenda: fra capitale e interessi la Bernasconi mi deve, ormai, pi di settanta fiorini, che non potr rendermi mai, e che pronto a pagare in vece sua il vecchietto Migliavacca, solo che la ragazza si adatti a... a lasciar correre una buona parola. Ma la Livia ostinata e non vuole, perch ha de' grilli per il capo, perch ha l'amante, o che so io!... Per altro una volta messa in chiusa, come gli uccelletti, far giudizio e canter, non ne dubito.... E a buon conto io non devo lasciare che il vecchio si raffreddi, se non voglio essere truffato del danaro mio! Hai capito? --Sissignore. --Oh, _Laus Deo_! Ci fu un momento di silenzio: la signora Veronica pareva impacciata e timorosa, l'altro continuava a sbuffare. --E al conte Kanizsa--ripigli sempre con voce stizzosa--hai fatto scrivere che se non gli riesce di fare il saldo per il primo di marzo, l'Agenzia mander le cambiali al suo colonnello? --S, signor padrone. --Con questo damerino bisogna andar per le corte. Pare proprio che debba scoppiare la guerra da un giorno all'altro (me lo scrive anche lo Sbornia da Verona), e se il reggimento parte da Milano sto fresco io, a corrergli dietro.... Diavolo! Se mi lasciassi mangiare il fatto mio dai Tedeschi, oltre al danno, passerei anche per un codino!--E l'omiciattolo accompagn queste parole con una cinica risataccia. La soggezione che la signora Veronica provava sempre in presenza del padrone, era accresciuta in quel momento da una segreta inquietudine: i trenta fiorini che avea dato sul pegno del medaglioncino. Era vero ch'essa, in quell'incontro, s'era tenuta stretta agli ordini ricevuti; era vero che il padrone, gi da molto tempo, e chi sa per quali viste, voleva attirare all'Agenzia quella nuova cliente; era vero che le avea ordinato, caso mai le fosse capitata sotto mano, di largheggiare nella stima se si fosse trattato di un prestito sopra pegno, o di accettare anche la semplice firma della signora, se avesse offerto una cambiale.... Ma "trenta fiorini" per una miniatura, non era forse andata troppo oltre?... E aspettava timorosa che il padrone arrivasse all'ultima pagina del registro e le domandasse informazioni intorno al prestito fatto alla Filomena Beltrami. Ma quando la domanda che l'impauriva era proprio l l per venir fuori ci fu un incidente che la ritard un altro poco. L'uscio a cristalli, in fondo allo stanzone, si riapr a un tratto rumorosamente, e un ragazzetto corse precipitoso a ficcarsi fra le gambe dell'omiciattolo, esclamando: --Padrino Barbar, dammi il soldino! Voglio il soldino, padrino Barbar! --Seccatore maledetto!--grugn l'altro fra i denti, e con piglio infastidito si mise a frugare in fretta colle dita cariche di anelloni d'oro nel taschino del panciotto. Mentre il viso dell'uomo si chinava verso quello del ragazzo, e quello del ragazzo si alzava verso quello dell'uomo, tutti e due mostravano la stessa espressione di cupidigia negli occhiettini loschi e falsi che parevano di vetro; e l'istessa tinta olivastra appariva sulla faccia da vecchietto del bimbo, come su quella dell'uomo vizza e rugosa, senz'ombra di barba, tranne alcuni peli neri sul labbro superiore, grossi come le setole e cos radi da potersi contare. La signora Veronica frattanto rimproverava il monello per la sua sfacciataggine, ma con un tono che ad onta della severit apparente tradiva l'indulgenza e la debolezza materna: --Andiamo... su... da bravo! Non se' pi un bambino, ormai, d'aver ancora quelle manieracce! Dove hai imparata l'educazione? --Al collegio degli sguatteri!--borbott il padrino dandogli un soldo e uno scappellotto. --Da' un bacio e la buona notte al signore, e ringrazialo tanto!--sugger la mamma al figliuolo. --Che baci d'Egitto!... Dovresti invece lavargli il muso. La signora Veronica chin il capo mortificata. Ma il ragazzo, quand'ebbe presa la moneta, non bad ad altro, e senza nemmeno ringraziare il padrino Barbar, scapp via correndo a precipizio com'era venuto. La mamma lo segu cogli occhi; ma uno sfogo era necessario alla sua indole impetuosa, rimasta troppo a lungo soffocata per la presenza e per la soggezione in cui la teneva il padrone: and fin sull'uscio della scaletta, e mentre il figliuolo la montava a salti con una gamba sola:--O Gostina,--grid con tutta la voce sua forte e vibrata,--fa lume! Vuoi che il mio Beppe si rompa il collo, stupidaccia, infingarda?--Poi, dopo quel po' di sollievo, ritorn ancora umile e sottomessa ad avvicinarsi allo scrittoio. --Un'altra volta, quando vengo io, devi dire alla serva che lo metta a cuccia quel tuo scimmiotto! La signora Veronica non fiat. --Sai bene che non amo le smorfie, e che i ragazzi non mi piacciono. --Credevo che... quello l... almeno una volta tanto.... --Quante storie! Quello l come gli altri; e finiamola!... Sai bene che la tua una fissazione... una scioccheria senz'ombra di fondamento!... E poi, anche se fosse, te l'ho detto cento volte: io non c'entro. Suo padre ... tuo marito; e te l'ho fatto sposare apposta. il registro della parrocchia quello che stabilisce la paternit; se no, ci vorrebbe altro: sarebbe una confusione del diavolo!... Credevo poi di averne fatto abbastanza dei sacrifici. Tuo marito da sguattero, che era prima, l'ho messo quasi alla direzione dei miei affari.... Tu non eri altro che la mia serva e adesso fai, si pu dire, la vita del Michelaccio: sei linda, e rosea, e fresca, come una fattoressa! Io vesto, io mantengo, io mando a scuola il tuo figliuolo e non sei ancora contenta?... Ma--e qui l'omiciattolo sbuff-- sempre stato il mio destino, di seminar benefizi e raccogliere ingratitudine. La donna stava a sentire que' rimproveri colla testa bassa; ma pensava intanto ai trenta fiorini prestati sul medaglione, quando appunto il Barbar che, sempre brontolando era giunto alla nota della Beltrami, di un salto sul seggiolone con un grande tintinno di ciondoli, e tirandosi indietro, e alzandosi anche pi il cappello sulla fronte per fissare meglio in faccia la donna domand:--Come sta quest'affare? Trenta fiorini di pegno per una miniatura?... Fammela un po' vedere! La signora Veronica si accost al divano, frug nella sacchetta che aveva portata con s, trov la miniatura e mostrandola al padrone balbett, con voce non molto ferma:--Mi aveva ordinato lei di essere piuttosto _andante_ nella stima, se mi capitava sotto mano la signora Balladoro.... --Certo, certo, sicuramente!--esclam il Barbar cogli occhietti che gli sfavillavano di gioia:--dunque venuta?... nostra, finalmente?! --Non venuta lei, ma ha mandato una vecchietta col pegno: la serva, si capisce. --Fa lo stesso! Dammi qua!--e colle dita un po' tremanti, le strapp di mano la miniatura, e alz un poco il lucignolo della lucernetta, per guardarla meglio. Allora la donna, accostandosi al padrone con pi sicurezza, gli raccont minutamente il colloquio avuto colla Filomena, diffondendosi nei particolari che valevano a dimostrare il suo grande ingegno diplomatico. Ma il Barbar non le badava punto. Era assorto nella contemplazione di quel ritratto e borbottava tra i denti:--Tutta lei!... Tutta lei... con quel collo, con quelle labbra che mi mettevano la febbre!... Con quegli occhi... indiavolati... che si degnavano appena di guardarmi con aria di compassione!--E continuando a fissare il ritratto, il signor Barbar pensava fra s, ch'era una di quelle donne l ch'egli avrebbe voluto avere per moglie.... --Chi sa, chi sa.... Se gli affari seguiteranno di questo passo... un giorno o l'altro, forse, potr farla vedere in barba a chi mi d del ladro... dell'usuraio!--E a questo punto un lampo sinistro brill negli occhiettini dell'omiciattolo. Rimase ancora cos assorto per qualche istante, poi infine scotendosi, involt la miniatura in un pezzetto di carta, la mise nel portafoglio, e ordin alla Veronica di portargli l'occorrente per scrivere. Subito la donna fece un po' di posto sullo scrittoio, gli port tutto ci di cui abbisognava e il Barbar cominci, con grande attenzione e raccoglimento, a scrivere una lettera. Ma la cosa non gli riusciva facile: cominci la lettera due o tre volte: poi la riemp di correzioni e di aggiunte e infine la copi diligentemente. Dopo finito pose l'abbozzo nel portafoglio, e la copia pulita in una busta sulla quale fece la soprascritta: _Alla Pregiatissima e Nobile Signora--La Signora Donna Lucrezia Balladoro--Via della Spiga, n. 7, p. 3, Citt._ --Domattina--disse alla Veronica indicandole la lettera che lasciava sullo scrittoio ad asciugare--la manderai, in ora debita, al suo indirizzo, e lo ripet:--Via della Spiga, numero sette, piano terzo. --Come comanda, signor padrone.... E... stasera... devo... devo lasciar aperto il catenaccio?--gli domand, mentre l'omiciattolo stava per andarsene. --No.... Chiudi pure.... Stasera dormo a casa mia. Il tuo omo pu capitare da un momento all'altro. --Non ha combinato nulla a Verona? --Anzi, ha combinato tutto. Avr la fornitura pel foraggio e viveri di due _Divisioni_. Ed ora speriamo nella guerra e che la vada!--esclam ghignando il signor Barbar; e tornato di buon umore abbracci la donna al suono dei ciondoli, e le strinse con un piccolo morso la bocca piacente, adombrata di baffettini neri, mentre essa, umile e passiva, accoglieva anche quelle carezze col dovuto rispetto: per lei il Barbar era sempre in ogni incontro il signor padrone! II. La mattina dopo, nel tempo che la Veronica aspettava in _via del Pesce_ un suo commesso di fiducia per far recapitare la lettera del principale. Donna Lucrezia era in grandi faccende. Quel giorno, un mercoled, in casa Balladoro c'era ricevimento. Il salotto giallo era in pieno disordine e dalle finestre spalancate entrava una nebbiarella diaccia che si confondeva colla polvere sollevata nella stanza. Le poltroncine e le seggiole si vedevano ammucchiate col canap attorno al tavolino di noce, sul quale la Filomena avea distesa, pel momento, una certa tenda logora e stinta che dopo le faccende di casa serviva poi alla padrona anche da accappatoio. Donna Lucrezia, quantunque fosse ancora in sottana, non sentiva punto il freddo. Spazzava, fregava, lustrava, sbatteva le tende, smuoveva i mobili, e dava la caccia colla granata a qualche ragno che fuggiva spaventato da quel grande trameno settimanale. Aveva un fazzoletto bianco legato attorno alla faccia ossuta, tutta fronte e mento, con un naso superbo da imperatore romano sempre raffreddato in modo formidabile, e un ciuffo di capelli grigi che le scappava fuori sotto il chignon; e cos com'era senza crinolino, pareva ancora pi magra, ancora pi lunga e angolosa. Vestiva una sottana rattoppata, con una balza di taffet, e quantunque ansante, scalmanata, non si chetava un minuto, nemmeno per ripigliar fiato; nemmeno quando starnutiva, o accendeva un sigaro di Virginia. --Filomena, ti sei ricordata di comperare i fiori per la giardiniera? --Sissignora!... Un mazzo di foglie di giranio, quattro rosette, un ramettino di vaniglia, e mi han fatto pagare, que' ladri, trentacinque soldi! La Filomena rispondeva alla padrona dalla stanza della Mary, accanto al salotto, la quale il mercoled serviva da anticamera col lettuccio della fanciullina rifatto a divano. --E la legna, l'hai ordinata? --La portano a momenti; ma ho dovuto dare un acconto al carbonaio, se no, m'ha detto sua moglie (perch lui non c'era in bottega) che avea lasciato l'ordine di non mandare a casa nemanco un fascinotto! --Che vada a farsi friggere, quel muso da cane!--esclam stizzita Donna Lucrezia che conservava purissima la parlata veneta, quantunque dall'epoca del suo matrimonio fosse sempre rimasta all'ombra del Duomo.--E d'ora in avanti, ricordatelo bene, non devi mettere pi i piedi nella bottegaccia di quello svizzero senza creanza!... Mai pi; mai pi; mai pi!--E siccome in quel punto Donna Lucrezia levava la polvere con una bacchetta da una seggiola, diede tre colpi cos furiosi, borbottando quei tre "mai pi!" come se l sotto, invece dell'innocente lana gialla damascata, ci fosse stata la pelle del rozzo carbonaio. --E bada di accendere presto le stufe, e di mantenerle calde tutto il giorno; anche quella dell'anticamera; perch le visite, appena dentro, devono subito sentirsi riavere. una pitoccheria il fare come certuni che riscaldano il salotto solamente. Ma con te, quando una cosa non t'entra, come cantare ai sordi!... Invoco di essere in casa di una signora dovevi andare a far la serva a un bottegaio arricchito! La Filomena, zitta zitta, la lasciava dire. --Hai inteso, _pampalga_! --Sissignora, sar servita!--E la vecchiarella, sospirando, continuava a pensare fra s, che invece di cuocere al mercoled come in un forno sarebbe stato meglio assai avere un po' di calduccino tutti i giorni; cos almeno la famiglia non sarebbe stata raffreddata tutto l'inverno. Donna Lucrezia, preso uno strofinacciolo, e sbrigando ogni faccenda colla sua sveltezza maravigliosa, aveva cominciato a spolverare i mobili, e a mano a mano ch'erano puliti li rimetteva a posto. Quand'ebbe finito si rialz, stirandosi la vita che le doleva, per essere stata curva troppo tempo, e dopo aver mormorato con un respiro di sollievo:--Oh, se Dio vuole, anche questa fatta!--chiam la Filomena, che sentiva sempre trafficare nell'anticamera. --Ohi, _papatsi_! Vieni a darmi una mano per rimettere il canap. Ma appena il canap fu rimesso al suo posto (fra la parete e il tavolino di noce), Donna Lucrezia si ferm a guardarlo meditabonda, mentre accendeva e stringeva tra le labbra il sigaro che non volea tirare. --Misericordia, come cresce _quel patacon_! In fatti sopra una spalliera del canap, pure di lana gialla damascata, si scorgeva, dove le visite dovevano aver appoggiato il capo, una larga chiosa d'unto. -- stato il professore,--brontol la Filomena, che pure era rimasta attonita e dolente, dinanzi a quel disastro del salotto giallo.-- stato il professore, che ha sempre la zazzera unta, bisunta! --Taci l, _piavola_!--esclam Donna Lucrezia diventando rossa per la stizza.--I capelli del professore Zodenigo hanno una lucidezza naturale che uno splendore!... E poi sta a vedere, adesso, che la gente non dovr appoggiare il capo sulla spalliera! Benzina ci vuole, cara la mia vecchia; benzina e _fregamento_.--Ma, a proposito, quando hai accompagnato la Mary a scuola, le hai consegnato l'onorario per il Professore? --Sissignora!--rispose la Filomena sospirando come avea fatto poco prima per lo sciupo della legna. --Non bisogna mai aspettare il primo del mese a fare il proprio dovere. Non da gente di garbo. E ti sei ricordata di involtare i fiorini in un bel pezzo di carta bianca, e di unirvi il mio biglietto di visita? --Per l'appunto; e siccome di carta bianca, pulita, non ne avevo, me la son fatta prestare dalla Rosetta. Figurarsi! quando ha sentito che dovea servire pel professore mi avrebbe data anche l'anima sua! --Sciocca, balorda e rimbambita! Quante volte ho da ripetere che non voglio assoluta...--ma a questo punto Donna Lucrezia dovette fermarsi: la bile le avea fatto andare in gola il fumo del sigaro. Cominci a tossire, a starnutire e pareva che gli occhi le schizzassero dalla testa. Finalmente ancora mezzo soffocata dall'affanno:--quante volte avr da dire--ripigli--che assolutamente non voglio confidenze con quella pandolna che per la smania di scimiottarmi s' messa a far la sentimentale col Professore?!... Col poeta celebre del Ponte dei Sospiri! Lei, figurarsi! una plebea, un'ignorantaccia che non sa scrivere il suo nome: la figlia della mia Pipelet! La Filomena, zitta zitta, continuava a meditare sulla macchia del sof. --Ho paura, se la levo adesso colla benzina, che ci resti il puzzo nella stanza per tutto il giorno. --Sicuro!--rispose la Balladoro rabbonendosi subito,--e le visite potrebbero andar via col mal di capo. La padrona e la serva tornaron mute e meditabonde a contemplare la macchia d'unto che pareva allargarsi sotto i loro occhi prendendo strane forme. Infine Donna Lucrezia svel i pensieri che le mulinavano in testa. --Subito che i _Patatuchi_ avranno preso il largo voglio mutare la tappezzeria e le stoffe del mio salotto e addobbarlo all'italiana: tutto in bianco, rosso e verde! --Ma intanto, per oggi, come si rimedia?--osserv Filomena. La Signora torn a pensarci un poco.--Sicuro... sicuro...--Poi a un tratto esclam, battendosi la fronte colla mano:--L'ho trovata; corococh!--esclamazione colla quale Donna Lucrezia, fin dalla pi tenera infanzia, esprimeva la propria allegrezza.--Gi ho un gran genio io, per gli espedienti! Lo dice sempre anche quel caro... anche un'altra persona dice che qua dentro c' qualche cosa!... Va di l, in camera, prendimi lo scialle turco che m'ha regalato mia cugina la marchesa di Collalto, portamelo qui e vedrai: copro la macchia collo scialle; ma in modo ch'esso deve parere buttato l a caso, con artistica trascuranza!... Andiamo; muoviti, spicciati, trottolona benedetta! Filomena zoppicando usc dalla stanza e rientr quasi subito collo scialle indicatole dalla padrona. Questa lo prese e lo accomod sul sof dov'era la macchia d'unto; ma ce ne volle prima che le pieghe avessero raggiunta la desiderata naturalezza! --Oh, cos!... Adesso dovrebbe stare a perfezione. Prova un po', Filomena, a sederti sul canap per vedere l'effetto che fa. Ma la povera Filomena non s'era ancora seduta che una forte scampanellata la fece alzare di scatto. --Misericordia, visite! --Alle dieci del mattino, vuoi che vengano le visite, mammalucca! Filomena si acquet, e dopo aver infilate le ciabatte che avea lasciato in mezzo alla stanza per non insudiciare il tappeto a pi del divano, si avvi tentennando verso la porta. Intanto la Balladoro, preso di nuovo lo strofinacciolo, si disponeva a dare l'ultima ripulita ai mobili, quando ud la vecchia che bisticciava con qualcuno nell'anticamera. --Che c', che c', che c'?... Le solite prepotenze?!--mormor Donna Lucrezia avvicinandosi all'uscio e mettendosi in ascolto presso la toppa. -- un agire da screanzati!--gridava la Filomena. --Io sto agli ordini del mio padrone, e in quanto a lei dovrebbe imparare a tener la lingua a casa!--rispondeva il suo interlocutore che dalla voce pareva un ragazzo. La Filomena, strillando sempre pi forte, si mosse per rientrare in salotto; e Donna Lucrezia ebbe appena il tempo di ritirarsi per non far vedere a quell'altro ch'essa stava in ascolto. --Che c'?--domand poi a bassa voce appena la vecchia fu rientrata in salotto. -- quel rusticone villano del carbonaio,--rispose la vecchia col viso pallido dalla rabbia,--che non vuol mandar la legna, se prima non gli si paga tutto il debito! --Che debito, che debito d'Egitto! Sempre quel tuo frasario da mercato! --Finch non gli si paga tutto il conto!--riprese Filomena. --E... i danari che hai dato stamattina a sua moglie? --Ha mandato a dire che sono pochi. --Quella gentaccia dunque ti manca di parola? --Son birbaccioni, signora; son birbaccioni! --E tu pagali subito fino all'ultimo centesimo! --Ma, allora...--la vecchia rimase interdetta. Ci sarebbe stata un'osservazione da fare; essa l'aveva l, proprio, sulla punta della lingua; ma si sent impacciata sotto lo sguardo terribile della padrona, non ebbe pi coraggio di andar avanti e ripet appena, sommessamente, il timido ma di prima. --Che ma! non ne voglio sapere n di ma, n di se! Vai, vai; e paga quei ladri fino all'ultimo soldo. La vecchiarella usc a testa bassa, lentamente, zoppicando pi del solito; e poco dopo si ud la sua voce contare, brontolando, le monete che risonavano sulla mano del garzoncello. Donna Lucrezia, col sangue che le ribolliva nelle vene, s'era messa a fregare il tavolo di noce, ma con tanto impeto e stizza da intaccare la vernice. Poi, a un tratto, non pot pi contenersi e spalancando l'uscio del salotto, mentre il ragazzo del carbonaio stava per andarsene, gli grid furibonda:--Dirai a nome mio a quello zotico spilorcio del tuo padrone che un pezzo d'asino, un croato, un... un... un Bucefalo! --Scusi, illustriss...--cominci a dire il ragazzo voltandosi; e rimase sbalordito, a bocca aperta, vedendo quella perticona spiritata. --E gli devi dire che non sa come si tratta colle mie pari; e che non mi conosce; e che sono imparentata coi primi signori di Milano e di Venezia; e che gli far pagar cara la sua impertinenza; pezzo d'asino, croato... _Bucefalo_! --Scusi, illustriss...--si prov a replicare il ragazzo, quando la Filomena, volendo evitare una scenata che potesse far accorrere i vicini, lo cacci con uno spintone sul pianerottolo e gli chiuse l'uscio in faccia. Il monello rimasto fuori fece un gesto poco pulito all'indirizzo di Donna Lucrezia; stette un momento incerto se doveva sonar di nuovo il campanello per dire il fatto suo a quella "illustrissima sbrindellona," ma poi diede una spallucciata, e corse gi per le scale a precipizio. --Mi sento un nodo alla gola! Mi sento soffocare!... Dammi un bicchier d'acqua!...--mormor Donna Lucrezia tutta tremante. --Verr il Dio vendicatore,--esclam con aria profetica quando ebbe bevuto e cominci a rifiatare:--e se Re Vittorio mi render giust...--ma a questo punto starnut e insieme con lei anche la Filomena parimente raffreddata. --Ah!... _se l'Italia frangere... potr le sue ritorte!_--declam poi con enfasi confondendo nelle proprie aspirazioni liberali Tedeschi e creditori. Ma que' versi dello Zodenigo le richiamarono in mente un altro pensiero e domand alla donna se aveva preso i filetti e i tartufi per fare il contorno alle costolette.--Sai bene che oggi ho invitato a pranzo il Professore! La vecchia rispose appena con un cenno affermativo. --Ah, che caro giovane!--esclam con un sospiro Donna Lucrezia accomodando nella giardiniera le rosette, il giranio e la vaniglia.--Tutto cuore, tutto sentimento e tutto _genio_; tanto vero che tisico finito!... Maledette! come bucano queste rose!...--E qui interruppe il suo inno di lode per succiarsi un dito.--Del resto, vecchia mia, sei stata molto tirchia nel comperare i fiori!... Almeno prendere un pochin di verdura. Oh, Dio! si respira meglio con un briciolo di verde! Par di sentire il soffio primaverile! --Volevano due soldi per un mazzetto di ramerino! --Li dovevi dare; tanto pi che il ramerino dura un pezzo; si mantiene fresco per un paio di mercoled, e poi si mette a cuocere col capretto!... Oh... ecco fatto! Se Dio vuole anche la giardiniera in ordine! Adesso fuoco alle stufe e vieni a vestirmi. --E... e la legna, padrona? --La legna? Sicuro; e la legna?! Non ci hai pensato! --Ci avevo pensato certamente; ma ha sentito il carbonaio cos'ha mandato a dire! --E per colpa di quel tanghero vuoi farmi gelare le visite come sorbetti?... --Nossignora, ma...--la vecchierella teneva la testa bassa come se volesse contare i mattoni del pavimento. --E non ti muovi?... _Viscere care delle mie pantofole_... bisogna correre a comprarla da un altro! --Ma... i danari, signora padrona? --I danari?... E i trenta fiorini che hai avuto ier sera? Filomena stese la palma della mano e fe' l'atto di soffiarci sopra. --Spariti?... Spariti in un baleno?! Oh, santi numi!--esclam Donna Lucrezia, mettendosi in tasca il mozzicone spento. --Due fiorini...--cominci la serva contando ogni numero sulle dita nere e ossute,--due fiorini gli ho resi alla portinaia. Me li ero fatti prestare colla scusa d'aver dimenticato i quattrini della spesa e che mi pesava di rifar le scale.... --Ne restano ventotto! tiriamo innanzi! --Dodici fiorini al professore Zodenigo: dodici e due quattordici.... --Per arrivare a trenta ce ne mancano sedici!--interruppe la Balladoro, che in aritmetica era pi pronta assai della Filomena. --E le spese di stamattina? E i tartufi, e i filetti, e i ravioli, e i fiori, e il canfino, e finalmente i nove fiorini che ho dovuto snocciolare al carbonaio?... --Colpa tua! Dovevi tenerti in mano qualche spicciolo!... Dovevi levartelo d'attorno con un acconto, quel ladro d'un croato!... --Vergine Santa, stata lei a gridare che fosse pagato fino all'ultimo centesimo! --Taci l, _pampalga_!... Non si risponde alla padrona!... Chi li tiene i danari?... Te!... A chi li affido io, senza manco contarli? A te!... Dunque tu sola potevi sapere quanti ancora ne rimanevano da spendere e dovevi regolarti!... Ma siccome vedo che hai le mani bucate... vuol dire... vuol dire che penseremo a metterci riparo! La vecchietta chin il capo mortificata, e si asciug nel grembialuccio tutto toppe, gli occhi e il naso. Era proprio lei che aveva la cassa; e questa era una piccola astuzia della Balladoro, la quale colla scusa della fiducia illimitata non voleva saperne di rendiconto e per non era mai obbligata di pagarle il salario. Restava come sottinteso che la Filomena se lo sarebbe ritenuto sulle varie somme che a mano a mano le venivano affidate; ma siccome queste non bastavano mai nemmeno per la spesa, cos la serva restava sempre in credito del suo mensile senza che l'altra dovesse rimetterci della dignit facendo vedere di essersene accorta. Donna Lucrezia pareva come accasciata da quel colpo impreveduto. Buttatasi sopra una poltroncina si guardava attorno smarrita, e i suoi sternuti avevano preso alcunch di flebile, di gemebondo, che spezzava il cuore alla povera Filomena. --Non c' versi!... Per oggi non si potr ricevere!... Chi sa, chi sa che cosa dir la gente!... Un altro mercoled mi pianteranno in asso; il mio salotto _giallo_ rimarr deserto, ed io sar come bandita dalla societ!... E se ricevo e pigliano un'infreddatura... peggio che mai! No, no; bisogna trovare una scusa, una scusa plausibile.... Dirai che sono ammalata molto ammalata; che ho presa la morfina, e che dormo! Ma a questo punto un altro pensiero e pi terribile fin col mettere Donna Lucrezia alla disperazione!... E il professore Zodenigo?... Avrebbe dovuto rinunziare, per quattro fascinotti, anche al suo poeta, al poeta celebre del _Ponte dei Sospiri_?... Chi sa la Rosetta, quella smorfiosa, che gusto ci avrebbe avuto! Donna Lucrezia all'idea della Rosetta gongolante, e che magari colle sue moine avrebbe trattenuto il poeta a chiacchierare sulle scale, non pot pi resistere: si alz con impeto e buttandosi addosso alla Filomena l'abbracci e la baci con un monte di carezze. --Senti, tesoro mio benedetto, devi proprio aiutarmi anche per questa volta! Lo so, lo so, che tu mi vuoi bene, e che sei una perla per cuore e per fedelt, e se verr il giorno della redenzione... non temere che avrai la tua parte. Ma, adesso, in un modo o nell'altro bisogna trovare i soldi per la legna.... Piuttosto, pensa, sto a digiuno per un mese!... Senti, vecchia mia, siamo proprio ridotte _al verde_? completamente _al verde_? Filomena, sempre colle lacrime agli occhi, si frug nella saccoccia del grembiule.--Mi rimangono... cinque soldini.... --Oh Dio... che spasimi!--mormor la Balladoro cadendo come sfinita sulla poltrona. In quel momento si ud sonare di nuovo il campanello dell'anticamera; ma questa volta era stata una tiratina leggera assai. --Santi numi!... Sar un altro che vuol quattrini!--esclam Donna Lucrezia spaurita.--Ho presa la morfina, sai. Filomena, e dormo!--E mentre la vecchia, anch'essa un po' turbata, passava nell'anticamera, si butt sul canap chiudendo gli occhi. Filomena rientr quasi subito portando una lettera colla busta di color giallo. --Un conto!... Vedi se me lo diceva il cuore?... Ma oggi non giornata di conti,--soggiunse alzando la voce per essere udita nell'altra stanza.--Oggi mercoled, e non ho tempo per badare a queste miserie! --Ma, signora padrona, l'uomo che ha portata la lettera,--e la Filomena stendeva il braccio per dargliela,--se n' gi andato! --Ah, se n' andato?--rispose la Balladoro calmandosi a un tratto, e sbirciando la lettera, senza per prenderla in mano, con un'occhiata sospettosa. --E non hai potuto indovinare chi la manda? --Nossignora: mi pareva un commesso, ma era pulito e garbato dimolto. --Uhm.... Caso raro!--Donna Lucrezia si fece coraggio: prese la lettera, l'apri lentamente, e messi gli occhiali and subito a guardare la firma: allora fu invasa nuovamente da un impeto di collera e facendosi in viso rossa scarlatta cominci a gridare furibonda:--Che vuole da me questa spia infame! questo ladro, questo birbaccione?!--Ma poi, a mano a mano che tirava innanzi a leggere, la collera si dissip come per incanto; la sua faccia angolosa riprese la solita tinta giallognola, esprimendo prima un grande stupore, poi una commozione e una certa contentezza, mista ad inquietudine. --A buon conto,--pensava tra s Donna Lucrezia,--costui non farebbe altro, n pi n meno, che il proprio dovere.... I primi quattrini suoi come gli ebbe?... Dalla sua pra moglie!... E la sua pra moglie dove li ha raggranellati? In casa mia; cio della Mary, che poi tutt'uno!... Anzi, per dire la verit, da questo suo procedere... doveroso... parrebbe quasi ch'egli non dovesse essere tutta quella canagl... tutto quel grande spilorcio come lo vogliono dipingere. In ogni modo, se si trattasse solamente di me, risponderei con un bel no, sicuro; con un bel no, tondo tondo! Ma a pensarci bene, io non ho diritto di rifiutare la sua offerta perch... appunto per via della Mary! Non debbo farle perdere una fortuna per le mie antipatie, e per i miei scrupoli! La faccia della Balladoro si color nuovamente, ma questa volta per una gioia schietta a cui s'abbandonava liberamente. --Presto! Presto, Filomena! Lo scialle! Il cappello! Il manicotto!--grid correndo nella sua camera. La buona vecchietta la segu trascinandosi: essa cominciava a dubitare che la padrona diventasse matta. Donna Lucrezia in fretta e in furia si mise il cappello di paglia nera coi nastri di velluto; si butt addosso lo scialle bigio e stava gi per infilare la porta, quando Filomena, che era rimasta sempre calma,--Vergine Santa,--brontol,--vuol uscire in quello stato?! --Non ho pi testa! Dio mio, non ho pi testa! Se non c'eri tu, uscivo in sottana a rischio di farmi fischiare dai monelli! Fa presto, dammi il vestito nero... _moir_! Filomena fece presto perch non c'era da scegliere. Ma la padrona, con tutta la sua furia, non trovava il verso d'infilare il vestito; e intanto pestava i piedi, e smaniava, e invocava i santi Numi e la Madonna Benedetta; le cascavano i guanti, perdeva il fazzoletto e non sapea dove riporre quella lettera famosa, origine di tante commozioni: la metteva in una tasca, poi la levava e la metteva in quell'altra; poi nel manicotto. Finalmente pens di nasconderla in seno. Quando, dopo tanto affaccendarsi, era gi sul pianerottolo, torn indietro per dare nuove istruzioni alla Filomena. --Va all'angolo del Ges; c'' una bottega di legna da ardere: ne farai portare una carretta; va subito, in due salti! Filomena, sempre pi maravigliata, stava per aprire la bocca; ma Donna Lucrezia glielo imped soggiungendo:--E dirai al facchino di aspettarmi qui, che appena torno sar pagato. --Ma.... --Cos pure passerai dal ristoratore _Alle Colonne_ e ordinerai un dolce alla crema per quattro persone.... --Ma dica.... --Ti dar i danari, e devi pagarlo subito. Non voglio pi saperne di lasciar conti in giro con questa gentaglia affamata e che manca sempre di rispetto! --Ma dica un po', Donna Lucrezia,--proruppe la Filomena che, ormai rassicurata, avea gli occhietti lustri per la contentezza,--in quella lettera benedetta le dnno forse la notizia che ha vinto un terno al lotto? --Non dire scioccherie, _piavola_; e fa quel che t'ho detto. Ma quando la Balladoro fu a mezza scala, chiam daccapo: --Filomena! Filomena!--con quanto fiato aveva in corpo, e finch non vide affacciarsi alla ringhiera della scala la sua vecchiarella. --Ricordati prima di andare ad ordinare il dolce, di accendere le stufe!--E siccome in quel momento c'era una casigliana che saliva le scale, si mise a gridare pi forte: --E se viene mia cugina, la marchesa di Collalto, che aspetti, che le ho da parlare!--Poi scese a precipizio, guardando dall'alto in basso quella che saliva, e usc superba e impettita nel suo vestito nero _moir_, che dovea significare il lutto per la patria. In quello spazio di tempo dal 1848 al 1859 il patrimonio degli Alamanni era andato in rovina. L'Austria aveva confiscato tutti i loro beni. Giulio Alamanni, condannato a morte e graziato sul palco, dopo aver assistito al supplizio de' suoi compagni di eroismo, era morto allo Spielberg. Francesco Alamanni, rimasto a Londra fino al 1857, era tornato in Italia per prender parte alla gloriosa e infelice spedizione di Carlo Pisacane; e adesso viveva a Torino. Anche Francesco Alamanni (come intendeva fare il fratello suo) prevedendo la confisca si era provvisto, prima di esulare, di una forte somma di danaro. Ma i soccorsi da lui prestati, con vera larghezza di cuore, ad altri esuli pi bisognosi, e le sovvenzioni ai comitati rivoluzionari lo avevano ridotto ben presto a dover vivere del proprio lavoro. A Londra aveva dato lezioni d'italiano, ora a Torino le dava d'inglese; e colla sua operosit, oltrech a provvedere al proprio sostentamento, riusciva a mandare ogni mese a Milano qualche soccorso per la sua nipotina, la figliuola di Giulio e di Lucia. Il governo austriaco, appena confiscato il patrimonio degli Alamanni e messovi un curatore nella persona dell'I. R. consigliere Carlo Spinelli, aveva concessa all'orfana una tenue pensione; ma, quando quella sostanza amministrata come si usava in tali casi, si and caricando di debiti e i fondi finirono coll'esser messi all'asta, la pensione venne subito sospesa, e Donna Lucrezia non riusciva pi a ottener nulla dallo Spinelli. Allora dovette adattarsi a tirare innanzi alla meglio aspettando i soccorsi che il proscritto le mandava da Torino, e sovvenuta, anche da certi suoi cugini ricchi e buoni, i quali, ad onta delle disgrazie e della miseria della vedova, seguitavano a mantenere viva l'amicizia con lei e a voler bene alla piccola Mary. Quest'ultima viveva con la Balladoro chiamandola zia in segno d'affetto, ancorch fosse soltanto una lontana parente. E la rabbia di Donna Lucrezia contro il curatore si risvegliava specialmente dopo i deliziosi pranzetti che faceva di tanto in tanto col poeta del _Ponte dei Sospiri_. Rossa, eccitata dalla passione, dalla digestione e dal caldo del salotto essa evocava, mentre il suo caro tisicuccio sorbiva il _punch_, le memorie e gli splendori di Casa Balladoro, e enumerava le afflizioni e i patimenti del presente martirio. Cos infiammandosi a vicenda finivano poi sempre col fare un brindisi all'Italia libera e coll'inveire insieme contro qualche nuova angheria commessa dal governo a danno della piccola Mary; angheria contro la quale ci sarebbe stato da protestare giudizialmente. --Andr domattina! Andr domattina da quello scimmiotto incravattato, e gli dir il fatto mio fuor de' denti!...--Cosa che, del resto, dovea riuscire assai facile alla Signora che di denti ne avea pochini assai. Per lo Spinelli erano una vera calamit le visite della vedova brontolona, e se le cose non fossero cominciate ad andar male per chi, come lui, mangiava il pane del rinnegato, l'avrebbe mandata, senza tanti complimenti, a carte quarantotto. Ma invece l'alleanza della Francia col Piemonte e la minaccia della guerra vicina gli mettevano la paura addosso, e per soffocava la stizza cercando di amicarsi quelle persone che in caso di rivolgimenti gli avrebbero potuto giovare. E con Donna Lucrezia, la parente degli Alamanni, la tutrice della piccola Mary che avea perduto il babbo allo Spielberg, si mostrava singolarmente affabile e buono, e se non le dava quattrini, erale largo almeno di consigli e di profferte. Quella mattina in cui la Balladoro, dopo aver ordinato alla Filomena il dolce di crema, era andata dallo Spinelli, questi era turbato assai. Aveva appunto allora finito di leggere la _Gazzetta di Milano_ e le ultime notizie gli avevan messo un grande sgomento addosso. L'Imperial Regio Consigliere era solo nel suo studio; e buttata la _Gazzetta_, con dispetto, sullo scrittoio, passeggiava in su e in gi brontolando, cogli occhiali d'argento rialzati sulla fronte, colla lunga palandrana di panno turchino che gli ciondolava sulle gambe e col cravattone bianco tutto storto, altro indizio di gran burrasca. --Se facessi un viaggetto fuori d'Italia? Se andassi un po' a Vienna per star a vedere come si mettono le cose?--e intanto si lisciava colle dita tremanti le basette bigie.--A Vienna?... E i miei affari? E lo studio? E la clientela?... Maledetti anche i Francesi che hanno sempre il diavolo in corpo!... E poi, se si desse il caso che i Tedeschi avessero la peggio, io trovandomi fuori, starei fresco! Non potrei pi ritornare a Milano!... E se invece tengo duro e rimango, chi mi assicura che ai primi schiamazzi, quando ricompariscono le coccarde tricolori, non mi facciano la pelle?... vero, per altro, che ho sempre cercato di tenermi in buone relazioni anche coi capi scarichi; mi sono sempre mostrato dolce, cortese, servizievole... ma, ma, ma... si sa bene; l'uomo una bestia irragionevole.... Sono un austriacante?... Niente affatto! Ho servito il Governo, ma in via amministrativa; come un altro cliente qualunque; come servirei un Turco, un Ottentoto, che venisse a chiedere i miei servigi! Ma invece di un Ottentoto, gli capit allora nello studio Donna Lucrezia, col naso pi rosso del solito per il freddo, e ansante in modo che sulle prime non riusciva a parlare. --Oh guarda un po'! La nostra cara _Dogaressa_!--esclam il Consigliere andandole incontro, con un'effusione straordinaria. Se non ci fosse stato quel naso rosso e rugiadoso, tale da incutere rispetto anche ai pi audaci, l'avrebbe forse abbracciata. Invece si content di farla sedere sulla poltroncina di cuoio, vicino al caminetto, e si chin premuroso per attizzare il fuoco. --Che buon vento!... Che buon vento l'ha menata da queste parti? --Un vento... un vento sbalorditoio!--Donna Lucrezia starnut; ma quando fu per soffiarsi il naso si trov tra le mani lo strofinacciolo che nella confusione aveva cacciato nel manicotto, invece del fazzoletto. --Sempre infreddata? --Sempre, sempre; un gran destino! Ma quella talpa della Filomena, che deve essere gelata come il naso di un gatto, riscalda tanto le stufe che par d'essere in un forno! Poi, quando si esce, sfido io a non infreddarsi! --Tutti non hanno il sangue caldo come Donna Lucrezia!--esclam il galante Consigliere, e poi subito pens tra s:--Brava, brava! La vecchia fa grandezzate: allora non venuta per chiedere quattrini!--e istintivamente avvicin ancora di pi la propria seggiola alla poltrona della Balladoro:--Dunque che cosa abbiamo di nuovo? --Ecco: son qui per... per avere un consiglio da lei. --Sto a sentire. --Ma si tratta di un consiglio molto delicato. --Parli pure, parli pure; con tutta confidenza. --Posso fidarmi, non vero? Da donna di cuore a uomo di cuore. --Diamine, non ci conosciamo da ieri. --E in tutti i casi, mi fa giuramento di mantenere il segreto! --Faccia conto d'essere in chiesa, dal suo confessore. --Gli , vede, che ai preti ci credo poco. --Nemmeno io, nemmeno io! Ma dicevo cos per dire! --Senta dunque che cosa mi capita!--E Donna Lucrezia si tir avanti sulla poltrona avvicinandosi allo Spinelli, che con due dita si accomodava gli occhiali sul naso per guardare in viso pi attentamente la sua interlocutrice. --Mi stata fatta una proposta che, sotto un certo aspetto, potrebbe essere una fortuna... per la Mary. --Dica, dica! Quella bambina l'ho sempre a cuore!--e il Consigliere sospir. --Avrei da farle leggere una... una lettera, che mi arrivata.... --Vediamola. --Prima per altro si ricorda che mi ha fatto giuramento.... --Di mantenerle il segreto.--E lo Spinelli per dar pi forza alla sua promessa prese la mano della Balladoro e la strinse con calore. Questa, frattanto, cominci a frugarsi nelle tasche per trovare la lettera famosa; poi cerc nel manicotto, ma inutilmente: non la trovava pi. --E s, presa, l'ho presa di sicuro!--borbottava Donna Lucrezia a mezza voce cominciando a perdere la pazienza. --Pensi un po' se non l'avesse dimenticata a casa. --Ch! Ch! Mi ricordo bene d'averla presa; e son venuta qui direttamente! --Provi a guardare un'altra volta nel manicotto! --Non c'; le dico che non c'!--E Donna Lucrezia sbuffava e dava in smanie. A un tratto si alz da sedere, e tir fuori e butt sulla poltrona tutto quello che aveva nelle tasche e nel manicotto; meno, s'intende, lo strofinacciolo. --Santi Numi!... Sta a vedere che l'ho perduta!... sicuro, sicurissimo che l'ho perduta! Oh santi Numi, santi Numi, santi Numi! Il Consigliere voleva farsi dire a voce che cosa le avevano scritto; ma la Balladoro non gli badava. Tornava a vuotarsi le tasche, in cui aveva gi rimessa la roba, e le rovesciava, e gemeva, e gridava. e pestava i piedi quando all'improvviso le balen in mente dove l'aveva messa, e allora, aprendosi il vestito:--_Sia malignaza!_--esclam, calmandosi e sorridendo, e la tir fuori con aria trionfante. Il Consigliere la prese e cominci a leggerla a mezza voce, fermandosi, come per riflettere, sui punti pi importanti, e la Balladoro, seria, impettita, prendeva un'aria di maggior sussiego a mano a mano che in quell'altro vedeva crescere la maraviglia. --Per bacco, cara la mia Dogaressa!--esclam lo Spinelli appena ebbe finito di leggere,-- proprio una fortuna che le piove dal Cielo! --Oh in quanto a me...--soggiunse Donna Lucrezia con un certo tono, come avendosene a male. --Cio, volevo dire una fortuna che capita alla signorina Alamanni. --Crede? Il Consigliere chin il capo gravemente in seguo affermativo, e torn a leggere la lettera a voce alta e calcando le parole: _Nobile signora, la Signora Donna Lucrezia Balladoro._ _Non certo senza un longo riflesso che mi fo lecito, Nobile Signora, di scrivergli questa mia; ma quantuncue vituperato dai malevoli invidiosi dei buoni risultamenti del mio lavoro e fatiche di molti anni, ho cuore e memoria meglio di tanti per non incurarmi dei miei primi benefattori._ --Non si poteva cominciar meglio!--osserv il Consigliere interrompendo la lettura per guardare Donna Lucrezia. --Certo: scrive come un cane, naturale; ma le idee sono buone. _Se come sono senza vergognarmi di umile estrazione e povero sono riuscito non solo a portarla fuori negli affari, ma pure a procurarmi un qualche comodo, non scorder di aver fatto i primi passi coi pochi risparmi della defunta e compianta mia consorte e non posso scordarmi dell'affezione della medesima in riguardo alla Nobile Signora Lucia._ _Ragionato e curatore per conto di alcuni minori interessati nella Agenzia Micotti e Comp. sita in Milano in Via del Pesce, mi sono trovato in delle mani nel bilancio settimanale di mia spettanza, un'oggeto di valore che non mi lasci dubbio in quanto alla provenienza, e che rifusa la cassa sociale, detengo fin dora a suoi riveriti comandi._ --Avevo da pagare le lezioni della Mary, il salario alla Filomena, e poi varie altre spese; ch non mi piace di lasciar debiti in giro.... E capir che ho dovuto umiliarmi, e subire anche questa mortificazione: io; una Balladoro! Donna Lucrezia, cos dicendo, s'era messa a singhiozzare; ma ricordandosi che aveva preso lo strofinacciolo invece del fazzoletto, si asciug in fretta gli occhi col manicotto, mentre il Consigliere seguitava la lettura. _Facendo voti perch la Signoria Vostra Illustrissima e la Nobile Signorina Maria sua degna nipote venghino reintegrate nei loro Averi, io mi dichiaro pronto intrattanto ad addivenire ad un'accordo previo il Di Lei assenzo e consenso._ _Metto al disposto della Nobile S. V. per ragione e conto della Nobile Signorina Maria Alamanni la somma annua di lire austriache 6000 (dico sei mila) e ci fino alla liquidazione totale dela sostanza dela prellodata Signorina Minore, previo l'Interesse posticipato e graduale del cinque per cento...._ --Troppo giusto!--esclam interrompendosi il Consigliere. --N, da parte nostra, si vorrebbe accettare, come si dice, un prestito gratuito. _....e alla condizione_,--seguit a leggere lo Spinelli,--_che il sottoscritto venghi investito di mandato legale onde rappresentare la Tutela della prellodata Nobile Minorenne Maria Alamanni e ci al fine di prestare la propria esperiensa al servizio della Casa e di contare i propri esborsi di capitale e Interessi._ _Della Vostra Signoria Illustrissima--Il suo devotissimo obbligatissimo servitore_--P. BARBETTA-BARBAR. P. S. _Dalle undeci ant.^e alle quattro di ciascun giorno eccettuati i festivi sono reperibile nel mio studio sito sul Corso Francesco 43--dove detengo in'oltre la Miniatura all'ordini sempre della V. S. Illustriss._--c. s. _ds._ P. B.-B. --Dunque che mi consiglia di fare?--domand Donna Lucrezia appena lo Spinelli ebbe finito di leggere. --Accettare, cara mia! Accettare a occhi chiusi, e subito! --Adagio un po'; adagio un po' e non precipitiamo; perch deve sapere che questo tale stato portinaio in casa nostra. --Portinaio?... In casa sua? Questo signor...--e il Consigliere rilesse la firma,--questo signor Barbetta-Barbar? --Per l'appunto: nostro portinaio. --E come ha fatto a mettere insieme un patrimonio?--esclam il Consigliere cogli occhiettini miopi pieni di maraviglia e di ammirazione. --Mah!... Se ne dicono tante... tante... tante, che non stanno n in ciel n in terra! --Eh via, i cani si lasciano abbaiare. Ma lei, dal momento che stato suo portinaio, dovrebbe conoscerlo bene? --Ecco... veramente, era portinaio del babbo della Mary; che poi lo stesso. --Appunto. --Bisogna risalire un dieci o dodici anni addietro, egli non aveva altro che un nome solo: Barbetta.... Si chiamava Pompeo Barbetta _tout court_.... Adesso si appiccicato quel Barbar, che era il cognome della sua povera moglie: perch poi, Dio lo sa!... Forse per darsi aria e vedere di ficcarsi tra i nostri pari! --Sia pure; non sarebbe altro che una debolezza... scusabile anche sotto un certo aspetto. --Ma la mia condizione... capir... ho dei parenti a Venezia... a Milano. I Badoero... i Collalto... che la guardano per la sottile... in certi argomenti. --I suoi parenti, punto primo, non dovrebbero saper nulla di questo affare. --Sicuro: non ci pensavo. un'osservazione giustissima. --Eppoi nello stato in cui si trovano... in cui si trova la signorina Alamanni, non si deve sofisticare sulle origini di chi, in certo modo, viene a rappresentare la parte della Provvidenza. --Cos ho subito pensato anch'io, nel leggere quella lettera: non ho diritto di far perdere una fortuna alla mia pupilla, per le mie idee, per i miei sentimenti personali. --Benissimo, dunque, su questo punto andiamo d'accordo. --Perfettamente. --E ora mi dica tutto quel che sa di questo Barbetta e se le pare uomo da potersene fidare. --Qui sta il _busillis_!--e Donna Lucrezia che non voleva dir troppo, per non mettere in pericolo l'affare che le andava molto a genio, e che d'altra parte non poteva assumersi tutto il peso di una risoluzione cos grave, toss per prender tempo.--Dovevo andare pi adagio--pens--e riflettere per la strada al caso mio! --E dunque? che cosa ne sappiamo!..--riprese il Consigliere allungandosi sulla seggiola e spingendo i tizzoni verso la fiamma colla punta delle scarpe. --Ecco, dir, quand'era in casa nostra, passava per un fior di galantuomo.... Un po' tirato ma onesto e fedele a tutta prova. La sua pra moglie, alla quale, per dire la verit, aveva sempre fatto buonissima compagnia, quantunque... basta, c'era poco da stare allegri, morendo gli deve aver lasciato un qualche migliaio di svanziche. Poca roba,--soggiunse la Balladoro facendo boccuccia,--ma per quella gente l, si sa, pu essere una fortuna. --Ma come aveva fatto sua moglie ad avere questo danaro? --Oh Consigliere mio benedettissimo, come fanno tutti coloro che, pur di risparmiare, vivono come dice il nostro popolino: _de pan e spuazza!_... Era sempre stata una donnetta economa; figlia di gente buona che l'aveva allevata colle _fregole_ di casa Alamanni... La povera Lucia, che le voleva bene, la ricord anche nel suo testamento. E poi tutti noi insomma, le si regalava sempre qualche cosa. Anch'io, non fo per dire, ma ogni momento le donava e danari e vestiti e biancheria, perch era proprio una buona creatura; seria, onesta, che badava a' fatti suoi, e non come quella smorfiosa, sfacciata, pezzente che...--ma a questo punto Donna Lucrezia si ferm, sebbene sulle gote giallognole fossero salite a un tratto le fiamme della stizza. --Fin qui--osserv il Consigliere che faceva di tutto perch la sua cliente non uscisse dal seminato--fin qui non vedo nulla che possa offendere l'onoratezza del Barbetta. --E lo dico anch'io, ma ci sono altre voci.... --Ebbene?... --C' chi pretende che abbia fatta fortuna col... col... col negoziare _in cravatte_! E Donna Lucrezia, allungando il suo collo di cicogna, fe' il gesto favorito di mastro impicca. --E le prove?... Le prove ci vogliono, cara signora mia!--esclam il Consigliere al quale non pareva vero di levarsi d'attorno quella mignatta della Balladoro, e per si sentiva molto disposto a difendere il Barbetta.--Intanto l'affare che adesso le propone--continu--non certo da usuraio! --No, no, per dire la verit!... --Dunque? --Ma... c' dell'altro! --Che cosa c'? sentiamo. --Dicono.... --Dicono? -- un'accusa molto... molto grave. Scommetterei anch'io, giuocherei la testa che sono calunnie; ma intanto la voce corre e... e capir, Consigliere, il solo dubbio in questo caso mi metterebbe in un brutto impiccio e... ma devono essere calunnie, tutte calunnie! --Intanto non m'ha detto ancora di che si tratta.... --Scusi, Consigliere benedetto, scusi anche lei; ma sono cose... cose che mi fanno rimescolare il sangue soltanto a pensarci. --Si faccia coraggio, e sentiamo; da brava! Il Consigliere si avvicin daccapo alla Balladoro, che appariva sempre pi impacciata ed esitante. Se per caso quel che stava per dire facesse mutare d'opinione allo Spinelli? S'egli le avesse a dichiarare che le proposte dell'ex-portinaio non erano accettabili a nessun patto, allora, ritornando a casa, come avrebbe fatto a pagar la legna da ardere e il dolce di crema? ....Veramente... veramente aveva precipitato un po' troppo nel dare gli ordini alla Filomena! --E dunque? In fine non poteva tacere: lo Spinelli, pur troppo, era il curatore della Mary... e quell'altro aveva messo la condizione di rappresentare la minorenne.... Si tir ancora pi innanzi sulla poltrona, e siccome il Consigliere cercava di non guardarla in faccia perch potesse parlare pi liberamente, e tutto curvo attizzava il fuoco con le molle, essa gli si accost tanto da sfiorargli con la bocca le basette brizzolate, bisbigliandogli nell'orecchio alcune parole. --Oib!--proruppe il Consigliere alzandosi inorridito.--Calunnie! calunnie! calunnie! --Benedetta sempre sia la bocca della Giustizia!--esclam Donna Lucrezia, alzandosi alla sua volta, e non potendo pi oltre trattenere un gran sospiro di sollievo.--L'ho sempre detto, l'ho sempre ripetuto anch'io che non potevano essere altro che calunnie! --Ma, cara signora, non sa che adesso, quando si vuol rovinare un uomo presto fatto?... Gli si d dell'austriacante e della spia! Ma non bisogna badare alle chiacchiere dei tristi, bisogna guardare alle azioni della gente! --Sicuro, sicurissimo!... Io mi vanto di non aver mai guardato altro che alle azioni!... Alle nobili azioni! --Crede forse che non diranno anche di me, che sono un austriacante, un codino? --Eh, eh! se lo dicono!--rispose Donna Lucrezia, alzando le mani per dar pi forza all'esclamazione. Ma non c'era bisogno di tanto strepito; il Consigliere, che aveva voluto tastare il terreno, si era gi fatto livido. --Eppure...--balbett....--Eppure, quando s' trattato di far del bene a qualcuno, non ho mai badato alle sue opinioni politiche.... --Evviva la faccia di chi pu dir cos.... Mentre invece vi sono certi tomi, che se ha da spuntare davvero il giorno della Reden.... Basta... non dico altro! Dovranno impallidire anche se, puta caso, avessero il muso nero come un carbon... come uno spazzacamino! Adesso, per altro, che capiva di avere il Consigliere dalla sua, sicura che la pensioncella non le scappava pi, voleva farsi un po' pregare prima di accettarla, mettendo innanzi una lunga sequela di dubbi, di scrupoli e di delicatezze. E intanto il Consigliere volpone, che conosceva bene i suoi polli, si affannava e fingeva anche lui di arrabbiarsi perch "quella cara Dogaressa" non voleva intendere le cose "pel loro verso!" --Ma ragioniamo un po', bella signora mia; ragioniamo un po': se fosse proprio vero ci che dicono del Barbetta, crede lei che l'Alamanni non avrebbe trovato il modo di farlo sapere alla sua famiglia e a' suoi amici per smascherarlo e metterli in guardia? --Pare anche a me! --Crede lei che in tanti anni non sarebbe venuta fuori qualche prova di fatto? --Pare anche a me!... Pare anche a me, tesoro mio!...--continuava intanto a rispondere Donna Lucrezia, alla quale pareva infatti che quelle cinquecento lirette al mese fossero proprio irresistibili. --Dunque sono riuscito a convincerla?--conchiuse lo Spinelli dopo un'altra mezz'oretta di chiacchiere. --Ah, se si trattasse di un interesse mio e potessi dare ascolto soltanto alla mia delicatezza... perch, senta, Consigliere, quando mi toccano certi tasti io divento come una sensitiva.... Ebbene, piuttosto di accettare i servigi di un... Barbetta, piuttosto, dico, mi adatterei a vivere di polenta e torsoli di cavolo!... Io, capisce? una Balladoro, che sono stata allevata, si pu dire, col nttare degli Dei! Ma... visto e considerato che non devo sacrificare mia nipote, subir questa umiliazione... e far... e far quanto lei mi dir di fare. --Brava, brava! molto brava!--esclam lo Spinelli, tossendo e raschiandosi la gola asciutta pel gran discorrere che avea fatto. La nostra cara Dogaressa ha sempre mostrato di aver cuore, e lo prova esuberantemente anche in questa circostanza. Donna Lucrezia credette proprio che il Consigliere fosse in buona fede; e rimase tanto convinta di ci che egli le aveva detto, da sentirsi commossa per la propria bont e per il proprio buon cuore. --Basta!--mormor con un sospiro, ammirando l'effetto della sua mesta rassegnazione nello specchio del caminetto.--Sia fatta la volont del Cielo... per altro un gran passo doloroso questo che lei mi obbliga a fare!... ascendo, si pu dire, sul mio Calvario! --Senta un po', Donna Lucrezia--soggiunse allora il Consigliere, dopo di aver sospirato anche lui levando gli occhi al soffitto.--Senta un po': s'ella credesse mai che la mia compagnia le fosse per riuscire di qualche sollievo, si potrebbe combinare di andarci insieme da questo signor Barbetta. Oggi no, perch ho da fare tutto il giorno in tribunale, ma domani sono a sua disposizione. --Domani?!... no, no!... Ci vado io sola; ci corro subito, all'istante! Ma le pare, Consigliere benedetto? Dal momento che devo bere l'amaro calice, non voglio lasciare un minuto di pi in quelle manacce... sporche, il ritratto, la reliquia, della mia povera Lucia! Ci detto aggiust il fiocco del cappello, e un'ultima volta (durante l'intenerimento dell'addio) si freg il naso sul manicotto. Poi abbandon la mano del Consigliere, abbass la veletta, sussurr con un gemito represso:--Mio Dio, mio Dio che spasimi!--e si precipit di corsa, e sempre scodinzolando, sulla via del suo Calvario. Ma quando ne discese aveva le gote rosse, gli occhi sfavillanti; e ci fu un momento, appena uscita dallo studio del Barbar, in cui non capiva pi nella pelle, e allora strinse il manicotto contro il petto, mormorando con un grido represso di gioia:--corococh! Quando invece, un po' pi tardi, infil la porta di casa, riprese, e pi che mai, la sua aria di sussiego. Era tutta piena di scatole e di involti, e aveva dietro un fattorino anch'esso carico di roba. L'occhiata che lanci nello stanzino della portinaia, fu quel giorno sprezzante in sommo grado, e sebbene ci fosse la mamma al finestrino, pure volle dare i suoi ordini proprio alla Rosetta, per umiliarla e per farle dispetto: --Oggi ricevo: suonerete il campanello ad ogni visita. III. --Filomena! Filomena! --Comandi, signora padrona!--rispose la vecchiarella affaticandosi a tener dietro alla Balladoro che entrava gloriosa e trionfante, con tutto il suo bagaglio, nella camera da letto. Essa aveva pagato al carbonaio del Ges, a _pronti contanti_, la carretta della legna da ardere; aveva anticipato una _bvara_ alla Filomena perch pagasse pure _illico_ ed _immediato_ il dolce di crema, regalando poi otto soldi al fattorino che le avea portata la roba. In quanto alla Filomena, continuava a credere al miracolo. Essa guardava la padrona a bocca aperta, senza nemmeno darle una mano (tanto grande era il suo sbalordimento), mentre questa metteva gi alla rinfusa scatole e involti sul letto, sul cassettone, dappertutto. Donna Lucrezia appariva alla serva in uno splendore mai pi veduto! Aveva un cappellino nuovo con due gale rosse scarlatte; poi una bella rotonda di panno scuro cogli alamari di giavazzo; poi, finalmente, attorno al collo un boa di color bigio che le scendeva quasi fino a terra. Ma non era tutto: levatosi il boa, Donna Lucrezia slacci lentamente gli alamari, mostrando, alla Filomena stupefatta, che la rotonda era tutta foderata di astracan. --Vergine santissima!... E dove ha rubato i danari per fare tante spese? --Mi sono ordinata anche un bel vestito di gr _fleur de th_... un verdolino pisello.... Vedrai, vedrai, _piavola_, che metamorfosi!... Ma adesso ti raccomando; quando mi verrai intorno, devi aver sempre le mani pulite. --Non dubiti, non dubiti, padrona! --Il verde, vecchia mia, il colore della speranza. Viva l'Italia!... Ormai la giornata dei tiranni " giunta a sera!" E il lutto, sai, lo dovranno portare gli austriacanti e gli usurai! Bisognava vedere quel cane dello Spinelli: tremava ad un mio cenno!... Fa presto, dammi un fazzoletto da naso perch ho sofferto l'impossibile!... Guarda, che cosa mi sono trovata nel manicotto!--e le mostr lo strofinacciolo, che tir fuori con due dita da una tasca della sottana, e che le butt tra le mani. --Oh finalmente, sia lodato Dio!... E ora sta attenta perch hai da vedere ancora delle cose.... delle cose straordinarie. Donna Lucrezia si lev il cappello e la rotonda che distese sul letto senza lasciarla toccare dalla Filomena, e incominci l'esposizione dei vari oggetti, che avea portato a casa insieme col fattorino. Ma prima di farli vedere voleva, per divertirsi, che la donna tirasse a indovinare. --Che cosa credi che ci debba essere in questa scatoletta?... E in quest'altra?... E in questo involtino?... E in questa cassetta di legno?... La Filomena rimaneva come incantata: si sforzava per cogliere nel segno, ma non ci riesciva mai. E la padrona a ridere e a canzonarla mentre schierava sul cassettone tutto un bazzarre di roba. Guanti, collane, ninnoli di similoro, pettini, profumerie, saponi "al muschio" involti in carta dorata; e tutto ci mentre la vecchietta esclamava capo per capo, colla monotonia di un ritornello: --Oh Vergine santissima! Dove ha rubato i danari per comperare tanta bella roba?! Il cassettone era tutto pieno, quando Donna Lucrezia prese di sopra a una seggiola un'altra scatola grande di cartone bianco legata con un nastrino rosso e la pos adagio sopra un tavolino ch'era vicino al letto. --Questa volta se non indovini da te non ti dico nulla! --Che pu mai essere? --Devi indovinare. La Filomena ci pens un pochino: poi esclam:-- un cappellino per la signorina! --No. Ho lasciato il mio alla modista, e lo ridurr per la Mary. Ci fu un altro momento di silenzio. --Se non indovini tu, io non ti dico nulla. --Sar... sar un manicotto per la signorina! --Ch! Non avr il mio?... Mutata la fodera come nuovo! --Insomma, padrona, se non me lo dice lei, non indoviner in cent'anni! --Allora guarda, mammalucca! Donna Lucrezia sciolse delicatamente il nastrino rosso, movendo le dita e tenendo il mignolo alzato, con una grazia quasi rispettosa. Poi tir fuori un oggetto pesante involto con molta carta velina; lev la carta, lo pos sul tavolino: era un bellissimo calamaio da scrivania, di bronzo dorato, con un busto di Petrarca nel mezzo. --Ti piace? Francesco Petrarca; un gran poeta! --Oh, com' grasso. Madonna Santa!--osserv la Filomena, che l per l non pot celare un certo malumore. --Eppure lui tal e quale: io l'ho visto, in un ritratto a stampa, e lo posso dire. Quando saremo alle frutta, subito dopo il dolce di crema--continu Donna Lucrezia indicando il calamaio--lo porterai in sala e... stammi attenta, _piavola_, e non far quel muso da addormentata!... e lo devi mettere con garbo, ma senza dire una parola, dinanzi al professore. Ti dar anche un mio biglietto di visita: ho pensato di scriverci sopra "al _Cigno di Rialto_" e basta!... Vorrei un po' vedere se quell'antipatica della Rosetta e quella grassonaccia _malignaza_ della sua padrona--(l'affittacamere del professore, che era un'altra spina al cuore per la vedova)--sarebbero capaci d'un pensiero cos gentile e nobile nello stesso tempo. Oib, oib! Avessero anche i danari che ci ho io, tanto e tanto non saprebbero pensarle certe cose: il sangue non acqua, e la botte d del vino che ha! Ma la vecchina stava sempre muta, colla testa bassa, senza pi dire una parola. --Stasera--soggiunse poi Donna Lucrezia andando su e gi per la camera, affrettandosi a metter la roba a posto nell'armadio e nel cassettone--stasera aggiuster i miei conticini anche con te! --Faccia il suo comodo, padrona... Io non le ho ancora domandato nulla!--rispose la Filomena, un po' mortificata e anche impermalita per quelle parole. --Non avertene a male, viscere mie, ma d'ora in poi li terr io i danari, ch non voglio abbia da ripetersi il brutto caso di stamattina, che mi son trovata asciutta asciutta senza saperlo! --Come vuole, padrona! --Far anche uno spoglio di tutto il mio guardaroba, e i vestiti che non sar conveniente ridurre per la Mary gli avrai tu, in regalo.... Voglio che tu ti vesta a garbo, diamine!... Si deve subito capire che sei la mia cameriera e non una serva qualunque! --Sissignora... sissignora: cercher di contentarla! La Filomena non ne capiva niente di tutte quelle ricchezze.--Che la sua padrona avesse avuta un'eredit?... Oppure che ci fosse proprio la vincita di un terno al lotto, come aveva dubitato in principio? Quella famosa lettera gialla doveva pure aver portato una notizia straordinaria assai!--Ma siccome poi, alla fin dei conti qualunque fosse, l'avvenimento pareva propizio per la sua padrona, la buona donna si sentiva pi che disposta ad accettare la provvidenza ad occhi chiusi. --Le robe frattanto erano state messe tutte a posto: il calamaio solamente rimaneva in mostra sul cassettone. --Ed ora lesti lesti a far _toilette_!... Dio mio, il tocco e mezzo! Presto comincieranno le visite! Ma mentre Donna Lucrezia in accappatoio (quello appunto che aveva servito per riparare dalla polvere il tavolino di noce) stava pettinandosi seduta dinanzi allo specchio, indirizz una domanda alla Filomena, che, se questa fosse stata meno semplice, avrebbe potuto metterla sulla buona via per iscoprire il segreto. --Chi stato a darti l'indirizzo dell'agenzia Micotti... non tirarmi i capelli, bada!... e a permetterti di palesare il mio nome? --Ma.... --Che _ma_! E perch diventi rossa? --M' stato tanto raccomandato... di non dirle nulla.... --Animo, animo, di' su; e spicciati. --Una mia parente, la quale per l'appunto si trova al servizio di un riccone, che il padrone de' padroni di quell'agenzia. --E chi t'ha dato il permesso di andar in giro a spifferare le mie faccen... _Sancta sanctorum_, visite; e non sono ancora vestita!--esclam la Balladoro, interrompendosi a un tratto e con un accento quasi di disperazione. In fatti una forte scampanellata aveva risuonato nell'anticamera. --Ah, Ges benedetto, fate almeno che non sia mia cugina la marchesa!... Dio, Dio, se le fo fare anticamera, quella l capacissima di non tornarci pi. Corri, Filomena, corri ad aprire, e sia lei o chiunque altro, di' loro che si accomodino e che io vengo subito, subito, subito! Ma guarda di far le cose per bene, mi raccomando!... Andiamo, corri dunque!... No, aspetta un momento!... Pulisciti prima il grembiule.... Ma guarda, beata Vergine, come sei tutta spettinata!... Vien qui che ti aggiusto un poco!--e la Balladoro ravvi col suo pettine le ciocche bianche della vecchina.--Oh cos... puzzi di cipolla come una frittata, santi numi!... Va', va' lesta, muoviti, tartaruga!... E mi raccomando: educazione, legna nelle stufe, e cammina diritta! Rimasta sola, Donna Lucrezia continu a gemere contro l'avverso destino che le mandava le visite prima ancora ch'ella avesse finito di abbigliarsi.--Tutti gli affari, tutti gl'impicci mi devono sempre capitare al mercoled!... Ci sono sette giorni nella settimana; ma signori no; sempre al mercoled che mi levano il fiato!... Dove ho messa la retina del _chignon_?... Oh, celesti numi, non la trovo pi! Chi sa dove me l'avr ficcata quella mammalucca della Filomena!... Oh, eccola qui! Messo a posto il _chignon_, impomatato il ricciolo in mezzo alla fronte, si preparava a darsi la cipria, quando ritorn la Filomena. --Chi ?--domand la Balladoro col piumino alzato, a voce bassa, trattenendo il respiro. Non era la marchesa di Collalto, ma quasi: erano il conte Prampero di Castelnovo, colla sua figliuola. Allora la stessa gravit del caso le di coraggio per compiere un'eroica risoluzione: infil in fretta e in furia la rotonda nuova, e si present sull'uscio ai suoi visitatori col viso ancora impolverato di cipria, come un pesce da friggere, e spandendo nel salotto un odore acutissimo di acqua di Felsina. --Non ho potuto resistere!... Scusatemi, conte mio, se mi presento in _disabigli_; scusami tanto, Angelica cara, ma proprio non ho potuto resistere!... Quando ho sentito annunciare il vostro nome, ho indossato la pelliccia... qui fa un freddo da Siberia.... Filomena, metti legna nelle stufe!... e sono corsa da voi _isso-fatto_! Il conte Prampero per poco non ebbe la mano storpiata in quelle prime effusioni, e Angelica, abbracciata e baciata con gran trasporto dall'ardente cugina, rimase con le guance e il giubboncino di panno scuro sparsi di cipria. Ella sorrise, arross un poco e ricambi le carezze con un'amorevolezza tranquilla e aggraziata. Era una figura soave di fanciulla bionda: alta, pallida, flessuosa. A chi la vedeva per la prima volta pareva quasi un'apparizione, e dopo non la dimenticava pi. Il conte Prampero dalla persona svelta, asciutta, elegante e dai lineamenti del viso dava subito a vedere di essere suo padre, ma pure lo sguardo freddo, altezzoso e i sorrisi brevi, finissimi, i quali facevano l'effetto come di altrettante punture che penetrassero uggiose nell'anima, dicevano chiaro che la rassomiglianza tra il babbo e la figliuola era solamente esteriore: finiva tutta al viso e alla persona. --Non v'incomodate e non fate cerimonie, Donna Lucrezia. Sono venuto con Angelica, volendo adempiere ad un dovere, ma ci sbrigheremo in due parole... --No, no; mai, mai! Non vi lascio andare cos subito; neppure per idea!... Volete farmi dire: "Non prima vidi il sol che ne fui priva?" E sei proprio un sole, Angelica mia cara!... Un sole di bellezza e di eleganza! E Donna Lucrezia ritorn daccapo a baciare ed abbracciare la leggiadra fanciulla, che sempre composta e silenziosa tratteneva il fiato e chiudeva le palpebre, come soffocata da quella foga di carezze. --Vi partecipo,--disse infine il conte Prampero colla sua voce arida, secca,--ho l'onore di parteciparvi il matrimonio di mia figlia con nostro cugino, il marchese Alberto di Collalto. Donna Lucrezia si alz in piedi; prese tutte e due le mani del conte, se le strinse sul cuore, e cerc, cerc le parole che fossero proprio degne della circostanza; ma non trov altro da dire che:--Le mie pi vive... le mie _pi vivissime_ felicitazioni;--ed anche questo complimento banale le rimase strozzato per via del raffreddore. Angelica, pallida pallida, abbassava intanto gli occhi azzurri, che avevano sempre un'espressione mesta, come di preghiera, e ch'ella non ardiva mai di tener alzati in volto a suo padre. --Oh, ma che bella notizia, conte mio garbatissimo!... Che bella notizia!... un connubio degno dell'Olimpo. un... un poema; un poema d'amore!... Ah, chini il capo, gioia mia?! Su, su, ch voglio vederti in tutta la tua felicit e voglio darti un altro bacio perch m'hai proprio consolata! Hai portato la luce, la primavera; ecco, la primavera nel mio salotto giallo. Ma la fanciulla non alz il viso gentile e non ricambi quel bacio; invece rispose con un tremito, un tremito angoscioso dell'anima sua, alla parola _amore_. Donna Lucrezia, preso l'aire, non si fermava pi. Portava fino al settimo cielo i meriti sommi dello sposo e la bellezza e le virt della sposina, e passava in rassegna i pi illustri parentadi successi nelle grandi case Bodoero, Collalto e Castelnovo, ma non riusciva a trovare "una coppia migliore (che migliore!) neppure da reggere al confronto col poema, proprio col poema, che formavano insieme suo cugino Alberto e sua cugina Angelica, dimodoch lei veniva ad essere, come per dire, cugina doppia di tutti e due!" E poi faceva gli occhietti dolci, e diventava rossa, fra le chiazze della cipria, figurandosi l'amore e la felicit dei fidanzati, e ritornava seria, impettita quando parlava della soddisfazione vivissima di tutto il parentado; e sdilinquiva dondolandosi sul canap a proposito della gioia dei genitori. E tutto ci senza un momento di respiro, come fosse una macchina montata: ora soffiandosi il naso, od asciugandosi gli occhi; ora baciando Angelica e premendosela al cuore; ora alzandosi all'improvviso per stringere un'altra volta la mano al conte Prampero; ed ora lagnandosi del freddo da Siberia, quantunque la sua rotonda fosse foderata d'astracan. Angelica si sentiva oppressa. Aveva tentato d'interrompere Donna Lucrezia per chiederle notizie della piccola Mary, ma non le era stato possibile. Il conte, seccato, cominciava a fare il broncio, e aspettava impaziente che la figliuola lo guardasse un poco per farle cenno di accommiatarsi e di andar via. Ma quel giorno doveva essere proprio tra i pi felici della Balladoro. Quando gi i suoi ospiti si erano alzati e stavano per salutarla, si ud nell'anticamera un'altra forte scampanellata ed entr nel salotto la piccola Mary seguita dal professore Zodenigo, che avea voluto accompagnarla in persona a casa, per fare la sua visita del mercoled. Donna Lucrezia non capiva pi nella pelle, gongolando di mostrarsi al caro poeta nel pieno splendore della sua illustre parentela. Essa era tanto confusa che tirava via la poltroncina al conte Prampero per offrirla al professore; poi, visto lo sbaglio, s'affrettava a cedere la propria e la spingeva innanzi, e in fine avrebbe voluto che tutti si mettessero a sedere sul canap. Ma per altro, cessato appena quel primo sbalordimento, cominci subito le presentazioni con un gesto ed un inchino cerimonioso. --Il professore Eugenio Zodenigo, di Venezia!--Poi, chinandosi all'orecchio di Angelica, le disse a mezza voce:-- un celebre poeta!--e subito soggiunse pi piano ancora, ma sempre coll'aria di metterla a parte di un altro grande pregio del professore:--Tisico spedito!--Quindi, a voce forte ripigli:--Mia cugina la contessina Prampero di Castelnovo, che si fa sposa a mio cugino il marchese Alberto di Collalto, i quali, si diceva adesso, diventano, per questa bellissima unione, miei cugini due volte!... Il conte Prampero di Castelnovo, il padre, l'artefice di questo capolavoro di grazia e di bellezza!... Ma accomodatevi, cari miei: accomodatevi come potete. Il mio salottino giallo un po' ristretto, ma c' posto per tutti! Il professore, col fare distratto e con un gran sussiego, salut chinando il capo circondato da una zazzera enorme, che faceva sembrare il suo visetto ancora pi piccolo e sparuto. Invece il conte Prampero, senza muoversi punto, si cacci le lenti sul naso e cominci a guardarlo coll'aria di chi sta a vedere una bestiola curiosa assai. La Balladoro, da signora che sa ricevere, fece subito gli elogi del poeta, citando la lirica: _Il Ponte dei Sospiri_, e concludendo che appunto in occasione di quel fausto imeneo avrebbe dovuto inspirarsi per un'altra bella poesia _da far epoca_. Il poeta, per mostrarsi disinvolto, si arricciava i baffettini incipienti, ma rimaneva muto e nel suo interno si sentiva un poco sconcertato. Capiva di non aver fatto alcuna impressione sull'animo della contessina di Castelnovo e gi cominciava a meditare un canto libero contro la stoltezza dei blasoni. Angelica si teneva abbracciata alla piccola Mary; discorreva, rideva con essa, e proprio non gli badava punto. Il bel ricciolo nero, impomatato, che il poeta portava in mezzo alla fronte, come la foglia ripiegata di una arancia, e che veniva amorosamente imitato dalla sua padrona di casa, da Donna Lucrezia e dalla figliuola della portinaia, non otteneva nessuna ammirazione da parte della contessina. Essa era tutta affaccendata dietro alla cuginetta; le accarezzava i lunghi capelli ondati, e le baciava il viso gentile e delicato, non ancor bello, ma che prometteva di farsi tale, e che gi inspirava simpatia. Anche la bimba aveva il suo povero nasino rosso, gonfio pel raffreddore, e le manucce screpolate dai geloni; per, come vergognandosi, le teneva nascoste sotto la mantellina, e guardava Angelica senza osare di toccarla, e rispondeva alle carezze di lei con uno sguardo affettuoso de' suoi occhi neri neri, che parevano ancora pi grandi e profondi in quel viso palliduccio. --Ma io lo pregher tanto,--continu donna Lucrezia insistendo sempre nel suo primo pensiero,--che te lo dovr proprio fare, sai, Angelica, un bel sonetto.... S, s, professore; glielo dovete fare. Gi voi avete l'estro facile. Non siete come quegli sgobboni, santo cielo, che sudano tre giorni prima di trovare una rima! Non c'era versi: bisognava risolversi e rispondere qualche cosa. Allora lo Zodenigo sospirando, crollando mestamente il capo e mangiando l'erre in un modo che gli faceva dire _patia_ invece di _patria_ e _cetaa_ invece di _cetra_, mormor che, "_duante_ il lutto della _patia_ l'esule _cetaa imaneva_ muta." Il conte Prampero torn a mettersi le lenti sul naso e torn a guardare fisso il poeta, mentre Angelica nascondeva il viso dietro la testina della Mary. Anche Donna Lucrezia sent in quel momento che lo Zodenigo non veniva apprezzato secondo il merito, e per, per fargli onore, voleva ad ogni costo che la bimba si provasse a recitare una poesia del professore, _Memorie e lacrime_. Ma la bimba, a quell'invito, arrossiva e minacciava di fare i lucciconi, mentre lo Zodenigo con una vivacit che contrastava assai col fare dignitoso di prima:--Non _pemetto_! non _pemetto_!--grid subito come spaventato:--non _pemetto_ assolutamente! --Modestia, professore; tutta modestia!--La Balladoro non si diede per vinta, e vedendo che la Mary faceva l'ostinata cominci lei a recitare le prime strofe, senza lasciarsi intimorire dall'autore: Io canter. Su quell'avel ti siedi, Su quell'avel ti seder d'accanto: --Smetta, Donna _Luchezia_, smetta! Sono fanciullaggini!--gridava lo Zodenigo facendosi sempre pi rosso e tentando invano d'interrompere la Balladoro che continuava a declamare, dondolandosi: Ai d che fro con la mente riedi; Cerchiamo un delicato estro nel pian... Ma finalmente uno sternuto e un po' di tosse vennero in aiuto del professore e le _Memorie e lacrime_ finirono l. All'udire que' versi il conte Prampero aveva fatto un movimento drizzando il capo e stringendo le palpebre, come se avesse voluto ricordarsi di un ronzo che non riusciva nuovo al suo orecchio. Ma Angelica, invece, avea subito capito donde proveniva l'inquietudine del professore; per, buona com'era, ne sentiva pena per lui e volendo aiutarlo a levarsi d'impiccio le domand di Venezia, e se l'aveva lasciata da molto tempo. Lo Zodenigo era l l per aprir bocca: ma Donna Lucrezia gli tolse la parola, affrettandosi a rispondere in vece sua. Essa era convinta che que' pochi versi dovevano aver colpito Angelica fortemente, visto che la fanciulla, abbandonata la propria naturale ritrosia, si era subito messa a discorrere con lui. E per le premeva di mostrarsi benissimo informata di tutte le faccende del professore, e di far vedere che la loro amicizia, la loro intimit, erano proprio straordinarie. Poi, a poco a poco, a proposito di Venezia e dei _Canti patrii_ dello Zodenigo, Donna Lucrezia venne a cadere col discorso anche sulla guerra che si sperava vicina, entusiasmandosi per Garibaldi, per Vittorio Emanuele, per Napoleone III e per tutti que' bravi giovanotti che passavano a frotte il confine, e correvano in Piemonte ad arruolarsi. A questo punto il conte Prampero torn a fissare la figliuola attentamente, duramente, come se volesse comprimerle con quello sguardo anche i moti dell'anima. Angelica, pallida pallida, abbassava gli occhi, e il respiro del suo petto si faceva pi affannoso sotto il giubettino attillato. Ma Donna Lucrezia era stordita dalle sue stesse chiacchiere, e senza badare ad altro, chinandosi all'orecchio della cugina le sussurrava piano indicandole il professore, che ricominciava ad arricciarsi i baffettini:--Poveraccio, anche lui sognava di arruolarsi, ma io non ho voluto. tisico spedito!--E cos seguit a chiacchierare, a chiacchierar sempre... e le angosce di Angelica crescevano ad ogni momento. Col sicuro istinto del cuore essa aspettava un nome che doveva allora essere pronunciato, e che rendeva minaccioso l'occhio di suo padre, sempre fisso sopra di lei. Lo aspettava agitata, tremante, ma pure nel tremito suo, insieme colla timida soggezione e collo sgomento, c' era l'ansia segreta di tutto il cuore, dell'anima tutta!... Pi la facevano soffrire e la tormentavano per quel nome, e pi essa lo amava! L'amore dolore: lo sapeva gi, lo sapeva bene, la povera fanciulla! --Insomma: Italia libera e Dio lo vuole! ecco, proprio cos--esclamava con enfasi la Balladoro:--ed appunto perch _Dio lo vuole_, che ogni giorno si vedono cose che paiono miracoli! Finch, per esempio, corrono ad arruolarsi i giovani del popolo, si capisce: sono abituati agli stenti e alla vita da cani. Ma tutte quelle pre creature del nostro sangue, cresciute fra gli agi e il lusso e che si mettono a fare il soldato, ma proprio il soldato semplice?... E mi dicono che devono spazzare anche le caserme?!... Figuriamoci che stomaco, Ges bambino! Eppure scappano via allegri e contenti come se andassero a nozze. E ogni giorno ce n' una filza di nuovi, e ogni giorno c' sempre il nome del tale o del tal altro, tutte persone di nostra conoscenza!... Angelica ebbe un sussulto che sembr le arrestasse per alcuni momenti i battiti del cuore. --Lo saprete certo, cugino caro, che fuggito in Piemonte, per arruolarsi, anche Andrea Martinengo?... --Gi, gi; me l'hanno detto... l'ho sentito dire... alcuni giorni fa!--rispose il conte Prampero, alzandosi, senza aspettare che fosse Angelica la prima a muoversi. Essa celava il viso accarezzando colla sua guancia, che bruciava, la guancia morbida della piccola Mary. --Noi vi salutiamo, Lucrezia: abbiamo ancora parecchie visite da fare. Quando scrivete a Francesco Alamanni ditegli che speriamo... speriamo di vederlo presto! --Oh, gli scrivo tutti i giorni, tutti i giorni!--E Donna Lucrezia e la Mary accompagnarono i Castelnovo nell'anticamera.--Dio, Dio, che freddo!... Filomena, la porta! --_Supebiosi_, antipatici!--mormor fra s lo Zodenigo, rimasto solo un momento. I Castelnovo lo aveano appena salutato con un cenno del capo, senza guardarlo. Pure, ad onta del suo disprezzo, si sentiva pi libero assai, adesso che que' due se n'erano andati. Butt il cappello sopra una seggiola, si sbotton il soprabito nero e con una mano si aggiust la zazzera. Donna Lucrezia ritorn sola perch la Mary era corsa in cucina colla Filomena. --Santi numi, santi numi, ho proprio paura di averla fatta grossa, ma grossa come una balena! --Perch? --Ho perduta la testa!... Sono andata a parlare coi Castelnovo di Andrea Martinengo! --E dunque? --Caspita! Dicono che ci fosse del tenero fra il Martinengo e l'Angelica! --O come? Ma se sposa quel _maachese_... quel _maachese_... --Il marchese di Collalto, mio cugino... Sicuro! Ma sar stato Prampero a combinare questo matrimonio, e con Prampero non c' da scherzare: quel che vuole vuole! Ma dopo tutto non ho detto nulla di grave; nulla che li potesse offendere, dunque?... "Non ci curiam di loro!" Venite qui, venite qui, tesoro mio; venite qui vicino a me!--E Donna Lucrezia si tir accanto lo Zodenigo sul sof.--Come siete bello, oggi!... Come siete elegante!--Cos dicendo gli toccava appena colla punta delle dita tremanti, e come per volerlo aggiustare, il ricciolo alla rubacori.--Ed tutto per me questo lusso? E sono tutte per me queste bellezze?... Sentite, Eugenio, mi dovete proprio concedere che per oggi, giacch ormai mi avete veduta cos, possa restarmene come sono. Mi seccherebbe tanto di dovervi lasciare per ritornar di l a finire la mia _toilette_!... E poi questa rotonda tutta foderata di astracan vero...--e ne sollev un lembo per fargliela vedere di sotto:--e ci sto dentro cos bene, calduccia, calduccia! Lo Zodenigo le concesse il favore richiesto, ma per altro le fece, per suo conto, dei gravi rimproveri. "Non voleva assolutamente ch'ella facesse imparare alla Mary i versi suoi, e tanto meno che li facesse recitare quando c'era gente... Ne andava del suo amor proprio, diamine; ed anche del suo nome d'artista! E poi lei non sapeva scegliere! Si metteva a declamare poesie giovanili... scritte magari al caff... insieme con qualche amico, con qualche confratello, ed in cui egli non ci aveva messo di suo altro che le idee... perch gi lui era _insoffeente di lima_!" --Benedetto da Dio! Benedetto da Dio! Quanta umilt in questo tesoretto caro, caro, caro!--E la Balladoro gli si accostava sempre pi e gli si stringeva addosso, facendo smorfie e leziosaggini. Il suo viso diventava acceso, le narici rosse e piene del naso intasato avevano tremiti nervosi e sulle labbra che si assottigliavano stirandosi e scoprendo le gengive pallide e sdentate pareva errassero ancora quelle parole _caro, caro, caro_, che non osava ripetere, ma che le prorompevano dal sangue e le sfavillavano dagli occhietti lustri. --"_Cerchiamo un delicato estro nel pianto!_..." Quanta malinconia e quanta passione in quattro parolette: _un delicato estro nel pianto!_... Lasciate che ve lo dica, Eugenio, lasciate che ve lo dica, ma quando volete proprio toccare la nostra corda sensibile, siete un gran mostro! Lo Zodenigo non disse di no; ma continu a tenersi in un riserbo pieno di sussiego. Egli voleva rifarsi coll'alterigia sua propria della freddezza del Castelnovo, tanto pi avendo avuto una prova chiara e lampante che il suo nome cominciava a godere un certo credito. I biglietti di visita che aveva distribuiti in giro ai librai e ai parrucchieri ottenevano il loro effetto; e per l'appunto in que' giorni avea ricevuto la visita di un ricco signore (con una catena d'oro grossa un dito e un mazzetto di ciondoli che tintinnavano come i sonaglioli de' cagnolini) il quale, senza lesinare sull'onorario, lo aveva subito preso come ripetitore per il suo figliuolo. E per tutte le donnicciuole che vennero dopo il Castelnovo a visitare la Balladoro furono guardate dall'alto in basso dallo scontroso poeta, precisamente come "quell'antipatico del conte _Prampeo_" aveva fatto con lui. Ma erano compensate dalla padrona di casa, ancora pi espansiva del solito. Essa era felice di poter mostrare e presentare alle sue amiche e protette il famoso "Cigno di Rialto, tisico spedito." Era beata di potersi scusare con tutte loro per il _disabigli_ in cui si trovava, per la rotonda "tutta foderata di vero astracan" che si era buttata addosso, essendo stata sorpresa, mentre ancora faceva _toilette_, da suo cugino il conte Prampero, venuto colla figliuola per partecipare, prima a lei che ad ogni altro, il matrimonio della contessina di Castelnovo col marchese Alberto di Collalto, "i quali venivano in tal modo a essere due volte suoi cugini!" Il professore ascolt tutto il giorno, senza muoversi mai dal suo posto, la continua ripetizione di que' medesimi discorsi. Poi, quando Donna Lucrezia (verso le cinque, dopo una mezz'oretta che non c'era pi gente) grid alla Filomena che avea finito di ricevere, perch anche lei, infine, sebbene fosse mercoled, aveva diritto di fiatare, lo Zodenigo, che conosceva le abitudini della casa, si alz e and vicino alla stufa a riscaldarsi le mani. Allora succedeva sempre un altro po' di trameno nel salotto giallo, che veniva mutato in sala da pranzo. Gli album, le strenne e i ritratti di tutti i nobili parenti andavano a finire dietro al canap; la Filomena capitava tutta frettolosa colla paletta a levare la brace dalla stufa, che portava in cucina per metterla sotto la casseruola. Donna Lucrezia andava e veniva, anche lei tutta in faccende: dava un'occhiatina ai preparativi del pranzo; assaggiava il brodo col mestolo, faceva qualche raccomandazione alla Filomena, annusava lo stufatino e preparava il piatto dell'antipasto, ammucchiando con garbo il salame e il prosciutto sopra un limone col burro intorno e con qualche fiorellino fresco. Quel giorno, dopo essere, stata in cucina, pass in camera sua; cambi il fazzoletto da naso, scrisse il bigliettino che andava messo dinanzi al busto di Petrarca, torn a guardarsi bene la rotonda, alla quale in tutte quelle ore non aveva potuto dare se non qualche occhiata furtiva; si prov il cappellino nuovo, trov che le stava d'incanto, si sparse il viso di cipria, e poi, udendo il poeta che fischiettava, si sent felice appieno, e in un impeto di contentezza non pot trattenersi dal mormorare ancora, con una fregatina di mani, _corococh, corococh_! Alla fine del pranzo fu presentato il calamaio al professore dalla piccola Mary. La Filomena, cocciuta, colla scusa che aveva da preparare il caff, volle spuntarla col non esser lei che portava il regalo "a quel tisico da commedia!" Ma il pensiero gentile, il bigliettino e il benessere che si sentiva intorno per quel desinaretto gustoso, finirono col commuovere il professore, il quale, smessa la boria, cominci a sorridere, a ravviarsi i capelli ed a mettere a parte Donna Lucrezia delle sue glorie letterarie. Fra le altre raccont la visita ricevuta del ricco signore, e ne disse il nome. -- uno dei _signooni_ di Milano!--aggiunse poi, dondolandosi sempre sulla seggiola e guardando Francesco Petrarca con uno sguardo benigno, da collega non invidioso: --E volete che io non lo conosca? Ma non un _signore_: no; bisogna fare la distinzione, tesoro mio: un ricco, un riccone e niente pi. E sapete, Eugenio, chi glieli ha dati i primi quattrini?... Sono stata io.... Figuratevi, era il mio portinaio! Il poeta guard la Balladoro, e per la prima volta gli sembr una donna maravigliosa. --Oh, per me ha sempre avuto grande reverenza. Trema ancora, si pu dire, ad un mio cenno!... Intanto la piccola Mary passava in cucina tutta la serata, aspettando per andare a dormire che, partito il professore, le riducessero a uso di lettino il divano dell'anticamera. La Filomena le puliva col grembiule un canto della tavola, e la fanciullina vi si metteva co' suoi libri a studiare. Ma poi quando l'altra, finito di rigovernare, le si sedeva vicina rattoppando qualche straccio suo o della padrona, la Mary alzava dal libro la testina palliduccia e voleva sempre che le parlasse della mamma, che la vecchia avea veduta tante volte alla messa. E la Filomena, sonnecchiando, ripeteva tutte le sere le medesime cose colle medesime parole, e tutte le sere, vedendo la bimba che la guardava ansiosa, senza mai perdere una sillaba, finiva sempre dicendole cos:--Era buona come una santa, era bella come una madonna, e aveva gli occhioni neri neri... e dolci dolci... proprio come i tuoi! IV. Il signor Barbar (i suoi dipendenti per andargli a genio lo chiamavano con questo nome, perch da lui preferito), il signor Barbar non nascondeva il disprezzo olimpico che sentiva per lo Sbornia. "Figurarsi! Un ubriacone incretinito che voleva mettersi anche lui a fare l'Italia!... Non ne aveva buscate a dovere quando, insieme con quell'altro bel matto del Garibaldi, era corso a difendere la rep... pubblica Romana?" E nel pronunciare questa parolaccia, _repubblica_, il _signor_ Barbar, batteva doppio il _pi_, gonfiando le labbra e ghignando. "Allora, a Villa Corsini, gli era toccato un colpo di baionetta che per poco non lo mandava all'altro mondo, senza il passaporto! Ma la lezione non aveva giovato; lo Sbornia non era uomo: era un otre ripieno di vino e di acquavite!" E il Barbar rimbrottava aspramente e teneva muso alla Veronica, perch non sapeva comandare al marito. "Gi, era sempre stata una fannullona non buona ad altro, che a mangiare e bere." Tuttavia non bisogna credere che Pompeo ci si scalmanasse per affetto: oib! Si arrabbiava e gridava perch non volea perdere lo Sbornia che gli era divenuto pi che mai necessario. --Dove trovare un altro uomo di fiducia che fosse sicuro come il Micotti? Un altro bestione cos ignorante e cos devoto, onesto fino allo scrupolo verso il suo _principale_ e nello stesso tempo pronto a sfidare anche la galera, pur di eseguire ciecamente un ordine ricevuto? Lo Sbornia era bravissimo pei conti, e fuori dei conti non capiva un'acca: non parlava mai, discuteva ancora meno, e lasciava ragionare al padrone. No, no!... non si poteva trovarne un altro a meno di non farselo fare apposta dal Padre Eterno!... E le preziose doti che ornavano un tal uomo si erano svelate appunto anche in que' giorni coll'appalto delle forniture militari concluso a Verona, tra il feldmaresciallo Ignazio Teimer (per conto del governo austriaco) e la ditta Micotti e C. In quella circostanza poco manc che lo Sbornia non fosse processato; e le truffe commesse dai fornitori furono cos numerose e incredibili da diventare quasi leggendarie fra le gesta dei birbaccioni. Il Barbar, sempre tenendosi al sicuro dietro lo Sbornia, che egli faceva girare e muovere con lunghi fili, come i burattini, era riuscito a corrompere mediante raggiri e grosse mance alcuni impiegati addetti alle _sussistenze militari_; in tal modo le ruberie si commettevano a man salva e quel negozio delle forniture frutt tesori alla ditta Micotti e C. Ma il rischio era tutto del Micotti e i quattrini entravano nelle tasche del compagno. Perci premeva molto al principale di non perdere il suo gerente, e temendo che all'aprirsi della guerra coll'Austria egli volesse ritornare con Garibaldi, ogni volta che si trovavano insieme, si metteva a predicare contro gli esaltati, che rovinavano la famiglia per scappare in Piemonte a farsi bastonare. chiaro come la luce del sole: l'Austria lo soner ben bene l'esercito alleato! E l'uomo di proposito, caro mio, non dimentica mai che i primi e sacrosanti doveri sono verso la famiglia. Uno scapolo, pu ancora fare il matto, se gli gira. Ma un padre di famiglia che si lascia attirare da simili pagliacciate?... Ch! Merita di essere impiccato, senza processo. Un giorno, verso la fine di aprile del 1859, il Barbar passando da Verona avea invitato a pranzo lo Sbornia alla _Regina d'Ungheria_, e in tutto il tempo non avea fatto altro che dir roba da chiodi dei volontari, di Garibaldi e del Re di Sardegna. Lo Sbornia, come al solito, rimaneva muto, a capo basso. Ma pure, certe volte, pareva distratto: disegnava sgorbi e cifre sul piatto con uno stecchino, e allontanava il bicchiere quando l'altro gli voleva versar da bere. Simili novit non isfuggivano punto all'occhio sagace del padrone il quale, perduta la pazienza, cominci anche a minacciarlo direttamente: --E ricordatelo bene: se ti frullasse nella zucca di tornar da capo colle _quarantottate_, io butto la Veronica e il tuo scimmiotto in mezzo alla strada! Lo Sbornia, sempre assorto ne' suoi pensieri, continuava a disegnare le sue figurine. --Hai capito? Alza il muso quando parlo.... Hai capito? --S, signor padrone! Ma Pompeo non si chet: anzi grid ancora pi forte e quando, finito il pranzo, andarono al passeggio lungo il _Listone di Piazza Br_, continu a brontolare e a minacciare, fermandosi ogni tanto per dar pi forza alle parole; e il predicozzo durava ancora, che arrivavano alla locanda; e seguit lungo le scale, e quando il Barbar fu sull'uscio di camera sua, dove il Micotti lo aveva accompagnato, gli ripet a mo' di conclusione:--Non ho ragione, bestiaccia! --S... signor padrone. --E ricordati che parlo pel tuo bene! --S, signor padrone! La ringrazio e... buona notte, signor padrone!... Buona notte! Pompeo entr in camera e sbatt l'uscio in faccia allo Sbornia. L'altro, mentre il Barbar spariva, alz il capo e lo guard cogli occhi imbambolati, in cui c'era la mestizia affettuosa d'un can barbone che abbia ricevuto dal padrone un calcio immeritato. La mattina dopo, quando Pompeo si svegli, credeva fosse ancora presto e si volt nel letto per riaddormentarsi. Il Micotti, appena arrivata la prima posta, soleva venire a destare il padrone, battendo all'uscio della camera, e a portargli la corrispondenza. Pompeo si volt e si rivolt nel letto, ma non gli riusciva di ripigliar sonno. Apr del tutto gli occhi e s'accorse che era giorno ben chiaro; il sole traspariva giallo e lucente dietro le persiane. Si drizz per guardar l'orologio che aveva sul tavolino accanto: --Per Dio!... Erano le nove! --Sta a vedere che quell'animale me l'ha fatta, ed scappato via coi miei danari. Tutto sconvolto, suon strappando quasi il campanello. --Sono stato una gran bestia!... Non mi dovevo fidare!... Salt fuori del letto per aprire l'uscio al cameriere, poi si ficc di nuovo sotto le coperte. Il cameriere entr, e spalancate le finestre gli consegn una lettera. --Chi l'ha portata? --Il signor Micotti. Pompeo, presa la lettera in fretta, la scorse tutta con un'occhiata. "Illustrissimo signor principale, "Lui a ragione da vendere ma io sono una bestia e o il bruciore che non posso pi e parto domandandole perdono e assicurandolo che se torno indietro sar sempre suo umilissimo servo e intratanto l'avverto di aver passato all'Amministrazione la ricevuta del vaglia bancario per quelli dinari che o spedito, come da suo ordine a Milano. "Stii bene come sempre li ugura. Verona li 30-4-1859. "_Suo devotis. e umiliss. servo_ "MICOTTI." --Meno male che non scappato coi soldi!--pens subito il Barbar consolandosi un poco.--Ma sempre una canaglia! Piantarmi in asso proprio in questo momento!... Con tanti affari che ho sulle braccia!... Canaglia, canaglia, canaglia!... Mah!--e Pompeo sospir mettendo la ricevuta nel portafoglio:-- sempre stato il mio destino, di seminar benefizi e raccogliere ingratitudine... Pezzo d'asino!--borbott poi rileggendo la lettera pi attentamente--non mi raccomanda nemmeno il suo figliuolo come se fossi obbligato di mantenerlo!... Pezzo d'asino!... Se torna indietro davvero gli far ripassare il confine a suon di calci! Ma invece, appena giunsero le prime notizie della guerra, la collera del Barbar parve acquetarsi; a mano a mano, le vittorie di Palestro, di Magenta, di Varese, di Solferino gli riempirono il cuore di patriottica gioia, e i Francesi e i _Piemontesi_ non erano ancora arrivati a Milano, che gi splendeva all'occhiello del suo abito una bella coccarda tricolore. Era un presente della Balladoro che ne aveva fatte tre "colle sue proprie mani." Una per Francesco Alamanni, un'altra per il professore Zodenigo ed una terza per l'avvocato Spinelli. Ma l'Alamanni era partito anche lui con Garibaldi, e Donna Lucrezia non sapendo come fargli avere la coccarda e avendo bisogno di una piccola sovvenzione, pens di farne un presente al Barbar, sebbene quella vecchia testarda della Filomena brontolasse assai per il cambio. --Taci l, _piavola_! La verit innanzi tutto, e la proclamo altamente!... Quel _bonomo_ del Barbar (adesso non lo chiamava pi Barbetta nemmeno la Balladoro) sempre pieno di attenzioni e di premure per la Mary, ed io che non ho una _patata_ al posto del cuore, non posso non mostrarmene sensibilissima! La coccarda fu accettata con piacere e anche l'anticipazione fu concessa. In quei giorni gli affari del Barbar andavano a gonfie vele. --Mi ci vorrebbe una guerra ogni tre anni!--mormorava spesso fregandosi le mani. La sconfitta degli Austriaci gli era stata assai vantaggiosa. A cagione del precipizio della ritirata, i magazzeni erano rimasti pieni di foraggi e di viveri che la ditta _Micotti e Compagno_, dopo aver venduti al governo austriaco, non si sa bene con quali frodi, riusc a rivendere all'esercito alleato. E non solo intasc molti quattrini, ma anche, in quell'occasione, Pompeo Barbar cominci a gustare il profumo degli onori. Trovandosi a Brescia per sorvegliare, senza troppo dar nell'occhio, i suoi affari, avea fatto distribuire negli ospedali dove giacevano i feriti parecchie casse di limoni guasti che erano state protestate alla ditta Micotti dall'Intendenza Militare.... Pochi giorni dopo questo fatto, gli capita da Milano una gazzetta sotto fascia: l'apre, la spiega, e trova una corrispondenza da Brescia segnata in rosso e firmata _p. E. Z._ In essa egli veniva elogiato e segnalato come esempio di filantropia e di patriottismo per l'elargizione fatta delle casse di limoni. -- il poeta, non v'ha dubbio, il poeta della vecchia matta che ha voluto scrivere questa buffonata! _p. E. Z._ Sicuro!... _professor Eugenio Zodenigo!_... un tiro birbone!... Proprio, un tiro birbone! Ma per altro non se n'ebbe a male, anzi quell'improvvisata di vedersi stampato sulle gazzette gli color di rosso per un attimo le guance olivastre. Lesse pi di una volta gli elogi fatti al suo bel cuore, e la sera scrisse ai gerenti della ditta Micotti per sapere se nei magazzeni vi fosse nient'altro di guasto da regalare ai martiri della patria. --Non occorre farsi sbudellare--pensava con soddisfazione--per compiere azioni patriottiche!--E il giornale lo chiuse a chiave in un cassetto, iniziando cos, forse senza nemmeno pensarci, l'archivio storico di casa Barbar. Intanto era successa all'armistizio l'inattesa pace di Villafranca; Garibaldi, soffocando nella grande anima gl'impeti generosi, avea sciolto il giovane esercito dei _Cacciatori delle Alpi_, vittorioso a Varese, a Como, ovunque si era battuto; e lo Sbornia ritornava a Milano con un braccio al collo, e si presentava smagrito, affranto e a capo chino, come un colpevole, dinanzi al signor padrone. Il pover'omo, che era rimasto tranquillo e freddo in mezzo alle fucilate, in quel punto avea paura: si aspettava una sfuriata terribile; temeva di essere scacciato. Ma invece, con suo grande sbalordimento, il principale gli si precipit nelle braccia, piangendo di tenerezza e di gioia!--Sono qui, signor padrone--balbett lo Sbornia che aveva sempre la sua faccia assonnacchiata:--sono qui per... per domandarle perdono anche stavolta, e se ha da comandarmi la servir in modo da rifarla del tempo perduto. --Tempo perduto il combattere per l'Italia?--esclam il Barbar scandalizzato:--ma tu mi ritorni bestia, come quando sei partito?! Pure si rabbon subito e volle accompagnarlo in persona in _Via del Pesce_, godendo di farsi vedere in giro col garibaldino ferito. Gi in ogni cosa Pompeo sembrava molto mutato. Era diventato un gran politicante, aborriva lo straniero, e anche in cuor suo, non sapeva perdonare a "quei cani di Tedeschi" la misera fine di Giulio Alamanni. "Un agnellino" pensava "a cui sarebbe bastata una paternale, e che doveva esser morto dallo spavento!... Lui s, se non avesse avuto giudizio sarebbe stato impiccato per davvero!... A poco a poco andava sempre pi persuadendosi di aver scampato il martirio soltanto per la sua furberia..." e raccontava allo Sbornia e alla signora Veronica che "a' suoi tempi era andato anche lui molto vicino alla forca." E rideva compiacendosene, ogni volta che rammentava col suo gerente le gesta della ditta Micotti e Compagno. --Gli abbiamo conciati pel d delle feste quegli zucconi di croati!... Ma, in fine, non stato altro che una restituzione... Erano danari nostri, sacrosantamente nostri, che i ladroni ci aveano rubati! Un giorno, dopo pranzo, prese dal cassetto, dove era chiusa, la _Gazzetta_ colla corrispondenza da Brescia e la lesse allo Sbornia, senza dire per altro chi l'aveva scritta. Io non d peso alle lustre dei giornali; voglio soltanto farti vedere che la mia parte, in certo modo, l'ho fatta anch'io! Ma la letizia del Barbar non fu di lunga durata, e quando si cominci a buccinare intorno ai moti delle Sicilie, torn a mostrarsi di cattivo umore. "Quel Garibaldi era un matto ambizioso, che voleva rompere l'uova nel paniere a _pap Camillo_!"--E in quanto a te--predicava allo Sbornia--che a suo tempo hai mostrato di averci il fegato, adesso sei in dovere di insegnare la prudenza e la moderazione... Dobbiamo conservarla questa Italia, che ci costa tanto sangue e tanti milioni!... Un'altra guerra!... Bravi: come se gi non fossimo scorticati abbastanza dall'esattore! Poi si metteva a sghignazzare giocherellando colla mano nei ciondoli dell'orologio.--Bei matti!... Vogliono andare a Napoli, a Palermo, come se si trattasse di fare una gita di piacere! Ma e i Borboni?... Non li contate per niente i Borboni?... Non sapete che hanno uno zampino in tutte le corti d'Europa e che sono protetti dalla diplomazia e dallo stesso gabinetto delle _Tuilliri_? Lo Sbornia come al solito non rispondeva nulla. Lo stava a sentire sempre rispettoso e mezzo intontito; poi una bella mattina vol a Genova, e di l a Quarto, dove fu imbarcato sul piroscafo il _Lombardo_ della compagnia Rubattino. Il Barbar anche questa volta mont in furia.... Ma anche questa volta il buon successo dell'impresa lo acquet, e dopo aver maledetto alla partenza il garibaldino, come un ostinato ubriacone, pericoloso per lo Stato e senza cuore per la famiglia, and a riceverlo al ritorno proclamandolo un eroe. Solamente una terza volta, dopo Aspromonte, il ritorno fu non meno burrascoso della partenza. Il signor Pompeo inferocito mise fuori dell'uscio il povero Sbornia; non voleva pi riceverlo, non voleva pi vederlo, e non lo riprese al servizio se non dopo molte preghiere e pi che altro "per riguardo" diceva "verso Donna Lucrezia, che si era intromessa in favor suo." Fra il Barbar e la Balladoro c'era un grande screzio d'opinioni in politica, e si accapigliavano spesso; ma tuttavia quei battibecchi non guastavano punto la loro amicizia, e dopo essersene dette di cotte e di crude, il Barbar finiva sempre coll'offrire la mano alla nobile avversaria, che la stringeva con effusione esclamando: --Amici come prima, _coinon_! In fatti, mentre Pompeo si mostrava pi ministeriale degli stessi ministri, Donna Lucrezia gridava e smaniava schierandosi fra i _malcontenti_. Il giorno della redenzione era arrivato, ma non erano arrivati i quattrini, e per la vedova fegatosa aveva giurato che tutti i Governi erano _ladri_ allo stesso modo, e che il comando doveva passare in altre mani, se si voleva diventare i _sovrani_ del mondo, come i Veneziani d'una volta. "Su questo proposito ne sapeva lei pi degli altri, perch avea avuto dogi e dogaresse nella sua famiglia." Ogni volta che fumava uno di quei _fetenti_ sigari di _Virginia_ lo strizzava forte fra le dita, e faceva boccacce per mostrare quanta fatica ci volesse a tenerlo acceso; e dovea confessare "per onor del vero" che gli altri erano pi buoni assai. Con Napoleone terzo l'aveva a morte: lo chiamava sempre coll'apostrofe hughiana "_Napoleone il piccolo!_" --Dopo aver proclamato ai quattro venti "l'Italia libera dall'Alpi all'Adriatico" si era fermato a Villafranca, il traditore!, e _a sti pri martiri_--cos dicendo indicava lo Zodenigo, che sospirava--_el ga_ interdetto il _suolo nato_! Il poeta che in que' tempi di guerra stava col collo fasciato da un fazzoletto di lana bianca a cagione del deperimento lento, ma continuo, della sua salute, accompagnava coi gemiti le sfuriate dell'amica fedele, ma per altro col volgere degli occhi e coi cenni del capo approvava sempre quanto diceva il Barbar, mostrandosi pure assai preoccupato "dell'_equilibiio euoopeo_." E oltre all'equilibrio dell'Europa, egli badava molto anche al suo proprio, e professava due politiche opposte: una in versi e l'altra in prosa. Nei versi, che facevano andare in visibilio Donna Lucrezia, e montavano la testa alla Rosetta e, una dopo l'altra, alle sue varie padrone di casa, era repubblicano; nella prosa, che scriveva per le _gazzette_ e leggeva adagio al signor Barbar, faceva il moderato costituzionale. Ma d'altra parte, lui non poteva perdersi a fare il dilettante, e i giornali moderati, sovvenuti sempre dalla gente danarosa, pagavano meglio degli altri. N una cos palese contraddizione gli toglieva credito presso al Barbar: tutt'altro! Dacch il precettore si era fatto giornalista, Pompeo lo trattava con molta deferenza; lo invitava spesso a pranzo, calmava le gelosie di Donna Lucrezia, e spendeva molte buone parole colla Rosetta. Di rado, ma gli faceva pure qualche imprestito, sempre su cambiali che rinnovava coll'aumento dei frutti, per tenerselo legato, e non volendo rimetterci del tutto il denaro suo, si tratteneva in conto il mensile delle lezioni, e si faceva scrivere o correggere dal poeta la corrispondenza giornaliera. Poi gli apriva il cuore intorno ai propri disegni e alle proprie aspirazioni. Il Barbar sentiva di non aver fatto abbastanza col dono delle casse di limoni, ed era disposto a maggiori sacrifici verso la patria, alla quale, pi che altro, desiderava offrir l'aiuto della sua esperienza e della sua generosit. Egli, insomma, avrebbe voluto cominciare a prender parte alla cosa pubblica. E aveva creduto di mettersi in buona vista facendo figurare il suo nome ogni qual volta dai giornali venivano aperte sottoscrizioni per sovvenire ai pubblici disastri, o per erigere monumenti. Liberalit che pure lo angosciavano in segreto, e alle quali cercava di rimediare con qualche nuova strozzatura della ditta Micotti. Ma l'opinione pubblica gli si mostrava contraria. Essa accettava il suo danaro, senza voler sapere della sua persona; e il povero Barbar, dopo tante spese, non era mai stato eletto, nemmeno fra i membri di un comitato di Beneficenza! Questo era il guaio, non si aveva fede nelle sue ricchezze.--Dov'erano i milioni del Barbar? Chi li avea veduti? Chi li avea contati?... E la gente diffidava di lui, lo aveva in sospetto, mormorando prudentemente:--danari e santit, met della met. Intanto gli invidiosi frugavano nel suo passato, sussurrando che avesse fatto la spia nel quarantotto; che avesse avuto parte nelle tenebrose operazioni della ditta Micotti nel cinquantanove: insomma che si fosse arricchito colle bricconate....--Arricchito?... Uhm!... Se pure anche le ricchezze sue non erano simulate e prese a prestito come il nome di Barbar! --Imbecilli!--mormorava Pompeo sogghignando, mentre accumulava nel cuore odio e disprezzo contro quella gente boriosa e timida che non lo voleva accogliere e che pur non osava di francamente respingerlo.--Imbecilli... e vigliacchi! Vuol dire che ancora non mi credono ricco abbastanza! Ma ci non conta. Verr il giorno che li avr tutti ai miei piedi; verr il giorno che sar il padrone di Milano, e allora... Allora inalzer una statua all'orefice del _Gobbo d'oro_ che mi ha insegnato, per il primo, dove vanno a finire i minchioni! Ormai egli avea trovato la buona strada e non l'avrebbe abbandonata pi. Il suo passato non gli faceva paura. Egli era in pace colla coscienza e con Domeneddio e non temeva le calunnie degli sfaccendati. Non c'erano la Balladoro e la piccola Mary per difenderlo, per testimoniare in suo favore? Egli avea mantenuto alla povera Betta "che gli era morta fra le braccia" quanto le aveva promesso, e ne' suoi disegni avvenire pensava di rendere all'Alamanni molto pi di quella bagatella delle cinquanta mila lire, che infine avea avuto cura di amministrare e impiegare vantaggiosamente, per conto della povera figliuola! Dunque la coscienza non gli rimordeva, anzi ne meritava l'approvazione. Con messer Domeneddio era in buoni termini; perch sentiva messa tutte le domeniche in una data chiesa, vicino ad un certo altare di una Madonna miracolosissima, avendo notato che ogni qual volta avea mancato di andarci, gli era sempre toccata nella settimana, _per combinazione_, una qualche contrariet. E proprio con un senso di superstizioso terrore si sentiva obbligato a soccorrere la Mary Alamanni, e a proteggerla; e voleva associarla alla sua fortuna, come fosse un talismano che gli dovesse tener lontano le disgrazie. Soltanto avea pensato al modo di riuscirvi senza spogliarsi, in tutto o in parte, dei quattrini suoi: e il modo lo avea trovato facilmente. --Perch la signorina Alamanni non avrebbe sposato Giulio Barbe... Barbar? Non aveva quattrini? Pazienza; egli era un uomo di cuore, e avrebbe chiuso un occhio. Come sarebbero rimasti maravigliati alla notizia di un simile matrimonio tutti quei moralisti senza un soldo, che gli gridavano la croce addosso, e lo chiamavano "strozzino!" E poi sarebbe cresciuto il suo credito. Chi avrebbe dubitato della solidit della casa Barbar, quando il figlio unico del principale potea darsi il lusso di un matrimonio d'amore?... E poi c'era bisogno di un po' di sangue nobile nella famiglia... e poi il nome degli Alamanni era di moda, era un nome patriottico e... e a questo punto pensava:--Sono pochi i galantuomini come me, che mantengano fino allo scrupolo i giuramenti fatti a una morente.... e senza testimoni! "Povera Mary! Povera figliuola, se non ci fosse stato lui a tenerla d'occhio e a impedirle di morire di fame!... Sola con quella balorda della Balladoro e con quel matto dello zio Francesco avrebbe certo finito male!..." L'Alamanni era uno dei capi del partito di azione. Aveva fatte tutte le campagne con Garibaldi, lo avea seguto a Sarnico e ad Aspromonte, e adesso teneva viva l'agitazione per la conquista di Roma. Per non stava mai fermo in un luogo ed era stato poche volte a Milano, e sempre per pochi giorni. Aveva dato ampia procura all'avvocato Spinelli perch le briciole che ancora potevano rimanere del patrimonio Alamanni, ormai libero dalla confisca, fossero interamente devolute alla Mary, sperando per tal modo di provvedere bastantemente ai bisogni della nipote: e bastantemente in fatti ci avrebbe provveduto, se non ci fossero stati in pi i cappellini e le sciarpe della zia, e i pranzettini del poeta. Per conto suo avrebbe continuato a vivere dando lezioni d'inglese in Italia... e occorrendo d'italiano in Inghilterra. Con Pompeo Barbetta, il suo antico portinaio, Francesco Alamanni non si era mai incontrato in casa Balladoro; e ci per opera di Donna Lucrezia, la quale si era ben guardata anche dal metterlo a parte delle sovvenzioni ricevute. -- inutile spifferare tutti i pettegolezzi a mio cugino Francesco--avea raccomandato la Balladoro allo Spinelli:--quel puritano senza testa non avrebbe l'abnegazione di sacrificare i propri principii all'utile di nostra nipote!... Cos, per Francesco Alamanni il nome del Barbar non figur mai altro che come quello di un creditore nei rendiconti dell'amministrazione. V. Ma se gli affari di Pompeo continuavano a prosperare, pareva sempre che i suoi disegni per l'avvenire dovessero incontrare un qualche ostacolo: tra Giulio Barbar e la Mary Alamanni non c'era punta simpatia. I due ragazzi erano spesso insieme, perch lo Zodenigo che doveva impartire al suo allievo anche la scienza degli usi e delle cerimonie sociali, se lo tirava dietro ogni qualvolta andava in conversazione in casa Balladoro. E il ragazzo, entrato appena nel salotto giallo per imparare a dar la mano a Donna Lucrezia, scappava poi subito in cucina in cerca della Mary e della Filomena. Ma la bimba, quando lo vedeva arrivare, si rannicchiava vicino alla vecchia fantesca e non voleva saperne di giocare con lui. Non lo poteva proprio patire quel brutto ragazzo magro magro cogli abiti che gli facevano addosso tante grinze, coi capelli radi che gli cascavano spettinati sul viso lungo e smorto.... Egli non faceva altro che vantare la roba del suo babbo, mostrava a tutti il suo orologio d'oro, e si divertiva a mortificare la Filomena contandole il grosso salario che pagavano alla loro cuoca ed al loro servitore. Maleducato com'era, toccava tutto, voleva saper tutto, diceva parolacce, avea il vizio di menar le mani, e con lei si era subito messo, impertinentemente, a darle del _tu_.... No, no, non le piaceva quel brutto ragazzo! E la Mary lo stava a guardare quando faceva il chiasso, senza parlare, senza mai accostarglisi esprimendo solo una maraviglia sdegnosa dagli occhioni grandi e dal visino serio serio. Una sera Giulietto avea portato con s un piccolo bersaglio, e voleva che la Mary si facesse prestare i soldi dalla Filomena per giocar con lui. --La zia non vuole che si giuochi di danari--rispose la bimba sempre tutta seria:--poi il bersaglio non un divertimento adatto per le signorine. --Oh! oh! La signorina colle sottane corte! La signorina _senza un soldo_!--E il ragazzo si mise a sghignazzare e a strillare dandole la baia. La Mary divent rossa di collera, ma non rispose una parola. --Fammi un po' di posto sulla tavola--mormor con voce sorda alla Filomena:--voglio studiare! La vecchietta tir in un canto le stoviglie e asciug la tavola col grembiule. La bimba and alla credenza e, alzandosi in punta di piedi, cav fuori da un cassetto dove teneva i suoi libri il compendio di geografia: lo port sulla tavola, si sedette, lo apr, e per tutta la sera non lev pi gli occhi dal libro. --Oh! oh! La signorina colle sottane corte!... Oh! oh! La signorina senza un soldo!--continu Giulietto a borbottare per un pezzo: ma poi, vedendo che la Mary assorta nello studio non gli badava pi, cominci per distrarla e infastidirla a far correre sulla tavola un pezzo da cinque franchi nuovo, che aveva nel taschino. La sera dopo capit a casa Balladoro con un piccolo teatro e una compagnia di burattini sotto il braccio. --Co' burattini--pensava il ragazzo--potranno giocare anche le signorine! Invece la Mary non si degn neppure di guardare que' bellissimi giocattoli, e s'indispettiva contro la buona Filomena che al vederli prorompeva in esclamazioni di meraviglia, e per farla star zitta la toccava co' piedini sotto la tavola. Un'altra volta il ragazzo port un giuoco di pazienza giapponese, poi la battaglia di Solferino colla musica, e Napoleone III e Vittorio Emanuele a cavallo, ma non c'era versi!... La Mary non diceva mai una parola, non alzava mai gli occhi dal suo compendio di geografia. Giulietto, allora, infastidito, dichiar a suo padre che si seccava troppo in casa Balladoro e che la sera non ci voleva pi andare. Il Barbar prima tir ben bene le orecchie al figliuolo per insegnargli che il _voglio_ non si doveva mai dire in presenza sua, poi gli dichiar che non intendeva di dar da mangiare ai professori per allevare un asino! --La Mary non mi pu soffrire!... non mi guarda nemmeno!--mormor il ragazzo piagnucolando. --Prova a regalarle uno de' tuoi burattini e ti guarder! Coi regali si pigliano le donne! Giulietto si arrischi, e le offr Napoleone III; ma la Mary non lo volle accettare; lo ripose nella scatola, e continu a leggere a mezza voce il suo libretto. Allora il ragazzo fin anche lui col mettersi il cuore in pace e col non curarsi pi altro della piccola permalosa. Invece chiacchierava tutta la sera colla Filomena sempre vantando i molti danari e il lusso del babbo, e sperando cos di pungere e di umiliare la superbia della Mary. Ma la ragazzina, assorta ne' suoi studi, pareva non prestasse nessuna attenzione al racconto di quelle grandezze; e poi a lei non piacevano i danari: essa non li aveva mai contati, non li aveva mai fatti correre sulla tavola. vero, per altro, che Donna Lucrezia non le avea mai dato pi di un soldino la domenica per far la carit durante la predica. Ma una volta anche la Mary perdette a un tratto la pazienza. --Oggi il babbo mio--raccontava Giulietto--ha comperato due cavalloni magnifici e una bellissima carrozza quasi nuova, e abbiamo preso un cocchiere che era prima in servizio da un conte, e gli dobbiamo dare di salario novanta franchi al mese. Tu non li prendi in un anno, Filomena, novanta franchi! --Anche la mamma mia,--esclam allora la fanciulletta, irritata perch il brutto ragazzo avea umiliata la Filomena,--anche la mamma mia teneva carrozza e cavalli, ma non aveva superbia! Il piccolo Barbar a quell'uscita improvvisa rimase un po' sconcertato, ma poi un'altra sera, volendo rifarsi dello scorno patito, port per far maravigliare la Filomena tutto il gruzzolo dei suoi danari. La Mary, vedendo le monete d'oro e d'argento, strinse i labbruzzi con aria sdegnosa, ma la vecchia non pot far a meno di esclamare con un grosso sospiro: --Quanta bella provvidenza, Ges benedetto!... E dove li spende tutti questi danari? --Io non li spendo,--rispose il ragazzo, mettendosi in sussiego,--non sono matto. Io lo fo fruttare il mio capitale. La Mary alz gli occhi dal libro e fiss Giulietto maravigliata. --Quando sono stato bravo e son riuscito a metter da parte diciannove franchi, il babbo, in premio, me ne aggiunge un altro di tasca sua, e mi regala un bel marengo d'oro. Quando poi arrivo a poter sommare cinque marenghi, allora li d al babbo che li mette nella sua banca e mi d l'otto per cento. La Mary scrollava il capo e storceva la bocca. Fece per rimettersi a leggere, ma poi vedendo che l'altro continuava a contare e a lustrare quei suoi stupidi danari, si rivolse alla vecchia domandandole lentamente, ma con voce chiara, penetrante: --Non vero, Filomena, anche la mamma mia era ricca? --E come!... Ma era una santa la tua povera mamma e i _capitali_ li metteva a frutto in Paradiso. Il ragazzo si ferm, attonito, colle monete lustre fra le mani. Egli guard in faccia la Mary e la Filomena: non capiva bene quel discorso. --Vuoi dire che li metteva a frutto in Paradiso,--seguit la piccola Alamanni,--perch li spendeva nel far del bene? --Gi... sicuro... e l'amavano tutti, ed era benedetta da tutti, la tua povera mamma! --Se ne avessi anch'io dei danari vorrei imitare la mia mamma: vorrei far del bene!--E la ragazza disse queste semplici parole, cos soavemente, da commuovere la vecchia fino alle lacrime. --Benedetta anche te, la mia creatura! E la baci sulla testolina riccioluta. Giulietto rimaneva sempre l come istuipidito, colle mani piene di danari. Poi, a un tratto, sfog il malumore con un'alzata di spalle, e torn a contare e a lustrare le sue monete prima di rimetterle nel borsellino. Ma pure sentiva, mal suo grado, che quel tesoro aveva perduto di attrattiva. Torn a guardare la Filomena che s'era rimessa a rammendare una calzetta, e guard, ma di sottecchi, anche la Mary che leggeva attenta attenta il suo libricciuolo. Apr ancora il portamonete, lo guard dentro, lo richiuse, torn a metterlo in tasca, a levarlo fuori, ma poi a un tratto si fe' animo e un po' imbroncito, un po' impacciato, domand con un sussulto nella voce: --E come si fa, poi, a far del bene? La vecchia sorrise: la Mary alz la testina e lo fiss attentamente, e not per la prima volta che "il povero ragazzo" aveva il viso pallido, affilato. VI. Dopo che Giulio e la Mary ebbero stretta amicizia, il Barbar cominci subito a impensierirsi per certe novit che scorgeva nel suo figliuolo. "Si lisciava e si ungeva come un topo! Strimpellava il pianoforte invece di ficcarsi nella zucca un po' di aritmetica! Non aveva pi amore al danaro! Lo sciupava in elemosine e in cento cianciafruscole!--Asinaccio!" E, a buon conto, Pompeo non gli dava pi un soldo, visto che i quattrini non rientravano poi, per esser messi a frutto, nella cassa paterna! "Asinaccio! Voleva crescere scialacquatore come sua madre!... Gi le somigliava in tutto; e se non era gobbo lo doveva all'olio di merluzzo e ai bagni di mare. Gli era costato un occhio per farlo crescer diritto, e ora si storceva per un altro verso." A rimettere il giovinetto nella buona via il babbo prudente non risparmiava ammonizioni e scappellotti, e si raccomandava allo Zodenigo perch gl'instillasse quei precetti di economia "che soltanto potevano formare la prosperit dell'individuo unitamente con quella della Nazione." E voleva che il professore facesse in proposito acerbe paternali anche alla Mary. "La disgraziata non aveva un soldo di dote e conveniva avvezzarla per tempo al risparmio e alle privazioni. Diamine! Cominciava anch'essa a non essere pi una bambina!... Bisognava aprirle gli occhi!" Il Barbar aveva presentito che nel mutamento del figliuolo doveva entrarci, o poco o molto, l'influenza dell'Alamanni, e gli premeva fosse corretta di quel brutto viziaccio dello spendere, e tanto pi gli premeva per quel suo disegno che aveva in mente, di farsene la propria nuora. Non imped per altro che nel trascorrere del tempo l'intrinsichezza dei due giovinetti si facesse sempre pi stretta, e sapendo ormai di avere in mano, ben legata, Donna Lucrezia, mentre aspettava che gli potesse giovare nel caso di una qualche intempestiva rivelazione, egli, da uomo pratico, sapeva servirsene per le sue operazioni finanziarie. In mezzo alla vasta e illustre parentela della vecchia vedova il "_bonomo_ servizievole e _tuto cuor_" avea trovato modo di concludere parecchi affaretti eccellenti. Era riuscito, prendendoli destramente all'amo della cambiale, a spogliare i Badoero del ricchissimo stabile e della splendida villa di Panigale, nel Milanese, e pure con l'aiuto di Donna Lucrezia, non del tutto conscia di que' raggiri, aspirava di levar di dosso la pelle anche ai Collalto. Il marchese Alberto non era molto ricco per il gran nome che portava. Tuttavia finch era vissuta sua madre non avea fatto debiti e il patrimonio rimaneva ancora bene assestato quando, alla morte del suocero, seguita poco dopo quella della vecchia marchesa, egli ereditava la tenuta estesissima di Villagardiana, cos denominata appunto perch situata sulla riviera pittoresca del lago di Garda fra i paeselli di Padenghe e di Moniga. Ma questa ricca possessione era stata trascurata assai dal povero conte Prampero, il quale non si era mai dato altro pensiero, che di abbellire di continuo la villa splendida e il giardino di lusso. I vigneti abbisognavano di nuove piantagioni, le case dei contadini erano in rovina. Fatti gli opportuni assaggi in alcune valli, era stata scoperta la _torba_ in abbondanza; e per volendo rendere prospera e attiva Villagardiana occorreva l'impiego di un grosso capitale, che il marchese di Collalto non aveva in cassa. Di pi egli che si era dato fino allora ad una vita spensierata e galante ne sapeva assai poco di agricoltura e di amministrazione; ma pure, presuntuoso e caparbio, credeva intendersi di ogni cosa; e stimolato inoltre da uno spirito di contraddizione non comune volle mettersi a coltivare Villagardiana perch sua moglie e il suo ragioniere gli avevano consigliato di cederne i fondi in affitto. In breve, fidandosi soltanto della sua testa, si trov con la cassa asciutta senza aver concluso nulla di bene. Aveva fatto venire un enologo francese; si era messo in mano di un ingegnere tedesco per la fabbrica delle case agricole, in legno e ferro fuso, e avea speso un monte di quattrini nella costruzione di un _tramvai_ a cavalli per trasportare la torba. Ma col clima del Garda, i metodi dell'enologo francese non fecero buona prova; le case rurali erano quasi inabitabili, perch troppo fredde l'inverno e troppo calde l'estate e, infine, la torba che si poteva raccogliere annualmente non era in tale quantit da poter nemmeno ripagare le prime spese del _tramvai_. Il marchese, imbizzito, sfog la rabbia pigliandosela colla moglie e licenziando il ragioniere. Ma intanto molte partite rimanevano ancora da aggiustare e i conti dell'ingegnere tedesco non erano stati saldati. Allora appunto, introdotto da Donna Lucrezia, Pompeo Barbar si fece avanti e present al Collalto le sue proposte. Egli sarebbe entrato in societ col marchese nell'amministrazione e nella condotta di Villagardiana, anticipando i capitali per pagare i debiti gi incontrati e per compiere le opere incominciate. Questo capitale poi gli dovea essere rimborsato in rate annuali, trattenute dal Barbar sulla rendita dello stabile e coll'aggiunta degl'interessi a compenso scalare. Tutta la villa e il giardino rimanevano a disposizione dei Collalto; al Barbar era riservato solamente un piccolo quartierino del secondo piano. Il marchese Alberto fu costretto, per togliersi d'impiccio, ad accettare una tale profferta, per s stessa, del resto, onestissima e vantaggiosa; ma non avendo pi da contraddire alla moglie n da gridare col ragioniere e non potendo commettere pazzie a Villagardiana, perch il Barbar lo invigilava, egli ci perdette l'amore. Ritorn a viaggiare e a vivere molta parte dell'anno a Parigi fra i cavalli e le donne, finch assai malandato in salute, capit sul lago per curarsi, piangendo un po' con tutti la sua disgrazia e specialmente chiedendo conforti a sua moglie, della quale, tanto per cambiare, cominciava ad innamorarsi. Intanto il Barbar anticipando sempre nuove somme di danaro tirava innanzi coi restauri. A novembre, al momento del rendimento dei conti, il marchese, e pi ancora la marchesa Angelica, vedendo che le spese fatte superavano di molto l'entrata, non risparmiavano le osservazioni; ma _quel bonomo tuto cuor_ metteva fuori per la circostanza una parlantina assai efficace e finiva sempre con aver ragione. --Sono restauri necessari, signor marchese: opere tali che faranno rifiorire e triplicare in cinque o sei anni la rendita dello stabile! I Collalto rispondevano allora che se la rendita di Villagardiana era tutta assorbita dai miglioramenti, ci che rimaneva del patrimonio non poteva pi bastare per la casa. --Troppo giusto, signor marchese illustrissimo: troppo giusto! Vuol dire che anche per l'annata in corso potranno disporre per intero della rendita di Villagardiana. Le spese che ho creduto bene di fare, pi per il vantaggio del signor marchese che non per il mio (perch gi il padrone rimane sempre il signor marchese, e quando volesse potrebbe mettermi alla porta con un calcio), le spese, dicevo, rimarranno a mio credito. --La ringrazio, caro signor Pompeo,--rispondeva il marchese col suo fare altezzoso,--ma io non vo' obblighi con nessuno. --Certo, certissimo, obbligato le sar io, se mi permetter di servirla! Intanto, se crede (ci ho pensato appunto volendo prevenire le obiezioni della sua nobile delicatezza), prender un'ipoteca su Villagardiana... Ma poi... In quanti anni?... In dieci anni al pi, ella potr, volendolo, affrancare il capitale e fare ancora un buon avanzo. Una volta che Villagardiana abbia raggiunto il pieno sviluppo, deve fruttare come la terra promessa; dev'essere la California della nobile casa Collalto. La marchesa Angelica rimaneva pi stordita che convinta da tante chiacchiere; ma invece al marchese Alberto, sempre pieno di s, e sempre compreso del lustro singolare del suo nome, pareva proprio che la gentuccia gli dovesse essere tributaria come i vassalli del buon tempo antico. Stimava naturale che anche il signor Pompeo si pigliasse il gusto di servirlo per godere di un tanto onore; e come pensava di essere lui medesimo qualche cosa di straordinario, cos non dubitava nemmeno che tutto quello che gli apparteneva non fosse privilegiato; e quando l'altro tirava in ballo la California, sorrideva non dell'idea, ma della volgarit borghese di quella metafora. Frattanto il Barbar, trovandosi tra la boria del marito e la bont della moglie, conduceva a buon punto i propri affari, e mentre sperava di diventar in poco tempo e con poca spesa il solo padrone di Villagardiana pensava pure di approfittare dell'intimit che doveva nascere dalla vita comune fra lui e i Collalto per introdursi nel bel mondo e vincere le antipatie e la diffidenza che circondavano la sua persona. --Anche a me non manca pi che il punto d'appoggio per sollevare il mondo, come ad _Aristotele_!--mormorava Pompeo, che fra Donna Lucrezia e lo Zodenigo andava accattando, a orecchio, una certa erudizione. Ma se il primo disegno gli riusciva bene, pel secondo, invece, doveva toccargli un fiero disinganno. Angelica si mostrava affabile col Barbar, ma pure nel modo stesso con cui lo chiamava _signor Pompeo_, v'era il tono di bont quasi compassionevole col quale trattava le persone di condizione inferiore. E, peggio ancora, quel _signor Pompeo_ quand'era pronunciato dal marchese Alberto aveva un'intonazione arrogante e un pochino canzonatoria. Egli lo comandava a bacchetta, e nelle discussioni gli dava sulla voce aspramente. Sparlava di lui cogli amici dipingendolo come un mezzo imbroglione, e si compiaceva di screditarlo presso i fittaiuoli e i contadini. A pranzo il _signor Pompeo_ aveva l'ultimo posto e non era presentato a nessuno, e con tanta gente che frequentava Villagardiana egli, che avea sperato di farsi strada nell'aristocrazia, non era riuscito a far amicizia altro che coll'accordatore del pianoforte. Con tutti i suoi milioni era considerato come l'amministratore di casa Collalto, ed anche per le persone che dipendevano solamente da lui, e che egli manteneva e pagava, era sempre il _signor Pompeo_; nient'altro che il _signor Pompeo_. Insomma dall'ultimo contadino all'arciprete (al quale il Barbar avea conservato una piccola prebenda perch non voleva disgustarsi colla Chiesa) tutti a Villagardiana non riconoscevano altri padroni che il signor marchese, la signora marchesa e il marchesino Stefano. Pompeo faceva ben capire ai fittaiuoli e ai coloni che il marchese era rovinato e che lo stabile ormai era suo di fatto, ma con questi sfoghi non giungeva se non a farsi pigliare in uggia maggiormente. --Se non fosse stato quel tirchio del signor Pompeo,--mormoravano,--il marchese Alberto gli avrebbe trattati come figliuoli! Il Barbar schiattava di rabbia, diventava sempre pi duro coi suoi dipendenti e faceva proponimento di rispondere per le rime alla prima occasione a quel pitocco superbioso. Ma poi, dinanzi al marchese, l'antico portinaio prendeva ancora il sopravvento sul nuovo banchiere, e quando l'altro alzava la voce, gli morivano le parole sulle labbra, e restando confuso, chiudeva in cuor suo tutta la gran collera. Si consolava poi riflettendo che venuto il momento egli sarebbe ritornato a Milano, e avrebbe mandato il suo avvocato a regolare i conti.--Che bomba, che bomba!--esclamava sogghignando e pensando al giorno in cui si sarebbe vendicato col mettere i Collalto fuori di casa; e intanto si mostrava ancora pi ossequioso col signor marchese. Se non che, quando la bomba fu in punto, e non mancava pi altro che appiccarvi il fuoco, aspett di giorno in giorno ancora una settimana, e poi un mese a farla scoppiare, e in fine non ci pens pi. Egli si era invaghito della marchesa Angelica, e non voleva allontanarla da s, e rinunciava alla sua vendetta, per altri e nuovi disegni e non meno malvagi che covava in cuore. La marchesa, di primo acchito, non gli avea fatto alcuna impressione. Doveva essere, pensava, una di quelle pallide madonnine che bisognava adorare mettendosi in ginocchioni, impassibili come statue, e cogli occhi e colla testa sempre nel mondo della luna. A lui, le donne, gli piacevano propriamente donne, e le sante le lasciava ai preti! Ma poi certe volte che vedeva di lontano, in mezzo al prato verde e lungo l'ombra quieta del viale quella persona gentile che si moveva con languida mollezza sotto il grande ombrellino rosso, sfolgorante, non poteva trattenersi dal sostare e voltar il capo per ammirarla. Quando Angelica parlava colla sua lentezza garbata, l'ascoltava muto e rapito. Una mattina presto, l'incontr col bimbo presso la riva del lago: essa aveva addosso una veste di mussolina quasi gialla, cos fine che lasciava trasparire sotto le maniche il roseo delle braccia rotonde. Il bel viso, solitamente pallido, pareva animato in quell'ora da un'espressione luminosa di benessere. Aveva le labbra socchiuse e i capelli biondi rialzati e raccolti sul capo scoperto. Il Barbar, salutandola, rimase a guardarla a bocca aperta, con desiderio voluttuoso; pur tuttavia gli pareva sempre troppo fredda in quella compostezza aggraziata. "Il marchese Alberto doveva sentir soggezione a darle un bacio!" Per altro, il profumo suo, delle sue vesti, com'era delicato e soave!... Era proprio il profumo della gran dama! Gli ricordava quello sentito molti anni addietro... quando la signora Alamanni passava dalla porteria. "Perch mai i signori dovevano avere un odore diverso dagli altri?" Egli aveva regalato alla Veronica certi estratti sopraffini che costavano un occhio, eppure la villana sapeva sempre di burro rancido! Se non che un giorno il signor Barbar venne a sapere che alla magnifica statua batteva il cuore. Sent dire che Angelica era innamorata di Andrea Martinengo! Dunque non era vero che fosse fredda e impassibile: essa era viva, proprio viva! Ma allora chi sa quanto fuoco doveva covare sotto quella superficie di neve!... Ma allora.... Ma allora voleva riscaldarsi lui a quel fuoco: lui e non altri. Andrea Martinengo?... Chi era poi alla fin fine, questo signor Martinengo che osava alzar le mire alla marchesa di Collalto? Era uno spiantato! Un misero capitano d'artiglieria che non avea un soldo pi della paga!... Balordo presuntuoso!... Ma lui, co' suoi quattrini, lo avrebbe soppiantato!... No, no, la marchesa non gli poteva sfuggir di mano!... Come doveano esser dolci e carezzevoli le parolette d'amore che uscivano da quella bocca di miele!... Sfacciata!... Avrebbe voluto morderle le labbra mentre le profferiva! S, voleva averla per s, voleva farla sua, e che il Martinengo ne morisse di gelosia e di rabbia!... Lo odiava quel pezzente bellimbusto!... Ma la marchesa Angelica faceva la superba, la noncurante. Tutt'al pi degnava di un sorriso di compatimento _il signor Pompeo_! Ebbene, facesse pure! Ma il giorno in cui egli l'avrebbe messa nell'alternativa o di cadere in miseria o di mutare di gusti, oh la bella signora ci avrebbe pensato due volte!... L'importante era di non lasciarsela sfuggire; poi, una volta spinta fino all'orlo dell'abisso, pur di ritornare indietro e salvarsi avrebbe trovato modo di vincere ogni sua ripugnanza verso _il signor Pompeo_!... Ma anche allora sarebbe sempre stata innamorata di un altro... E che per ci?... Doveva essere un ben magro conforto per il bell'Andrea!... E il Barbar sogghignava mentre si mordeva i peli radi e corti dei baffettini. Gli occhi della marchesa, pensava, dovevano essere ancor pi belli a vederli nuotanti nelle lacrime! Egli l'avrebbe sentita gemere, pregare e supplicare colla sua voce d'oro. Avrebbe veduto il bel viso farsi pallido e spaurito per la foga dei suoi baci e delle sue carezze!... No, no, non gli poteva sfuggire! Era lui, lui solo che teneva la cassa fra tanti spiantati e dovea essere il padrone di tutto a Villagardiana, anche di quella creatura che aveva il corpo di una statua e la voce di una sirena. Per Iddio, piuttosto di cederla al Martinengo, l'avrebbe lasciata marcire in prigione!... Sicuro, in prigione: e perch no?... D'ora innanzi non avrebbe pi dato un soldo al Collalto senza riceverne in pagamento una cambiale e avrebbe voluto, per avallo, anche la firma della marchesa! Tuttavia, coll'andar del tempo, l'odio geloso ch'egli sentiva contro Andrea Martinengo pareva che si dovesse acquetare. Il Martinengo era di presidio a Napoli e non dava mai segno di vita a Villagardiana. D'altra parte, che cosa avevano riferito al _signor Pompeo_? Che i due giovani si amavano assai quando il conte Prampero avea costretta la figlia, ad ogni costo, a sposare il Collalto. Poi, dopo le nozze non si erano mai pi riveduti. Insomma era stato il solito romanzetto sentimentale che fanno tutte le ragazze col biondino spiantato, prima di rassegnarsi... al _buon partito_! "Certo, certo, il bell'Andrea l'aveva dimenticata!" Ma il Barbar, non meno per ci n'era geloso, n lo odiava meno, n riusciva a frenare la sua passione per la marchesa. Tutti i suoi pensieri erano sempre rivolti ad Angelica; tutto il suo sangue era come infocato dalla sua immagine; e forse, trascinato dalla bramosia, avrebbe commesso qualche imprudenza, se il timore di perderla scoprendosi prima del tempo, prima di averla ridotta proprio all'estremo punto del precipizio, non gli avesse dato forza per tenersi in carreggiata. Egli, fino allora, non avrebbe potuto altro che spogliare i Collalto di Villagardiana e invece, per essere sicuro del colpo, bisognava tenere sotto gli artigli tutto l'intero patrimonio.--E a buon conto,--ripeteva fra s, spaventato che l'amore gli potesse far commettere una qualche minchioneria,--a buon conto non perdiamo di vista gli affari! Gli affari devono essere come la bussola dell'uomo: quanto pi soffia la burrasca tanto pi bisogna tenerla d'occhio! Ma intanto ch'egli tendeva cautamente le sue reti la marchesa Angelica non poteva pi fare un passo senza vederselo a un tratto comparire dinanzi. Ogni volta che andava a passeggiare, o sola, o col piccolo Stefanuccio, s'imbatteva sempre nel _signor Pompeo_, che sbucava all'improvviso da una siepe, da un viottolino, o si mostrava di sotto ai pampani della vite. In casa, appena Angelica usciva di camera, lo incontrava sempre, o lungo i corridoi o su per le scale. E le guance stirate e olivastre del Barbar si tingevano allora d'una fiamma rossiccia, gli occhi piccoli e loschi scintillavano iniettati di sangue, e la voce gli usciva spezzata dal petto affannoso. Ma pure egli trovava sempre qualche pretesto per fermare e intrattenere la marchesa: un giorno aveva un'istruzione o un'informazione da chiederle: un'altra volta un ordine da farle ripetere; e quando la trovava sola la conduceva lontano per mostrarle qualche nuovo restauro. Angelica, se pareva ancora una fanciulla per la squisita purezza delle sue forme, era davvero ancora una bimba per l'ingenuit del cuore; e invece d'indovinare ci che l'avrebbe fatta morire di ribrezzo, non attribuiva il gran turbamento del signor Pompeo, se non alla soggezione ch'essa gl'inspirava. E per si studiava di mostrarsi sempre pi affabile, e sovente rideva e scherzava con lui per cercare di rinfrancarlo. Il Barbar certe volte credeva d'impazzire. Il sangue gli saliva alla testa, ansimava, non sapeva pi quello che si dicesse, ma pure guardava sempre Angelica di sottecchi non fidandosi ancora di fissarla in volto. In sulle prime, ingannato da tanta cortesia, avea osato concepire, nella sua volgarit di villan rifatto, una goffa speranza. --Che la biondina--pensava--abbia gi messo gli occhi sopra i miei quattrini?--Ma poi, quando comprese che tutte le premure della marchesa non erano altro che affabilit e degnazione, il suo livore e la sua passione s'inasprirono maggiormente. --Fa, fa pure la superba!--borbottava fra i denti, dopo averla accompagnata sull'uscio di casa o del salottino ed essere stato licenziato con un sorriso e un cenno del capo, senza una stretta di mano.--Fa pure la superba: sfogati finch puoi!... Ma si avvicina il giorno nel quale dovrai smettere le smorfie! Quel giorno, marchesina bella, dovrai essere molto umile e sottomessa col _signor Pompeo_!... Certo, certo, non ti sembrer un amorino come il capitano; ma sono i milioni, core mio, sono i milioni che contano, e che cantano, e lo saprai bene quando ti avr nelle mani....--Sicuro!... In queste manacce grosse e nere, che tu sdegni di toccare! Pur tuttavia, sebbene il Barbar sprezzasse i damerini, cercava anche lui, adesso, di farsi bello. Si tingeva i capelli duri, a spazzola che cominciavano a incanutire, e faceva sfoggio di ciondoli, di catene d'oro, di bottoni e di spille di brillanti, tutta roba rimasta in casa Barbar dopo liquidata l'_Agenzia di prestiti sopra pegni di Via del Pesce_. E ogni giorno aveva un abito nuovo, o troppo stretto o troppo largo--perch--predicava sempre a quello zuccone di Giulio--bisognava essere uno stupido per farsi vestire dal sarto, quando lo stesso abito si poteva comprare a met prezzo e bell'e fatto al bazar! Ma se l'amore lo abbelliva, o almeno lo lustrava, era certo, per altro, che non lo ingentiliva. In casa i mostrava di un umore tristo e inquieto; ed ogni giorno si faceva pi avaro volendo rifarsi in anticipazione di ci che, col tempo, gli avrebbe potuto far perdere la marchesa. Quando capitava a Milano pe' suoi affari gridava con tutti, era sempre malcontento di tutto. Sentiva, di tratto in tratto, un impeto di avversione strana, feroce contro la florida signora Veronica, e allora la maltrattava e la batteva. Quella "bestiaccia grassa e vecchia" gli faceva nausea!--Lo Sbornia non ne indovinava una, nemmeno per sbaglio. Aveva sempre la testa intronata per i continui rabbuffi e girava attorno balordo e addormentato colla faccia trista e spaurita. Il Barbar gridava che "quei due sudicioni" gli rubavano il pane!... Si erano fatti ladri e poltroni!... Avevano sempre la testa pesa per il troppo mangiare e per il troppo bere.... Affogavano nel grasso.... Lo assassinavano! E quando alla fino del mese c'era da pagare la pensione di Beppe Micotti, che andava a non studiar niente nell'_Istituto Tecnico_, il Barbar strillava tanto da farsi sentire in istrada. --La pensione l'avrebbe pagata doppia, senza fiatare, per farlo rinchiudere fra i discoli, quel monellaccio! Ma non parlava cos davanti al figlioccio. Una volta gli aveva tirato troppo forte gli orecchi e il ragazzo s'era rivoltato addentandogli la mano. D'allora in poi il padrino, quando lo vedeva, gli faceva gli occhiacci, ma non gli diceva pi nulla. Solamente la Balladoro era rispettata in quelle furie, ed anzi se ne avvantaggiava. Per essere un po' parente della marchesa Angelica, per quel suo privilegio di poterle parlare dandole del _tu_, il Barbar la teneva in maggiore considerazione. In ogni sua corsa a Milano, egli passava tutte le ore che aveva libere nel salottino giallo, testimonio muto, ma sempre pi unto, della taccagna ingratitudine dei ministri italici. E l, colla scusa dei saluti, non si faceva altro che parlare di Angelica. Il Barbar voleva saper tutto e conoscere tutto bene: la sua vita di bimba e di fanciulla: i suoi gusti, le sue abitudini, l'amoretto col Martinengo e le lacrime sparse quando avea dovuto maritarsi contro genio. E il Barbar lodava assai la fermezza del conte Prampero, il quale aveva fatto benissimo a non assecondare i ghiribizzi romantici della figliuola, a mandare a spasso il bell'Andrea e ad obbligarla invece a sposare il Collalto. Ma sempre, a questo punto, la discussione si riscaldava, perch Donna Lucrezia voleva sostenere, gridando e dimenandosi, che "_anche el cuor vol la s parte!_" e che "suo cugino il conte Prampero, parlando da vivo, era un _bucefalo_ spietato!" Ma poi, a poco a poco, il Barbar finiva di interrogare e di contraddire, e la Balladoro continuava a parlare, a parlare, sicura che que' discorsi piacevano al suo compagno e lo disponevano bene in suo favore e nello stesso tempo sempre smaniosa e orgogliosa di provare l'intimit sua coi Collalto e i Castelnovo, e la considerazione in cui era tenuta, e l'affetto che le prodigavano. Ricordava i balocchi "splendidi" che avea regalato all'Angelica quand'era bimba; descriveva le feste e i doni "magnifici" ch'essa faceva all'Angelica quando andava a levarla dal collegio, nei giorni d'uscita, e assicurava, "non per vantarsi, ma perch era proprio la verit," che suo cugino il conte Prampero non avrebbe mai affidato l'Angelica in altre mani, e che l'Angelica, quand'era ragazza, non voleva star altro che con lei! Il Barbar ascoltava tutto con una grande attenzione e gli pareva che la voce rauca e raffreddata della Balladoro si facesse limpida e insinuante per quel nome di Angelica sempre ripetuto, per quella immagine di Angelica sempre tenuta viva dinanzi. Adesso non la interrompeva, non fiatava pi. Soltanto quando Donna Lucrezia lodava con la sua enfatica vivacit la "maravigliosa bellezza della cugina" e "i capelli biondi come l'oro" e "le spalle larghe e tornite, uniche al mondo" e "i piedini, che per trovarne di simili bisognava correre in China" e "gli occhioni ch'erano un poema" e "il bel _personale_ alto, dritto, slanciato come d'una vera dea dell'Olimpo," il Barbar si sentiva bruciare le gote e si spelava le dita nervosamente. Ma intanto rimaneva allettato da quelle confidenze e da quelle chiacchiere, e quando ritornava a Villagardiana dopo le gite di Milano, sapeva di aver un argomento gradito per intrattenere Angelica: le notizie e i saluti della signorina Alamanni. Angelica voleva molto bene alla Mary, per ci quando Pompeo parlava con la marchesa di quella "povera signorina" si mostrava sempre commosso. --In quanto a me, salvo il dovuto rispetto,--esclamava mettendosi una mano sul cuore--la considero proprio come una mia figliuola!... Vedesse, signora marchesa, si fatta grande, graziosina.... --Ed poi tanta buona!--concludeva Angelica con quella voce incantevole che certe volte pareva le uscisse dall'anima come un sospiro.--Quando ritorna a Milano, signor Pompeo, si ricordi di farmelo sapere. --Sempre, sempre, signora marchesa. Non mi muovo mai da Villagardiana, senza prima venire a prendere i suoi ordini. --Ella ben gentile, e la ringrazio.--Ed una volta soggiunse:--Le dar una lettera per Donna Lucrezia. Vorrei pregarla di venire colla Mary a passare un po' di tempo sul lago. Il Barbar non rispose altro che con un profondo inchino; ma due giorni dopo partiva per Milano e correva subito in _via della Spiga_ coll'invito della marchesa Angelica. Voleva che la Balladoro e la Mary partissero subito con lui, lo stesso giorno. --Che furia, benedetto omo, che furia!--esclamava Donna Lucrezia, alla quale sorrideva assai quella villeggiatura, ma voleva prima avvisarne il professore.--Lasciatemi tempo.... per respirare, santissimi numi! Con quella mammalucca della Filomena e con quella _svana_ della Mary, bisogna che faccia tutto da me! E poi, caro mio, qualche spesetta.... sar pur troppo necessaria. Povera, ma superba: e siccome i Balladoro in quanto a nobilt valgono i Collalto, cos non vorrei sfigurare per tutto l'oro del mondo; e se non posso farmi almeno un abito nuovo da sera e uno da mattina, piuttosto, lo dichiaro altamente, non mi muovo da Milano. --Sono proprio stato creato e messo al mondo per far da cassiere agli spiantati!--mormor fra s il Barbar nell'andarsene.--Ma una volta che Donna Lucrezia fosse a Villagardiana, saprebbe lui come fare per tenerla a stecchetto! Allora non ci sarebbero pi scuse: non ci sarebbero pi domande di nuovi prestiti... Allora... Ma non era questo che gli premeva... Egli credeva di avere in Donna Lucrezia una guardia sicura da poter mettere a fianco di Angelica per sorvegliarne ogni passo, e insieme una persona amica e di confidenza che gli avrebbe fatta buona compagnia in mezzo a tutti quegli aristocratici che lo guardavano d'alto in basso. Invece, anche per questa volta, egli non avea fatto bene i suoi conti. La Balladoro, appena arrivata a Villagardiana, si era conformata subito all'ambiente. Lodava i meriti agricoli e amministrativi "di suo cugino" il marchese Alberto; andava in estasi dinanzi "a sua cugina" la marchesa Angelica, e faceva la partita ai tarocchi coll'arciprete, chiudendo un occhio sul _Potere Temporale_. Ogni volta che il Barbar andava a Milano, essa lo incaricava di un monte di commissioni: spesucce, imbasciate alla sarta, ordini per la Filomena, letterine per il Professore. Ma poi non si perdeva in ringraziamenti; gli dava spesso sulla voce; e avea imparato a chiamarlo _signor Pompeo_ colla stessa aria arrogante e beffarda del marchese Alberto. VII. Una notte Donna Lucrezia e la Mary, che a Villagardiana dormivano nella stessa camera, perch la vedova in quel "palazzone sconfinato" avea paura degli spiriti e dei topi, furono destate all'improvviso da un rumore confuso di voci e di passi, che si udiva dal vicino corridoio. --Santi numi del Paradiso!... I ladri di sicuro!--esclam la Balladoro, e ficc il capo, spaventata, sotto le lenzuola. --No, zia mia; ho paura piuttosto che Alberto si senta male. La Balladoro, un po' rassicurata, si rizz a sedere sul letto guardando fissa la Mary cogli occhi imbambolati. Aveva ancora il viso smorto, pieno di sonno; e il diavolino di carta, in cui la notte avvolgeva il ricciolo alla Zodenigo, le ciondolava sulla fronte. --_Vegno... Vegno... Adesso vegno anca mi!_ Ma Donna Lucrezia non si moveva, e l'altra non perdette tempo ad aspettarla. Appena ebbe infilato una sottana, si butt addosso lo scialle e corse fuori per sapere che cos'era accaduto. La Mary aveva proprio indovinato: il marchese Alberto stava molto male. Gi da vari giorni non si sentiva bene; ma in quella notte, tutto a un tratto peggior, in modo da spaventare Angelica che avea gi mandato una carrozza a Padenghe in cerca del medico. Questi, appena ebbe visitato il marchese, giudic il caso gravissimo e domand un altro medico per fare un consulto. Il Barbar, che pure pareva assai inquieto e turbato, volle andare egli stesso a Desenzano per telegrafare subito a Padova a un professore illustre, il quale arriv in gran pompa a Villagardiana, per dire con molta albaga e con una filastrocca di paroloni astrusi, quanto avea gi detto pi semplicemente e pi chiaramente il suo modesto collega. Il marchese rimase in pericolo per vari giorni: poi cominci a rimettersi a poco a poco, ma superata a stento la crisi, rimase condannato per tutta la vita: colpito alla spina, gli era sopravvenuta una paralisi alle gambe, dichiarata inguaribile. Durante il periodo pi acuto della malattia, il Barbar avea dimostrato per il marchese tanta premura e sollecitudine, quanta di pi non avrebbero potuto averne n la Mary, n la stessa Angelica. Egli, inquieto, ansioso, stava a guardia giorno e notte attorno al letto del malato e non pensava n a riposare, n quasi a prender cibo. Dopo le visite accompagnava sempre il dottore per avere le notizie pi particolareggiate e sicure, faceva continue domande alla Mary, teneva consulto coll'arciprete, e ascoltava con attenzione anche i suggerimenti e le profezie di Donna Lucrezia. Pareva persino, in que' giorni, che anche il suo amore per Angelica si fosse calmato: Pompeo Barbar temeva, a ragione, se il marchese moriva subito, senza pi poter parlare n scrivere, di non essere abbastanza cautelato; ma poi quando cominci a migliorare, e gli affari furono messi in regola, allora gli parve che il Dulcamara di Padova lo avesse racconciato anche troppo bene. --Che cosa faceva al mondo quel polipo senza gambe e senza quattrini? Soffriva lui e faceva soffrire gli altri; specialmente sua moglie, che invece di tanti impiastri e moine avrebbe fatto meglio a curarlo con due pillole di pasta badese!... Figurarsi!... quella bestia del dottore per riuscire infallibile gli aveva detto che il Collalto avrebbe potuto morire in pochi mesi, e campare magari anche dieci anni!... Ma in dieci anni, coll'appetito suo, era capacissimo di rimangiare due volte Villagardiana! A buon conto bisognava risolversi: era venuto il momento di parlar chiaro alla marchesa. L'avrebbe condotta nel suo studio, le avrebbe fatto vedere coi registri alla mano, che quasi quasi non avevano pi un soldo e... le avrebbe promesso di non abbandonarla. Ma si dovevano licenziare molte persone di servizio, vendere i cavalli, insomma diminuire di molto tutte le spese. Certo, certo; non era pi tempo di chiacchiere: ormai i Collalto erano costretti ad accettare il suo _ultimatum_... ed anche la signora Angelica avrebbe dovuto piegare il capo... e mostrarsi riconoscente!... Ma che diavolo aveva addosso quella donna?!... Diventava pi bella ogni giorno! E per ci appunto, per questa stessa bellezza che lo impacciava, il Barbar non sapeva mai risolversi a "parlar chiaro." D'altra parte avrebbe desiderato trovarla sola; ma sola, adesso, non la si vedeva mai. Aveva sempre fra i piedi quella mummietta del suo figliuolo, e il marchese la voleva tutto il giorno vicina: non la lasciava libera un momento! Aveva aspettato allora, quel balordo, a innamorarsene e a esserne geloso! E ci era proprio vero. Alberto di Collalto, che avea corsa allegramente la cavallina senza darsi mai alcun pensiero di sua moglie, aveva cominciato ad esserne geloso ai primi assalti d'ipocondria, forieri della gravissima malattia da cui era minacciato. Poi, rimasto infermo, non potendo pi abbandonarsi ad altre distrazioni e avendo sempre dinanzi agli occhi quella donna, quella bella signora, giovanissima e fiorente, cos soave, cos serena nella sua bont affettuosa e instancabile, se n'era invaghito sempre pi, ma a modo suo; senza il cuore; colla testa e coi sensi. --Quando gli avevano sposati,--ripeteva sempre all'Angelica,--essa non era che una bimba di sedici anni, fredda, anemica! Non sapeva nulla; non capiva nulla!... Se fosse stata allora com'era adesso, oh! egli certo non avrebbe avuto altro pensiero che lei: l'avrebbe adorata, come un devoto, in ginocchioni! Sapeva e confessava di averci qualche torto e le domandava perdono, ma in cambio della sincera confessione e del pentimento voleva essere amato; voleva che sua moglie cominciasse allora con lui un idillio coniugale; e perch Angelica gli offriva il sacrificio di tutta la sua vita, ma si ribellava a quello del suo pudore, la passione dell'ammalato s'inaspriva e diventava quasi feroce. Ogni mattina il fattore di Villagardiana (un pezzo d'uomo grosso e tarchiato) saliva nella camera del marchese, lo pigliava in braccio e lo portava gi, a terreno. dov'era messo a sedere in una piccola carrozzetta: e Angelica tutto il giorno lo accompagnava per le stanze e per i viali del giardino: poi, la sera, essa lo faceva adagiare sur una poltrona colle rotelle, vicino al pianoforte, e si metteva a suonare e a cantare per isvagarlo. Finita la musica, gli leggeva le gazzette per pi d'un'ora ad alta voce. Era sempre lei che lo aiutava a vestirsi, che lo faceva mangiare, che gli preparava le medicine. Se appena appena lo lasciava solo un momento, egli si metteva a gridare dimenandosi come un ossesso; ma poi, respinto ne' suoi vaneggiamenti amorosi, contraccambiava con sgarbi e con querimonie le premure pi affettuose; chiamava "ipocrisia" la bont di sua moglie, e spesso, dopo averla tormentata dalla mattina alla sera, la teneva desta anche la notte, spaventandola con gemiti e vaneggiamenti esaltati. Certe volte, quando Alberto soffriva la malinconia di morir presto, la bellezza della moglie l'angosciava colle gelosie del futuro, e allora erano tragedie per un altro verso. Egli avrebbe voluto che Angelica diventasse tanto brutta da inspirare avversione, per essere sicuro che, lui morto, non avrebbe potuto avere altri innamorati. Non voleva quasi pi nemmeno che si abbigliasse e la rimproverava con rabbia perch le sue vesti erano troppo sfarzose. Angelica cercava di mostrarsi semplice e dimessa: ma in quella sua stessa semplicit appariva ogni giorno pi attraente; e il malato allora brontolava che era "la speranza di trovarsi libera presto, che la faceva star cos bene," e che proprio "bisognava essere senza cuore per darsi il gusto di piacere agli altri, mentre aveva il marito in fin di vita." La povera donna, offesa ed afflitta da quelle ingiuste accuse si metteva a piangere; ma le lacrime rendendola ancor pi bella, infiammavano maggiormente la rabbia di Alberto, il quale smaniava gridando "che era una civetta, una perfida e che lo tradiva... S, era sicuro; glielo vedeva scritto in faccia che lo tradiva!" Se poi il marito per caso, o perch avesse sonno, lasciava all'Angelica un minuto di pace, Stefanuccio, la mummietta, come lo chiamava il Barbar, era subito pronto per divertirsi lui a tormentarla. Stefanuccio era un fanciullo lungo e malaticcio, coi dentini aguzzi come una faina ed i capelli radi come un vecchio. Dimostrava un grande amore per la mamma; pure, a guardarci bene, in tutto quell'amore non c'era altro che egoismo misto ad un senso strano d'invidia. Odiava la Mary Alamanni soltanto perch Angelica le era affezionata e fissandola cogli occhi torvi la chiamava _pitocca_; odiava Giulio Barbar perch aveva indovinato che voleva bene alla Mary e lo chiamava _plebeo_. Quando abbracciava Angelica, la stringeva in modo che parea volesse fare un esercizio ginnastico, ed i suoi baci, pi che per l'amore parevano dati per far dispetto alla Mary che lo ammoniva scherzosamente "di non sciupare la mamma." Anche Stefanuccio sembrava cucito alle sottane di Angelica; voleva dormire con lei; voleva pranzare seduto sulle sue ginocchia; ma poi ogni volta che essa tentava di opporsi ad un suo capriccio montava subito in furore, la percuoteva colle manine, pestava i piedini, e strillava tanto da far borbottare fra i denti al signor Pompeo: --Evviva la barba del re Erode! Ma appunto mentre il signor Pompeo invigilava attentamente la marchesa Angelica, aspettando di trovar l'occasione propizia per poterle fare il discorsetto che aveva gi composto a mente e corretto pi volte, egli cominci a notare in lei alcunch di nuovo e d'insolito; molti piccoli indizi che rivelavano un turbamento, un'ansia, un'irrequietezza febbrile, che lo faceva maravigliare e entrare in grave sospetto. Angelica, da alcuni giorni, pareva distratta, nervosa; arrossiva facilmente, poi diventava pallida a un tratto, e aveva sempre secreti con Donna Lucrezia: --Diavolo, diavolo,--pens il Barbar.--Che cosa succede? Qui bisogna tener d'occhio la giovane e la vecchia. Era successo che, proprio in que' giorni, Andrea Martinengo aveva scritto per la prima volta alla marchesa di Collalto. Quando avea saputo che la Castelnovo si era sposata al marchese Alberto (bisogna tornare addietro di parecchi anni, poco dopo la battaglia di San Martino), Andrea giaceva ferito a Brescia in un Ospedale militare. Da prima non avea creduto alla terribile notizia; poi, appena ne fu certo, imprecando contro la perfida, la spergiura che lo avea tradito, voleva morire; voleva uccidersi e in un impeto di passione e di dolore stracci disperato le bende che lo fasciavano. Poi, soccorso a tempo, e rinvenuto, maledicendo all'amore, volle vivere per l'odio; per uccidere Alberto, per isvergognare Angelica, insomma per vendicarsi! In fine, tutto quel suo gran furore si calm; ma era una calma solo apparente. In fondo al cuore, durava vivo, acuto lo spasimo, e collo spasimo l'amore. Una signora buona e pietosa, la contessa Fanti di Brescia, zia materna di Andrea, che lo visitava spesso all'Ospedale, aveva preso a difendere Angelica narrandogli e spiegandogli il segreto di quel matrimonio cos precipitato. Fra il conte Prampero di Castelnovo e la marchesa di Collalto erano gi state combinate e fissate le nozze di Alberto con Angelica, mentre i due ragazzi non erano ancora usciti di collegio. E colle loro idee autocratiche non ammettevano neppure che la loro volont potesse essere contrariata. Quanto ad Alberto, egli sapeva che un giorno o l'altro, quando fosse piaciuto alla signora madre, avrebbe sposato sua cugina, e aspettava senza impazienza. Egli si sarebbe preparato al matrimonio, come avea fatto per gli altri sacramenti: con una buona dose d'indifferenza, e pensando a tutt'altro. Angelica, invece, si indispettiva ogni volta che ne sentiva parlare. Alberto per quel suo fare altezzoso e beffardo le era sempre stato antipatico. Poi, un giorno, poco prima che il Martinengo fuggisse in Piemonte, essa tremando, dichiar a suo padre che tanto presto, non voleva maritarsi e che, rispetto a suo cugino, sentiva, capiva proprio, che sposandolo non sarebbe stata felice. Il conte Prampero per tutta risposta guard la figliuola con occhi torvi, e dopo averle intimato di rinchiudersi subito nella sua camera e di non uscirne mai pi, fino a nuovo ordine, corse difilato dalla marchesa per raccontarle l'accaduto. --Fanciullaggini--le rispose la Collalto, mostrando i bei denti, ancora bianchissimi.--Fanciullaggini, caro Prampero; le fruller ancora nel capo la bella divisa bleu di un qualche collegialino che avr incontrato nelle uscite del Gioved. Cercate fra le pagine dei suoi libri di scuola, e le troverete certo un bigliettino con dei versi scritti sotto a due cuori rossi, infilzati da una freccia gialla! Fanciullaggini, caro Prampero, e sar bene non parlarne nemmeno con Alberto. Il conte di Castelnovo ritorn a casa pi tranquillo proponendosi, per il momento, di non tornar pi sull'argomento del matrimonio con Angelica, e di stare alle vedette. Intanto la figliuola cominciava a dimagrare, non rideva pi, non mangiava pi; aveva spesso gli occhi gonfi.... Il conte Prampero, istigato dalla marchesa, frug tra i libri e nei cassetti dell'Angelica, ma invece dei due cuori rossi trafitti dalla freccia gialla, vi rinvenne, nientemeno, una lettera di Andrea Martinengo! Quella lettera, la sola che Andrea avesse scritto alla signorina di Castelnuovo, e la scriveva appunto la sera stessa in cui partiva pel Piemonte, palesava l'amore pi puro e rispettoso, e insieme le pi oneste intenzioni; ma con tutto ci fu per il conte Prampero come un fulmine a ciel sereno. Maled la figliuola che aveva disonorato la sua casa e volea correre anche lui in Piemonte a sfidare e uccidere il seduttore, l'assassino, l'infame che lo avea ingannato, che aveva tradito l'amicizia.... perch Andrea Martinengo, quantunque minore di et, era uno degli amici del conte di Castelnovo, il quale amava ancora di menar la vita da giovanotto. Ma dal tenerselo per compagno al prenderlo per genero, ci correva; e piuttosto che cedere il signor conte avrebbe aspettato che Angelica morisse d'amore e d'angoscia. Andrea Martinengo, punto primo e irremovibile, non avea tutti i quarti, poi non era ricco abbastanza; poi... poi la sua figliuola doveva sposare Alberto di Collalto. Angelica, prima della terribile scoperta della lettera, si preparava a resistere, a lottare e a morire anche piuttosto di venir meno alla data fede, ma dinanzi alla catastrofe improvvisa, rimase atterrita, muta e perdette tutto il suo coraggio. --E la povera bimba--diceva ad Andrea la contessa Fanti, dopo avergli raccontato quegli avvenimenti--accett le nozze a cui la obbligavano per salvare l'onore della famiglia, come in quel punto si sarebbe assoggettata anche ad una condanna di morte! --Ebbene, doveva morire!--mormor Andrea nell'egoismo feroce del suo amore e della sua gelosia.--Doveva morire, ma non doveva tradirmi! Tuttavia, dopo qualche tempo, quando gi cominciava ad alzarsi e a uscire, Andrea assicur alla contessa Fanti che aveva perdonato all'Angelica, anzi, alla _marchesa Angelica di Collalto_, come affettava di chiamarla, e che ormai l'aveva dimenticata. "Proprio non metteva conto di disperarsi. Il torto era stato suo, che avea messo il cuore in certe mani, che ancora non sapevano custodire altro che giocattoli." Ma tutto questo perdono, tutto questo oblo non erano veritieri, quantunque Andrea volesse convincersene. Egli non avea dimenticata Angelica, non le aveva perdonato e tutto quel suo gran disprezzo non era altro che amarezza e rammarico. Per istordirsi, e pi per un intimo desiderio di vendetta, si abbandon senza freno a tutti i piaceri. Volle amare e fu amato.... ma le belle che gli posavano sul cuore, per contarne i palpiti, la manina candida e ingemmata, non sentivano altro che l'affannoso ansimare del suo petto. Tuttavia quegli amori senza l'amore, quei trionfi volgari e fugaci finirono con infastidirlo. Trov che le donne erano tutte eguali, che tutti gli uomini erano mediocri e la vita non gli parve pi altro che una lunga seccatura. Allora si fece scettico di professione e misantropo. Viveva sempre solo, appartato, e se la guerra coll'Austria per la liberazione della Venezia non fosse stata vicina, avrebbe abbandonato anche l'esercito. In quegli anni, avendo quasi consumato il suo piccolo patrimonio, si era messo ad affettare una povert stizzosa e permalosa; una povert dinanzi alla quale avrebbe voluto che tutti, e specie i milionari, s'inchinassero col cappello in mano; e aveva poi dichiarato un odio feroce contro i pregiudizi e la boria aristocratica. Ma erano collere, erano sdegni che avevano, senza sua saputa, una sola origine: Angelica. Non l'aveva forse perduta perch appunto egli non era n abbastanza nobile, n abbastanza ricco? Andrea credeva di aver seppellito l'amore, come fosse un cadavere, ma invece quell'amore era il seme da cui erano generati tutti i suoi dolori, e tutti i suoi sentimenti. Era la forza che lo trascinava sempre e che egli voleva sempre negare; era la causa prima di tutte le sue contradizioni strane, assurde, inesplicabili; contradizioni del suo passato col suo presente; del suo cuore colla sua testa; dei suoi gusti, delle sue abitudini, de' suoi affetti, colle sue teorie sociali e filosofiche. Si spacciava per democratico e faceva boccuccia parlando della gente bassa; voleva essere e parere cattivo e invece era buono e generoso; odiava il mondo e malediva la vita e sarebbe bastata una parola sola di Angelica per fargli ribenedire mille volte l'universo e Domeneddio! Si capisce quindi che bastava un soffio a operare il voltafaccia: infatti, quando Andrea, invitato dalla contessa Fanti, si rec a Brescia a passare il suo tempo di permesso e quando un giorno a caso, per un momento, all'improvviso, simile a una apparizione rapida, ma abbagliante, rivide Angelica, di colpo perdette subito la testa e lasciandosi trascinare e travolgere dal cuore, le scrisse una lettera disperata, riboccante di collera e di passione; di accuse, di rimproveri e di preghiere, dicendole che in tutti quegli anni avea sofferto come un dannato, e giurando che la teneva sempre viva, possente nell'anima, come un ideale alto e puro.... Ma voleva rivederla ancora, una volta almeno, una volta sola, l'ultima, la suprema, prima della guerra, prima di farsi ammazzare: perch non intendeva, non poteva pi vivere cos! E Angelica? Povera Angelica! Essa abbruci la lettera, appena l'ebbe ricevuta e credette di aver fatto una gran cosa; ma invece era come niente: quella lettera la sapeva tutta a memoria. VIII. Andrea aveva scritto alla marchesa senza riflettere, senza nemmeno pensarci; come un matto che si taglia la gola perch si sente soffocare; eppure (il caso aiuta spesso gli innamorati) non avrebbe potuto scegliere un momento pi propizio. Angelica era sempre stata infelice, ma adesso per di pi era stanca, abbattuta e sconfortata. Sino dal tempo della sua catastrofe infantile essa aveva sofferto col primo dolore anche il primo disinganno. Scemato lo sbigottimento subitaneo da cui era stata colta, indovin presto che suo padre, creduto da lei sempre giusto, per quanto si mostrasse severo e inflessibile, non si era fatto scrupolo di sopraffare la sua inesperienza e di accrescere il suo terrore per sacrificarla, con un matrimonio forzato, a' propri desideri e a' propri interessi. No, no; n la lettera, n il suo affetto per Andrea erano di tal natura certamente da giustificare la gran collera paterna, n da portare il disonore in famiglia; e per ci, mentre la figura austera del conte Prampero scadeva di autorit, mentre capiva di essere stata ingannata da chi aveva il supremo dovere di proteggerla e di consolarla, sentiva pure che la disperazione e la collera di Andrea dovevano essere tanto pi grandi quanto pi la sua condotta gli dovea sembrare perfida, senza nemmeno una scusa!... Ma ormai la promessa era stata data; tornare indietro non si poteva e Andrea.... oh, Andrea si era rassegnato senza un lamento, senza un rimprovero!... Andrea, che avrebbe avuto il diritto di maledirla, di ucciderla anche in un impeto di dolore, Andrea non si era fatto pi vivo!... Allora ella credette a chi le andava mormorando, per consolarla, che il Martinengo aveva solo fatto per chiasso, che quella sua passioncella non era stata altro che una romanticheria, una fanciullaggine; ma credendo tutto ci, il bel sole della sua giovinezza si oscurava.... l'anima pativa l'uggia e il freddo. E quando i soliti pietosi le riferirono le avventure clamorose del galante ufficiale, il disinganno si fece pi amaro e pens che tutti gli uomini erano senza poesia e senza cuore. Di uomini veramente essa non conosceva altri che il marchese di Collalto, il quale dopo pochi mesi di matrimonio l'aveva lasciata sola, per seguire una _donna-volante_ nelle sue peregrinazioni; ma appunto per ci tutte le leggerezze e le colpe del marito essa le attribuiva pure ad Andrea, coll'aggravante, per quest'ultimo, di averla illusa e ingannata. No, no; nemmeno Andrea era migliore degli altri. Nemmeno Andrea aveva indovinato il suo dolore immenso, il suo grande sacrificio! Egli si era subito consolato; l'aveva subito dimenticata.... Ma pure, in que' primi tempi, non rimase a lungo cos triste e sfiduciata. Angelica ebbe presto un bambino, e allora ritorn la vita a sorriderle piena di speranze e di affetti; allora il sogno della vergine non fu pi rimpianto perch la madre aveva pure sogni nuovi e dolcissimi.... Allora la tenerezza del suo cuore, la poesia appassionata della sua anima ritrovarono la via per espandersi, e si volsero ad un nuovo culto. Angelica si rinchiuse nella sua casa in cui adesso non si sentiva pi sola; nella sua casa in cui era libera e signora, perch dopo il primo abbandono del marito non c'erano state scene n rimproveri; soltanto essa gli avea fatto intendere, risolutamente, che non voleva aver nulla in comune colle donne pi o meno volanti, e che per ci egli non avrebbe pi avuto in lei altro che un'amica sincera e devota, altro che la madre del loro figliuolo. E per alcuni anni la vita di Angelica, se non del tutto felice, pure scorse tranquilla. Essa divideva le ore fra le cure dedicate al piccolo Stefanuccio e gli studi prediletti. Nella musica trovava un grande sollievo e pareva sfogare la sua melanconia sentimentale. Spesse volte, dopo un notturno o una romanza di Chopin o di Schuman, si alzava dal pianoforte anelante, abbattuta, colle guance pallide, rigate di lacrime. Victor Hugo, Leopardi, Alfredo de Musset erano i suoi poeti favoriti. I dolori di _Esmeralda_, gli amori di _Cosette_ e di _Marius_ avevano un'eco nel suo cuore, e rimaneva triste per la tristezza di _Rolla_ e di _Don Paez_. Ma pi profondamente sentiva la melanconia amara del Leopardi, e nel piccolo volumetto che portava sempre con s, la _Ginestra_, _Consalvo_, le _Ricordanze_, il _Canto del Pastore_, erano piene zeppe di segni e postille. Ma dopo quei primi anni non pot pi ricorrere per isvagarsi e per confortarsi altro che a questi amici del suo spirito. Dal piccolo Stefanuccio aspettava invano un ricambio di tenerezza sentita, di effusioni gentili. Egli cresceva arido di cuore, irascibile, caparbio e.... E passato ancora qualche tempo, a turbarle del tutto la pace, a renderle pi amara l'esistenza, incominciarono le smanie del marchese Alberto. Allora anche la casa che era stata il suo nido gradito, il suo rifugio, le divent insopportabile come una prigione, e l'anima offesa, soffocata anelava di uscire, di fuggire in traccia di un aere pi puro, di volare in alto, nel sereno, nella luce. Ora appunto, mentre si sentiva fremere nel cuore l'impeto sordo della ribellione, le giunse inaspettata la lettera di Andrea; quella lettera che le svelava a un tratto quanto ella fosse stata ingiusta nelle sue accuse e come Andrea l'avesse sempre amata; quella lettera in cui sentiva parlare per la prima volta di un _ideale alto e puro_; quella lettera infine che faceva risorgere, e risorgere pi nobile e pi forte per l'eroismo stesso del lungo silenzio, il primo amore, l'unico amore della sua vita. Angelica aveva abbruciato subito la lettera di Andrea, ma intanto ogni parola le era penetrata nell'anima per non uscirne mai pi. E quando essa si sentiva oppressa e avvilita, il suo pensiero ritornava involontariamente a quell'amore cos soave e rispettoso; e un giorno fin col credere, la povera illusa, che dopo aver tutto sacrificato al dovere, e la vita e la felicit e la pace, potesse ancora disporre del suo cuore, e la preghiera di Andrea la trov scossa, debole, senza difesa.... Pure Angelica prometteva fermamente a s stessa di perseverare nel silenzio e di non rispondere. Ma ogni giorno la sua vita diventava pi penosa, e ci fu un momento in cui lo sdegno e il ribrezzo le fecero apparire quasi come una redenzione, la redenzione della sua dignit e della sua verecondia, quell'_ideale alto e puro_, quell'altro amore, che quando aveva lo spirito tranquillo e la pace nel cuore, le sembrava una colpa. Poi insieme allo sconforto e allo sgomento, cominciarono anche le insidie profonde della piet: "Per lei, per lei sola, egli era tanto infelice. Essa lo aveva tradito e lui l'amava sempre!... E se" pensava Angelica "ostinandomi nel rifiuto di rivederlo per una volta soltanto--l'ultima--la suprema--lo dovessi proprio spingere ad un atto disperato?" E con un fremito dell'anima atterrita ripeteva a s stessa le ultime parole della lettera di Andrea: "voglio rivederla ancora prima della guerra; prima di farmi ammazzare!..." --Dio mio, Dio mio! Bisogna salvarlo! _Devo_ salvarlo! S, S. _Devo_ salvarlo a costo della mia vita! _Devo_ salvarlo! Allora si confort pensando che il buon Dio le leggeva nel cuore; il buon Dio che le aveva inspirato quel sentimento di piet! Dunque, che cosa doveva fare?... Rispondergli?... Calmarlo? Salvarlo dalla disperazione?... S, doveva salvarlo: essa non faceva nulla di male; non correva alcun pericolo; era sicura della propria forza e della lealt di Andrea. E cos in un contrasto atroce, fra i turbamenti, gli sconforti e le ribellioni di tutto l'essere suo, anche la coscienza della poveretta si oscurava, non distingueva pi nettamente il bene dal male, tentennava angosciosa fra il dubbio e il dolore e, sola sola, pensava a chi mai avrebbe potuto rivolgersi per aiuto, per consiglio, quando la sorte la fece imbattere in chi proprio non era al caso di guidarla bene; in Donna Lucrezia. La Balladoro, che si trovava d'incanto a Villagardiana, non aveva altro che il timore di doversene ritornar presto al suo salotto giallo cos pieno di _pataconi_ e di raffreddori. Mangiava benone; si trovava "nell'ambiente vero del suo sangue," ed era servita appuntino, cos che al paragone trovava quella tartaruga della Filomena troppo insufficiente, e diceva a tutti di volerla _pensionare_. E oltre questi vantaggi Donna Lucrezia aveva poi anche il cuore pienamente soddisfatto. Lo Zodenigo, che si faceva sempre chiamare professore quantunque avesse abbandonato l'insegnamento per il giornalismo, e che faceva frequenti giterelle al confine per attinger notizie intorno ai preparativi della guerra, invitato dal Barbar si recava pure a Villagardiana. E durante le sue visite Donna Lucrezia poteva godersela a beneplacito, sicura che la Rosetta non gli si metteva alla posta sulle scale. Gli anni passavano, ma il cuore e il naso di Donna Lucrezia erano sempre giovanilmente infiammati, e quantunque il suo Eugenio le avesse dichiarato esplicitamente che aborriva la _matecia_ e che l'_amoce_ non doveva essere altro che _spiito_ e contemplazione, essa, innamorata, soffriva sempre il travaglio di una grande gelosia. --Spirito! Contemplazione! Va benissimo; tuttavia certe volte, se non aveste voi per parte vostra molto giudizio, in quanto a me mi sentirei l l per commettere un grossissimo _spropositon_. E allora penso, Eugenio, che quella vanesia analfabeta ha in suo favore, se non altro, la bellezza dell'asino e.... No, no, Eugenio, dite di no, perch sarebbe la mia morte! Eugenio diceva di no, e assicurava la Balladoro che dal giorno della sua partenza da Milano egli non avea pi messo i piedi in _Via della Spiga_. A Villagardiana dunque c'era il benessere unito colla gioia del cuore. Peccato di non poterci rimanere tutta la vita! Di tanto in tanto, quando vedeva il marchese Alberto di buon umore, Donna Lucrezia, sospirando, cominciava a dire che bisognava risolversi e che l'ora della partenza si avvicinava; non gi perch a Milano ci avesse affari urgenti, ma perch la sua delicatezza le gridava ogni momento:--Parti, parti, Lucrezia, e non abusare! --Sono stata anche troppo indiscreta, ma gi il mio solito difetto quello di essere debole di cuore, e alle vostre preghiere non so proprio resistere; tanto pi che vedo quella cara gioia della mia Mary rifiorire ogni giorno fra queste aure balsamiche!... Ma presto la scusa della Mary non le pot pi servire. --Se tu hai proprio risoluto di voler ritornare a Milano, le disse un giorno la marchesa, ricordati bene che la Mary deve restar qui con noi. Oltre a essermi cara, quella buona ragazza per me un aiuto troppo necessario finch Alberto ha bisogno di continue cure e di assistenza! --Ho capito--pens allora Donna Lucrezia--ho capito,--e cerc ogni via per rendersi utile alla sua volta. Cominci a voler leggere lei i giornali al marchese Alberto, e ogni poco aveva qualche empiastro nuovo e miracoloso da suggerire; si mostrava affabile e servizievole con tutte le persone di casa; s'intratteneva amichevolmente e non dava pi sulla voce al signor Pompeo e chiudeva un occhio sulla "corte spietata" che Giulio Barbar faceva alla Mary. Solo ammoniva la nipote di pensarci due volte prima di perder la testa del tutto, perch se i milioni del signor Barbar fossero stati _ipotetici_ non avrebbe mai acconsentito che una del suo sangue sposasse il figlio di un Barbetta, ex-portinaio, e tutt'altro che in odore di santit! Ma poich la padrona di casa era Angelica, ed era stata invitata ed era ancora a Villagardiana per Angelica, cos rivolgeva verso la cugina le sue maggiori seduzioni, cercando pi che mai di rendersele gradita e necessaria. D'altra parte con Angelica non le potevano servire gli espedienti che adoperava di solito con profitto. Le adulazioni che, come l'arpa serafica di Davidde avevano virt di rabbonire le furie di Alberto, irritavano invece la marchesa, e gi la Balladoro avea dovuto smettere di andare in estasi per la sua bellezza e per la sua voce di contralto "che toccava l'anima, _el cuor_ e tutti i sentimenti!" Angelica non voleva mai mischiarsi nei fatti altrui; i pettegolezzi invece di dilettarla la facevano andare in collera. --Che cosa fare, dunque?... Che cosa fare?--E Donna Lucrezia smaniosa di riuscire, cominci a studiar ben bene la cugina, e osserv che era sensibilissima alle premure gentili e a tutte le dimostrazioni d'affetto. --Come me, come me: il nostro debole nel cuore! Infatti, Angelica sin da fanciulla era stata trattata dal conte Prampero con molta severit, e poi dal marito, quando stava bene di salute, con strana freddezza e asprezza di modi. La mamma non poteva quasi ricordarla: una signora pallida, sofferente, sdraiata sempre in una lunga poltrona, e appena la figliuoletta le entrava in camera, si metteva a chiamare quasi spaventata, lamentandosi e mormorando che la portassero via presto, perch le faceva crescere l'emicrania. Cos Angelica, che squisitamente sensibile avrebbe avuto bisogno di vivere fra il dolce tepore delle carezze, si sentiva l'animo intristire come un fiore di stufa sbocciato a caso in un terreno arido o incolto; e certe volte bastava una parola buona che le venisse rivolta per commuoverla e per empirle gli occhi di lacrime. Trovato il punto di presa, Donna Lucrezia seppe giovarsene destramente. Si mise d'attorno alla cugina con un'assiduit singolare, e ogni volta che la vedeva pensosa non le lasciava pi pace, assediandola con un monte di premure e d'interrogazioni. Poi, se Angelica era mesta, Donna Lucrezia si metteva a sospirare; voleva "saper tutto," voleva consolarla, voleva entrare a parte dei suoi dolori, de' suoi affanni, e finalmente un giorno che la vide cogli occhi rossi, le butt le braccia al collo e cominci a piangere anche lei. --Aprimi il cuore, creatura benedetta! Aprimi il cuore e troverai in me una sorella, una mamma, tutto ci che vorrai! Angelica, sbalordita da quel torrente di parole, soffocata dai baci e dalle carezze, stretta dalle preghiere e sentendo vivo, urgente il bisogno di uno sfogo, di un consiglio, di un aiuto, pens che, infine, Donna Lucrezia era ciarliera ma non cattiva, che non poteva averci nessuna ragione per volerle male, e che invece tutto quelle proteste di riconoscenza e di affetto dovevano essere sincere, e allora, balbettando, si lasci sfuggire, con un tremito, il nome caro di Andrea. La Balladoro non avrebbe potuto desiderare di meglio:--_Corococh!_--era proprio a cavallo. Punto primo, una volta diventata la confidente della marchesa era sicura che a Villagardiana ci sarebbe rimasta per un gran pezzo, e poi la sua anima sensibile trovava nei pasticcetti amorosi l'alimento prelibato. Angelica timida, riluttante si lasciava strappare di bocca a poco a poco il geloso segreto, come se ogni parola fosse un brano del suo cuore sanguinante; l'altra sapeva fare, e l'opprimeva e la stringeva sempre con maggior calore, in modo da non concederle via di scampo; e fin coll'esser messa a parte anche della lettera ricevuta in quei giorni. --Zizzole, che spasimi!... Bisogna calmarlo, creatura mia, bisogna calmarlo subito, con quattro parolette. Bisogna impedire una tragedia! --Come?... Tu mi consiglieresti di rivederlo?--esclam Angelica con un sussulto. Ma negli occhi suoi, mentre fissavano attoniti Donna Lucrezia, fra la meraviglia e il timore, c'era stato un lampo di contentezza. -- un obbligo di coscienza, figlia mia!... Si tratta di salvar la vita di un uomo! --Ma il mio dovere?... Il mio onore? --Il tuo dovere uno solo: impedire una disgrazia!--rispose Donna Lucrezia con molta prosopopea.--In quanto poi al tuo onore sicuro come in una botte di ferro!... Che cosa ti domanda quell'anima benedetta, dopo sette anni di tortura morale? Rivederti e nient'altro.... Rivederti e poi morire, come _Consalvo_.... Ma tu, invece, tu, gioia mia, gli devi imporre di farsi coraggio, di vivere e di sperare.... Per diandediana, siete giovani tutt'e due e, parlo schietto, se il Padre Eterno una volta o l'altra volesse aprire il finestrino per guardare in gi, potreste ancora.... --No, no! Non dire cos! Mi dai dolore,--interruppe Angelica commossa e atterrita. --Allora acqua in bocca, e aspettiamo gli eventi! Ma intanto bisogner pur rispondere a quel _pro toso_, e senza perder tempo. Angelica, quantunque in sulle prime si mostrasse molto titubante, dovette arrendersi dopo qualche giorno, ed accettare i consigli che le venivano dati dalla Balladoro in nome della prudenza; onde si persuase a rispondere una lettera, di due righe sole per altro, al Martinengo. Questi appena l'ebbe ricevuta scrisse di nuovo quattro pagine fitte. Allora le due righe di Angelica, sempre per quella tal prudenza, si raddoppiarono, e di rimando i foglietti di Andrea diventarono sei, otto, dieci, finch le annunci che era giunto al termine del suo permesso, e che colla guerra imminente non avrebbe pi potuto ritornare a Brescia. E tutte queste lettere era sempre Donna Lucrezia che andava a portarle e a riceverle, nell'ora solita delle sue passeggiate alla posta di Padenghe, sperando in tal modo di non destare sospetti; ma invece il Barbar che "teneva d'occhio la giovane e la vecchia" e che avea saputo che il capitano era stato a fare una gita sul lago, ebbe come un barlume della verit. --Sta a vedere--mormor--che quella strega si messa a far da mezzana?... Se cos fosse le fo far fagotto su due piedi!--Ma poi, subito mut pensiero e cominci a sogghignare giocherellando col mazzettino dei ciondoli. --Guarda, guarda... mi piove il cacio sui maccheroni, e mi lamento! La Balladoro m'appartiene anima e corpo; ne posso fare tutto quello che voglio!... Non ho da dire altro che due parole, e per mezzo suo potr saper tutto, anche i pensieri della marchesa!... Se fosse vero che con tutte le sue smorfiette ipocrite se la intende ancora col Martinengo, per Iddio, l'avr da fare con me! Bisogna spiegarsi e subito. Se aspetto ancora, il marchese Alberto si pappa tutto l'utile che posso ricavare da Villagardiana, e il capitano fa il comodo suo colla biondina! Quella sera stessa non vedendo Donna Lucrezia in salotto usc a cercarla in giardino. Era una notte nera nera: nero il lago e muto sotto le stelle che tremolavano minute e lontanissime nel cielo nero. Neri gli alberi che, inoltrandosi nel giardino, apparivano a un tratto come fantasmi immobili di giganti. Solamente nell'orizzonte alto, dietro la cima larga e maestosa del Monte Baldo, un baglior pallido di luce annunziava il sorgere della luna. Il signor Pompeo strinse gli occhietti aguzzandoli nel buio, e in fondo al terrazzo sul lago distinse un punto rosso di fuoco.... Era il sigaro di Donna Lucrezia. --Ora ci batteremo noi due, vecchia scema,--borbott fra i denti, e si avvi difilato verso il terrazzo, camminando fra le tenebre con passo sicuro. --Non ha paura della umidit e del frescolino, Donna Lucrezia? --Che volete, tesoro mio, raffreddata gi lo sono sempre e poi.... ahuf! avevo proprio bisogno di prendere una boccata d'aria. Mio cugino, stasera, proprio insopportabile. Brontola, grida, smania, strapazza tutti, sembra, santa pazienza, che abbia il diavolo addosso! --Bisogna compatirlo, Donna Lucrezia. Gli affari suoi si mettono maluccio e perci sar di cattivo umore. --Gli affari di mio cugino?--domand la vedova stupita. --Sicuro, cara signora. Il marchese di Collalto spendeva ogni anno un terzo, quasi, pi della sua rendita e, dalli e dalli, tutti i nodi vengono al pettine! --Ma e la dote?... La dote di Angelica? --La dote sempre stata poca cosa: il conte Prampero, sua vita natural durante, non ha mai voluto sacrificarsi per nessuno, neppure per sua figlia. --Ma morendo, capperi, gli ha lasciato una bellissima sostanza. --Bellissima... da vedere! Palazzi, ville, giardini; tutta roba che sar pure ingoiata come il resto, nella voragine dei debiti, perch la signora marchesa ha esposto la sua firma, rendendosi garante e solidale col marito. --Misericordia che _rebalton_!--mormor Donna Lucrezia sbigottita, fregando contro il parapetto del terrazzo la punta del _virginia_ che, spento, si cacci in tasca. --Eh, sicuramente!... proprio una gran disgrazia! Io per altro l'avevo preveduta da molto tempo, e non ho rimorsi. Nella mia condizione e col caratteraccio bisbetico del marchese Alberto non poteva arrischiarmi certo a dar consigli; ma tutti gli anni a novembre, ho sempre messo sotto gli occhi tanto del signor marchese quanto della signora marchesa lo stato del patrimonio col relativo disavanzo; e i libri del bilancio sono in piena regola, e pronti nel mio studio per chi li vuol vedere! Se poi i Collalto, invece di fare un passo indietro e ristringersi nelle spese, han voluto tirar di lungo a scialare e a rovinarsi, io non ne ho colpa. Una cosa sola mi restava da fare in simili frangenti; ricordarmi che avevo un figliolo, e pi per lui che per me assicurarmi del capitale esposto. Non le pare, Donna Lucrezia? --Certo, certissimo!--balbett istupidita la Balladoro, avvicinandosi istintivamente al Barbar, come il naufrago che cerca di attaccarsi alla tavola di salvamento. Il signor Pompeo not quell'atto e volendo conservare un'aria compunta, di circostanza, dovette frenarsi per non ridere. --E non ci sar nessuna via di scampo per queste _pre_ creature? --No, non lo credo!... Eccetto che lo zio, il marchese Diego di Collalto, non li voglia aiutare! --Buono! Un _piavolon_ egoista, uno scettico gaudente, un... un _bucefalo_ sotto le lustre della compitezza, peggio ancora del conte Prampero, quando era vivo! --Allora... allora senta, Donna Lucrezia,--riprese Pompeo dopo un lungo sospiro.--Io non ho proprio avuto il coraggio di togliere a un tratto le illusioni al marchese Alberto, e non so come fare per aprir gli occhi alla marchesa, non volendo darle un colpo troppo forte. Perci ho pensato a lei, e ho creduto bene di metterla a parte di queste brutte faccende. --Avete fatto benissimo, caro Barbar!... Sono a vostra disposizione! --Se io volessi, le cose ormai sono a un punto che potrei mettere i Collalto fuori di Villagardiana anche domani, anche stasera stessa.... --Dio Dio, che cosa sento! --E se non l'ho fatto ancora, non certo per il marchese Alberto. Il marchese un testardo.... --Vero. --Un orgoglioso, superbo.... --Verissimo. --Un ignorante presuntuoso; un uomo senza cuore, senza cervello e che si ha quello che si merita. --Anche questo, verit sacrosanta! --Ma ho voluto aspettare perch, perch forse sarei disposto a fare qualche sacrificio per la marchesa.... --Lo merita, lo merita, da bravo!--esclam con enfasi la Balladoro. --E poi ho pensato, sono padre anch'io, a quella mummietta uggiosa, ma molto disgraziata del suo figliuolo! --Bravo, bravo, bravo! L'ho detto io, che siete un uomo _tuto cuor_! -- sempre stato il mio difetto!--rispose il Barbar con convinzione. --E allora ditemi, amico mio, che cosa volete da me? --Ecco... vorrei... ch'ella prima di tutto mettesse a parte la marchesa di queste mie buone intenzioni, facilitandomi in tal modo il colloquio che in seguito dovr avere con lei. --Benissimo, sar fatto. --Poi.... --Poi? --Farle capire che vorr avere nelle mie mani la direzione della casa per quanto concerne le spese.... Voglio che si vendano i cavalli; si devono licenziare quasi tutte le persone di servizio; non voglio pranzi, non voglio andirivieni di visite.... --Scusate, caro Barbar,--interruppe la Balladoro, calmandosi a un tratto nel proprio entusiasmo;--ma le condizioni le porrete voi, e, meglio che a mia cugina, ad Alberto! --No. Invece proprio colla marchesa che voglio intendermela,--rispose l'altro un po' piccato.--E anzi, prima di tutto, prima di commettere forse qualche minchioneria per eccesso di buon cuore, voglio sapere una cosa da lei.... --Da me? --Precisamente. Voglio sapere....--Pompeo si ferm guardando fisso Donna Lucrezia. La luna, superata la cima del Monte Baldo, illuminava il lago che allora si era fatto chiarissimo, tutto sparso d'una nebbiarella cinerea, e i due potevano vedersi bene in faccia. --Voglio sapere a qual punto sono gli amoretti col capitano. --E a me lo domandate? --A lei, sissignora, perch so che ci tien mano! --Badate a ci che dite, signor Pompeo!--esclam la Balladoro, scattando per la sua dignit offesa. Per quanto potesse credere di averne bisogno, pure essa si era sempre tenuta per molto da pi dell'antico portinaio, e in tutti i casi si sentiva sicura di poterlo mettere a posto con una sola parola. --Badate a quello che dite!... Non si tratta cos con una mia pari, con una Balladoro, con.... --Senta senta,--interruppe il Barbar, affrontando la vedova con piglio risoluto,--finiamola colla superbia e coi fumi della nobilt, e invece badiamo all'arrosto dei _bezzetti_!--e cos dicendo alz una mano e, sogghignando, freg ripetutamente insieme il pollice l'indice. --Come sarebbe a dire? Il viso lungo e scialbo di Donna Lucrezia era sempre accigliato, ma pure alle ultime parole di Pompeo vi pass sopra come un'ombra d'inquietudine. --Sarebbe a dire che ormai tempo di mettere le carte in tavola e di venire fra noi due a una buona spiegazione. --Spieghiamoci pure, ma... non capisco.... --Due parole sole, e capir!... Quantunque il signor Francesco Alamanni.... --Che c'entra adesso mio cugino.... --Stia zitta, che c'entra moltissimo!... Quantunque il signor Francesco abbia rinunciato in favore della signorina Mary alla sua parte del piccolo capitale rimasto agli Alamanni, io continuo a pagare le cinquecento lire mensili e sempre anticipate! E noti bene, signora Lucrezia, adesso non posso pi aver nessuna cauzione per garantire i danari miei. Levata la confisca e riammesso lo zio Francesco ne' suoi diritti, io sono rimasto escluso, naturalmente, dall'amministrazione della minorenne. Di pi lei mi ha fatto avere il saldo dei miei primi sborsi facendomi figurare come un creditore qualunque senza nessuna nota illustrativa, sotto il mio nome, e per una simile dimenticanza tanto il signor Francesco Alamanni, come la signorina Mary devono ignorare i miei enormi sacrifici!... Ma a me piace di tenermi in disparte, all'ombra, e ho lasciato fare tutto a lei e a quella buona lana dell'avvocato Spinelli; mi son lasciato cucinare dalle loro signorie, come volevano, all'olio e al burro, e continuo a sborsare anche oggigiorno e sempre segretamente, per farle comodo, cinquecento lirette al mese, mediante la sola sua firma, colla quale, scusi, sa, Donna Lucrezia, ma sulla piazza non ne troverebbe venti! E tutto ci, perch?... Perch ho veduto nascere la signorina Mary, perch ho riposto molta amicizia, molta confidenza nella signora Balladoro; ma esigo, per Iddio, esigo... non le sembra giusto? di essere ripagato colla stessa moneta! --Certo... certo.... Vi sar riconoscente... obbligatissima per tutta la vita. Donna Lucrezia impacciata e spaurita non avea osato d'interrompere il Barbar che aveva tirato gi la ramanzina col viso rosso e colle labbra tremanti dalla collera. Ma quando tacque essa riprese animo, e volendo vendicarsi e far tremare alla sua volta quell'uomo che l'aveva umiliata e minacciata, lo fiss in volto arditamente, coll'audacia che nei casi disperati non sanno avere altro che le donne, e gli rispose lentamente, spiccando le sillabe e calcando adagio l'ultima parola come una puntura:--Certo... certo, caro signor Pompeo; ma per ricambiare la vostra amicizia e la vostra confidenza, non pretenderete gi che io faccia la... la _spia_! Pompeo rimase impassibile. Non appena la Balladoro aveva aperto bocca egli indovin subito dove voleva ferire e par il colpo, ed anzi volle mostrare la sua sicurezza, volle stravincere, ripetendo la terribile parola freddamente, senza un tremito nella voce, senza abbassare gli occhi, senza arrossire. --No, io non voglio ch'ella faccia la _spia_; solamente voglio saper tutto perch--e a questo punto sorrise malignamente--perch cos saremo in due a proteggere la marchesa e il suo amante! La Balladoro dinanzi a simile imperturbabilit si sent perduta. Impallid, ebbe paura del Barbetta; paura di averlo offeso e di essere rovinata, e non pens pi ad altro che a placarlo e ad arrendersi coll'onore delle armi. --Andrea Martinengo, a buon conto, non il suo amante niente affatto!... --No?... E che cos' dunque? --Si vogliono bene, ecco tutto! --Scusate, ma non poi la stessa cosa? --Nemmen per ombra, tesoro mio! Siamo come si dice agli antipodi! La Balladoro voleva esporre la teoria platonica dell'amore, "tutto spirito e contemplazione;" ma l'altro tagli corto. --Chiacchiere, chiacchiere, Donna Lucrezia!... Si potr cominciare benissimo come dice lei, colla contemplazione, ma poi... tutte le strade conducono a Roma! --Zitto l, Epicureo senz'anima!--esclam la vedova mostrandosi scandalizzata, ma pur insieme esprimendo con un sorrisetto la propria ammirazione per quel furbone del signor Pompeo. --Del resto--continu l'amico--per me tutt'uno. Solamente mi spiace e mi addolora che il nome della signora marchesa corra sulle bocche di tutti, con certi commenti non troppo favorevoli alla sua riputazione. --Invenzioni, infamie dei soliti pettegoli maldicenti! Ma fosse anche, Angelica, poveretta, non ne avrebbe una delle scuse, ma centomila, un _milion_!... Condannata a comprimere il proprio cuore fino dai primi anni, e a sacrificarsi con un matrimonio odioso; trascurata e maltrattata da un rospo di marito che ne ha sempre fatte di tutti i colori, per ricordarsi di aver moglie, e innamorarsene furiosamente quando per la sua vitaccia si trova ridotto in uno stato che.... Basta, non dico di pi per non diventar rossa... Dio le ha dato una creatura, vero, ma che peste d'una creatura!... E poi gi, in somma delle somme, Andrea stato il suo primo amore, e il primo amore, credetelo, nel cuor di una donna sempre vivo!--E la Balladoro sospir a tutta gloria dello Zodenigo. --Va bene, cara signora, ma queste ottime ragioni--osserv il signor Pompeo--non servono al caso mio.... Capir... se io sono disposto a fare qualche sacrificio per riguardo alla marchesa... non voglio poi che la gente possa dire... che io servo da comodino al capitano.... --Vero... vero!... Verissimo, dal vostro punto di vista!... --D'altra parte parliamoci chiaro: anche per un riguardo alla signorina Mary devo impedire che abbiano a nascere scandali a Villagardiana!... Mio figlio.... Ma dei sentimenti di mio figlio ne discorreremo in seguito.... Ella per altro dovr convincersi che io ho diritto di essere molto geloso del buon nome della signorina... e la sua convivenza, la sua intimit colla marchesa, continuando le chiacchiere, potrebbero pregiudicarla. Infine io non voglio che la signora marchesa per inesperienza commetta qualche grossa minchioneria, e anche lei, signora Lucrezia, se proprio le fosse affezionata.... --Figurarsi, darei non una, ma dieci volte la vita!... --Allora bisogna dirmi tutto e cercheremo insieme ci che si potr fare per il bene di sua cugina. Una scusa qualunque, anche debolissima, era sufficiente al Barbar per velare, se non per nascondere, il vero movente che lo spingeva a fare quelle ricerche delicate; e Donna Lucrezia vedendo che non poteva avere pi altra speranza che nel signor Pompeo, inquieta, spaventata per cagione dell'assegno mensile, e ormai disingannata sull'effetto che avea sperato ottenere con certi accenni al passato, doveva pur cogliere il primo pretesto che le si offriva per cattivarsi l'animo del nuovo padrone di Villagardiana, salvando in pari tempo la propria dignit. --Se davvero si trattasse di fare il bene della mia Angelica...--mormor con un'esitazione che appariva sempre pi debole.... --Ne pu dipendere tutto l'avvenire!--rispose l'altro seccamente. --Allora dir... confesser ogni cosa.... Ma per altro, ad una condizione. --Quale? --Sotto il suggello del segreto e col solenne giuramento che... non mi nascondete qualche secondo fine.... --Lasciamo da parte i giuramenti, signora Lucrezia!... Non dobbiamo tirare in ballo Domineddio in questi affari del diavolo,--esclam ridendo il Barbar che non voleva giurare il falso, potendo farne senza.--Ho detto e ripeto che desidero impedire alla marchesa Angelica di commettere spropositi.... E questa la verit! --Povero angelo!--mormor la Balladoro, sospirando questa volta, col pensiero rivolto a sua cugina.--Quella creatura meriterebbe proprio tutte le fortune! Ci fu un momento di silenzio; poi il signor Pompeo domand pi a bassa voce: --Dunque, mi dica, dove si vedono? --Non si sono riveduti ancora.... --No?--ripet l'altro, che non riusciva a nascondere del tutto la propria soddisfazione.--Non si sono riveduti ancora? --No, no; _pre_ creature. Si scrivono qualche volta, e tutto finisce l. --Capisco, capisco!... Si faranno forza aspettando che il marchese levi loro l'incomodo. --Oh Dio, lo penseranno anche, in fondo all'anima, ma non lo dicono certamente, e del resto Angelica tanto buona che non vuol neppure sentirne discorrere.... Adesso poi il Martinengo deve ripartire.... --S?!... E dove va? --Ritorna a Napoli. Molto lontano, come vedete. --Ma... prima di andarsene, non vorr fare una corsa da queste parti? --Siete pi furbo che santo, _vecio mio_,--rispose la vedova sorridendo. --E quando deve venire a Villagardiana?--domand il Barbar con un tremito nella voce. --Questo poi non so. --Non vero! Non vuol dirmelo.... --Non so niente; giuro com' vero che son nata, non so niente! Il Barbar si fece allora pi vicino a Donna Lucrezia e le disse a bassa voce, ma in un tono risoluto, che non ammetteva replica: --Sar bene che, per il momento, ella non riferisca nulla alla signora marchesa di questo nostro colloquio; ma si ricordi che voglio sapere quando il Martinengo verr a Villagardiana, e voglio sapere l'ora e il luogo in cui avranno fissato d'incontrarsi, perch m'immagino...--e qui sogghign come un Mefistofele da strapazzo--m'immagino che la signora marchesa non vorr riceverlo in salotto, e presentarlo a suo marito! IX. Uno o due giorni dopo che il Barbar aveva "parlato chiaro" alla Balladoro, di mattina prestissimo, Angelica con tutta l'angoscia di una grande inquietudine impressa sul viso, sola sola e quasi al buio, perch non avea voluto aprire gli scuri n chiamare la cameriera, stava vestendosi adagio, paurosa di fare il ben che minimo rumore. Nella camera si poteva udire il russare affannoso del marchese Alberto e il respiro tranquillo e sottile come un soffio del piccolo Stefanuccio, che dormivano ancora. E se l'uno o l'altro si moveva appena, Angelica sbarrava gli occhi, e si fermava immobile trattenendo il fiato. Quando finalmente fu vestita un'altra gran paura la colse: l'uscio non era chiuso a chiave; ma se la toppa avesse dato la sveglia?...--Si avvicin alla porta in punta di piedi, gir la maniglia lentissimamente, ma tuttavia l'uscio nell'aprirsi cigol un poco. Angelica trasal; di primo colpo si sent perduta; ma il marchese non si mosse e Stefanuccio sospir borbottando; poi subito si volt e continu a dormire. Angelica usc con prestezza, avvicin l'imposta senza chiudere la serratura, rimase un pochino in ascolto, poi quando fu sicura del fatto suo attravers il corridoio, e infilata una scaletta interna scese svelta e leggiera, come se avesse avuto le ali. Giunta al pianterreno, dove gi era incominciato l'andirivieni della gente di servizio, si ferm un momento per non destare sospetti, e chiam la cameriera alla quale diede alcuni ordini concernenti il marchese e Stefanuccio. --Se si svegliassero prima che io fossi di ritorno e ti domandassero di me, dirai loro che sono andata a passeggiare fino al lago. Ho un'emicrania fortissima. --In fatti, si vede, signora marchesa. Ha gli occhi lividi e non mai stata tanto pallida; ma un po' d'aria pura le far proprio bene. --E per ci ho pensato di uscire. Era la prima volta che Angelica mentiva, pure lo fece naturalmente, senza arrossire, senza nemmeno accorgersene. Finch aveva resistito e aveva lottato contro l'amore, si era fatta scrupolo di ogni cosa, anche d'un pensiero lontano e innocente; adesso che gli si era appena abbandonata, sia pure con la scusa della prudenza, sia pure col pretesto pietoso di voler sottomettere un povero pazzo alla ragione e impedire una disgrazia, l'amore l'avea gi tutta presa; pareva le avesse mutato la mente e l'anima. Tuttavia, prima di uscire, si ferm ancora dinanzi allo specchio dell'anticamera. Era quello per Angelica il momento pi angoscioso e pi terribile della vita; quello da cui presentiva che poteva dipendere tutto il suo avvenire, ma pure, anche piena di spavento e di ansiet pens di voler essere bella. Si ravvi i capelli sulla fronte; si accomod il fiocco della larga cravatta; indoss una giacchettina di panno celeste che sul corpo attillato del suo abito di _cheviot_ bianco le stava a pennello; prese un grande ombrellino rosso col bastone altissimo.... Dette un'ultima occhiata allo specchio.... Era bella; era in punto.... Allora, mentalmente si raccomand l'anima a Dio, come se fosse per islanciarsi dall'alto nel vuoto d'un precipizio, ed usc. Ma oltrepassato appena il cancello e avviandosi nell'aperta campagna, la quiete silenziosa di quella mattina fresca e nitida le infuse in sull'attimo un nuovo vigore. Respirando, fuori dell'afa opprimente della camera, la brezza mattutina, le parve che il petto le si allargasse e la sollevasse con un libero soffio di vita, onde si sent come spinta da un impeto di tutto l'essere suo verso la _Casina delle Romilie_, che era il luogo del ritrovo con Andrea. Percorso un buon tratto della strada maestra, prese subito per una viottola, fra due siepi di biancospino e di nocciuoli selvatici, umide ancora dalla rugiada; una viottola dritta, lunga, in cui odorava acuta la menta e l'acetosella, e cos stretta che rimaneva tutta chiusa dal largo ombrellino rosso e dalla veste bianca della bella mattiniera, la quale si allontanava speditamente col ritmico _tic-tac_ del suo passo uguale e sicuro. Quando fu presso lo sbocco incontr un vecchio contadino che si ferm per lasciarla passare: --Servo, _sciura_! Angelica rispose affabile al saluto; attravers la stradetta cui faceva capo la viottolina, e sal per una scorciatoia che, dopo una svolta, calava pi ripida fra la festevole variet degli ameni collicelli, a viti, a olivi, a gelsi, digradanti dolcemente fino alla riva del lago. In quel punto un raggio di sole, prima debole e sbiadito, poi subito pi forte, avviv con un improvviso risalto di colori tutta la campagna circostante e la distesa del lago azzurrino e le catene bigie de' monti, ancora avvolti da una caligine cinerea, e lo sfondo vasto della pianura e delle colline veronesi come sparenti in una nebbiarella di pulviscoli d'oro. Il verde cupo dei pampani si stendeva con la simmetria dei filari sul verde giallastro dei campi di grano sparsi di margherite e di papaveri sfolgoranti; e la fronda glauca degli oliveti spiccava fra il verde ruggine delle quercie e il verde vivido dei gelsi, mentre le gocciole di rugiada scintillavano come gemme sui rami e sulle foglie. E pure quell'allegrezza luminosa non rischiar il viso di Angelica. Il senso di benessere e di gioia che le aveva dato animo, era subito scomparso. La vista del vecchio contadino era bastata per ricordarle a un tratto tutto il mondo che aveva troppo presto dimenticato. --Se quell'uomo l'avesse seguita?--E non osava voltarsi a guardare.--Se si mettesse dietro a' suoi passi e poi andasse a sparlar di lei?--E il suo occhio non vedeva pi altro che l'ignoto pauroso; e Sirmione invano sorrideva al sole fra le onde cristalline; e la grande serenit del cielo non penetrava, non avea pi un riflesso nel suo spirito turbato. Ma soltanto l'espressione del volto, pallido a segno che pareva terreo, tradiva la violenza di quelle sue angosce: camminava sempre spedita e risoluta e scese senza esitare un momento per tutto il ripido e tortuoso sentiero. Se fosse stata certa di essere seguita e spiata, anche se avesse saputo di trovare la morte, e peggio della morte, lo scandalo e l'ignominia dov'era Andrea, essa gli sarebbe andata incontro con la testa in fiamme e col cuore stretto, soffocato, ma senza interrompere d'un punto, o rallentare i suoi passi. Capiva di non esser pi la stessa donna; capiva di essere vinta e trascinata da una possanza nuova, che di minuto in minuto cresceva di forza, ed alla quale non poteva pi resistere. Angelica credeva fosse il _destino_, ed era l'amore. E per i pericoli stessi che la circondavano, per lo sgomento, per tutte le nuove pene che soffriva essa, inconsciamente, aveva cominciato a vivere con Andrea, solo con Andrea, una vita intima, misteriosa, di terrori e di lacrime, ma tuttavia pi palpitante; e appunto quelle pene non lasciavano tempo e modo al rimorso di arrestarla nella corsa precipitosa e vertiginosa; al freddo e acuto rimorso che l'avrebbe presa in quel punto se fosse stata tranquilla e serena, se il colloquio che aveva concesso ad Andrea fosse stato senza pericoli. Pi assai che per le sue gioie, l'amore pu sulla donna per quanto la fa soffrire. Come si sente legata al figlio suo perch le costa lo strazio delle viscere, cos lo strazio dell'anima l'avvince sempre pi all'uomo che ama. Discesa ai piedi dell'altura, Angelica s'intern per un'altra stradetta pur chiusa fra due campi di vigneti e presto arriv in vista della _Casina delle Romilie_ e scorse Andrea che al frusco della sua veste era uscito da un cespuglio folto di pruni e che rimaneva immobile ad aspettarla. Allora prov una scossa, un sussulto di tutta la persona; abbass subito il capo come se avesse avuto gli occhi abbagliati dal sole; ma non pot affrettare il passo, e quando gli fu vicina col viso in fiamme e la voce soffocata mormor appena: --Dio, Dio!... Che cosa ho mai fatto! --Grazie.... molto buona, lei!--balbett l'altro pallidissimo. Ci fu un momento di silenzio. Angelica, ansante, si premeva le mani sul petto come per frenarne l'anelito; Andrea, confuso, intimidito, col cuore che gli batteva tanto forte da serrargli la gola, non era pi buono di trovar parola. --Era molto.... molto tempo che l'aspettavo!--esclam infine, senza sapere che cosa dicesse. Angelica gli fu grata di quella commozione, e rimettendosi alquanto gli domand con un sorriso: --E forse cominciava a pensare che.... che tardavo un po' troppo, non vero? --Oh no, no! L'avrei aspettata, contento, tutta la vita!--rispose il giovane con entusiasmo. Il dialogo prometteva di riscaldarsi presto e Angelica che per istintiva timidezza voleva ora allontanare pi che le fosse possibile il momento delle spiegazioni, quantunque fosse venuta l con quel solo scopo, finse di non avere inteso le ultime parole di Andrea. --Com' bello questo luogo!--esclam guardandosi attorno maravigliata. La _Casina delle Romilie_ era posta sul confine di un vasto vigneto che rimaneva un po' in alto sulla strada. Angelica punt l'ombrellino contro la sponda e appoggiandosi forte sal sul campo, passando a stento per l'apertura della siepe, aiutata da Andrea che avea cura di allontanare da lei i rami e le fronde spinose. --Com' bello!--ripet la marchesa; e una tinta di sangue le color le gote pi piene, mentre le nari fremevano respirando la brezza odorosa. Il lago azzurro scintillava fra i pampani e i tralci; e la riviera stendeva al sole i colli verdeggianti, popolati di case rustiche con gli ulivi sopra e d'intorno, e di paeselli e di villaggi, dove spiccavano fra i tetti neri gli antichi castelli diroccati, ma ancora superbi e minacciosi nella loro rigidit. --Com' bello!... non vero?--ripet per la terza volta Angelica. --S.... proprio.... una magnifica vista!--rispose l'altro distratto, pensando a quello che voleva dire e al coraggio che gli mancava. -- strano,--osserv Angelica che cercava tutte lo vie per tenere il discorso su cose indifferenti:--la _casina_ chiusa!--e colle piccole mani ancora coperte dai guanti, spinse l'uscio vecchio di legno, che resistette fortemente.-- proprio chiusa a chiave! --Qualche contadino ci avr nascosto il tesoro. --Povera gente!...--mormor Angelica, e a quell'uscio chiuso non ci pens pi. Non era una _casina_ del resto; ma appena appena un casottino da ragnaia. Quel campo prima di essere coltivato a viti serviva per uccellare alle allodole, e appunto sul tronco delle _romilie_ che circondavano il casotto e gli davano il nome venivano appesi i richiami. Angelica si era levata di dosso la giacchetta e l'avea buttata sopra una grossa pietra presso la casina, poi, sedendosi, domand ad Andrea: --Qui siamo al sicuro, non vero? --Lo spero, marchesa. Rimanevano nascosti dalle _romilie_ ed il vigneto era lontano dalla strada maestra. D'altra parte nessuno avrebbe potuto avvicinarsi senz'esser visto. --Non ha incontrato gente nel venire? --No; soltanto qui vicino, quando sono stato in principio alla stradetta, ho veduto un uomo avviarsi verso il vigneto. --Un contadino?... --Non mi pareva; ma non l'ho osservato bene. --Ah mio Dio!... Chi sar mai? --Non si spaventi, marchesa. Per non essere scoperto io son ritornato indietro e ho fatto un altro piccolo giro; intanto deve essersi perduto pei campi: sparito! --Mio Dio, mio Dio!... Se ci vedesse qualcuno?!... Andrea non rispose. Stando sempre in piedi, vicino a lei, al suo fianco, si era appoggiato col braccio al muricciuolo, e la guardava. Angelica sentiva oramai che non poteva tardar pi oltre a spiegarsi. Stava a capo basso, muta, impacciata, non osando alzar gli occhi mentre continuava colle dita nervose a fare scattare l'elastico dell'ombrellino chiuso. --Intanto, marchesa, colle sue paure.... non mi ha stretta ancora la mano.... Angelica alz gli occhi un momento, e lo guard; poi, riabbassando il capo, cav fuori dal guanto, che avea gi sbottonato, la manina bianca e morbida e la stese ad Andrea che la strinse lungamente, appassionatamente. In quel punto una cingallegra di un trillo improvviso e vol dalla siepe sulle _romilie_ dove rimase saltellando fra i rami e cinguettando. Adesso Andrea Martinengo non tremava pi, non cercava pi le parole; ma invece parlava commosso, accalorato, animandosi in viso, mentre Angelica tremava e sospirava col petto che le balzava sempre pi forte e arrossiva, poi impallidiva, poi arrossiva di nuovo, tutta presa da un languore dolcissimo che le toglieva la forza di muoversi e di rispondere. Che cosa le diceva Andrea?... Tutto ci che gi le aveva scritto nelle sue lettere.... che era sempre stato infelice, che l'aveva sempre amata, che l'amava e che l'avrebbe amata sempre!... Ch'essa, per lui, era pi dell'amore; era la fede nel buono, era la fede dell'anima e che, in fine, non riamato, ma respinto, la vita gli riusciva uggiosa, inutile, insopportabile e che voleva morire. Angelica a poco a poco cess dal tremare e dall'arrossire. Era ancora pallida e palpitante, ma risoluta, e tratto tratto alzava, per guardare in viso al giovane, gli occhi dolcissimi, esprimenti a volte un rimprovero, a volte una preghiera. Andrea parlava sempre.... e quelle sue parole calde, appassionate suscitavano in lei pensieri e sentimenti e sensazioni nuove, mutando per essa tutto il mondo da come lo avea veduto fino allora; tutte le cose da come fino allora le aveva giudicate; tutto scolorendo, tutto confondendo innanzi a lei, che non sentiva pi altro che l'incanto di quella voce morbida, insinuante, pi altro che quel languore profondo dell'anima e dei sensi. Allora obliandosi, ed obliando ch'essa era venuta a quel ritrovo per combattere la passione di Andrea e porre un termine al suo amore, di tante cose che avea avuto in mente gli disse soltanto quello che aveva nel cuore: che non dovea morire; che non avea _diritto_ di morire; che lei _non voleva_! --Ma se ormai le sono indifferente, se non mi pu pi voler bene, mi lasci almeno finirla.... finirla una volta per sempre! --No, no; mi deve risparmiare un cos grande rimorso. --Rimorso?... Sempre il rimorso; non altro che il rimorso!--E Andrea sent un impeto d'ira, che non riusc interamente a frenare. --S, e.... e insieme col rimorso anche un gran dolore! --Oh! Non mi parli de' suoi dolori, lei che ha la pace, lei che felice!--proruppe ancora il Martinengo con un sorriso d'ironia amara.--Rimorso s, lo capisco; ne deve.... ne dovrebbe sentire un poco; ma dolore?!... No, con me, non ne parli mai; non ne ha diritto! --S, s, s!... Dolore.... molto dolore!--rispose Angelica crucciata, disegnando nervosamente lunghe strisce sulla terra umidiccia colla punta dell'ombrellino. --Allora.... allora devo ringraziarla della sua compassione.... della compassione ch'ella sente per me! All'ira era subentrata una grande tristezza, e la voce del giovanotto si era fatta tremante. Egli non guard pi la marchesa, poi, a un tratto, volt la testa dall'altra parte. Angelica, allungando la mano, gli tocc un braccio e, premendolo con dolce violenza, lo costrinse a guardarla, sicch vedesse che anche i suoi occhi erano pieni di lacrime. --Morrei.... anch'io, sa?--e non disse pi altro. Abbass il capo di nuovo, e ricominci a fare i suoi disegni coll'ombrellino, ma ora pi lentamente. La cingallegra, cantando, era discesa fino all'ultimo ramoscello della _romilia_, e di l era volata sulla siepe. Si vedeva saltellare e beccare sbattendo le alette, vispa e sicura. Andrea avea presa la manina bianca di Angelica, e la stringeva amorosamente; essa, sempre colla testa china, sospirava senza parlare. --Allora posso.... mi lascia vivere ancora.... per lei? La marchesa non rispose subito altro che con un fremito che il giovanotto sent dalla mano, e allora stringendola ancora pi forte, rinnov la sua domanda, ma con un'espressione intensa di preghiera nella voce commossa: --Mi lascia vivere.... per lei? Angelica lo fiss un attimo, poi chin gli occhi e rispose con un singulto, fra le parole spezzate: --Senza.... pi.... cercare.... di vedermi? --Se vorr, proprio.... senza pi vederla.... --Me lo promette? --Lo prometto.... Sapr che lei mi vuol.... che lei penser a me qualche volta e.... --Sempre!--interruppe Angelica con un filo di voce che pareva un sospiro. --....e sentir di vivere per lei e vivr con lei anche non vedendola, anche da lontano! --Oh s, s!--esclam la buona e ingenua creatura, con tutto l'entusiasmo del cuore che le traspariva dagli occhi scintillanti.--E lei, allora, mi promette di vivere e di perdonarmi? --S, Angelica. Essa lo guard lungamente e gli sorrise sicura, senza pi arrossire. In quel punto pens che avea fatto bene a concedere il colloquio ad Andrea. Aveva ottenuto il suo intento. Gli aveva ridata la pace, la calma.... E non sapeva ch'era lei adesso, che la calma e la pace le perdeva per sempre. Angelica, in compenso della leale promessa di Andrea, gli confid quanto gi egli aveva udito dalla contessa Fanti. Ma della sua infelicit non incolp nessuno; n il babbo, n Alberto. Anzi, quest'ultimo volle scusarlo, dicendo che erano ambedue cos diversi d'indole e di carattere, che non si potevano intendere, e che suo marito era stato pure sacrificato quando gliel'avevano fatta sposare e che, adesso, se qualche volta sembrava ingiusto e la faceva soffrire non era proprio per cattivo animo, ma perch era ammalato, molto ammalato. Ma a questo punto le pass in mente, e le scese fredda nel cuore, l'insinuazione che, quasi sotto forma d'augurio, le era stata fatta dalla Balladoro e, alzandosi di scatto: --Mi deve giurare--esclam con una viva espressione di angoscia e quasi di terrore--mi deve giurare che.... che non sar mai indotto a desiderare la.... il male di qualcun altro.... --Lo giuro,--rispose Andrea, non senza arrossire un poco.--Lo giuro per tutto il bene che le voglio! Poi, quando la marchesa si fu di nuovo seduta, egli, che le era sempre vicino, al suo fianco, appoggiato al muricciuolo della casuccia, le domand piano: --E lei.... non mi promette, non vuol dirmi nulla? Angelica chin il viso e tutta la persona, e anche pi in fretta di prima ricominci a far rabeschi in terra coll'ombrellino. --Non vuol dirmi nulla? Angelica, quasi istintivamente, gli rispose con una rapida occhiata: fu un lampo che le illumin il viso e diceva tutto. --Dunque?--insist l'altro per ottenere proprio una promessa precisa.--Dunque? Angelica guard di nuovo Andrea, ma lungamente questa volta, e leggendogli negli occhi ci che le domandava, ci di cui la supplicava, arrossendo e sorridendo, rispose appena con un filo di voce:--S.... un poco....--e disse queste semplici parole cos dolcemente, cos teneramente che Andrea ne sent l'impressione come d'un soffio, come d'una carezza. Commosso, pallidissimo e tremando alla sua volta, le prese daccapo una mano, poi l'altra, e a un tratto, sollev Angelica come per attirarsela sul petto anelante; ma in quel punto sent le mani, il braccio di lei irrigidirsi, mentre i begli occhi lo fissavano attoniti con un'espressione indefinibile di sgomento e di dolore. --Perdono, marchesa,--balbett,--perdono, non a me, ma al mio cuore.... Angelica non rispose, torn a sorridergli affabilmente, e prese fra le sue mani piccole e delicate le mani forti di Andrea, le accarezz colla guancia infocata. --Sempre.... sempre la bimba, la mia bimba cara e adorata di sedici anni!--esclam il Martinengo intenerito. --No, non ero pi la stessa!... lei che mi ha fatto ritornare come allora!... Ho tanto bisogno di credere in lei, e di poter pensare a lei, senza dover arrossire, proprio come al mio ideale _alto e puro_. Sono parole sue; le ricorda? Le ha scritte in una lettera cattiva, ma che io le perdono, le ho perdonato, appunto per queste parole, le sole buone.... ma tanto, tanto buone!... Oh davvero, fossi ancora una bambina; fossi padrona di me! Adesso s, mi sentirei la forza, il coraggio di lottare!... Ma ci di cui posso disporre, ci che ancora mio.... l'anima.... gliela d intera!...--E Angelica strinse la mano di Andrea con uno slancio vivo di passione; poi, subito, si fe' muta e lo fiss di nuovo cogli occhi smarriti. --Che ha?... A che pensa adesso?... --A.... a nulla. --No, no, non vero!... Mi dica; la prego, la supplico, mi dica tutto: voglio saperlo. --Penso... che nemmeno dell'anima non ho il diritto di disporre!--rispose infine Angelica con voce fioca e colle parole rotte da un singhiozzo che si sforzava di soffocare.--No, nemmeno dell'anima! --Perch, Angelica? --Perch.... perch ho un figliuolo, e la mia anima sua: gli appartiene. E pure, che vuole?... Questi due sentimenti cos opposti, dei quali l'uno santo e l'altro.... oh l'altro no, Andrea! questi due affetti che dovrebbero essere in urto fra loro, si confondono invece nel mio cuore, e si dividono ogni mio pensiero. Ma tuttavia non mendico scuse, n voglio farmi illusioni. Sentendo cos, e parlando a lei cos so di esser molto colpevole. So che uno solo di questi due affetti avrebbe dovuto bastarmi; avrebbe dovuto infondermi tutta la forza, tutto il coraggio di vivere, e che per colpa mia, solo per colpa mia, e non d'altri, se l'affetto del mio figliuolo non basta per rendermi felice, non basta per rendermi sopportabile l'esistenza. --Non dica cos,--interruppe Andrea vivamente,--non confonda la rettorica colla realt della vita! --Non confondo, no; ragiono bene,--continu Angelica; e nella sua voce limpida, melodiosa traspariva un'amarezza profonda.--Tutte queste cose me le son dette e ripetute le mille volte, e le sentivo giuste e vere nella mia coscienza quando credevo di poter esser pi forte contro di lei; e adesso mi turbano ancora, come un rimprovero e.... e lei stesso, vede, in questo punto pensa, cerca qualche argomento a mia difesa; ma onesto e leale, neppur lei non pu, non sa trovar nulla! --No, non vero; non dica cos!--ripet Andrea un po' sconcertato. --Vede, vede, che non c' scuse per me? --No, non vero!--ripet ancora Andrea accalorandosi--non vero, perch il mio cuore non solo la difende e la giustifica, ma l'onora e l'ammira! --Il suo cuore, solamente il suo cuore,--balbett Angelica tristamente,--ma il giorno che il suo cuore fosse muto per me.... --Ci non sar mai! --Mio Dio, che non sia mai davvero,--interruppe la marchesa con un sospiro,--perch il giorno che non mi volesse un po' di bene, non mi stimerebbe nemmeno pi! --Queste ch'ella dice sono tutte eresie!--esclam Andrea, il quale, scosso per un momento dalle parole della marchesa, tornava alle esaltazioni dell'amore.--Sono tutte eresie; e se mi manca la eloquenza per ribattere le sue accuse, non vuol dire che mi manchino anche le ragioni. Lei ha pi ingegno, molto pi ingegno di me, e per mi confonde, mi sbalordisce, anche quando non riesce a convincermi. Io sento che esagera molto i suoi scrupoli; io sento che ha torto quando parla di rimorsi perch noi non ci rivedremo pi; perch il suo cuore me l'aveva gi dato quando era padrona di disporne; perch l'hanno ingannata e sacrificata! --Ma dice anche lei che ci vorrebbe eloquenza per difendere la mia causa,--ribatt la marchesa con un'ostinazione che turbava il Martinengo.--Dice anche lei che non mi pu servire la franchezza del soldato, ma che ci vorrebbero invece i sofismi del causidico.... No, non si arrabbi,--soggiunse poi, vedendo che l'altro non poteva trattenere un moto d'impazienza,--so che faccio male a dirle queste cose. Quando si sentono dentro di s, e non si ha poi la forza di fare quel che si dovrebbe, il parlarne peggio, perch non si riesce ad altro che a provare la propria debolezza. Ma, per quanto ci pensi, non saprei dire quando ho cominciato a essere debole, a transigere, a cedere. Ecco, questo non so; e questo solo forse un po' la mia scusa. Venendo qui non intendevo certamente di accondiscendere a un suo desiderio; credevo, m'imaginava di compiere un dovere. A malincuore ho risposto alla sua prima lettera, e ho risposto soltanto perch cos mi consigliava la prudenza. Non le ho scritto intenerita dalle sue preghiere e dalle sue lacrime, ma solo spaventata dalle sue minacce. --Non per altro, proprio? --No, non per altro!--rispose Angelica con pi forza.--Non posso ricordare in che modo, come, quando, ha cominciato questo strano mutamento del mio cuore.... e anche un po' della mia testa. Ieri sera ancora tremavo tanto all'idea di dovere venir qui; era tale il mio orgasmo, che non mi sarebbe stato possibile di calmarmi per interrogare me stessa, n per riflettere se facevo bene o male. Questa notte non ho potuto chiudere occhio; ero agitata, convulsa per lo spavento, per l'angoscia di ci che stavo per fare: tremavo di essere scoperta, eppure sono venuta!... Ma, sa, credevo proprio di venire, di _dover venire_, per pregarla e anche per imporle di non pensare pi a me, di dimenticarmi.... e invece.... La poveretta s'interruppe, le lacrime la soffocavano, e allora premendo il fazzoletto sugli occhi non pot pi frenarsi, e cominci a singhiozzare. Andrea, commosso, ma dolcemente commosso, cercava di riprenderle la mano per vedere gli occhi cari che piangevano per lui, e: --Quanti che si credono onesti e forti--esclam--solamente perch sono felici, non valgono, con tutta la loro facile virt, una sola di queste sue lacrime!... Intanto la cingallegra continuava a saltellare sui ramoscelli alti della siepe, ma non cantava pi. Pareva volesse sentire anch'essa ci che diceva il bel giovane bruno colla bella signora bionda. --Pensi a questo, marchesa, che volendomi un po' di bene fa un'opera buona. --Un'opera buona?--domand Angelica, maravigliata, alzando il visetto incantevole ancora tutto rosso e sparso di lacrime. --S, un'opera buona,--ripet Andrea accarezzadole le mani che teneva unite fra le sue.--Ero scettico, sfiduciato, e lei mi ha ridata la fede: la fede nel dolore e nell'amore.--Ero misantropo e tristo, e lei ha ridestato in me la soave poesia della vita. Il mio cuore arido non aveva pi palpiti, ed ora senta, senta, marchesa, come batte forte sotto la sua mano!... Pensi che la mia anima sua; e pensi ch'ella potrebbe farne anche l'anima d'un dannato! Io per me, per sola forza mia, non sono nulla, n posso essere nulla. lei, sempre lei, che mi fa e mi rif come vuole. Ero cattivo perch lei mi aveva fatto cattivo col suo abbandono; adesso ritorno buono perch lei mi vuol bene ancora. E cos sar sempre; sempre cos!... Una madre d la vita materiale, la donna che ci vuol bene, creda, marchesa Angelica, ci rid anche la vita dello spirito; e per non soltanto il nostro cuore, ma anche la nostra coscienza nelle sue mani. Pensi che per cagion sua, un giorno, ho maledetto ogni cosa del mondo; pensi che non volevo pi vivere.... ed oggi invece, sempre per lei e solamente per lei, ho cara l'esistenza, e trovo il mio primo giorno di felicit. S, proprio vero. Quantunque sia questo il momento in cui dobbiamo dirci addio e, chi sa, forse per sempre, pure il momento pi felice, creda, marchesa Angelica, il solo veramente felice di tutta la mia vita! Pi che ascoltare le parole di Andrea, Angelica le aspirava coll'anima ammaliata, e le sentiva scendere nel profondo del cuore e diffondersi per tutto l'essere suo, soavi, benefiche; poi dopo un lungo silenzio a cui si era abbandonata, vinta da quel rapimento, mormor con l'amore che le prorompeva dagli occhi, e le scoloriva le labbra e le gote: --Anch'io, sa, ad onta delle mie lacrime e dei miei rimorsi.... perch non dovrei dirlo? la verit.... ad onta anche de' miei rimorsi, sento che questo il primo giorno, il primo momento in cui sono felice! Il sole alto oramai cominciava a dardeggiare. Montebaldo nell'orizzonte lontano non era pi avvolto dalla caligine vaporosa, n la cima superba si perdeva dentro un velo bigio di nubi, ma appariva chiara e nitida nel sereno profondo. Manerba distesa ai pi della rocca odorante di muschio, dove ancora vagano i canti di Catullo fra il sussurro del vento che le porta tepido un profumo di cedri; Manerba, con la sua candida chiesa, splendeva di luce viva; e dall'azzurro cristallino delle acque, dov' pi verde e amena la riviera, sorgeva Moniga, romanticamente leggiadra fra la sollazzevole allegria dei vigneti, ergendo in mezzo al cielo turchino la torre bianca del castello feudale. Bisognava scambiarsi gli ultimi saluti; bisognava separarsi per sempre. Tuttavia anche nel momento del doloroso distacco il viso di Angelica esprimeva, pur fra le lacrime, una vivezza insolita; pareva che un raggio di quel bel sole le fosse sceso nel cuore. Non si sarebbero riveduti pi, ma promisero di scriversi. E allora, in quell'ultimo istante, uniti dal comune dolore, si abbandonarono alla pi dolce intimit, e combinarono insieme i loro disegni. Come, dove, quando avrebbero dovuto scrivere per essere pi sicuri? Angelica raccomand al Martinengo di spedire sempre le lettere a Padenghe, dirette alla Balladoro. --Ma saremo poi sicuri veramente con questa signora?--domand Andrea. --Spero; spero di s,--rispose la marchesa.--Non avrebbe nessun motivo per tradirmi, per farmi del male. In ogni modo bisogna rassegnarci. Se mi vuol scrivere non c' altra via. Mandare le lettere a me direttamente impossibile; io non potrei, neppur per sogno, andare a prenderle alla posta, e non ho un'altra persona di cui potermi fidare. Poi Donna Lucrezia una chiacchierona, un po' frivola, un po' leggera, ma ha molto cuore, e a me ha dimostrata sempre una grande affezione. Di pi stata lei la prima ad offrirsi e, capir, anche questa una prova di amicizia, e mi ha risparmiato una gran pena.... Io certo non mi sarei sentito il coraggio di confidarmi per la prima, e di pregarla di farmi un simile favore.... Andrea si mostr pago di queste ragioni. Egli, d'altra parte, se aveva maggior esperienza del mondo e se non si abbandonava ciecamente alla fiducia di Angelica, non conosceva punto Donna Lucrezia, n poteva avere alcun sospetto. Bisognava proprio partire. Ancora una stretta di mano, ancora un addio, una preghiera rotta dalla commozione, e poi.... non rivedersi pi! --Ma se proprio avremo la guerra, e.... --Morrei anch'io!--rispose Angelica, che avea indovinato, con una stretta al cuore, il pensiero di Andrea. Poco dopo che la marchesa e il Martinengo si erano allontanati dalla _Casina delle Romilie_ l'uscio si apr pian pianino, e il signor Pompeo mise fuori la testa. Alz la faccia, ancora verde di bile, gir attorno gli occhietti loschi, spiando se pi nessuno non lo poteva vedere, poi rassicurato usc dal casottino, e si avvi difilato verso Villagardiana. --Ah! ah!--mormor fra s, stirando le labbra con un ghigno sinistro-- il tuo primo giorno di felicit?... Aspetta stasera a dirlo, ipocrita, sfacciata!... Si fa presto a essere forti, e a giurare di non pi rivedersi, quando si ha nel cuore la bella speranza che crepi presto chi ci d'incomodo! Appena il signor Pompeo era uscito dalla casina la cingallegra con uno strido era fuggita via spaventata, fendendo l'aria, pei campi lontani. X. Angelica, ritornata a Villagardiana, s'ebbe molti e fieri rabbuffi, che sopport pallida e muta, tutta chiusa nel dolore. Il marchese Alberto era sulle furie; avea mandato gente a cercarla e non l'avevano trovata, mentre avea detto alla cameriera che andava a passeggiare verso la riva; invece Stefanuccio per il gran dolore di non veder la mamma s'era messo a strillare e non s'era lasciato lavare; ma poi, sempre ingrugnato, aveva versata tutta la zuccheriera nel caff e latte, inzuppandovi tante fette di torta da farsi venire un'indigestione. E per se l'ira e i sospetti del marito acquietarono un poco, per naturale reazione, i rimorsi di Angelica, le si ravvivarono alla vista del figliuolo, col muso imbrodolato di lacrime e di latte. A colazione essa tocc appena il cibo, senza nemmeno rompere il pane. Aveva il petto oppresso, la gola stretta; faceva fatica a inghiottire anche una goccia d'acqua. Finita la colazione, il marchese Alberto volle essere condotto a prendere il caff, come di solito, all'ombra di un grosso castagno d'India sul terrazzo. C'erano tutti attorno alla carrozzetta: Angelica, Stefanuccio, la Mary, Giulio Barbar; tutti, meno Donna Lucrezia. La rispettabile signora quella mattina non si era fatta vedere. Aveva detto alla cameriera di scusarla coi padroni se non scendeva a colazione, perch "spasimava dal mal di denti." Ma invece del mal di denti aveva un altro male addosso: era inquieta, era arrabbiata di ci che avea dovuto riferire al Barbar; e si sentiva sossopra per il colpo terribile che da un momento all'altro doveva rimbombare nella casa. --Ah, santi numi, santi numi!... Perch non sono libera e ricca?... Allora, invece di star soggetta a quel muso da cane, gli risponderei per le rime!... E fantasticava un bel giorno di repubblica in cui lo Zodenigo (del _Consiglio dei Dieci_) gli avrebbe fatto impiccare il Barbetta per farle piacere. Intanto il marchese Alberto, tutto rattrappito nella carrozzella, colle gote accese, perch mangiava e beveva molto, continuava a brontolare rabbiosamente con Angelica. Adesso s'irritava perch rimaneva muta e aveva la faccia intontita.--L'emicrania--borbottava--era stata una scusa. Non era per lui certamente, per il dolore della sua prossima fine che si era vestita di bianco e si era fatti i ricciolini!--Stefanuccio voleva le caramelle col rosolio, e strillava. Un po' pi lontano, seduta sul muricciolo del terrazzo, la Mary discorreva piano con Giulio Barbar che rimaneva in piedi, dinanzi a lei. I due giovani, un po' anche perch ci erano avvezzi, non badavano a quelle scene. Giulio era ritornato allora da Brescia, e aveva portato alla signorina certa musica e alcuni libri, di che essa lo aveva pregato. E sfogliando i libri e la musica pi di una volta era successo che le dita del giovane avevano incontrato la mano della fanciulla; e pi di una volta alzando la testina dai bei capelli castagni ondeggiati, la Mary avea sorriso amorosamente all'amico suo che, sempre un po' timido, non la poteva guardare senza arrossire. Giulio Barbar non si era fatto un bel giovane. Aveva il viso palliduccio, la figura esile e sembrava pi piccolo della Mary; ma quando la fanciulla lo guardava co' suoi occhioni che avevano la lucentezza morbida del velluto, egli pareva trasformarsi; pareva che un nuovo calore, una nuova vita si diffondesse in lui e il suo viso diventava piacente, tanto era l'amore profondo e la docile bont che allora esprimeva. I due giovani continuarono cos molto tempo a sfogliare i libri e a discorrere quietamente, e il marchese Alberto, addormentatosi, avea finito di brontolare, quando si ud un rumore di passi: Stefanuccio, seduto sulle ginocchia della mamma, si ferm subito dal succhiare la caramella e come un cane di guardia punt chi si avvicinava. Era il signor Pompeo, umile e cerimonioso, che veniva a informarsi della salute del marchese Alberto e a presentare i suoi omaggi alla marchesa Angelica. Il Collalto si dest subito e, sbadigliando, guard in giro cogli occhi pesi. --Oh _bon d_, sor Pompeo! --Sono dispiacentissimo!... Ella riposava un poco, e io l'ho disturbato.... --Ch! Non dormivo; non dormo mai!... Ho troppi pensieri; troppi dolori.... E poi, presto, avr tanto tempo da dormire!... --Che cosa dice, che cosa dice mai, signor marchese!... Questi, scusi, sa, sono brutti pensieri che bisogna bandir dalla mente. Ella giovane; la giovent un gran rimedio e vivr, diamine, vivr lungamente, per tutti coloro che le vogliono bene!... --Allora potrei crepar domani,--borbott il Collalto a mezza voce; poi con un cenno di mano si chiam vicino il signor Pompeo, che si curv sulla carrozzella, e gli domand all'orecchio: --E cos? --Ho potuto trovare duemila lire. --Be'.... per il momento basteranno.... --Dopo giri e rigiri--continu il Barbar sempre a bassa voce--le ho avute a Desenzano, da un mio amico..... --Bravo bravo, signor Pompeo! --Ma.... --Ma? --Ho un dispiacere, signor marchese....--Il Collalto guard Pompeo con piglio diffidente.--Dovr forse farla andar in collera.... --Che c' di nuovo? --No, no; niente di nuovo; ma, come al solito, dovremo ricorrere alla firma della signora marchesa.... --Usurai villani!--grugn il Collalto stizzito.--La mia firma stata sempre onorata a Vienna, a Parigi, a Londra, e non deve bastare a Desenzano! --Pur troppo, signor marchese; pur troppo non basta pi e, come ho avuto il dolore di doverle dire altre volte.... il trovar danaro mi riesce ogni giorno pi difficile.... Sarebbe proprio necessario, signor marchese.... --Va bene, va bene; ho capito. --Ma.... --Ne discorreremo un altro giorno, quando mi sentir meglio.... --E se fosso troppo tardi, signor marchese?... Il Collalto guard per un momento il Barbar con apprensione, ma parendogli di scorgere un sorrisetto balenare negli ocelli furbi si riconfort, e sdraiandosi nella carrozzella mormor quasi piagnucolando:--Mi sento tanto male.... ho la vita rotta dai dolori!--poi, rivolgendosi alla moglie:--Angelica--le disse--il signor Barbar avr da parlarti. Angelica guard con inquietudine Pompeo che le si era avvicinato, e gli domand: --Ancora? L'altro abbass il capo sospirando e soggiunse piano: --Devo parlarle, signora marchesa: assolutamente necessario che le parli. --Mio Dio!... Lei mi spaventa, signor Pompeo! --Mah!...--rispose il Barbar e, sospirando una seconda volta, indic il marchese col volgere degli occhi--non mi ha mai voluto ascoltare!... --Ebbene, fra un quarto d'ora torneremo in casa; se vuol venire l'aspetter nel mio salottino. --Grazie, signora marchesa,--balbett Pompeo con voce sorda. Sulle gote verdognole gli pass un guizzo di foco, ma non os guardare in viso Angelica. Si avvicin invece alla carrozzella e inchinandosi per salutare Alberto gli disse sommessamente: --Vado e torno; consegner il danaro alla signora marchesa. --_Bon d_, sor Pompeo!--rispose il Collalto senza nemmeno voltarsi, e continuando col cannocchiale a guardare Garda, Sirmione, Solferino, e a cercare i paeselli della riva veronese. Pompeo era cos confuso che and via senza pensare di salutar la Mary. Il colloquio, cui era stato volontario spettatore, aveva attizzato d'odio e di gelosia la sua passione brutale; era in trepidazione aspettando il momento di trovarsi con Angelica; le mani gli tremavano, gli ballavano le gambe, aveva le fiamme in viso, non sapea pi che cosa si facesse. Ogni poco guardava l'orologio, ma la mezz'ora d'indugio che per convenienza si era assegnata, non passava mai; si spazzol l'abito, spolver le scarpe, ravvi i capelli lustrandoli con due colpi del cerone nero e poi guard di nuovo l'orologio.... La mezz'oretta era trascorsa. Allora, invece di essere contento, sent crescere l'agitazione. --Ma se poi la marchesa non avesse voluto accettare le sue proposte? In tal caso.... tanto meglio!... Tutti quattrini risparmiati!--pens il Barbar che voleva premunirsi in caso di sconfitta.--Tutti risparmiati; e se la marchesa non vorr pensare al suo interesse, io far il mio!... Ma non possibile; non le resta pi, quasi, da vivere e sullo zio Diego non c' da fare assegnamento. Buone parole e complimenti assai, ma fastidi non se ne piglia per nessuno! Non credo che per un capriccetto sia poi disposta a stentare e a sacrificare suo marito e la sua _mummietta_.... Quanto a s, il signor Barbar aveva la coscienza di non poter essere pi generoso. Erano rari i "minchioni" che per i begli occhi di una donnina sarebbero stati disposti a sobbarcarsi a tanti sacrifici. E poi, alla fine, egli giocava a carte scoperte; non faceva il _gesuita_; non adoperava sotterfugi; e la marchesa doveva riflettere quietamente a ci che meglio le convenisse di fare. Guard un'altra volta l'orologio: poteva aspettare ancora cinque minuti. "Era proprio vero che l'amore lo rendeva un gran minchione!" E intanto colla cocca del fazzoletto di tela grossa colorata, bagnata di saliva, si lustrava gli anelli delle dita. "Minchione...." ma non al punto, per altro, che una volta accettati i suoi patti la biondina potesse sperare d'ingannarlo. Oh i cancelli di Villagardiana sarebbero stati chiusi per tutti, e avrebbe pensato lui a tenerla d'occhio e a impedire le passeggiate mattutine! Non ci sarebbero state pi lettere: col capitano doveva finire ogni corrispondenza. E se al bel damerino spiantato la pillola sembrava amara, li mettesse fuori lui i quattrini. A buon conto, quell'altro non aveva che chiacchiere, mentre lui si faceva avanti coi fatti!... Se la marchesa aveva un po' di testa doveva capire che "quel bonomo del signor Pompeo" era una provvidenza per lei!... A Villagardiana avrebbe sempre figurato di esser lei la padrona!... E mediante la cessione da parte dei Collalto di tutto il loro patrimonio, egli avrebbe fissato al marchese un assegno vitalizio col quale avrebbero potuto vivere comodamente, e con decoro.... Poi, era un galantuomo e, morto il marito, l'avrebbe sposata. Il marchese poteva morire fra qualche mese, gli aveva detto il medico, e poteva campare anche dieci anni.... ma al modo onde intendeva regolar le cose avrebbe potuto aspettare. Intanto non avrebbe perduto tempo e.... avrebbe abituata la marchesa ad essere economa, e a condursi come piaceva a lui.... --Morrei!... morrei!...--ripet poscia fra s pensando all'addio che aveva dato Angelica al Martinengo.--Tutte smorfie.... Un po' di lucciconi in sulle prime, e poi colla vita quieta si far pi grassa!... Ma quando, preceduto dal cameriere che gli apr l'uscio, e sparve subito, il signor Pompeo entr nel salottino della marchesa, non era pi tanto sicuro. Colle persiane socchiuse e le tendine calate, il salottino era avvolto in un'oscurit piacevole e tranquilla, e odorava del profumo proprio della marchesa: quel profumo che spirava dalle sue vesti, dalla sua persona, da tutte le cose sue.... E ogni oggetto raccolto nella elegante stanzetta, dai ritratti dei parenti e degli amici; dalle preziose anticaglie, dai gingilli, dalle galanterie che riempivano gli scaffali e i palchettini dorati, fino ai ninnoli, ai fiori, ai libri riccamente rilegati della piccola scrivania, tutto, si capiva subito, era stato scelto e messo a posto dalla marchesa; tutto, l dentro, apparteneva a lei esclusivamente; e pareva proprio che le mani gentili che toccavano sole quegli oggetti e la predilezione un po' gelosa che aveva Angelica per le cose sue, infondessero nell'armonico complesso come una fisonomia particolare. Il Barbar, in quella semi-oscurit, distinse solo la marchesa per il suo abito bianco, e si avvicin alla scrivania dov'era seduta, urtando in una poltroncina. --Oh, come son balordo!... Perdoni, signora marchesa. --S'accomodi, signor Pompeo!... forse troppo buio, non vero?... --No, no!... Ci si vede benissimo! Soltanto venendo dalla strada, al primo momento si resta un po' confusi.... --S'accomodi.--E Angelica gl'indic la poltroncina presso la scrivania; quella che gli era andata fra le gambe. --Grazie, obbligatissimo!--rispose il Barbar sedendosi e cercando il posto dove mettere il cappello, che fin poi per tenere sulle ginocchia mentre frugava nella tasca interna dell'abito e tirava fuori il portafoglio grosso di bulgaro. Lo apr, ci ficc dentro gli occhietti storti, e con due dita prese una cambiale e due biglietti di banca che pose sulla scrivania, dinanzi alla marchesa. --Devo ancora firmare?--domand Angelica, guardando il Barbar con viva inquietudine. --Se la bont sua vuole farmi questa grazia.... --Ma senta, signor Pompeo, ella desiderava spiegarsi con me; poco fa mi ha detto, anzi, che ci era assolutamente necessario. Parli dunque, la prego; mi dica tutto. --Ecco.... per.... ecco....--Il Barbar, impacciato, non sapeva da che parte incominciare.--Il signor marchese non ha mai voluto farmi l'onore di ascoltare i miei consigli e siamo arrivati al punto.... Sicuro, tutte le volte che mi credevo in obbligo di accennare allo stato deplorabile del suo patrimonio.... --Stato deplorabile?--ripet Angelica sbigottita. --Deplorabilissimo, signora marchesa!--esclam il Barbar traendo un grosso sospirone e alzando gli occhi verso i putti del soffitto. --Per carit, signor Pompeo, per carit, non mi faccia morire!... --Diavolo; come la marchesa ha la morte facile!--pens l'altro fra s; poi, brevemente, facendo prima notare che i registri erano in pieno ordine e che la signora marchesa avrebbe potuto verificare l'esattezza di quanto le andava esponendo, e avendo cura di ripetere sempre che il signor marchese "quel che voleva, voleva" e non gli avea mai lasciato dire le sue ragioni, concluse colla fredda eloquenza delle cifre che l'ammontare dei debiti che aggravavano Villagardiana superava il valore del possesso, anche stimandolo assai alto. --Ma, signor Pompeo,--esclam Angelica colle lacrime agli occhi,--ella diceva sempre che Villagardiana doveva essere la nostra fortuna?!... --Sicuro; Villagardiana doveva essere la fortuna della nobile casa; ma, ma, ma.... Pur troppo i ma sono parecchi!... Prima di tutto non son profeta, e non potevo certo prevedere che per tre anni consecutivi ci dovesse colpire la grandine!... Non potevo prevedere nemmeno il fallimento della ferriera di Dardanello che ci ha lasciato in asso colla torba e.... E infine, scusi, signora marchesa, non avrei potuto immaginare l'ostinazione del signor marchese nel non voler mai, mai una volta, aprire gli occhi!... Appena mi arrischiavo a toccare il tasto dell'economia, montava subito in furia e, quanto a me, oltre al rispetto e alla soggezione grandissima che ho sempre avuto per il signor marchese, ho una natura, lo confesso, piuttosto timida, e basta una parola per chiudermi la bocca! Angelica, pallidissima, era atterrita e accasciata. --Poi--continu il signor Pompeo dopo un momento di silenzio in cui si era soffiato il naso e asciugato gli occhi--poi il signor marchese, poveretto, si ammalato e allora lei stessa, marchesa, mi ricordo benissimo, mi ha detto, un giorno, che vagamente ho tentato di condurre il discorso sugli affari, mi ha detto di non infastidire il signor marchese, di non irritarlo a motivo dei suoi nervi.... --Il momento, me ne ricordo, non mi pareva opportuno, e poi anche dal tono del suo discorso, non avrei mai creduto che si potesse arrivare a una simile catastrofe. --Catastrofe: proprio la vera parola. Il signor Pompeo ormai era a cavallo, e trott via speditamente nella sua esposizione finanziaria, riuscendo nello stesso tempo a convincere Angelica che tutta la colpa di quella gran disgrazia doveva attribuirsi principalmente al signor marchese che non lo avea mai voluto lasciar parlare, e anche un pochino alla signora marchesa che non aveva dato importanza a certe mezze frasi, a certi sospiri pieni di sottintesi del signor Pompeo, che pure avrebbero dovuto essere altrettante rivelazioni. E quando tacque, finalmente, mostrandosi molto commosso e addolorato. Angelica, appoggiata coi gomiti alla scrivania, col capo fra le mani, scoppi in un pianto dirotto. --Povero figliuolo mio!... Povero il mio figliuolo! E nella disgrazia che la colpiva proprio in quel giorno, vedeva adesso la collera, la punizione del cielo; e pur non potendo strapparsi dal cuore l'immagine di Andrea, che anzi fra le lacrime pareva farsi ancora pi viva e vicina, sentiva diffondersi nel dolore, nella disperazione sua lo sgomento pauroso del rimorso. Pompeo la guardava, la guardava fisso, e un bruciore gli saliva sulle gote, alle orecchie, a tutta la testa. La voce di Angelica nel piangere, nel lamentarsi, aveva intonazioni incantevoli. Cos, com'era chinata, col capo fra le palme della mano, egli le vedeva la nuca bianchissima trasparire fra i capelli biondi e pi gi, sotto la cravatta di trine, dentro l'abito un po' sollevato, il collo morbido che fremeva palpitante per l'urto dei singhiozzi. Allora Pompeo col respiro grosso, affannoso; cogli occhietti accesi, si curv per farsi pi vicino, e colle dita tremanti os toccarle un braccio. --Coraggio.... si faccia coraggio.... signora marchesa....--borbott con voce rauca. --Oh per me.... lo avrei il coraggio! Fossi sola mi sentirei forte, sopporterei tutto; ma il pensiero del mio bambino, del povero bambino mio che mi spezza il cuore!... Pompeo sollevandosi un po' e tirando forte la poltroncina per la frangia, si fece ancora pi vicino e con tutta la mano prese il braccio della marchesa che continuava a piangere e a singhiozzare. --Io.... io ho avuto sempre molta affezione per.... lei.... --Oh so, so ch'ella buono!... buono assai! Pompeo alz la mano, le sfior il braccio dove usciva nudo dalla manica corta, e continu sempre balbettando, e colla voce sempre pi strozzata:--Se.... se volesse ascoltarmi si potrebbe.... sarei disposto a tutto per.... per salvarla.... --Oh signor Pompeo, se ancora possibile ci salvi, non ci abbandoni, e avr tutta la gratitudine, la riconoscenza di una madre!--Angelica avea presa una mano del Barbar, e lo guardava supplichevole premendola sul cuore. Pompeo non intese bene o intese troppo a modo suo quelle parole che l'estremo della disperazione rendeva cos espansive. Rosso in viso, inebriato da quella bellezza ancora pi attraente nel disordine del dolore, strinse pi forte il braccio di lei, poi, all'improvviso, l'attir contro il suo petto stringendola forte fra le braccia, e la baci violentemente sui capelli della nuca, sul collo, mormorando: --La salver!... Sar padrona lei di tutto! come prima.... Angelica, sorpresa, sbigottita ed anche impaurita in sul primo momento, di solo un urlo che le rest strozzato in gola; ma poi subito, colla forza che le dava il ribrezzo, riusc divincolandosi a liberarsi e a respingere il Barbar lontano da s. --Fuori!... Fuori!...--pallida, fremente, non poteva dir altro indicandogli l'uscio. Pompeo, sconcertato e confuso, cercava il suo cappello, che era ruzzolato fino ai piedi di Angelica. Curvo, senza pi guardarla, si avvicin per prenderlo mentre la marchesa scostandosi rabbrividita come alla vista di un rettile, ripet: --Fuori!... --Subito.... subito.... cerco.... prendo il mio cappello.... --Fuori!... Fuori!... Ma nell'avviarsi il timore istintivo di uno scandalo vinse il turbamento di Pompeo e voltatosi mormor:--Se parla lei, parler anch'io!... Stamattina.... l'ho veduta.... Era tanto il turbamento e lo sdegno di Angelica, ch'essa non bad nemmeno a quella minaccia. --Fuori!... Fuori!... Invece, in quei pochi istanti, Pompeo era riuscito a rimettersi. --Diavolo! non doveva aver paura d'una donna, e il marchese non gli poteva correr dietro in carrozzetta per bastonarlo!--Allora vedendo i denari ancora sulla scrivania li prese, e cacciandoli in tasca disse alla marchesa con voce malferma e senza guardarla in viso, ma pure con un sogghignetto che gi gli spuntava sulle labbra: --Penser lei a scusarsi col signor marchese per non aver voluto firmare.... Badi, per altro, di non tirarmi in ballo.... in tal caso.... parler anch'io! --Fuori!... Fuori!...--ripet Angelica che non capiva, non sentiva altro che l'orrore che le ispirava quell'uomo. Il Barbar usc, chiuse la porta, ma allora, nell'allontanarsi ud uno scoppio di pianto. In fretta, e internamente un po' vergognoso ad onta di tutta la sua impudenza, egli and dritto nel suo studio e vi si richiuse. Poi, per un momento, si ferm in mezzo alla stanza muto, immobile, ancora col cappello in testa, a pensare.... Il tentativo gli era andato maluccio; aveva sbagliato i suoi calcoli.... E si sentiva il petto gonfio, oppresso, e dinanzi a' suoi occhi pareva distendersi un gran buio, un grande squallore.... Ma presto riusc a vincersi, e alzando le spalle e gettando il cappello sul sof pens che stava proprio per commettere una grande minchioneria. "Quella donna infine, avrebbe imbrogliato i suoi affari! Egli, nientemeno, correva il rischio di rimetterci Villagardiana!" Allora pens di scrivere subito al suo avvocato e di non aver pi altra mira che l'utile proprio.... Ma coll'utile proprio provvedeva anche alla sua vendetta e per ci, risoluto a pigliar le cose allegramente, si freg le mani, e cominci a fischiettare. Cav poi di tasca il portafoglio, lo apr, prese i due biglietti da mille lire, e mormor sventolandoli:--Tanti risparmiati!... Tanti risparmiati, signora marchesa!... Con questa roba me la rido delle sue smorfie e posso averne delle donne quante ne voglio!... Ah, Ah!... l'aristocratica disprezza il danaro?... Non vuol capire che il danaro tutto a questo mondo? Preferisce le parolette dolci? Stupida; me lo sapr dire pi tardi!... A questo punto gli balen un pensiero che lo tenne nuovamente sospeso:--E se una volta che cominciasse a provare lo strettezze e le privazioni, mutasse parere? Ma non volle abbandonarsi troppo alla speranza, e torn ad alzare le spalle.--Ch! Ch! Anche lui aveva il suo amor proprio, e non ci sarebbe ricaduto in quelle reti! Stava proprio per commettere uno sproposito grosso! --Tornate a casa, figliuolini miei, e non vi perdete mai pi dietro alle donne!--diceva poi ai due biglietti da mille lire, nell'atto di riporli nello scrigno. -- una cattiva speculazione; perch le donne costano sempre pi di quello che valgono! E chiuso lo scrigno torn a fischiettare e a cantarellare:--Tanti risparmiati!... Tanti risparmiati!... Ma non c'era verso; l'allegrezza non gli voleva scendere in fondo al cuore; anche dopo avere scritto all'avvocato non era contento della sua vendetta e pensava al modo di sciogliere "quella tresca" della marchesa con Andrea Martinengo. XI. Appena Angelica pot reggersi corse subito presso il marito, e febbrilmente, con parole tronche e concitate, gli raccont quanto le era accaduto. --Mascalzone!... Brigante!... Lo caccer via a calci, come un cane!--esclam il marchese, dimenticando, nel suo furore, che i piedi e le gambe non gli servivano pi nemmeno per camminare.--Quanto a Villagardiana, prima che se ne impadronisca l'avr da far con me;.... farabutto! Non sono una donna io, e non mi lascio intimorire. Chiamer il nostro avvocato; e colui gli dovr mostrare tutti i libri dell'amministrazione; gli far causa, prover che un ladro e lo far mettere in prigione! --Ha in mano per pi di sessantamila lire di cambiali: non c' altro da fare che pagarlo!--rispose brevemente la marchesa, la quale vedendo come il marito continuasse nel solito metodo di pascersi d'illusioni per risparmiarsi fastidi, credeva ormai necessario di venire alle strette.--Non c' altro da fare che pagar tutti i nostri debiti, o non rimanere un minuto di pi a Villagardiana.... --Ma prima voglio vedere i conti.... --Villagardiana, se non si paga, roba sua! Pensa se possiamo rimaner qui un minuto di pi! --Ti ha mancato di rispetto per altro!... Ha tentato di baciarti.... --S, ma io l'ho respinto: l'ho scacciato!...--mormor la marchesa, che dinanzi al pudore non voleva pi nemmeno ammettere di essere stata toccata. --Prima di tutto mi dovr rendere ragione! --No; prima di tutto bisogna pagarlo! --E tu credi a ci che t'ha detto quel tartufo col proposito di spaventarti?... Non capisci che sperava approfittare della mia infermit, e della tua ignoranza?--E il marchese smaniava gridando che voleva tirare una revolverata al Barbar. Ma poi, vedendo che non riusciva a commuovere la moglie, la quale rimaneva fredda a quelle smargiassate, cominci a sgomentarsi anch'esso, e calmandosi a un tratto le domand con un altro tono di voce: --Dunque.... dunque non c' scampo?... Siamo rovinati? Angelica rispose appena con un cenno del capo; ma tanto eloquente per il marchese da spingerlo alla disperazione. --Ah mio Dio! mio Dio!--esclam gemendo e dimenandosi sulla poltrona dov'era sdraiato.--La rovina; la miseria!--e si rivolt furioso contro Angelica rimproverandola perch non sentiva piet del suo stato. Se avesse avuto solo un po' di cuore, avrebbe cercato ogni via per nascondergli una cos terribile disgrazia!... Per lasciarlo morire in pace! Ma poi pensando che non gli rimaneva pi altro da sperare che in sua moglie, e nella subitanea esaltazione avendo paura di essere abbandonato, scoppi in un dirotto pianto e le domand perdono come un bambino, dicendole che era il male, il gran male che si sentiva addosso, che lo rendeva nervoso e irascibile. --Dove andremo, mio Dio?... Dove mi condurrai?...--Sbigottito le prese le mani; e ricordando le parole di Angelica, gli parve di trovar ancora un filo di speranza, e le domand con grande ansiet: --Hai detto che bisogna pagare tutti i nostri debiti.... Dunque credi che, forse, si potrebbe ancora trovar il modo di.... di.... farlo? Angelica rimase muta, pensosa. --Cerchi un qualche ripiego?... Pensaci! Pensaci!... Hai tanto ingegno, tanto criterio!... Anche il signor Bernardi, il nostro ragioniere di una volta (quello s che era proprio un galantuomo!) anche lui aveva molta stima di te!... Dimmi, ordina che cosa devo fare, e io ti obbedir ciecamente! Angelica, dopo alcuni istanti di silenzio, un po' titubante e scotendo il capo come per mostrare che, sebbene tenuissima, quella sua speranza era pur la sola che ancora restasse, disse a mezza voce: --Non ci sarebbe altri che lo zio Diego.... Se ci volesse aiutare!... --Oh Dio! Dio mio!--esclam il marchese Alberto stirandosi dolorosamente. --Pure.... ci vuole molto bene.... --Lo zio Diego vuol molto bene a tutti, quando non c' da scomodarsi! Angelica, quantunque non volesse abbandonarsi a troppe illusioni, tuttavia pens e fece osservare al marito che alla fin fine non avevano alcun motivo per credere che lo zio fosse proprio senza cuore. Anche nell'occasione di quella malattia d'Alberto, egli aveva scritto per aver notizie. Non tralasciava mai di mandare un bellissimo mazzo di fiori il giorno onomastico di Angelica e un telegramma per la festa di Alberto, e diceva a tutti che Stefanuccio sarebbe stato il suo erede, il successore. Di pi, lo zio Diego aveva molto a cuore il lustro della famiglia, ed anche per ci, forse, si sarebbe lasciato indurre a fare qualche sacrificio. --E poi--soggiunse Angelica--non avrebbe potuto pagare tutti i debiti che gravavano Villagardiana entrando, senz'altro, in possesso del fondo?... Cos forse, almeno, non sarebbe perduto per Stefanuccio!... --Sicuro; e anch'io, non vero? ci potrei rimanere questi pochi giorni che mi restano da vivere!... Il marchese non sperava nulla dallo zio Diego, pure fingeva di lasciarsi persuadere dalle ragioni di Angelica, per guadagnare almeno un po' di tempo. --Bisognerebbe scrivere allo zio.... che uno di questi giorni, con suo comodo, desidererei vederlo.... a Villagardiana. --No, no; non c' tempo da perdere!--rispose Angelica vivamente.--Domattina colla prima corsa andr io a Milano, e gli parler! Questa proposta e la fretta di Angelica torn a far andar in bestia il marito. "Lei gi quando si era messa in testa una cosa non c'era pi bene; non voleva capire che negli affari bisogna riflettere assai, prima di muovere il primo passo!" Ma la marchesa questa volta lo lasci brontolare e gridare a sua posta, senza cedere d'un punto: essa gli dichiar esplicitamente, che non dovevano aspettare un giorno di pi a mettere ben in chiaro il loro stato. --Se lo zio non ci potr aiutare--concluse con fermezza-- per altro l'unico nostro parente e siamo in dovere, anche per non pregiudicare l'avvenire di Stefanuccio, di metterlo a parte di questo nostro disastro e domandargli un consiglio.... --Che consiglio ti vuoi aspettare da lui?!... Non uomo da consigli lo zio Diego! Finch tu gli parlerai delle nostre disgrazie quel vecchio ganimede non penser ad altro che a farti la corte!--E vedendo che Angelica rimaneva ferma nel suo proposito e che voleva partire ad ogni costo, torn da capo colla gelosia. Non voleva che la marchesa andasse a Milano sola; voleva che prendesse con s Stefanuccio, o che si facesse accompagnare dalla Mary, o da Donna Lucrezia. Ma Angelica continu a mostrare in questa circostanza un'energia tutta nuova, che fece colpo sul marchese. Essa gli rispose che non voleva prender con s Stefanuccio perch sarebbe partita troppo presto;--di mattina, all'alba, per poter essere di ritorno ancora in giornata, colla corsa delle quattro;--e voleva che la Mary rimanesse a Villagardiana per assisterlo durante la sua assenza. Donna Lucrezia era indisposta, poi nel viaggio sarebbe stata un impiccio. Alberto a quelle risposte cos risolute, e con in cuore la paura di essere rovinato, rimase confuso e quasi intimidito. Torn a rassegnarsi, a soffocare la gelosia, a mostrarsi docile colla moglie, pregandola soltanto di non mancare alle sue promesse e di essere proprio di ritorno subito subito. Egli l'avrebbe aspettata coll'angoscia in cuore; non poteva vedersi solo, cos smarrito ed oppresso, sotto l'incubo di quella catastrofe. Alla fine, pensando come Angelica mostrasse tanta sicurezza per il convincimento di poter ottenere un buon esito dal viaggio, si abbandon a un tratto alla speranza che prima gli era sembrata assurda, e tutto rabbonito le raccomand pi volte di dire e di ripetere allo zio Diego che "se non faceva in modo che rimanesse a Villagardiana, sarebbe morto subito di nostalgia!..." Angelica aveva la febbre. A volte le pareva impossibile che lo zio, cos orgoglioso del nome comune, non li volesse aiutare. A volte invece perdeva tutta la fede, tutto il coraggio, e vedeva distrutto per sempre l'avvenire del suo figliuolo. Ma pure in mezzo a tanta agitazione c'era un punto fisso attorno al quale correvano tutti i suoi pensieri e tutti i suoi dolori: Andrea!... L'atto villano del Barbar le rendeva ancora pi caro il segreto del suo cuore, e pi strettamente la legava ad Andrea. E quando la mattina dopo, sola sola nel suo coup, passava da Brescia, spinse il capo fuori dal finestrino e guard con tenerezza tutta quella citt addormentata e avvolta dalla luce pallida e vaporosa dell'alba. "Che cosa faceva Andrea in quel momento? Forse dormiva ancora mentre lei gli passava tanto vicina!... Come avrebbe voluto essere invisibile per un momento.... e poter entrare inosservata nella cameretta di Andrea....--Doveva essere tanto gentile e di buon gusto quella cameretta!... E allora pens che gli avrebbe scritto pregandolo di dirle un po' com'era messo il suo quartierino.... Voleva sapere almeno il colore delle stoffe e degli addobbi e lo stile dei mobili.... Voleva potersi figurare tutti gli oggetti che lo circondavano e che gli erano cari.... Insomma voleva colla sua mente poterlo _vedere dov'era_!" Angelica arriv a Milano che lo zio Diego era andato a letto appena da poche ore. Il marchese non aveva mai perduto il suo tempo a fare qualche cosa, e pure, alzandosi, come usava, quasi all'ora di pranzo e andando a dormire dopo l'alba, si lamentava con tutti che le giornate erano troppo corte, e al _Caff Cova_, e al club, e ad ogni suo ritrovo giungeva sempre affannato e in grande tardanza. Intanto la sua _toilette_ richiedeva molte cure e non si poteva dire fossero spese male, perch il marchese Diego, alto della persona, magro, pallido, d'un biondo che invece d'incanutire era diventato verdognolo, riusciva ancora, veduto un po' da lontano, o in mezza luce, a sembrare quasi un giovanotto, quantunque si avvicinasse molto alla sessantina. Angelica, dopo essergli stata annunziata, dovette aspettare assai nel salottino dello zio, prima di potergli parlare; e pi volte si era presentato il cameriere per dire alla signora marchesa, con una solennit cerimoniosa, e sempre colle stesse parole e col medesimo inchino, "che il signor marchese si scusava di doverla far aspettare ancora un dieci minuti" e per domandarle se intanto abbisognasse di qualche cosa. --No, grazie. Dite al signor marchese che faccia pure tutto il suo comodo; che non ho alcuna fretta,--rispondeva Angelica invariabilmente. Adesso avrebbe quasi desiderato che lo zio non terminasse mai di vestirsi; e quando sentiva camminare nelle camere vicine e poi invece del marchese Diego vedeva comparire il servitore, provava in sull'attimo come un senso di sollievo. Sola e raccolta nel cantuccio del canap, non alzava mai gli occhi dal suo ventaglio, che continuava ad aprire e a chiudere con le dita convulse tenendovi gli occhi fissi senza guardare; e in quel punto si sentiva tanto agitata che non poteva pi nemmeno pensare a ci che avrebbe dovuto dire per commuovere lo zio. Il salottino, che sembrava quello di una signora, o meglio di una _cocotte_, tanto era frivolo e mondano, tutto pieno di ninnoletti eleganti e inconcludenti, di nudit non sempre artistiche e di ritratti e di ricordi femminili messi in mostra con ridicola ostentazione, come avrebbe fatto un fantino coi premi delle corse, non aveva mai attirata la curiosit di Angelica in tutto quel tempo ch'era rimasta sola ad aspettare. Essa non osservava, non vedeva nulla, e il cuore le batteva sempre con maggior violenza; e quando dallo scricchiolare delle scarpe indovin che quella volta non era il cameriere, ma proprio il marchese Diego che stava per venire, fu presa da un subitaneo sconforto, da un avvilimento strano. L'accoglienza dello zio Diego fu affettuosissima. Egli non finiva mai di scusarsi per averla fatta aspettare e mentre "valendosi dei suoi diritti" le baciava galantemente la mano, metteva immediatamente a disposizione dell'adorabile nipotina la propria casa, la propria persona ed anche il proprio cuore, "pur troppo sempre giovane, anche _fra le brine e fra le nevi_ della cadente et!" Ma nemmeno le cerimonie n la parlantina espansiva del marchese ebbero virt di rinfrancarla; e quando, in fine, dovette palesare il motivo di quel suo viaggio. Angelica si sentiva debole, confusa e non sapeva pi trovare n l'energia che fino allora l'aveva sorretta, n gli argomenti che prima le sembravano i pi efficaci. Tuttavia, un po' balbettando, un po' singhiozzando, riusc a mettere a parte lo zio della trista condizione in cui si trovavano; e gli rifer sinceramente il colloquio avuto col Barbar, tacendo solo dell'offesa che avea patita e che non si sarebbe degnata di ripetere. Il marchese intanto continuava a sorridere mostrando i bei denti finti e guardando Angelica cogli occhi languidi, mentre le accarezzava una mano affettuosamente; poi,--cara mia,--le rispose, sempre colla pi squisita affabilit,--tu sai bene che io non sono molto ricco; ho appena lo stretto necessario per i bisogni miei, e se dovessi pagare i debiti di tuo marito, allora capirai, bella nipotina, invece di uno, si sarebbe in due a non averne pi abbastanza! Che cosa si poteva rispondere ad una logica tanto stringente nella sua forma pi amabile? Nulla; e cos fece la povera Angelica. Essa chin il capo e nascose la faccia contro il cuscino del canap balbettando, fra i singhiozzi:--povero figliuolo mio!... povero il mio figliuolo! Il marchese Diego la rimprover allora dolcemente perch si crucciava in quel modo, a rischio d'ammalarsi, e la fece star ritta col capo, perch non le venisse l'emicrania. --Coraggio, nipotina mia! non piangere cos! Non voglio vederli colle lacrime que' tuoi occhioni belli! Pensa, cara, pensa che tutte le disgrazie di questo mondo (pur troppo parlo per esperienza) ho veduto che hanno sempre due facce come il Giano Bifronte. Bisogna dunque, se ce ne capita una, guardarla subito dalla parte buona.... e se ci non possibile, aspettare che si volti! Intanto ecco, per esempio, un primo conforto: il nostro nome, che giustamente ti sta molto a cuore, come a me del resto, perch se fosse in ballo l'onore del nome ti prego credere che, occorrendo, venderei anche i cavalli, il nome dunque rimane puro da ogni macchia. Non avete da pagarlo fino all'ultimo soldo quel.... quel _Barb_.... quel _Barab_.... insomma quel vostro imbroglione? --S.... ma.... il decoro.... --Il decoro, sta bene, ma per mantenersi con decoro non necessario rimanere a Villagardiana, come vorrebbe farti credere tuo marito. In quanto poi all'avvenire di Stefanuccio.... Ma non ti ho domandato ancora se preferisci far colazione subito, o aspettare sino alle dodici, che dev'essere, mi pare, la tua ora solita? Angelica rispose ch'era indifferente, che non aveva proprio bisogno di nulla, e allora il marchese suon e ordin al cameriere che la colazione fosse pronta per il mezzogiorno. Poi continu a parlare girando per il salottino e prendendo qua e l dai vari vasetti alcuni fiori coi quali cominci a fare un mazzolino per l'Angelica. --Dicevo dunque che all'avvenire di Stefanuccio ci penser io. Stefanuccio sar.... il pi tardi possibile, speriamo, sar il mio erede e.... Sicuro, nipotina mia, tu che hai tanto criterio, troverai prudente che anche per questo riflesso io non debba intaccare il mio patrimonio.--Cos dicendo lo zio Diego aveva unita una rosa con un ramettino di vaniglia e la mostrava all'Angelica. --Guarda che bella rosa! --Bellissima!--rispose la marchesa col viso ancora stravolto e pensando a tutt'altro. -- del giardino della Nin Airaldi. Sai, la Nin non pi bruna; ritornata da Parigi coi capelli chiari, quasi biondi, e ha finito tutto col Manolo Visconti. Adesso, chi le fa la corte il Gigino d'Atri, e siccome tutti e due sono ufficiali di cavalleria, cos a Milano la chiamano la bella _saura_! Angelica sorrise perch lo zio rideva, ma senza badare a ci che aveva detto. --Dimmi un po',--ripigli il marchese dopo un momento, staccando alcune foglioline da un ramoscello di giranio,--e la tua dote?... la dote inalienabile. --Il babbo mi ha assegnato poco di dote: avr tre.... quattromila lire all'anno. --Male, malissimo.... Mah!--e lo zio Diego sospir, tagliando con una piccola forbice i gambi del mazzolino--quel tuo genitore sempre stato un famoso egoista!... Per altro di tutta la sostanza Castelnuovo dovr rimanerti ancora qualche cosa? --S.... quaranta.... cinquantamila lire.... --Ahi! Ahi!... Poco pi di quanto spendevate in un anno? --Sicuro.... Il marchese torn a sospirare e offr il mazzolino alla nipote che lo infil nell'abito, mormorando a capo chino e con la voce spezzata di chi non spera pi nulla:--Dunque.... devo proprio ritornare a Villagardiana senza.... senza nemmeno una parola per.... per confortare Alberto?... --La parola, bella nipotina, che devi dire da parte mia a quel tirannello balordo di tuo marito una sola: Asino!... e ti prego di non dimenticarla: Asino, Asino e caparbio!--soggiunse il marchese, senza riscaldarsi, colla solita flemma, sorridendo sempre, mentre tornava a sedere sul canap, vicino all'Angelica. Ci fu un momento di silenzio: lo zio Diego prese ancora una mano alla marchesa, l'accarezz ninnolandosi co' suoi ditini affusolati, e la baci. --Allora senti, figliuola mia, che cosa si potrebbe combinare: io sarei disposto ad assumere.... l'educazione di Stefanuccio.... Quanti anni ha il nostro caro bambino? --Sette anni.... a momenti.... --Sette anni?!--esclam il marchese maravigliato....--Come vola il tempo, Dio buono!... Sette anni!... Hai gi un figlio di sette anni?... A vederti, nessuno lo direbbe. Sembri ancora una ragazza; uno splendore di ragazza!... Dunque.... sicuro; dicevamo che fra un anno o due, si potrebbe mettere Stefanuccio in un collegio... Nel collegio militare, per esempio. La carriera militare ancora la pi conveniente al suo nome e al suo stato; ed io m'incaricher di tutto. --E.... adesso?--balbett Angelica guardando ansiosamente lo zio. --Adesso potreste andar al mare tutti insieme, per un po' di tempo. L'aria marina, chi sa, farebbe bene anche a tuo marito.... --E.... e poi? --E poi, dopo, se ti piace, potrei mettere a vostra disposizione la mia villetta di Gallarate. Intanto cercate di andare avanti col piccolo capitale che vi rimane, facendo, s'intende, le maggiori economie.... quando poi non ce ne sar pi.... ne riparleremo.... Ma bada, figliuola mia, che, assolutamente, devi prender tu le redini della casa. Tuo marito non ha testa: hai veduto; s' messo nelle mani d'un usuraio, d'un birbaccione che lo ha rovinato. Sai, sul conto di quel vostro _Barb_.... _Barab_.... _Barabao_.... non ricordo mai come si chiama, se ne dicono di tutti i colori. Alcuni pretendono, figurati, che abbia fatto anche la spia: queste, magari, saranno esagerazioni; ma certo uno strozzino di prima forza; e se devo parlarti proprio chiaramente, io non venivo nemmeno pi a Villagardiana per non trovarmi con.... con una canaglia come quella. Poco dopo l'orologio del salottino suon le dodici e comparve sull'uscio il cameriere, che dopo fatto il solito inchino, sollev la portiera: --Oh, senti?...--esclam allegramente il marchese.--Suona mezzogiorno! Andiamo dunque a far colazione e bando alle malinconie! Cos dicendo offr il braccio colla solita galanteria all'Angelica, e passarono insieme nella sala da pranzo: di affari non se ne parl pi. Durante la colazione lo zio Diego, mentre mangiava con buonissimo appetito, rifer alla nipote che, pallida, cogli occhi rossi e col petto gonfio pur qualche volta si sforzava di sorridere, tutti i pettegolezzi del bel mondo milanese; discorrendo di mode, di cavalli, di spettacoli, proprio come se Angelica avesse fatto quel viaggio per suo divertimento. Poi fece attaccare il _land_ scoperto per accompagnarla in pompa magna alla stazione e volle fermarsi a tutti i costi dal _Cova_, col rischio di farle perdere la corsa, dove prese una bellissima scatola di dolci da "portare a Stefanuccio con tanti bacini dello zio di Milano." XII. Quando Angelica ritorn a Villagardiana colla scatola di dolci e la risposta dello zio, Alberto, come al solito, si sfog prendendosela con lei. "Era stata sempre una visionaria.... Non sapeva far altro che sciocchezze!... Non glielo aveva cantato cento volte che a voler sperare nello zio Diego era tempo perso? Ma lei no; era _dura di bocca_, non si poteva domare, e mentre la casa era sossopra lei pigliava una scusa qualunque per andar a viaggiare e a divertirsi!..." E vedendo che Angelica, senza rispondergli, cominciava a ordinare e a disporre i preparativi per la partenza di tutta la famiglia da Villagardiana, egli strill ancora pi forte e infuriato le tir contro i cuscini della carrozzetta, il tappeto del tavolo, tutto quanto aveva sotto mano. "Era lui solo, che aveva il diritto di comandare! Non era in quel modo che si dovevano trattar gli affari! Voleva vedere i conti! Voleva parlare coll'avvocato!... Voleva restare a casa sua!" La marchesa lo lasci dire e fare, ma si mantenne inflessibile. Essa aveva gi telegrafato a Brescia al loro avvocato perch venisse subito a Villagardiana e avrebbero avuto tutto un giorno, e anche due, e anche tre, occorrendo, per potersi intender bene con lui. L'avvocato, ch'era pure un vecchio amico della famiglia, doveva poi sovvenire una piccola somma in acconto dell'attivo che sarebbe loro rimasto, per far fronte alle prime spese dello sgombero e del viaggio.... Ma si doveva partire assolutamente. "Per quanto il.... _quell'uomo_ avesse esagerato, era certo, tuttavia, che Villagardiana non la potevano pi tenere; dunque.... _si doveva_ partire al pi presto possibile!..." Questa fermezza che al marchese Alberto pareva irragionevole e crudele, quanto costava al povero cuore di Angelica! Il dover abbandonare--e abbandonare per sempre--Villagardiana, la _sua casa_, dove aveva tutte le memorie soavi e dolorose della vita; dove era morta la sua mamma, dove era nato il suo bambino, dove incominciavano i primi ricordi dell'infanzia e dove.... dove c'era anche l'ultimo ricordo, quello che allontanandosi a mano a mano nel tempo, invece di dileguarsi si faceva pi vivo.... dove c'era _la loro_ stradetta tutta verde e fiorita dinanzi al bel lago azzurro.... Oh! il dover abbandonare Villagardiana era per il povero cuore di Angelica uno strazio senza nome! Essa aveva molto sofferto, aveva molto pianto in quella casa; e il luogo che ha veduto le nostre lacrime, che ha udito i nostri singhiozzi, ci caro come una parte di noi, ci sacro come il santuario dell'anima nostra! E Angelica doveva abbandonarlo nelle mani del Barbar il santuario dell'anima sua!... A questo pensiero la poveretta sentiva ancora il bruciore dei baci che la facevano rabbrividire. Essa, cos gelosa, per un intimo senso di verecondia e di dignit, di tutto ci che la circondava e che le apparteneva strettamente, vedeva il signor Pompeo passeggiare da padrone fin nella camera sua! Lo vedeva frugare con una curiosit villana in quel piccolo mondo cos pieno della sua vita e della sua tenerezza; lo vedeva mutare, buttar tutto sossopra, e le pareva che le cose pi care dovessero essere sensibili a quella profanazione e le guardava lungamente, intenerita e addolorata. Certo, avrebbe raccolto e portato via tutto ci che la toccava pi da vicino.... ma pure, quanta parte di s sarebbe rimasta in quelle mani. "E il Barbar" pensava "l'uomo abietto e maligno, l'aveva veduta con Andrea; possedeva il suo segreto!... E se per vendicarsi lo svelasse a.... a qualcuno?... Facesse pure; le azioni di quel malvagio non la toccavano." Angelica non lo temeva; fra tanti dolori, fra tante angosce ci pensava soltanto adesso, per la prima volta, alle minacce di quell'uomo; ma non voleva curarsi di lui anche sapendo che le poteva far molto male. Non era un uomo; era un rettile schifoso. Poteva morderla perch essa non era forte abbastanza per ischiacciarlo; ma pure non ci voleva pensare; non voleva nemmeno pregar Dio che la salvasse da lui; aborriva persino di mescolare l'immagine di quell'essere odioso alle sue orazioni. E pi della paura di Pompeo la tormentava il dubbio, che di tanto in tanto le si affacciava alla mente, di poter essere stata tradita da Donna Lucrezia. Ma era un dubbio tanto orribile e le faceva apparire il mondo tutto cos tristo che lo ricacciava subito spaventata. No, no; essa voleva conservare la sua fede, le sue illusioni a costo anche di essere ancora tradita!... Fra tutti coloro che la circondavano non ci doveva essere stato altri di tristo che il Barbar. Pure, da quel giorno funesto, non avea pi riveduta Donna Lucrezia, che era stata prima a letto col dolor di denti poi, mentre Angelica aveva fatto la sua corsa a Milano per parlare collo zio Diego, in fretta e in furia era partita anch'essa con un'altra corsa, dicendo a tutti che avea ricevuta una lettera in cui l'avvertivano che la Filomena era ammalata. "Figurarsi! _L'appartamento_ era tutto aperto; le chiavi del guardaroba e dell'argenteria erano in mano della portinaia; una pettegola smorfiosa che avrebbe approfittato dell'occasione per ficcare il naso da per tutto!" Era partita sola, affannata, senza la Mary e promettendo al marchese che sarebbe ritornata "quanto prima." --Ebbene--pens Angelica fra s, per un momento, dopo che Alberto le ebbe riferito ci che la Balladoro gli aveva detto nel salutarlo--ebbene, passando da Milano condurr io in persona la Mary da Donna Lucrezia, e vedr dal suo viso se proprio stata lei che m'ha tradita! Ma in breve torn a pentirsi e a provare rimorso de' suoi sospetti. "Non doveva supporre la Balladoro cos abietta; non ne aveva diritto!... E poi, se proprio avesse pensato di tradirla, non poteva approfittare della lettera, fingendo che l'una o l'altra si fosse smarrita?... Invece gliele aveva consegnate tutte puntualmente! E, in fine, a che pro doveva tradirla? Perch?... Essa non aveva fatto altro che del bene a Donna Lucrezia.... No, no! Era ingiusta coi suoi sospetti! E questa persuasione alleggeriva di un gran peso l'animo fiducioso di Angelica, e subito pensava che cosa avrebbe potuto fare per Donna Lucrezia, volendo quasi compensarla dell'ingiusto suo dubbio." --Intanto, per altro, e senza perder tempo--continuava a riflettere Angelica--avrebbe dovuto avvertire Andrea che non le mandasse pi le lettere a Padenghe, e che prima di scriverle ancora, aspettasse le notizie e le istruzioni ch'essa avrebbe trovata la via di fargli giungere appena potesse.... Dio, Dio! quanti avvenimenti, quante disgrazie erano accadute proprio in quel giorno.... il primo, il solo in cui si erano riveduti!... Come gi aveva dovuto scontarlo quel barlume di felicit.... E se tutto ci non fosse altro che un avvertimento divino?... Se fosse la punizione della sua colpa? Angelica, a tale idea, rimase un po' scossa e impaurita, ma poi stringendosi nelle spalle, alz rassegnata al cielo i suoi occhioni dolcissimi, in cui fra la mestizia scintillava un raggio d'amore. "Ormai aveva promesso: sempre.... _sempre_, a qualunque costo!" E cos, ripensando ai giuramenti fatti e ricevuti, e alle appassionate parole di Andrea, Angelica, dimentica d'ogni altra cosa, cedette all'imagine che l'attraeva e alla seduzione che le penetrava nello spirito e nel sangue con un languore invincibile. Vedeva ancora gli occhi innamorati che la fissavano sfavillanti di tenerezza, e le pareva di essere avvolta dalla loro luce, di essere riscaldata dal loro calore, mentre la cara voce, morbida e insinuante, rendeva pi forte quel fascino, rendeva pi soave quell'estasi. Allora, per un momento, sent come diffondersi intorno l'infinita serenit di quella tepida mattina cos piena di sole e d'amore; sent inondarsi l'anima della grande felicit che le era apparsa in un sogno incantevole; e come i neri fantasmi della notte si dileguano al sorgere lieto dell'aurora, cos tutti i suoi dolori, tutti i suoi timori si acquetavano, si allontanavano e svanivano a poco a poco.... Ma il mondo, che Angelica voleva dimenticare, si ricordava invece sempre di lei; e il giorno stesso in cui i Collalto dovevano partire da Villagardiana capit una lettera anonima al marchese Alberto, colla quale si avvertiva che sua moglie "_aveva una tresca con un capitano d'artiglieria, che veniva apposta da Brescia per trovarsi con lei nei boschetti solitari o nei casolari abbandonati._" --Buffone!--mormor il marchese che indovin subito da chi gli doveva arrivare quella lettera.--Buffone!... non le sa nemmen fare le bricconate! E il brutto tiro del signor Pompeo, perch era proprio stato lui a fare scrivere l'anonima da uno scritturale dell'Agenzia Micotti, ottenne tutt'altro effetto da quello sperato. La gelosia del marchese, sempre pronta ai sospetti pi strani e assurdi, rimase invece indifferente, per una contradizione naturale al suo spirito debole e sconvolto, di fronte a quell'accusa troppo specificata, e il suo cuore, come se si destasse allora dopo un lungo sopore, prov, insieme a un impeto d'ira contro la calunnia ignominiosa, anche un senso di compassione per la sua povera moglie, tanto buona e tanto infelice. --Povera donna!--e per un attimo gli si affacci alla mente, come rischiarata, la figura di Angelica, bella e soave nella sua compostezza tranquilla; sempre cos sicura di s, cos infaticabile e paziente e sempre piena di cure amorose.--Povera donna!... E mentre, sdegnato, s'infuriava contro la delazione falsa e iniqua, e contro l'enorme ingiustizia, sentiva pure, per naturale conseguenza, quanto lui stesso, e ben sovente, fosse stato ingiusto e inumano con lei, e se ne pentiva. Quelle parole "_aveva una tresca_" erano poi tanto volgari nella loro perfidia, che non avrebbero potuto mai, in nessun modo, suscitare la sua gelosia per quanto credula; ma soltanto offenderlo gravemente, per la grave offesa fatta a sua moglie. --Anche questa lettera anonima da mettere in conto per quando avr le gambe buone!--mormor cercando di calmarsi e immagin che "quel turpe uomo del sor Pompeo" avendolo sentito spesso fare sfuriate di gelosia contro Angelica, e non accorgendosi che erano soltanto i nervi che lo facevano strillare, aveva pensato quel tiro vigliacco e birbone per vendicarsi di lei e della buona lezione che gli aveva data. --E mi crede poi tanto cretino da lasciarmi infinocchiare cos goffamente!--E il marchese si adirava contro "il sor Pompeo" anche perch questi pareva lo stimasse un gonzo, un balordo; e cos un senso d'amor proprio lo spingeva vie pi ad essere e a mostrarsi indifferente per quella letteraccia. --_Un capitano d'artiglieria!_--borbottava mettendosi quasi di buon umore.--Come mai quel villan rifatto andato a pescare un capitano d'artiglieria? Mia moglie non ne conosce neppur uno!... E poi, essa non vede mai anima viva; e poi sono proprio io quel certo tomo che le lascia il tempo di smarrirsi nei _boschetti solitari_, o nei _casolari disabitati!_... _Un capitano d'artiglieria che viene apposta da Brescia!_... E non sa, il gaglioffo, che Angelica ha fatto foco e fiamme per partir subito da Villagardiana, e andare il pi lontano possibile!... Povera Angelica.... proprio disgraziata!... Ma non deve saper nulla di questa lettera.... le farebbe troppo male. In questo momento poi, ha gi tanti dolori, tante amarezze.... Povera Angelica!--e il marchese Alberto abbruci la lettera senza parlarne mai con nessuno, e quando la moglie entr in camera le disse, per la prima volta, alcune parole buone di conforto, stringendole la mano con gentile premura. Quanto poi al viaggio che dovevano fare, il marchese Alberto aveva finito coll'esserne contentissimo. Il medico, per compiacere alla marchesa, gli aveva assicurato che l'aria marina lo avrebbe rimesso in salute e perci, dopo aver tanto gridato e smaniato, adesso che tutti erano in lacrime per il dolore di quella partenza (compreso Stefanuccio stizzito contro la mamma, che non voleva prendere col bagaglio anche la mucca bianca del fattore) egli solo rideva e scherzava nella sua carrozzetta; e se qualche volta brontolava, era per dire che appena avesse riacquistato le gambe, sarebbe ritornato sul lago per aggiustare certi conti nei quali l'avvocato non ci aveva da entrare. Il signor Pompeo, frattanto, nascosto dietro le persiane socchiuse di una stanza del suo quartierino, stava quasi tutto il giorno attento e ansioso a spiare i preparativi di quella partenza, e pensava all'effetto che avrebbe dovuto produrre la lettera anonima. Si rodeva di non poterne saper nulla di preciso; ma la Balladoro, "maledetta lei!" era proprio partita in que' giorni. Se fosse stata ancora a Villagardiana egli l'avrebbe istruita opportunamente, sicch gli avrebbe potuto riferire tutte le scene che immaginava dovessero accadere fra marito e moglie. Tuttavia era sicuro di essersi vendicato bene.--Il Collalto--pensava-- geloso come una bestia, e se anche colle smorfie e i piagnistei quella fintaccia riuscir per il momento a dargliela a bere, egli d'ora in poi star in guardia, e madama far presto la frittata! --Ah, ah!... e non tutto, cara!--borbottava fra s, arrabbiandosi sempre pi, ogni volta che vedeva Angelica uscir nel cortile per dare qualche ordine alla gente che caricava la roba.--Tu speri di sfuggirmi di mano?... T'inganni, bella mia; le mani del signor Pompeo hanno le unghie lunghe, e ti acchiapper sempre anche se scappi in capo al mondo. Non sono contento finch non avr mortificata la tua superbia; finch non ti vedr l, prostrata a' miei piedi, a gemere e a raccomandarti!... Buon viaggio; buon viaggio, madama!... Ma ci rivedremo ancora, sai?!... Oh, se ci rivedremo! Tuttavia, quantunque il signor Barbar cercasse di sfogarsi col pensiero della vendetta, que' bauli, quelle casse che vedeva ammontare sopra il carro gli mettevano addosso, in mezzo a tutto il suo gran furore, anche un senso di pena. "Partiva.... non voleva proprio saperne di lui!... Lo aveva respinto, scacciato!... Partiva fiera, sicura, inflessibile; senza esitare, senza dire una parola, senza umiliarsi.... Anzi, pareva pi superba!... Come doveva amarlo quello spiantato per sacrificargli tutta la sua vita! E come l'amore in quella donna, sotto quella corteccia fredda, impassibile, doveva essere strano, appassionato, ardente!..." e il Barbar ricordava e ripeteva fra s le parole dette dalla marchesa al Martinengo: _Morirei!... Morirei!..._ "Chi sa? La matta, sarebbe forse capace di morir per davvero!... E Villagardiana?..." Figurandosela vuota come doveva restare dopo la partenza della marchesa, Villagardiana gli sembrava meno bella e meno ridente. Ma lui, non avendo pi impicci, avrebbe disfatto mezzo il giardino per coltivarlo a viti, ch voleva gli fruttasse anche quello. E intanto si era fermato sopra pensiero a rodersi le unghie, quando fu scosso da un rumore di passi e dalla voce di Giulio che entrava nella stanza. --Che vuoi?--domand Pompeo al figliuolo, con un fare molto seccato, e senza muoversi dalla finestra. --Volevo.... volevo parlarti.... --Ch! Adesso non il momento; non ne ho voglia. Parlerai stasera, a tavola! --Scusa, babbo, ma.... occorrerebbe proprio che ti parlassi ora, subito.... Sebbene la risposta fosse data colla solita timidezza rispettosa e quasi paurosa, l'ardire stesso di quell'insistenza fece colpo sul Barbar che scostandosi dalla finestra e fissando Giulio maravigliato, gli si avvicin domandandogli piano: --Che c'? Giulio, cogli occhi bassi, un po' tremante e tossendo prima per schiarirsi la voce che non gli voleva uscire dalla strozza, balbett in fretta, quasi col timore che l'altro lo fermasse a mezzo: --Volevo dirti se non sarebbe il caso, visto che i Collalto sono anche parenti della signorina Mary, di cercare di.... di aiutarli. --Aiutarli?--domand il signor Pompeo sgranando gli occhietti.--Aiutarli?... In che modo? --Io e la signorina Mary,--rispose Giulio parlando ancora pi in fretta e colla voce sempre pi soffocata,--siamo disposti a tutti i sacrifici possibili per aiutare la marchesa Angelica, e occorrendo, pur di raggiungere questo fine, ti abiliterei anche a... a impiegare la mia parte del.... la mia parte di.... --La tua parte?--interruppe ancora il Barbar che non capiva, o voleva fingere di non capire. --La mia parte di.... del patrimonio che mi hai fissa.... che vorrai assegnarmi.--Il povero ragazzo non aveva pi fiato. --Benissimo!... Si comincia a fare i conti a babbo morto?... --No, no; non volevo dir questo!--esclam Giulio vivamente. --Allora t'insegner, cara la mia marmotta--seguit Pompeo riscaldandosi e senza dargli retta--t'insegner a non dir quattro finch non nel sacco; cio ad aspettare alquanto prima d'allungar le mani sulla roba di tuo padre, perch potresti correre il rischio di rimanere con un palmo di naso!... Non devi dimenticare che alla tua et io mi guadagnavo il pane, e che tu invece trovi sempre la minestra scodellata. Non devi dimenticare che ti ho data un'educazione che mi costa un occhio; che ti mantengo come un milordino; e che sono tanto babbeo, da chiuder un occhio sui tuoi capriccetti, bench mirino a tirare in casa una gonnella senza un soldo di dote.... Ma, ohi, adagio, compare!... Non bisogna approfittarsene troppo della mia bont! Aspetta, aspetta prima di reclamare la tua fetta di torta, per il gusto sciocco di cavar la fame ai disperati! Non so ancora, alla mia morte, se e quanta ce ne sar; ma per altro quel poco che ci sar (se ci sar) sangue mio; frutto dei sudore della mia fronte; e siccome con te ho gi fatto pi del dovere, cos sta sicuro che se continuerai in questo bel modo a darmi prova del tuo amore al risparmio, avr premura, prima di crepare, di non lasciarti neppur il becco d'un quattrino! --Scusami, babbo,--rispose Giulio mortificato,--sono un po' confuso, te lo confesso e non mi sar spiegato bene! --Ti ho fatto insegnare il greco, il latino, un monte di storie, e non sei buono a farti capire?... Per Dio, gli ho spesi bene i miei danari! --Scusami, babbo,--ripet Giulio facendosi coraggio,--tu un giorno hai dichiarato alla signora Balladoro che se si poteva combinare il matrimonio fra me e la signorina Mary, saresti stato disposto a fissarmi un buon assegno.... --Ho detto "un assegno conveniente"--interruppe il Barbar di malumore--cio proporzionato non ai fumi degli Alamanni, ma alla nostra condizione. --Ebbene--concluse il buon ragazzo risolutamente--la signorina Mary mi ha promesso di.... di corrispondere alla mia affezione e di rinunciare a qualunque assegno, purch si possa aiutare i Collalto. --E tu le hai risposto? --Che ti avrei pregato e supplicato per ottenere il tuo assenso. --Bravo merlo!...--E con queste idee hai in animo di prender moglie, e vorresti mettere su casa e piantar famiglia? No, caro; non sar io tanto matto da permetterlo! Va', va' a cantar poesie al sole e alla luna! Va', va' a fare lo _stragavante_!... Del resto--continu sogghignando--non capisco perch la signorina Mary, tanto prodiga coi danari miei, non pensa invece colle proprie economie a soccorrere i nobili parenti! --Piange sempre, e si dispera, appunto per non poterlo fare. --Oh poverina!--esclam il Barbar con finta compassione. --Ma--continu l'altro--tutta la rendita della signorina Mary appena sufficiente, avendo essa da mantenere anche la zia Balladoro. --Ah, ah!--soggiunse il signor Pompeo sempre con tono ironico-- dunque colle _sue rendite_, che la signorina Alamanni mantiene s e la vecchia? --S; e lo pu fare soltanto perch il signor Francesco Alamanni le ha ceduta anche tutta la sua parte. --Ebbene, allora ti dir che la tua _contessina delle smorfie_ in grande errore; e ne sono dispiacentissimo perch ci mi prova una volta di pi che ha il cervello sopra la berretta; che non si cura mai della casa, e che non sa fare i conti!... Se leggesse un po' meno romanzi e badasse un po' pi alla cucina e al guardaroba, capirebbe subito che i pranzetti e i cappellini suoi e della vecchia importano una spesa molto superiore alle _sue rendite_. E sai chi ha la dabbenaggine di buttar pi di seimila lire all'anno per mantenere in lusso l'illustrissima signorina? questo vecchio avaro che non vuol pagare col sudore della sua fronte i debiti fatti nelle bische, o colle sgualdrine dal nome in _offe_ o in _iffe_....--S, sono io; io che lavoro giorno e notte; io, l'uomo senza cuore: ma che sacrifico _seimila lire_, e pi, all'anno per una promessa fatta alla tua povera e santa madre,--il Barbar alz gli occhi al cielo,--a lei che in vita aveva adorata la signora Lucia, e che al letto di morte volle raccomandarmi di assistere la figliuola!--E siccome Giulio, a questo punto, rimaneva col capo chino, il signor Barbar glielo fe' rialzare dandogli una manatina sotto il mento e dicendogli con enfasi: --Guardami in faccia, e impara come son fatti i galantuomini! --Oh babbo mio,--rispose l'altro commosso--non ho mai dubitato del tuo cuore! --Lo credo bene, quantunque--e il signor Pompeo fece un altro sospiro--sia sempre stato il mio destino di seminare benefizi e raccogliere ingratitudine!... Ma tuttavia senti un po',--continu facendosi pi insinuante,--se credi proprio che la Mary voglia metter muso perch non siamo disposti ad andare in malora noi, per impedire che ci vadano i suoi nobilissimi cugini, allora spiegale un po' questo imbroglio delle seimila lire e vedrai, minchioncino, vedrai che torner subito subito a farti il bocchin di zucchero!... --Oh no, no!--esclam Giulio spaventato.--Darei troppo dolore, troppa mortificazione alla signorina Mary, cos fiera e disinteressata. No, no; ti prego, babbo, promettimi, giura, che non sapr mai ci che ti deve! --Giurare? un corno! Io non giuro quando non sono obbligato. Far, secondo i casi, ci che mi parr pi conveniente. E in quanto a te, invece di lasciarti pigliar per il naso da quella vanesia, tutto fumo e niente arrosto, dovresti cominciare a farti valere e a governarla a bacchetta, perch, ricordati, guai se le donne alzano la cresta! Dovresti inspirarle un po' di amore all'economia e anche, a dirla schietta, un po' di rispetto e di gratitudine per il suo benefattore. E adesso.... non ho altro da dirti. Siamo dunque intesi, e puoi andartene pe' fatti tuoi. Ti aggiunger, per un di pi, che se anche volessi aiutare il Collalto non potrei. Siamo in rotta perch la marchesa una matta (e sar bene, anche pei cattivi esempi che le potrebbe dare, che la Mary se la tenga alle larghe) e perch il marchese Alberto un burattino. Ormai gli affari nostri sono in mano degli avvocati, e non sono stato io il primo, lo dico a scarico di coscienza, a voler venire a questi estremi. Vattene dunque: non posso perdere dell'altro tempo perch ho molto da fare! --Scusa, babbo, ancora due parole sole--insist Giulio ormai risoluto a combattere fino all'ultimo.--Tu forse non hai pensato a una cosa? --Ahuf!... A che cosa?--domand Pompeo sbuffando. --La gente, che non guarda tanto pel sottile, potrebbe forse mormorare che anche tu... con una cattiva amministrazione... hai finito per mandare in rovina il Collalto. --Non dire stupidaggini, sciocco! Sta' a vedere adesso che, per le chiacchiere della gente, dovr buttare i danari dalla finestra, dovr pagare i debiti degli altri!--e il signor Pompeo ricominci a riscaldarsi.--A me, sai, i debiti, non me li ha mai pagati nessuno! E quando, ancora ragazzo quasi, fui tradito dai miei parenti, che senza curare la mia educazione, come ho fatto io per te spendendo un patrimonio, non pensavano ad altro che a mangiare e bere, e poi mi lasciarono nudo al mondo, come mi avevano fatto, credi tu che mi sia riescito d'inspirare piet ad un cane? No, mai! Sono stato messo anch'io fuori di casa, perch non avevo da pagare la pigione!... E il mio creditore, un giorno che non dimenticher campassi mill'anni, mi ha insultato in mezzo di strada, mi ha preso per il collo, voleva mandarmi in galera! Capisci, poeta? Capisci, marmotta, che cosa vuol dire il non aver quattrini?!...--E il Barbar cogli occhi torvi camminava su e gi per la camera, smaniando affannato. Giulio, vedendolo col viso stravolto, e ingannandosi sulla causa di quella commozione, gli corse vicino come per abbracciarlo; e prendendogli una mano e stringendola con effusione:--Ebbene--gli disse, quasi piangendo--se gli altri furono malvagi, noi mostriamoci umani, e cos sar pi contento il nostro cuore, e sar pi benedetto e onorato il nostro nome! --C' una sola contentezza a questo mondo: dominare e schiacciar gli altri sotto i piedi. C' un solo modo per essere onorati: avere il borsellino pieno!--rispose il Barbar sciogliendosi con uno spintone dalla stretta del figliuolo. --La gente--soggiunse poi pi calmo--trover sempre da mormorare sul conto di chi ha fatto fortuna, perch la gente invidiosa; ma molto meglio essere invidiati che compatiti, e mentre mormorano ti fanno di cappello! --No, babbo. L'opinione pubblica sa distinguere i galantuomini. --Finiscila, via; non sai dire altro che bestialit!--Ma passato il primo impeto d'ira, il signor Pompeo volle provarsi a convincere il figliuolo, e crollando il capo e guardandolo con aria di compassione ricominci:--S, l'opinione pubblica sa distinguere i galantuomini, ma non gi come credi tu, povero orbo!... Avevo la tua et, press'a poco, quando mi sono trovato testimonio a un certo fatto, che mi fece aprire gli occhi sui giudizi dell'opinione pubblica intorno ai galantuomini. Ero a Milano, e attraversavo una mattina presto la piazza del Duomo, quando a un tratto vedo venire avanti una frotta di gente e in mezzo un signore, una persona civile, fra due gendarmi (allora invece dei carabinieri c'erano i gendarmi) e seguto da una bella giovane, ch'era poi sua moglie, e da un bambino, il suo, che strillavano con quanto fiato avevano in corpo. Era un orefice che aveva il suo negozio sotto il _Coperto dei Figini_... che adesso hanno demolito, colla scusa di allargare la piazza, per buttare al diavolo il pubblico danaro! "Che cosa ha fatto?" chiesi ad uno dei tanti che stavano colla bocca aperta a guardare; "ha rubato?"--"Ch," mi fu risposto, " un fior di galantuomo!"--"E allora perch lo mettono dentro?" esclamai maravigliato.--"Perch? perch i galantuomini sono coloro che sanno rubar be...." Ma il Barbar a questo punto, sebbene trascinato dall'onda dei ricordi, si ferm, e fu in tempo a correggersi. "Perch un minchione" riprese; "e in galera ci sono pi minchioni che ladri." Io, che non ero uno scemo come te, ho capito l'antifona e ho approfittato della lezione; e tu dovresti imitarmi; cio, guardarti bene nello stesso tempo dall'essere un ladro, e dall'essere un balordo. Vedi, io non commetto e non commetter mai la minchioneria di sacrificare il mio interesse per aiutare chi non lo merita; ma mi vanto per altro di essere un galantuomo, perch i registri dell'amministrazione sono in perfetta regola, e stanno a far testimonianza del mio operato.... --Oh lo credo, lo credo, babbo mio!--esclam Giulio vivamente. --E allora abbi fede in tuo padre, e lascia gridare la gente. Scendi un po' dalle nuvole, e impara a conoscere il mondo nel quale devi vivere! Abbi fede in tuo padre, e cerca di aumentare sempre la roba tua; abbi fede in tuo padre, e pensa che il danaro se non tutto al mondo, per lo meno la base, il fondamento di tutto: della famiglia, della felicit, dell'onore, dell'amore.... S, anche dell'amore! E invece di fare quella faccia stranita, dovresti riflettere bene che anche la signorina Mary, con tutta la sua aristocrazia, non sposerebbe mai il figlio di un...--Pompeo s'interruppe subito prima di dire portinaio--di uno che si fatto da s, se non avesse forse la speranza, un giorno o l'altro, di poter marciare in carrozza! --Oh no, babbo! Non dire cos!--proruppe Giulio arrossendo, e con un lampo di collera negli occhi solitamente tanto miti e riguardosi.--Lasciami le mie illusioni, se sono tali! Le preferisco, le preferir sempre a tutte le tue ricchezze! --Bravo, marmotta! Cos finirai all'ospedale! --E non potrebbe illudersi invece chi crede che l'anima di tutto al mondo, della famiglia, dell'onore, dell'amore, della felicit non sia proprio altro che il danaro? In tal caso, illusioni per illusioni, preferisco le mie. Almeno, anche nel giorno del disinganno mi sentir superiore a coloro che mi avranno tradito, e avr il diritto di compiangerli! --Bravo! E questa bella consolazione ti dar da sfamarti! Ma dove, e da chi hai imparate tante minchionerie? Da tuo padre no di certo; dal maestro che t'ho dato nemmeno, perch lo Zodenigo se fa dei sonetti quando invitato a pranzo da Donna Lucrezia, nella vita pratica sa essere un uomo di proposito. Dunque?...--E il Barbar lo guardava fisso col desiderio di pigliarlo a scappellotti; ma poi, vedendo che il figliuolo, toccato sul vivo nel suo affetto per la Mary, si mostrava disposto a sfidare la sua collera, si contenne, non senza fatica, e mormor col risolino beffardo: --Ah, ah, non vuoi credere alla mia esperienza?... Non vuoi credere che il danaro sia tutto a questo mondo? L'onore, l'amore, la felicit, la famiglia? --No, no, no!--ripet Giulio con una violenza che lo fece diventar pallido. --Ma apri gli occhi, stupido! Guardati attorno, e vedrai se quanto ti dice tuo padre non verit sacrosanta!... L'onore? Ma chi ha perduto l'onore, uomo o donna, col danaro lo ritrover sempre; o per lo meno ritrover gli _onori_... che in fin de' conti sono la stessa cosa. Uno, per esempio, che abbia ru....--Pompeo, si arrest a mezzo, fe' sonare i ciondoli colle dita, e poi scelse un altro esempio.--Mettiamo una ragazza: non ha un soldo di dote e per eccesso di buon cuore, o d'inesperienza, mette al mondo un figliuolo: se dopo trova un uomo che la sposa proprio per amore, costui dichiarato un imbecille. Se la ragazza invece porta solo cinquantamila lire di dote, l'uomo che la sposa un uomo che si vende, ma scapita nella buona opinione assai meno dell'altro, e al suo paese lo faranno ancora consigliere comunale. Se la damigella, poniamo, avesse trecentomila lire: il marito sar giudicato un uomo serio, che sa combinare insieme una buona azione e il proprio interesse e, se vuole, lo faranno deputato.... Ma se poi la ragazza avesse mezzo milione, un milione!... allora, caro mio, la sposa subito e volentieri anche il cavalier _Boiardo_ (il Barbar non era mai esatto nei nomi storici) e l'aneddoto del cocchiere, del cavallerizzo, o del maestro di pianoforte, insomma del padre del marmocchio, diventa un si dice qualunque, a cui nessuno ha mai dato importanza, e che andr presto nel dimenticatoio! --Sar come tu dici: per altro non si devono confondere gli onori col vero onore. --Il vero onore? Benissimo... ma necessario aver quattrini per poterlo conservare. Certe case sono piene di donne alle quali mancato appena, in un dato momento, uno scudo o un fiorino, per poter vivere onorate. Le prigioni sono piene di ladri a cui forse in un giorno d'appetito, non mancarono altro che venti soldi o quaranta per restare galantuomini. Il mondo popolato di debitori ai quali non la buona volont che difetta, ma soltanto i _bezzetti_ (come direbbe Donna Lucrezia) per soddisfare onoratamente ai propri impegni! Questo per l'onore; in quanto poi alla famiglia, senza la cassa dei quattrini che la tiene raccolta, la vedrai subito dividersi, squagliarsi, e uno di qua, l'altro di l, andare in cerca di un altro focolare... perch il focolare domestico lo scrignetto, bambino mio! E poi, sta' attento, e vedrai: il babbo che ne tien la chiave? E i figliuoli sono amorosi anche se burbero e tiranno; rispettosi anche se un poco di buono. la moglie? Sta' sicuro che il marito... chiuder gli occhi! il marito? Avr ragione anche quando avr torto, e la moglie trover sempre la forza per sopportarlo!... In fine, a voler tacere il molto che ci sarebbe ancora da dire per provarti che io ragiono praticamente e che tu sei nel mondo della luna, ti mostrer, coi fatti alla mano, che il danaro, oltre a tutto il resto, oltre a essere la fonte d'ogni bene e d'ogni benefizio, d'ogni virt privata e pubblica, fa pure acquistare, di punto in bianco, anche i meriti patriottici. Ridi?--Guarda, tra gli altri, il conte Lanfranchi, che qui un nostro confinante. Nel _quarantotto_, ai primi segni della rivoluzione, scappato in Isvizzera; nel _cinquantasette_ ha dato alloggio all'imperatore e all'imperatrice d'Austria, quando son venuti in Lombardia; nel _cinquantanove_ e nel _sessanta_ stato a vedere, e quando finalmente fu costituito e riconosciuto il regno d'Italia, ha speso quarantamila lire per regalare al suo comune un bel monumentino che ricordasse i "martiri di Belfiore" e... e in seguito a ci stato inscritto fra i benemeriti della patria, e giustissimamente--concluse Pompeo con una sghignazzata--perch ne troverai molti che alla patria offrano il loro sangue, ma pochissimi che le regalino quarantamila lire!... -- un paradosso, babbo!--esclam Giulio che non poteva a meno di sorridere. --Che hai detto? Un para...? Che cosa? Non capisco!--rispose Pompeo; e sempre pi infervorato, sembrandogli di avere un po' scosso il figliuolo, e prendendolo per un braccio e trascinandolo verso la finestra, continu,--e a te che hai sempre in bocca Garibaldi e la Democrazia, ti aggiunger che il danaro la vera forza democratica dei tempi moderni. Vedi quel carro? vedi quelle casse?--e indic nel cortile la roba dei Collalto.--Ebbene, io un... uno che si fatto da s, mando i _feudatari_ fuori del castello!... I tuoi _socialisti_ non arriveranno mai a tanto!... --Allora ti risponder una cosa sola--balbett Giulio confuso, oppresso e spaventato da tutti quei discorsi--il danaro non sar mai per me la felicit.... No, mai! Vorrei essere povero per provarti che la signorina Mary mi ama per me... soltanto per me... e te lo giuro... sarei molto pi contento, pi felice....--Il povero ragazzo non pot pi reggere, e dette in un pianto dirotto. Il Barbar lo guard a lungo, crollando il capo, e mormor a mezza voce:--E io chi sa invece... che non riesca a far mutar l'odio in amore.--Poi aggiunse forte:--Del resto, se non sono un minchione, non sono nemmeno uno spietato. Potrai assicurare la Mary che il precipizio di questa partenza non sono stato io a volerlo. Anzi, ti dir di pi che non avrei mai avuto cuore di spingere i Collalto a un tale estremo. Sono loro che vogliono andarsene: la marchesa per la sua superbia, i suoi capricci... o per qualche altro fine occulto e non buono. Io non li mando via, ma non li posso nemmeno trattenere a forza. In ogni modo, vedi se non ho proprio il cuore di pasta frolla: quantunque insultato da quella gente, ho detto al mio avvocato di ricordarsi bene che voglio operar sempre da perfetto gentiluomo, come sono!... E il Barbar fe' nuovamente sonare i ciondoli, gonfiandosi tutto a questa parola: _gentiluomo_. XIII. "_Al signor Andrea Martinengo, Capitano d'artiglieria, 8 reggimento, 2 Corpo d'armata._ "Ferrara per la Msola. "Non le posso scrivere altro che due righe sole e molto in fretta per mandarle, come le ho promesso, il mio indirizzo. Siamo arrivati ieri (ma son gi stata alla posta e _sono contenta_) e il quartierino che abbiamo preso in affitto ancora sossopra e _orribile_ a vedersi con quell'aria antipatica e insopportabilmente borghese delle camere ammobiliate! Ma per altro vicino alla spiaggia, e la vista stupenda. In due o tre giorni spero ridurlo bene. Il salotto ha poi un piccolo terrazzo, e quando lo avr assettato a modo mio con tutti i ritratti che ho portato da Villagardiana, e con tutti i miei _bibelots_ (non ricordo come si dice in italiano) sar grazioso assai. "Povera Villagardiana!... Non la rivedr pi!... "Certo, non potrebbe figurarsi in che stato mi trovo in questi giorni. Tutta sossopra anch'io, come il mio quartierino, ma non mi sar tanto facile di assettarmi. Io stessa non mi riconosco pi; sono un'altra donna. La marchesa di Collalto sparita: non rimasta che la povera Angelica.... La _sua_ Angelica... (sempre--_sempre_--finch vorr lei!). Anche in mezzo allo sbalordimento, ci che mi agita e mi preoccupa di pi sono le notizie della guerra; e non mi lasciano quasi n il tempo, n la testa da pensare a tutto il resto. Mi sento come intronata....--E poi tutto successo in un modo cos improvviso e precipitoso, che mi par ancora di sognare. Ricordo solamente che quando partimmo da Villagardiana piangevano tutti.... La moglie e la figlia del fattore, parevano poi come matte: io ho voluto che mi abbracciassero, povere donne! Il giardiniere, si figuri, non stato buono di dirmi nemmeno una parola... ma mi ha riempita tutta la carrozza di fiori...--i miei fiori di Villagardiana!--e ha detto alla Mary che voleva licenziarsi, perch senza i suoi padroni non avrebbe pi potuto vedersi in que' luoghi. "Quanto a me, se le dicessi... devo proprio dirle tutto, Andrea? Se le dicessi che... strano... ma tutti questi cambiamenti, non mi hanno fatto il senso che dovevano farmi. Non so perch, ma tante sventure mi hanno resa pi tranquilla, per un altro verso. In fine si ha il _diritto di vivere_!... Non vero, Andrea?... E poi posso piangere liberamente; posso essere triste; non devo fingere un'allegria che non provo, una tranquillit che non ho. E questo gi un bene, _un gran bene_, che non sapevo di trovare nel mio nuovo stato. Tutti credono che io sia malinconica e nervosa per una ragione sola; ma invece... ce n' un'altra.... Un'altra che....--Tanto se non l'indovina, Andrea, proprio inutile che le dica di pi. "Oggi per altro, sono assai pi calma. Ho letto i giornali (pensi, Andrea, che cosa sono giunta a fare!) e dicono che forse da noi non ci sar nemmeno la guerra, perch l'Austria abbandoner il Veneto, volendo concentrare tutte le sue forze contro la Prussia. Sar vero, mio Dio?... intanto questa speranza mi fa essere quasi contenta. Vedendomi un po' serena, mi dicono che sono una _donna forte_. Sono i primi complimenti che ricevo; e mi hanno fatto diventar rossa rossa, perch proprio non li merito!... "Com' bella Santa Margherita Ligure, e come mi fa piacere ch'ella ci sia stato! Cos, _mi pu vedere_, non vero, a Santa Margherita Ligure? Mi vede alla _Cascatella_, allo _scoglio della Immacolata_, a _Villa Tarsia_?...--Com' bella _Villa Tarsia_! "Mi dica per altro se a Santa Margherita c' stato _solo_. Si ricordi che _voglio_ saperlo. E poi questo soggiorno mi piace anche perch non si vedono tutti quegli inglesi, uggiosi e antipatici, tutti colla stessa faccia di cartapesta, che guastano tanto la bellezza di San Remo e di Nizza riducendo quella riviera come un gran giardino d'htel; gente intenta, che consulta il _Baedecker_ anche per guardare il tramonto, o il levar del sole! "Vedesse... ma gi li ha veduti, e non vero che sono meravigliosi i tramonti di questi paesi?...--Avesse visto ieri sera che cosa stato di bello!...--Bello per me, perch appunto non era quello che si usa dire un _bel tramonto_. Ma mi piaceva di pi! Mi piaceva tanto!... Il cielo aveva una striscia... ma proprio come un bel nastro d'oro; il resto tutto _bleu_ cupo. Il mare nero, furioso; e sulla spiaggia un branco di pecore, che correvano spaventate!... Ho pensato che sarebbe piaciuto molto anche a lei. Io non posso descriverlo e poi... ho sempre paura di scrivere sciocchezze (e loro signori delle armi dotte, devono essere un pochino pedanti), ma mi ha fatto _tanto, tanto_ pensare!...--Ci sono anche gli ulivi. Gli ulivi come a Villagardiana! (E la _Casina delle Romilie_, si rammenta?) A me piacciono tanto gli ulivi: sembrano figure vive. Che contrasto fra quei tronchi enormi, contorti, tormentati in mille guise, straziati, si direbbe, dal dolore, e quelle foglioline pallide e gentili! "Ed io guardando il mare, il cielo, i miei fiori di Villagardiana (sono ancora belli: si conservano belli, poveri fiori, per farmi l'ultima festa) sento un nome salirmi dal cuore alle labbra, e riempirmi gli occhi di lacrime. Lacrime non pi di dolore, ma di tenerezza, di beatitudine: Andrea, Andrea. "Quante volte, in un giorno, dir _Andrea_? pi forte di me... e quando guardo il mare, il cielo, i miei poveri fiori devo dire... no, non dico Andrea, ma mi esce dall'anima inconsapevole, come un sospiro. "Sa? Vuol ridere? Le prime volte che scrivevo _Andrea_, mi sentivo diventar rossa rossa.... Ma adesso non mi succede pi: Andrea, Andrea, Andrea, Andrea! "Stefanuccio stato molto buono in questi giorni. Qui poi ha trovato altri ragazzi coi quali ha subito fatto amicizia; e si mostra molto meno salvatico che a Villagardiana. Io ho ricominciato oggi stesso le mie lezioni. Lo fo leggere, e gl'insegno a scrivere. E, guardi combinazione: la lettera che scrive meglio l'_A_ grande. Ma sar perch la prima dell'alfabeto... la prima che ha imparata, non vero? "Adesso bisogna proprio che finisca: gi tardi; o mi chiamano gi, alla spiaggia. Poi bisogner trovar il modo di correre alla posta!... qui vicino. Che vergogna ieri, quando ci sono andata a prendere la sua lettera. Era la prima volta, pensi, che andavo alla posta! Tremavo tutta!... devo essere diventata di mille colori.... Non ho avuto il coraggio di dire il mio nome; ho mostrato il biglietto di visita. Ma una donna qui che dispensa le lettere (una donnina giovane, con una bella faccia da buona) e ci mi ha dato coraggio. Poi, c'era la sua lettera (l'ho veduta subito nella casellina!) e non ho pensato pi ad altro.--Com' stato buono di scrivermi! Cos ho cominciato la mia vita a Santa Margherita con lei.... La prima lettera ricevuta qui stata la sua: la prima scritta da me questa... per lei. "Bisogna proprio che finisca. Le scriver pi spesso che potr... sempre!... Il pi difficile sar l'uscire per impostare le lettere, e per andarle a prendere. Sapesse che diplomazia mi ci vuole, per uscir sola! "Sempre Andrea, _sempre_." "Riapro la lettera, perch avevo dimenticato l'indirizzo. Per ora, scriva sempre al mio nome, ferma in posta. Ma mi scriva almeno tutti i giorni, e pi a lungo. L'ultima lettera era di cinque pagine sole, e scrive cos largo che bastano due parole per riempire una riga! "Io non posso _vederlo lei_ alla Msola; sapesse come mi rincresce di non esserci mai stata!... Dev'essere un bel posto, per altro. cos un bel nome: _la Msola_! E poi... non so figurarmi che possa esser brutto un paese dov' lei!... "Bisogna che finisca. Sempre! Sempre! "Mi dica il nome dei suoi cavalli, e che cosa fa la sera alla Msola. Si ricordi che voglio saperlo!" XIV. Nel frattempo la ditta _Micotti e Compagno_ aveva subto una leggiera modificazione nel titolo: si chiamava adesso _Micotti e figlio_. E mentre il buon Giulietto, il figlio del signor Barbar, era sempre tenuto allo scuro di tutti gli affari, Beppe Micotti invece, il figlio della ditta, cominciava a diventare, ancora giovanissimo, il _factotum_ del principale. Il signor Pompeo lo chiamava spesso a Villagardiana, a preferenza dello Sbornia; lo mandava in giro per commissioni delicate, e oltre a valersi dell'opera sua, certe volte ne ascoltava anche il parere, cosa che con lo Sbornia non gli era mai accaduta. Insomma, in genere di imbrogli e bricconate, Beppe Micotti pareva proprio un piccolo portento; e appunto, come i geni, si era rivelato di colpo. Espulso dall'_Istituto Tecnico_, dove rubava i libri dei compagni (e per innata passione al commercio, andava a rivenderli dal tabaccaio), il signor Barbar non sapeva pi in casa che diavolo farne. Fra le tante, pens di impiegarlo in Ragioneria, dopo aver ordinato allo Sbornia di picchiarlo ben bene, in via premonitoria. Ma subito, negli affari, il giovane Micotti manifest un ardore di cui non avea dato nessuna prova a scuola; e in pochi mesi acquist importanza presso il padrino che lo istruiva e lo guidava, non senza ripetergli di tratto in tratto che non doveva ingrassare mangiando il pane a ufo, come facevano suo padre e sua madre. Lo Sbornia, sempre maltrattato dal principale, tranne in quei pochi giorni di gloria goduti nel _cinquantanove_ e nel _sessanta_, dacch poi il figliuolo era entrato nell'amministrazione della ditta era stato messo affatto da parte, colla patente di bestione rimbambito. --L'ho giubilato--diceva il signor Pompeo.--Adesso non ha proprio pi altro da pensare, che a ubriacarsi e far l'Italia. Se non che, bandito dagli affari, lo Sbornia era stato subito preso dalla moglie, e rimesso nelle sue antiche attribuzioni di facchino e di sguattero. La florida signora Veronica, alla quale col crescere degli anni erano cresciuti anche i baffetti e ogni altra cosa, non gli parlava quasi mai altro che a cenni, e quando lo vedeva insonnolito digerire l'acquavite insieme all'amarezza di non essere pi adoperato dal principale, lo faceva muovere coi pugni e gli spintoni. La signora Veronica aveva sempre disprezzato il marito guardandolo di mal occhio; ma adesso, poich il poveraccio era stato abbandonato dal signor Barbar, non lo poteva pi soffrire. Tutte le sue tenerezze erano per Beppe, che amava ciecamente fino all'idolatria, obbligando lo Sbornia a servirlo in tutto come un padrone. Se per caso le succedeva col marito di nominare il figliuolo, essa non diceva mai "il nostro Beppe," ma "il _mio_ Beppe," e con una cert'aria che pareva un'ammonizione. Bisognava vederla la signora Veronica quando ammirava il figliuolo tutto lustro negli abiti smessi del padrino, che gli stavano a pennello! Aveva le lacrime agli occhi e avrebbe voluto mangiarselo dai baci, se non fosse stata trattenuta dalla paura di sciuparlo e anche da una certa soggezione. Bisognava vederla quando si trovava presso il suo Beppe, mentre questi parlava d'affari serio serio, colla faccetta da vecchio mariuolo!... Allora pareva si gonfiasse per la superbia; camminava dondolandosi fiera, colle mani sui fianchi, e faceva cenno allo Sbornia di correre a spazzolargli l'abito, o a lustrargli le scarpe. In quanto a Beppe Micotti, egli rimaneva indifferente a quella grande tenerezza della _veggia_. Che il desinare fosse pronto all'ora fissata; che la sua roba fosse sempre ben in ordine, e che non mancassero i bottoni alle camicie: ecco tutto quanto gli premeva, e domandava all'affetto materno. E nemmeno col genitore usava molti complimenti: non si degnava mai di guardarlo in faccia; non gli parlava altro che per dargli ordini o per strapazzarlo; gli faceva portar l'acqua, spazzare lo studio, e se sbagliava in qualche commissione gli dava dell'addormentato e della bestia. Solamente, ricordandosi gli scappellotti ricevuti in passato, lo teneva in una certa considerazione per la sua forza muscolare, e non essendo di natura molto coraggioso, si faceva accompagnare dal vecc quando si metteva in viaggio con somme di danaro; e fu pure in sua compagnia che and la prima volta a Villagardiana a eseguire gli ordini del _sciur_, com'egli chiamava il Barbar. Partiti i Collalto, il signor Pompeo era ritornato stabilmente a Milano, e ci per due ragioni: perch a Villagardiana, cos disabitata e vuota, non ci si poteva pi vedere, e perch i contadini avevano minacciato di volergli fare la festa. In fatti c'era gran fermento a Villagardiana contro il nuovo padrone. Quelle famiglie di coloni e di piccoli fittaiuoli che, di padre in figlio, si trovavano gi da vari secoli alle dipendenze dei Collalto o dei Castelnovo, odiavano e mormoravano contro il signor Pompeo, quel _forestiere_ ladro e assassino, che aveva traditi e spogliati i buoni signori, non vergognandosi nemmeno di cacciarli dai loro antichi possessi. "Ma una volta o l'altra--dicevano fra loro--con una buona schioppettata faremo le vendette del Marchese!" Poi, oltre a questo sentimento naturale, oltre alla vecchia ruggine che nutrivano contro il Barbar per le taccagnerie che aveva fatte appena assunta l'azienda dello stabile in societ coi Collalto, erano tutti sossopra temendo le innovazioni, che certo avrebbe voluto introdurre per intascar pi quattrini, adesso che era solo a comandare. E i contadini si riferivano a vicenda, spaventati, le spilorcerie e le angherie commesse dal medesimo signor Pompeo a Panigale, dove la gente gli aveva affibbiato il soprannome di _mercante di pellagra_. Pompeo Barbar non aveva amore all'agricoltura. Egli voleva solo cavare dalla terra, come dagli uomini, il maggiore interesse possibile. "E siccome la terra" diceva lui, uso a guadagnare in altre operazioni il cento per cento, "era ladra e mangiava pi quattrini che non rendesse", cos per rifarsi, almeno in parte, faceva digiunare chi la lavorava. Povera gente! Per una fetta di polenta cattiva, innaffiata con acqua il pi delle volte corrotta, doveva ammazzarsi sotto la sferza del sole, fra i miasmi delle risaie, lavorando giornate eterne, che cominciavano alle due, alle tre del mattino, e non terminavano che alle sei o alle sette della sera!... E non mai un momento di ristoro; non mai il conforto d'un bicchier di vino! Que' contadini magri, gialli, sfiniti battevano i denti per la febbre e morivano di pellagra; ma per il grosso debito che avevano col padrone, non erano pi liberi di lasciare il suo servizio, se non per essere portati al cimitero o allo spedale. E per gli affamati il lunario segnava sempre cattivo tempo. --Da noi tempesta ogni anno!--mormoravano cupamente. In fatti se l'annata era stata prospera, il padrone sequestrava tutto il raccolto per rimborsarsi del suo credito; se invece era stata cattiva, infuriava contro i contadini, come se fossero loro che potevano far la pioggia o il sereno, e rinfacciava loro il misero sacco di polenta che doveva ancora anticipare. Ma poi, se per avventura uno dei coloni spinto dall'estremo bisogno si arrischiava di chiedere al signor Barbar un qualche piccolo restauro alla casuccia (erano tutte catapecchie in rovina, umide e malsane), allora cascava il mondo addirittura, e Pompeo si metteva a smaniare e a gridare in mezzo alla corte: "che tutte quelle bocche non avevano n coscienza, n discrezione!... Erano i villani che gli divoravano il patrimonio, e poi pretendevano ancora di essere alloggiati come principi!" "Guai se fossi stato tanto minchione da appagare una sola di quelle ridicole pretensioni!" diceva poi il Barbar con Don Rosario, il cappellano di Panigale. "In tal caso i bisogni si sarebbero moltiplicati all'infinito. I villani erano per natura avidi, furbi e viziosi. A lasciar fare a loro, avrebbero levata anche la pelle al povero padrone!" Don Rosario approvava sempre e subito quanto diceva il signor Barbar, da cui riscoteva le prebende, curvandosi come di scatto a mezza vita, con una mossa sussultoria, accompagnata da una risatina acuta e squillante, che pareva il _chicchirich_ d'un galletto. Era costui un pretino giovane e paffutello, con certi polpacci che avrebbero fatta la fortuna di una ballerina, e che solo pareva delegato a essere il rappresentante della buona digestione presso quel popolo di affamati. Fuorch nell'inverno, si vedeva sempre, roseo e saltellante, passeggiar per la Cura in pantofole, senza il nicchio, e coll'ombrellino di tela bianca foderato di verde. Ma del rimanente poteva vantarsi, e si vantava in fatti, di far sempre il suo dovere. Se qualcuno stava per crepare, non rifiutava mai di andarlo a benedire, magari di notte; e le domeniche e le altre feste, sebbene non obbligato, faceva anche un po' di predica prima dell'Elevazione. Era di solito un sermoncino in cui raccomandava l'amore al lavoro, l'obbedienza e la fedelt al padrone; e finiva esortando que' cenciosi all'elemosina (spillava loro anche il quattrinello!), assicurandoli che la vita terrena non era altro che passaggio e preparazione alla vita celeste, e che per ci coloro "che pi tribolavano _di qua_, dovevano consolarsi perch il Signore li avrebbe fatti pi contenti _di l_." Il Barbar, quando capitava a Panigale, era sempre arrabbiato. Di solito non si fermava mai pi di un giorno, ma per tutto quel giorno non faceva altro che gridare, minacciare, strapazzare. I contadini cominciavano a spaventarsi appena scorgevano la sua carrozza, e correvano inquieti e sbigottiti a darsene l'annunzio: --_El padrun!... El padrun!... Guarda, guarda che vegn el padrun!_ Ma poi se il Barbar si fermava anche a pranzo a Panigale, invitava sempre Don Rosario a tenergli compagnia: e allora dinanzi alla zuppiera fumante cominciava a calmarsi, e alle frutta diventava umanitario, e avvicinando al cappellano la bottiglia di Barolo stravecchio, si metteva a predicare contro i _radicali_ e i liberi pensatori che volevano spingere il mondo a fare un salto nel buio:--Sono matti; matti da legare! --Senza testa.... --E senza cuore. Don Rosario; senza cuore! Quando avranno tolto alla povera gente anche quell'ultimo briciolo di fede.... --In un avvenire migliore...--interrompeva il cappellano bevendo adagio, a centellini, e schioccando le labbra. --....che conforto, domando io, rester loro? --Mah! --Mah!... E chi allora potr pi governarli? Tenerli sotto? Farli lavorare? Dovremo spendere di tasca nostra e rovinarci per mantenerli in prigione a non far niente! --Guai, guai! Grossi guai!--rispondeva Don Rosario sospirando; e a sua volta avvicinava adagio adagio al Barbar la bottiglia polverosa, toccandola con rispetto e guardandola con ammirazione. --Per me, dico la verit--continuava il signor Pompeo, diventando sempre pi espansivo--dico la verit, quando sono stato cos balordo da infognare i danari miei in terreni, che a stento rendono il tre, il quattro per cento, e ho comperato Panigale, ho levato molti abusi, ho introdotte grandi economie nell'amministrazione, ma il cappellano, il medico e il veterinario non li ho voluti toccare! Allora cominciava Don Rosario a dir le lodi del buon cuore e della filantropia veramente cristiana e illuminata del signor Barbar, il quale godendosi gli elogi fatti a fin di tavola, quando appunto l'uomo, come il coccodrillo, pi facile a intenerirsi, si sentiva quasi commosso, e persuadendosi di essere proprio un padrone umano e caritatevole, vuotava a poco a poco un'altra bottiglia nel bicchiere di Don Rosario e nel suo, lamentandosi perch in paese lo chiamavano _mercante di pellagra_! Don Rosario non sospirava pi, ma soffiava, e stentando a tener aperti gli occhi (era solito a schiacciare un sonnellino durante il chilo) lo ammoniva che "non bisognava aspettarsi dagli uomini il compenso delle nostre buone azioni, ma dal Signore che le notava incancellabilmente sul suo gran registro del dare e dell'avere!" --Sicuro!--concludeva il Barbar, cominciando pure a sonnecchiare, mentre il caff si raffreddava:-- sempre stato il mio destino quello di seminare benefici e raccogliere ingratitudine! Ma appunto a Villagardiana non ne volevano sapere dei benefici del signor Pompeo. Dopo la rottura avvenuta coi Collalto, egli era diventato di giorno in giorno pi aspro, pi cattivo, e sempre pi tirchio. Ormai che gli era fallito anche il bel disegno per entrare e spingersi nel gran mondo, non cercava pi tanto nemmeno di salvare le apparenze. Aveva messo tutti i suoi pensieri, tutta la sua volont, tutto il suo cuore negli affari, soltanto negli affari, e con una foga da disperato. "Aveva perduta la partita?... Ebbene col danaro, con molto danaro avrebbe preso la rivincita!... Che importavano i mezzi?... Era il fine che voleva, che dovea raggiungere." Pareva sentisse insieme colla smania e colla febbre di far quattrini, anche un senso strano di rabbia e di odio contro tutto il genere umano; pareva ch'egli godesse nel danaro che ammucchiava, oltre al piacere di averlo per s, anche il gusto di averlo tolto agli altri. Le persone ammodo lo scansavano, mormorando ch'egli era un disonesto?... Ebbene, lui se ne vendicava con un'alzata di spalle, e rispondendo, col solito ghignetto, ch'erano "una folla di spiantati e di pitocchi!" "E la marchesa di Collalto?... Ah, ah! non era stata detta ancora l'ultima parola! Chi sa, chi sa che un giorno o l'altro non avesse trovato anche la biondina in fondo a un sacco di marenghi!" Pompeo Barbar aveva finito per sentire antipatia e dispetto contro Villagardiana. Borbottava sempre che l'aveva pagata troppo cara, che gli rendeva pochissimo, e intanto cercava tutti gli espedienti per cavarne il maggior frutto possibile. Sotto i Collalto, i fondi erano in parte affittati e in parte dati a mezzeria; invece il signor Pompeo trov pi utile di tener tutto il fondo a mano. Ma un tale cambiamento nell'amministrazione importava grandi spese, e lui non voleva saperne. Allora ide e fece il suo piccolo colpo di stato: apr il librone dov'eran notati i debiti dei contadini, e intim loro, su' due piedi, di saldare le partite: era un procedere nuovo e disumano; tutta quella povera gente che da un momento all'altro si vedeva ridotta in miseria, gridava disperata, invocando piet; ma non ci fu rimedio. Il padrone, sordo alle preghiere e alle lacrime, sequestr ai fittaiuoli e ai mezzadri il bestiame, gli attrezzi agricoli, tutte insomma le stime _vive e morte_, e cos ebbe quanto gli occorreva per i suoi disegni senza sottomettersi a nuove spese. Una sera per altro che se ne ritornava a Brescia in carrozza fu preso a sassate mentre passava sotto il _Monte del Corno_, e se non lo accopparono dovette proprio esserne grato alle buone gambe dei cavalli e al suo cocchiere. In seguito a questa piccola dimostrazioncella il Barbar rimase parecchio tempo senza lasciarsi vedere a Villagardiana: mandava in vece sua Beppe Micotti, il quale appunto vi capit la prima volta in compagnia del _vecc_; ma dopo vi and anche solo, tranquillamente. Appena arrivato s'era messo a dire del _sciur_ roba da chiodi. " un cane senza cuore! Gli s'attaglia benone quel nomaccio di _mercante di pellagra_!... Lo avevano pigliato a sassate? Bravissimi; meritava di peggio. Anche loro due," e con un cenno del capo indicava lo Sbornia, che senza parlare e senza ascoltare stava intontito a guardar le rondini che volavano stridendo intorno ai nidi del porticato, "anche loro due ne dovevano sopportare di tutti i colori; ma non c'era cristi: gli eran caduti nelle mani e bisognava piegare il collo! Cos, per altro, non la poteva durare. Doveva venire il giorno del _redderationem_.... Oh, se doveva venire!" E in tal modo, dopo aver lusingato quella buona gente e essersi fatto un po' compassionare, Beppe Micotti eseguiva gli ordini ricevuti senza correre alcun rischio, nemmeno ripassando sotto il _Monte del Corno_. Ma poi, oltre a questi, egli aveva cominciato a rendere al padrino altri servigi pi importanti assai. In quel frattempo la ditta _Micotti e figlio_ aveva assunto in appalto la doppia fornitura delle scarpe e dei fucili per il corpo dei Volontari, e Beppe Micotti, istruito in proposito dal Barbar, che viaggiava continuamente da Milano a Brescia per tenerlo d'occhio, si comportava in modo di non far perdere alla ditta la bella fama che si era gi guadagnata in simili imprese durante la guerra del cinquantanove. Tuttavia il signor Barbar, quantunque avesse fatto concorrere i Micotti a quell'appalto, ce l'aveva sempre con Garibaldi e i Garibaldini. Brontolava, sogghignando, che "l'eroe dei due mondi" non era altro che un ciarlatano e un falso democratico, dominato dalla pi sfrenata ambizione; un orgoglioso che non voleva sottomettersi a nessuno, e che avrebbe anche disfatta l'Italia, che costava a tutti tanti sacrifici, per la smania di mettersi a fare il dittatore!... Se non fosse stato pi superbo di Lucifero, doveva contentarsi, come il Cialdini, di ottenere il comando d'un corpo dell'esercito regolare, senza accrescere le difficolt al povero Lamarmora, e senza portare un nuovo colpo alle nostre finanze. Per il Barbar l'esercito dei Volontari aveva questo solo di buono: in que' giorni difficili liberava il paese dai matti e dalla canaglia: c'eran tutti con Garibaldi! Ma il guaio serio sarebbe stato al ritorno delle bande indisciplinate e armate di tutto punto!...--Chi sa, che cosa andava a succedere!...--E forse fu per ragioni di prudenza, che i fucili forniti ai Garibaldini dalla ditta _Micotti e figlio_ non eran altro che ferravecchi. Pure, ad onta dello sue ire e de' suoi timori, Pompeo Barbar fu molto contento quando seppe che suo figlio, il buon Giulietto, era partito improvvisamente da Milano, senza dir nulla nemmeno alla Mary, per raggiungere a Sarnico un reggimento di Garibaldini. --Bene, benone!--pensava il Barbar, rosicchiandosi le unghie.--Bene, benone! Non si sa mai che cosa debba accadere nella vita, e un giorno o l'altro mi pu essere utile anche di avere un eroe in famiglia. Questo prova intanto che ho educato mio figlio con buoni principii.... E... se per caso tornasse al mondo _Don Miao_.... E poi intanto che il ragazzo a Sarnico, e quando, dopo, sar andato in Tirolo, io avr sempre una scusa eccellente per rimanere a Brescia a tener d'occhio gli affari miei. "Non ci sono gi" potr dire "perch abbia interessi colla ditta Micotti, ma perch voglio essere vicino il pi possibile a mio figlio.... al mio unico figlio, per bacco!" Intanto Garibaldi era arrivato a Genova da Caprera, e da Genova correva dritto a Como, a Lecco, a Bergamo a passarvi la prima rivista dei suoi Volontari, seguto dappertutto dai voti degli uomini liberi e dalle speranze degli oppressi... e anche dai brontolamenti del signor Pompeo. L'entusiasmo ognor crescente per Garibaldi lo infastidiva e lo irritava sempre pi: finiva coll'odiarlo quell'uomo che aveva l'amore di tutto un popolo, l'ammirazione di tutto il mondo. Il Barbar, dopo la speranza di un grosso guadagno sulle forniture, due altre ne aveva riposte nella guerra; e cio che Andrea Martinengo ricevesse una palla nello stomaco (magari una palla di cannone) e che a Garibaldi toccasse la peggio. La morte del Martinengo lo avrebbe reso felice; la sconfitta "dell'eroe dei due mondi" gli avrebbe ridato il buon umore. "Era tempo di finirla con quella mascherata delle camicie rosse!" E la sera in cui Garibaldi appunto era aspettato a Brescia, dove teneva il suo quartier generale, il Barbar rimase solo solo e imbronciato in un cantuccio del _Caff del Duomo_. La grande sala, sempre affollata e risonante pel frastuono allegro delle voci e il continuo via vai della gente, quella sera era vuota e deserta: tutti erano alla stazione; tutti erano andati incontro a Garibaldi. Pompeo borbottava:--Gl'Inglesi hanno ragione da vendere, quando ci chiamano la carnival nassion! Con una guerra terribile alle spalle, non si pensa ad altro che alle feste e alle luminarie. Matti; matti da legare! Ma cos solo si annoiava. Sbadigli, fece alcuni conticini, col lapis, sul tavolino di marmo, poi pens ch'era meglio andare a dormire, e chiam, per pagare, il cameriere. Questi si faceva attendere: approfittando dell'occasione s'era ritirato anch'esso in un altro cantuccio, e faceva un sonnellino. --Crist'... oforo!--grid Pompeo, battendo stizzito sul tavolino, colla ghiera del bastone.--Sono andati con Garibaldi anche i camerieri?!... Tommaso, il buon Tommaso del _Caff del Duomo_, si svegli allora tranquillamente, si avvicin bel bello, e fissando il _cabar_, cominci a fare il conto ad alta voce colla sua solita cantilena: --_Venticinque_ del caff; _cinquanta_ del cognac; _trenta_ del _scifone_: uno e cinque per _servirlaa_! Pompeo butt una lira e due soldi sul vassoio. --Grazie al _signoree_! Ma il buon Tommaso, svegliato del tutto oramai, desiderava fare un po' di conversazione; e per mentre con una mano teneva sollevato il vassoio e coll'altra, servendosi di uno strofinaccio, asciugava il tavolino, domand sorridendo:--Il signore rimasto solo stasera? Il Barbar non rispose. --Tutta Brescia--continu l'altro senza scomporsi-- alla stazione per veder Garibaldi. Ci sar in moto, dicono, un ventimila persone!... Ed io sono inchiodato qua dentro, cane d'un mestiere!... Lei per, che ci poteva andare, com'ha fatto a star fermo? Il Barbar guard il cameriere di traverso, cogli occhiettini loschi, rispondendo sgarbatamente: --Io non sono n uno spensierato, n un matto! Il buon Tommaso ritto, sempre col vassoio in mano, fiss alla sua volta l'avventore, ma con un'aria sospetta e punto benevola. --Io penso al mio povero figliuolo--continu Pompeo sospirando--e non ho volont di divertirmi. --Il signore ha un figliuolo con Garibaldi?--domand premurosamente il cameriere. --Gi; con Garibaldi. Un figlio unico. --Unico? --Unico e solo!--Cos dicendo il signor Pompeo cerc un piccolo medaglione fra il mazzetto di ciondoli, lo apr, e mostr al cameriere il ritratto di Giulio Barbar, vestito da Garibaldino.--Deve arrivare a Brescia domani o doman l'altro, e ci son venuto apposta per vederlo, e per essergli pi vicino! Il buon Tommaso che aveva guardato il ritratto, tornava a guardare il Barbar, ma con un'espressione di simpatia. --Non ho altro che lui al mondo!... Mia moglie, poveretta--continu Pompeo, che aveva notato il cambiamento-- morta nel _quarantanove_, sicuro; in seguito allo spavento di quella notte terribile in cui erano venuti i Tedeschi in casa nostra per...--ci pens un poco, e poi gli scapp detto--per condurmi al patibolo!--E a questo punto come se avesse paura di lasciarsi vincere dalla commozione di quei ricordi, si alz bruscamente, esclamando forte nell'andarsene:--Buona sera! --Buona sera, signore!--rispose il cameriere, assai rispettosamente, e senza la solita cantilena. Appena uscito dal _Caff del Duomo_, Pompeo Barbar era l l per sentirsi commosso; aveva finito col crederci un po' a quanto aveva raccontato. Ma poi, giunto che fu sotto i portici, la lunga fila di portici che attraversa il cuore della citt da _Piazza Vecchia_ al _Corso del Teatro_, cominci di nuovo a brontolare storpiando le parole:--_Carnival nassion! Carnival nassion!_ I portici erano pieni di gente di ogni et, di ogni condizione. Signore e donne in capelli, uomini del popolo e ragazzi scamiciati; e tutti si avviavano in festa verso il _Corso del Teatro_, animati tutti da uno stesso pensiero, Garibaldi; tutti con una sola parola sulle labbra, Garibaldi; tutti con un'ansia sola nel cuore, vedere Garibaldi! Il Generale doveva essere arrivato, e il suo quartiere era stato fissato all'_Albergo d'Italia_, in faccia ai portici del Teatro; poco lungi dall'_Albergo del Gambero_, dove aveva preso alloggio Pompeo Barbar. Questi per schivare l'ingombro della gente affrett il passo: voleva ritornare all'albergo colle costole sane!... Pure, non ci fu verso; arrivato in fondo ai portici dovette fermarsi. Tutto il Corso era pieno, stipato dalla folla che chiudeva gli sbocchi come una muraglia, e che gridava acclamando ad ogni ripresa dell'_Inno di Garibaldi_, continuamente ripetuto da una banda ormai fiacca e stonata. Quei mille e mille occhi volevano rivedere Garibaldi al balcone dell'Albergo; quei mille e mille cuori volevano infiammarsi ancora alla sua voce, alla sua parola; volevano sentire dalla bocca stessa dell'Eroe la promessa della vittoria. --Adesso per Garibaldi non mi pi permesso di andar a dormire!--borbott Pompeo sbuffando.--E poi lo chiamano il campione della libert! Ma aveva un bell'agitarsi: non riusciva a sbucare. --Ecco la libert che abbiamo guadagnata!... Evviva la libert! Pure anche Pompeo, senza avvedersene, rimase attratto dalla commovente imponenza del nuovo spettacolo, e sempre brontolando si avvi passo passo, con un muso lungo un braccio, verso l'_Albergo d'Italia_. "Poich si trovava l, e non era possibile di andar a dormire, voleva vederlo anche lui, questo Garibaldi!" Camminava sempre sotto il portico e contro il muro per schivare la gente che guardava di mal occhio, quando a un tratto esclam: --Ah, ah, lo Sbornia! Stasera ne avr bevuti dei bicchierini alla salute del Dittatore! Lo Sbornia era vestito da volontario. Adesso che c'era l'aiuto di Beppe Micotti aveva potuto arruolarsi senza che gli toccassero prediche. Appoggiato a una delle colonne dei portici, cogli occhi intenti verso il terrazzo dove da un momento all'altro sarebbe apparso Garibaldi, stava immobile e muto come una cariatide. Pompeo gli si avvicin battendogli sopra una spalla. L'altro si volt lentamente, ma poi riconosciuto il padrone si rizz subito toccandosi il berretto. In quel punto, da tutta la folla, usc un immenso evviva, un tuono, un uragano di evviva. Il vecchio volontario non pens pi al principale; lo dimentic affatto, e agitando il berretto verso il terrazzo, mormor colla voce cupa e rauca:--Viva il Generale! --Taci, ubriaco!--grugn piano Pompeo; ma intanto anche lui dovette alzare il capo e guardare Garibaldi. In un attimo in tutta quella moltitudine rumoreggiante non ci fu pi un grido, una parola, una voce: Garibaldi cominciava a parlare. --Non si capisce niente!--borbott Pompeo, stringendosi addosso allo Sbornia. Invece la voce dell'Eroe, limpida e squillante, si diffondeva chiara nello spazio: le sue parole erano un saluto di amore, un inno alla libert, una promessa di vittoria. La folla, delirante, rispose ancora con un grido solo, ma in cui c'era la voce e il cuore di tutti:--Viva Garibaldi! I petti balzarono; parve tremassero le case alte sotto il cielo stellato. Garibaldi salut sorridendo: biondo, come la leggenda cristiana immagin il Nazzareno; sfolgorante nella camicia rossa, rischiarato dalla luce fantastica delle torce a vento, non era pi un uomo, ma una apparizione, un mito. Era il simbolo della patria, era l'incarnazione della gloria. Pompeo, soggiogato, drizz un'altra volta gli occhiettini miopi verso il terrazzo; ma il fremito della folla non penetrava in lui. Egli era solo in mezzo a quel mare di gente. Pure un senso di sconforto e quasi di avvilimento si era fatto strada nell'animo suo. Sentiva, capiva per la prima volta che vi era al mondo qualche cosa di pi potente, di pi grande del danaro; qualche cosa superiore alla sua intelligenza e al suo cuore; qualche cosa di alto, di ben alto; a cui montando in piedi su tutti i suoi milioni, non avrebbe mai potuto avvicinarsi d'un punto. --Ecco--pensava--se potessi anch'io avere una folla a' miei piedi, e farmi battere le mani, e gridare evviva!... Allora, chi sa, anche quell'orgogliosa che adesso mi disprezza, avrebbe per me un po' d'ammirazione... e... forse forse.... Ma fu un baleno. L'immagine della marchesa Angelica vinse subito il senso di abbattimento da cui era stato preso. L'odio e l'ira gli si ridestarono nel cuore e con tanta forza che, non potendo pi contenersi, si sfog contro lo Sbornia che continuava ad agitare il suo berretto: --Diventi matto, buffone?!--gli grid piano, fra i denti, tirandogli un pugno nella schiena. Il Garibaldino si volt colle guance accese, coll'occhio non pi instupidito, ma scintillante; fiss in faccia il suo padrone e grid, ma grid forte, levando alte le braccia:--S!... Viva; viva il Generale! Pompeo ghign con un'alzata di spalle e non disse pi una parola. Lo sprezzava troppo; non si voleva confondere! In quel momento avrebbe desiderato, invece, che tutta la folla fosse piena di debitori suoi, per averla in pugno e vendicarsi; oppure che capitasse improvvisamente un buon squadrone di cavalleria per caricarla e disperderla! In quanto poi a Garibaldi, gli sarebbe piaciuto di trovarsi insieme con lui, a quattr'occhi, e domandargli:--Dica un po', signor predicatore, quando l'avr fatta questa Italia, chi pagher le tasse e dar da mangiare agl'Italiani?! XV. La carriera dello Sbornia, dal _quarantotto_ alla campagna del _sessantasei_, non era stata molto splendida: si era fermata al principio; era rimasto soldato semplice. E ci perch non aveva mai domandato nulla n ai superiori, n ai compagni, n al governo del suo paese. Quando Garibaldi chiamava i Volontari sotto le armi, egli si presentava a un comitato di arrolamento e non faceva altro che dire il suo nome e cognome. Soltanto nel _sessantasei_ aveva fatto valere le sue campagne, perch al comitato si facevano difficolt ad accettarlo, stante gli anni, che non eran pochi. E un'altra grazia domand pure in quell'epoca ed ottenne; di entrare nello stesso reggimento e nella medesima compagnia di cui faceva parte il figlio del suo principale. Per altro Giulietto Barbar non ne aveva mai saputo niente di tali pratiche. Una mattina, destandosi prima della sveglia (il reggimento era accampato presso Desenzano) ravvis lo Sbornia, seduto l a due passi, sopra un mucchio di ghiaia, che col muso basso, gli ungeva le scarpe di sego. Il buon ragazzo, al quale sembr di vedere in quell'uomo un pezzettino di casa sua, gli fece subito grandi feste; poi cominci colle domande e non la finiva pi. L'altro si ferm a guardarlo a bocca aperta, cogli occhi melensi, rispondendo appena qualche monosillabo; e da quel momento continu a servirlo in tutto ci che gli poteva abbisognare, sempre muto, colla faccia sonnacchiosa, dondolandosi anche, qualche volta, ma con una puntualit e una pratica di tali faccende, degna proprio di una vecchia ordinanza. Appunto poi nella sua tappa a Desenzano, e poche ore prima di rimettersi in marcia per Sal, un'altra e ben pi cara sorpresa aspettava il giovane Garibaldino. Come tutti gl'innamorati, anche Giulio rifuggiva dal chiasso e dalle allegre brigate; per a Desenzano, dove in quei giorni era un andirivieni continuo di gente, Veneti emigrati e famiglie intere d'ogni provincia d'Italia, venuti a salutare gli amici e i congiunti che avevano nel corpo dei Volontari, egli, quantunque invitato dai compagni, non vi si era mai fatto vedere. Invece vi and l'ultimo giorno dell'accampamento per cercare una lettera alla posta. Prima aveva mandato lo Sbornia, ma questi era ritornato colle mani vuote. --Come?... Non ci son lettere? L'altro fe' segno di no, col capo. --Non possibile!... Hai detto chiaro il mio nome? Ci fu un nuovo cenno, ma affermativo. --Ti sarai spiegato male!... Non ti sarai fatto capire! Lo Sbornia non rispose pi niente. Allora il giovanotto,--la speranza l'ultima che si perde,--volle andare alla posta in persona per accertarsi.... Ma proprio non c'era nulla. "Come mai?... Che cos'era accaduto?" Tristo e pensieroso, Giulietto Barbar attraversava la piazza grande del paese per ritornarsene al campo, senza nemmen badare a tutta la gente che si accalcava sotto i portici e riempiva la piazza con un trapesto assordante, con un bruso allegro e cordiale, fra cui spiccavano giovanilmente balde le camicie rosse dei Volontari, quando tutto a un tratto, e in men che non si dica, ud un grido, poi chiamarsi per nome, poi una persona che gli si precipitava addosso, soffocandolo in un abbraccio. --Eccolo qui, eccolo qui, finalmente _sto moscardin_ benedetto! --Oh Donna Lucrezia!--esclam Giulio facendosi rosso in viso, perch l, colla zia, aveva veduta la Mary, rossa rossa anche lei, che sorrideva. --Venivo dalla posta in questo punto--balbett--e.... --E la letterina che aspettavate era in cerca di voi!--interruppe la Balladoro, indicandogli la fanciulla i cui occhioni neri scintillavano d'amore e di tenerezza. Qua e l, dai crocchi vicini, si voltava la gente osservando quell'incontro cos espansivo, e allora Donna Lucrezia, che se n'era accorta, scodinzolando impettita cominci a spiegare al giovanotto com'era nato il disegno del loro viaggio. Venivano in quel momento da Rezzato, dov'erano state a salutare "Francesco Alamanni, tenente colonnello, addetto allo Stato Maggiore di Garibaldi." E la Balladoro ripet pi volte e molto alto quel nome e quel grado; anzi nel suo fervore stringendo un poco i legami della parentela faceva tutt'uno di s colla Mary, dicendo sempre "il colonnello nostro zio."--"Poi, partite da Rezzato" e qui la vedova abbass la voce allontanandosi dai curiosi al braccio del Garibaldino, "partite da Rezzato e saputo da vostro padre che oggi probabilmente sareste stato ancora a Desenzano, non mi fu pi possibile di trattenere quella _piavolona_ della Mary e... eccoci qui!" --Il babbo?... Dove lo hanno veduto? --A Brescia, e _sempre di quell'ottima_! La Mary non aveva detto ancora una parola, ma camminando al fianco della zia spingeva innanzi la bella testina per veder meglio il giovane Volontario, che rimaneva dall'altra parte, e un po' nascosto. Giulio, dal canto suo, pareva assai impacciato e aveva il respiro affannoso, come se avesse corso. Egli sapeva gi che la Mary in quei giorni doveva incontrarsi collo zio Francesco; sapeva pure che la nipote avrebbe tenuto allo zio un certo discorsetto assai importante, ed era appunto per tutto ci che un momento prima, non avendo ricevuto lettere, si sentiva cos inquieto e addolorato. Ma adesso, invece, non c'era pi dubbio! La risposta doveva essere stata favorevole!... Perch dunque non si mostrava allegro? Perch rimaneva muto, confuso?... Povero Giulio! era la troppa felicit che lo turbava, che gli toglieva le parole!... In fine, si fece coraggio, e allungando il collo alla sua volta per veder la Mary:-- proprio stata un'apparizione!--balbett, ringraziandola cogli occhi. Ma c'era l in mezzo a loro Donna Lucrezia, la quale prese per s il complimento, e fermandosi su due piedi e sciogliendosi dal braccio del giovane gli disse lentamente con un mesto sorriso: --Un'apparizione.... Giusto giusto, poteva essere un'apparizione perch in tutti i modi anche morta sarei venuta coll'anima a salutarvi; ma, guardatemi bene: poco ci manc, tesoro mio! Giulio la guard: aveva il cappellino rotondo alla _Teresita_; la camicetta rossa, di seta; ma, in complesso, era lunga stecchita, col naso gonfio e umido, tale e quale come quando l'aveva lasciata. Solamente, in mezzo alla fronte, era sparito il ricciolo alla Zodenigo. --Scusi, Donna Lucrezia... non capisco. Sarebbe stata forse ammalata? --Agli estremi--rispose la vedova con accento tragico. --Come mai? Che cosa ha avuto? --Che cosa ho avuto?... Mary--soggiunse rivolgendosi alla fanciulla--va avanti due passi!--La giovane quietamente si allontan, e allora la Balladoro, preso ancora il braccio di Giulio e stringendoglisi pi vicina.--Quel mostro--gli sussurr all'orecchio--altro che _spirito_ e _contemplazion_!... ha ingra...--e fin la parola col gesto--la Rosetta! --Oh povera ragazza! --Povera ragazza un corn... (non mi fate spropositare!) Poveretta me, dovete dire! Non ho potuto reggere allo strazio di tutti i miei ideali, e un dopo pranzo mi sono avvelenata!... Mary, torna pure che ho finito.... stata lei che mi ha salvata--continu Donna Lucrezia indicando la fanciulla--e in due modi. Primieramente arrivando in tempo col contravveleno; poi ricordandomi il giuramento fatto a suo padre di non abbandonarla mai! La Mary sorrideva: essa non pareva molto commossa per quel terribile racconto. In fatti a rimettere la zia dalla morfina era bastato un po' di caff carico, ch'essa ingoi mormorando "_lasseme morir!_ Mio Dio, _che spasimi!_... _lasseme morir!_" Ma Giulietto invece rimaneva perplesso, con una cera lugubre di circostanza, tanto che Donna Lucrezia medesima credette fosse il caso di confortarlo. --Via, via! Rassicuratevi; sono stata una stramba, ma adesso... non ci penso, non ci voglio pi nemmen pensare! Ha ragione la Filomena, nella sua ignoranza, di chiamarlo un tisico falso: con due parolette, _zaffete_, fotografato!... bens vero che la piaga del _cuor_ sanguina sempre, anche per l'oggetto indegno al quale sono stata posposta, ma... non uso far soffrire a chi amo i miei tormenti. Piuttosto, conduceteci in qualche alberghetto dove si possa mangiare un bocconcino un po' da cristiani. tutto il giorno che _andemo a zirandolon_ e scommetto che anche la Mary deve avere una fame da lupi! Giulio Barbar condusse subito le signore alla locanda del Mayer. Ma nelle sale terrene era tanta la confusione e la ressa della gente, che non era possibile trovar posto. --Oh Dio, si soffoca!--esclam la Balladoro. --Se vogliono provare di sopra, ci sono altre sale ed anche la gran terrazza!--disse loro, tanto per liberarsene, un povero cameriere trafelato, che correva tenendo in equilibrio un monte di piatti e vivande. La Balladoro e i due giovani salirono al primo piano e rimasero subito un po' ristorati trovandosi a respirare sopra un bel terrazzino, di prospetto al lago, tutto coperto da una folta vite. Anche l non c'era pi posto; per altro alcuni Garibaldini, amici e compagni di Giulio Barbar, lo invitarono colle signore alla loro tavola; "si sarebbero ristretti un poco, ma avrebbero potuto pranzare tutti insieme." Colla fame che avevano, non si perdette tempo a far complimenti. Donna Lucrezia, ritta impalata, accett il posto d'onore, e Giulio si sedette vicino alla Mary. Tuttavia l'appetito dei due giovani dur poco; mangiavano in furia per potersi guardare, arrabbiandosi coi camerieri che aspettavano una mezz'ora fra un piatto e l'altro. Essi avevano gi adocchiato un cantuccio della ringhiera dove avrebbero potuto parlarsi da soli; e la fanciulla faceva raccolta di midolla di pane per gettare ai pesci. Dopo l'arrosto non ci fu pi verso di tenerli a tavola. Si alz prima la Mary, e si avvi tranquillamente verso la ringhiera col pane per i pesciolini; Giulio, facendosi rosso, le tenne dietro quasi subito. Sul terrazzo c'era troppa allegria e troppo baccano, perch la gente potesse badare ai due innamorati; e Donna Lucrezia, smesso il sussiego del primo momento, aveva cominciato a parlare del "loro zio Francesco Alamanni" che tutti i Volontari conoscevano bene, se non di persona, almeno di fama, e a mano a mano, infervorandosi nel discorrere, non pensava pi ad altro. --Guardi, signor Giulio, guardi che spettacolo incantevole!--esclam la fanciulla ad alta voce, tanto per far credere intorno che il giovanotto le si avvicinasse per ammirare la bellezza della veduta. Era cominciato il tramonto e Sirmione, fra le onde turchine, appariva dorata dall'ultimo raggio di sole. Era fantastica la linea rossa di fuoco, che chiudeva l'orizzonte; era maraviglioso il profilo cupo delle montagne sullo sfondo trasparente del cielo; ma i due giovani non vedevano nulla di tutto ci: si guardavano; e tutto il mondo della Mary era negli occhi di Giulio, tutto il mondo di Giulio era negli occhi della Mary. --E dunque?... ha parlato collo zio?--domand il giovane piano piano alla fanciulla. Donna Lucrezia, che da qualche tempo si mostrava molto smaniosa di veder concludere le nozze della nipote con Giulietto Barbar, aveva fatto capire che se il mettere a parte lo zio Francesco di un tale avvenimento era un atto doveroso per la Mary, pure del suo consenso ne avrebbero potuto anche far senza. --_Contenta mi, contenti tuti!_--ripeteva sempre la Balladoro. Ma cos non pensava la Mary. Essa adorava lo zio Francesco, e ne andava superba. Ricordava i sacrifici ch'egli aveva fatti per lei in ogni tempo, e che continuava a fare, e lo ricambiava con una tenerezza e una sommissione di figlia. Per tutto ci la voce di Giulio tremava un pochino, mentre faceva la sua domanda alla signorina Alamanni. --Ha parlato col signor Francesco! --S; ho colto il momento in cui non c'era la zia presente e.... --Che ha risposto? Che ha risposto?--interruppe Giulio al quale non premevano i particolari, ed era ansioso di venire alla conclusione. --Ha risposto che, in regola generale, era sempre stato il suo pi vivo desiderio quello di sapermi... di vedermi collocata.--E adesso tocc alla bella fanciulla ad arrossire; ma per nascondere il vivo turbamento, si chin sulla ringhiera, e ricominci a gettare le briciole di pane ai pesciolini. --Gli ha detto proprio tutto?--insist il giovane, avvicinandosi di pi.--Gli ha detto che... che mio padre, in origine, non era... un signore? --S, e lo zio mi ha risposto che non si ricordava di aver mai conosciuto, n veduto il signor Barbar; del resto egli non faceva caso n della nascita, n delle ricchezze; voleva, e gli premevano due cose soltanto: che il nome fosse di gente onorata e che io.... --E che lei?...--insist il giovanotto, fissando la fanciulla che si era interrotta. --Non ho pi pane--esclam la Mary mostrando al giovane le sue manine vuote.--Vado a prenderne dell'altro,--e scapp via in fretta, piantando l il Garibaldino, un po' confuso e mortificato, che non aveva saputo trattenerla, e non osava andarle dietro. Donna Lucrezia, nel frattempo, col viso acceso e la voce forte, aveva raccontato ai nuovi amici tutti i grandi sacrifici compiuti per la patria dagli Alamanni, dai Badoero e dai Balladoro. Poi gli aveva fatti ridere a proposito del consigliere Spinelli, un _coinon_, un vero _bucefalo_ che le era stato messo alle costole dalla polizia austriaca per tenerla d'occhio e per martirizzarla; e, in fine, dal cavaliere Spinelli era passata a sfogarsi contro certi _italianoni_, ai quali il _governo dei moderati_ accordava la sua grazia!... Certi tomi, capaci capacissimi di fare il tisico quando era il momento di andare a battersi, e che per la patria non avevano versato mai altro che inchiostro!... --Avrei un'azionaccia da raccontare, un'azionaccia...--ma a questo punto la Balladoro vide la nipote che si avvicinava, e allora--acqua in bocca, Lucrezia--esclam--e siamo prudenti! La Mary fe' un girettino attorno alla tavola, prese alcuni pezzetti di pane, poi tranquillamente torn ad avvicinarsi alla ringhiera dove Giulio l'aspettava, dicendogli, come per intavolare un discorso un po' diverso da quel di prima: --Sa?... Ieri ho ricevuto lettera dall'Angelica! --La marchesa sta bene?--domand il giovane un po' distratto. --Bene; e Alberto pure. Sembra proprio che l'aria marina gli sia molto propizia.... --E dunque non mi vuol ripetere tutto quello che le ha detto il signor Francesco?--riprese il giovanotto, con voce sommessa, mentre la Mary, chinata sulla ringhiera, scioglieva colle dita la midolla del pane che lasciava cadere nell'acqua. --Non so bene.... Mi pareva di aver raccontato ogni cosa. --No, no; mi ha detto solamente che il signor Francesco pretendeva che il nostro nome fosse onorato.... Ma l'altra condizione vorrei sapere... quella che tocca proprio lei? La Mary sorrise; butt ai pesci in una volta sola tutto il pane che aveva portato, e mentre la mano di Giulio si avvicinava sulla ringhiera fino a toccar la sua, mormor guardandolo serenamente "l'altra condizione ... che io gli voglia _tanto_ bene!" e quel _tanto_ non era del signor Francesco; lo aveva aggiunto lei. --Allora?...--Giulio si era fatto pallidissimo e non fissava pi gli occhi, ma le labbra tremanti della fanciulla. --Allora... dopo la guerra verr subito a Milano... per conoscere il signor Barbar.... --E... poi? --E poi, e poi non so pi altro!--esclam ridendo la Mary, alla quale piaceva molto la timidit modesta dell'amico suo. Si guardarono ancora lungamente.... Erano proprio felici!... Ma, a un tratto si affacci il pensiero del distacco vicino, della guerra, dei mille pericoli... e allora gli occhi sereni della Mary si fecero mesti, peritosi e il bel sorriso fin fra le lacrime. --Non ho paura, sa; no, non ho paura!--disse poi rompendo il silenzio con uno schianto dell'anima.--Stanotte ho sognato la mamma, e ci mi ha sempre portato fortuna! Bast quell'idea a dissipare ogni nube: tornarono a guardarsi; tornarono a sorridere.... Poveri ragazzi!... Essi non avevano pi alcun timore "dopo la guerra;" non temevano nemmeno la venuta dello zio Francesco a Milano, per assumere informazioni! E, in fatti, che ne sapeva Giulio di suo padre?... Che ne sapeva la Mary, del signor Barbar?... Il giovanotto allevato lontano dal mondo, senza amici, credeva che il babbo fosse un po' inflessibile, un po' troppo positivo e attaccato al guadagno, ma... ma come avrebbe potuto un figliuolo, e un figliuolo semplice e buono, dubitare dell'onest di suo padre?... Alla signorina Alamanni avevano detto che il Barbar era un po' avaro, ecco tutto. Era vero che Donna Lucrezia a giorni ne diceva roba da chiodi e a giorni, invece, lo portava alle stelle; ma la fanciulla non faceva gran caso tanto dei biasimi, quanto delle esaltazioni della zia. La marchesa Angelica poi aveva capito che Giulio e la Mary si volevano bene, e per uno scrupolo delicato non avea mai voluto parlare colla cuginetta sul conto del signor Pompeo. Non dubitavano, non temevano nulla i due ragazzi!... Eran vicini vicini, curvi addosso alla ringhiera; sempre muti, si guardavano sempre. In fine, attratti da un fascino irresistibile, si avvicinarono ancora di pi: la camicia rossa del Volontario toccava l'abitino di percallo a righe bianche e azzurre e ci fu un momento in cui un soffio d'aria pi forte port un ricciolo della Mary sulla tempia di Giulio Barbar. Intanto si era fatto notte; sulle tavole avevano accese le lucerne, e Donna Lucrezia, cogli occhietti lustri e con in bocca il suo bravo sigaro di Virginia, si lasciava trascinar dalla foga, a raccontare tutto ci che prima avea durato molta fatica a tacere, cio che "quel tisico falso," il quale tirava sempre in ballo la luna e le stelle, lo spirito e la _contemplazion_ aveva... rovinata una sua dipendente. Una _beota_, del resto, senza grazia n meriti, che si tingeva gli occhi e le guance mentre lei aveva sempre avuto per principio che per conservare la bellezza di una donna c'era solo uno specifico: acqua fresca in abbondanza!--E poi--continuava levandosi il sigaro di bocca e guardandosi attorno, mentre abbassava la voce--e poi... devo dirla?... --Dica, dica!--esclamarono tutti i Garibaldini che se la godevano con la Balladoro, come fossero alla commedia. --Poi, la donna deve mantenere sempre di pi di quel che all'occhio promette e... _corococh_! Le risa, le acclamazioni risonarono per tutto il terrazzo. La Mary, rossa per aver pianto, si volt, inquieta, a guardare la zia, poi subito le si accost, seguita da Giulio, pallidissimo, cogli occhi aridi e infossati. Donna Lucrezia, appena li vide vicini, fece la faccia seria, mormorando, con timidezza affettata:--zitto, zitto; cambiamo discorso: c' qui il mio carabiniere! --Allora un brindisi all'Italia!--proposero i Garibaldini alzando i bicchieri. --Oh questo s!--e Donna Lucrezia cominci: Ah se l'Italia frangere.... ma s'interruppe di colpo con una smorfia. Erano i versi dello Zodenigo.--Che frangere d'Egitto; lo far io il brindisi!--e dopo averci pensato un istante, ripigli fra gli applausi: Viva l'Italia una Dall'Alpi alla laguna! In quel punto si ud squillare la fanfara dei Volontari, che attraversava il paese. Tutti i soldati balzarono in piedi, ricambiarono in fretta i saluti, e sparirono in un lampo dal terrazzo. Giulio e la Mary si lasciarono con una stretta di mano, senza potersi dire una parola. Dagli occhi della fanciulla le lacrime colavano grosse, silenziose. Un'ora dopo i Garibaldini erano in marcia sulla strada che costeggiando il lago di Garda conduce da Desenzano a Sal. Era una notte chiara di plenilunio, e i canti, le allegre voci e gli evviva all'Italia, a Venezia, a Garibaldi si effondevano nel silenzio vasto delle acque pallide e tranquille, e si ripercuotevano echeggianti per le valli cupe, soffocando il sussurrio infinito degli insetti e sollevando le strida acute degli uccelli notturni. Ma poi, a poco a poco, le voci divennero pi fioche, pi rade, poi quasi a un tratto cessarono e per la strada lunga e bianca non si udiva pi altro che il bruso confuso, e il passo misurato della marcia. I Garibaldini, per giungere a Sal, passavano da Padenghe, da Villagardiana, da Moniga, da Manerba; e Giulio, frattanto, salutava i luoghi cos pieni per lui di memorie, cos cari al suo cuore, e fra le ombre nere e al mite chiarore della luna, quei paeselli gli apparivano qua e l come amici soffermatisi sul suo passaggio che mestamente lo salutassero. Allora il buon ragazzo fu preso da un senso di malinconia dolce e soave, e rivedendo col pensiero innamorato il viso bello della sua fanciulla, ancora molle di pianto, egli pure vers qualche lacrima, ma di tenerezza, di amore, di felicit.... Pens a suo padre, e si consolava per la certezza che sotto un'apparenza aspra e burbera c'era pure in lui molto cuore! Lo avea veduto commuoversi quando si erano salutati: lo avea veduto fiero, superbo! --Francesco Alamanni?... Oh, avrebbe provato all'Alamanni che il cuore dei giovani valeva bene quello dei vecchi, e il nome di Giulio Barbar non sarebbe stato solamente il nome di gente onesta, ma pur quello di un valoroso. Ah, per Dio, se avesse potuto guadagnarsi una medaglia! --Ma... se non fosse pi tornato indietro?... Povera Mary!... Era certo, per, s, s... era certo che non si sarebbe pi maritata! L accanto al figlio del suo principale, marciava pure lo Sbornia, ma senza pensare a niente. Colla testa bassa, cogli occhi socchiusi, camminava dormendo. XVI. Mentre Giulietto era in marcia per Sal, la Mary si trovava in viaggio per Milano. Le due signore avevano potuto rimaner sole nello scompartimento, e Donna Lucrezia, dopo uno sternuto formidabile, (si era raffreddata a pranzar fuori, sul terrazzo) avea finito coll'addormentarsi, e cos lasciava libera la nipote nel suo raccoglimento. La Mary, appoggiato il capo presso il finestrino, fissava cogli occhi intenti la campagna, che sembrava pi vasta nella notte chiarissima, e che per la grande velocit del treno pareva correre dinanzi il suo sguardo con apparizioni svariate e fantastiche... ma il pensiero e il cuore erano lontani.... Erano in marcia verso Sal. Anche la fanciulla sospirava il giorno in cui la guerra sarebbe stata finita, e lo immaginava come un sogno di beatitudine e d'amore. Pur troppo anche alla sua fantasia si affacci involontariamente un'idea paurosa; fu un momento di angoscia crudele; si sent diacciare il cuore e pens che--_se mai_--si sarebbe fatta suora, suora di carit... per il poco tempo che _gli_ avrebbe potuto sopravvivere. A Milano, in que' giorni, era sempre mesta, inquieta; aveva sovente gli occhi rossi e faceva disperare la buona Filomena perch aveva perduto l'appetito, e andar sulle furie Donna Lucrezia perch non si vestiva pi bene, perch non voleva pi uscire a far visite, n veder gente. --Nessuno pi di me--brontolava la vedova-- al caso di comprendere e compatire le pene del _cuor_; ma, santi Numi, ci vuol coraggio... e _distrazion_! Invece la Mary di distrazione non ne volea sapere, e il coraggio le veniva meno ogni giorno. Tutti i timori, tutte le angosce di que' momenti terribili avevano un'eco dolorosa nell'anima sua. Aspettava una lettera che le era stata promessa, e tutta la sua vita era l, nell'attesa di quella lettera, che non arrivava mai! E lo zio Francesco?... Anche dello zio non si avevano notizie, e questa era un'altra grande inquietudine. La mattina, prestissimo, la Mary usciva colla Filomena per ascoltare la prima messa nella piccola chiesetta di Sant'Andrea e pregava lungamente inginocchiata presso l'altare della Vergine, col capo chino e il viso nascosto nell'uffiziuolo. Pregava, perch arrivassero le notizie tanto desiderate, e perch Giulio ritornasse, e ritornasse presto, insieme collo zio. Pregava, e quando rialzava gli occhi dal libro erano gonfi di lacrime. La Filomena non poteva reggere a stare tanto tempo inginocchiata, e per rimaneva seduta presso la Mary, e diceva anche lei le orazioni facendo scorrere fra le dita tremolanti una lunga corona di cocco. La vecchiarella, che continuava a servire la Balladoro colla promessa della pensione appena la padrona si fosse accomodata con un'altra serva che dovea aver tutti i numeri, ma che non si trovava mai, adesso zoppicava con tutt'e due le gambe. Pi assecchita, pareva ancora pi piccola; ma aveva sempre i bei riccioli bianchi attorno alla faccetta vispa e buona. Anche la Filomena pregava per il signor Francesco, per quella lettera benedetta, e pregava per il signor Giulio, sospirando nel guardare con tenerezza la figura elegante della fanciulla che le stava inginocchiata dinanzi. Tutte le pene e i dolori della padroncina erano pur sentiti dalla Filomena, che piangeva e temeva e sperava con essa. Colle sue premure umili, ma insistenti, non la perdeva d'occhio un minuto, e tutto il giorno era un continuo andar su e gi della vecchiarella dalla cucina alla camera della Mary. La confortava co' suoi presentimenti sempre lieti, e con certi ragionamenti che, se non avevano un gran valore, pure ottenevano sempre un buon effetto; e quando poi le parlava della sua povera mamma, di quella santa della signora Lucia "ch'era in Paradiso di sicuro e che doveva assistere _i suoi figliuoli_" allora negli occhi della Mary appariva un sorriso fra le lacrime, sorriso che veniva colto a volo dalla Filomena, per far mangiare alla padroncina qualcosetta di sostanzioso. Ma presto nemmeno la Filomena non seppe pi come darle animo. La battaglia di Custoza, che dissip tante balde speranze, aveva messo la fanciulla in uno stato di continuo sbalordimento. Pallida, smunta, non parlava pi, non piangeva nemmeno pi. Guardava in viso la zia, la Filomena, cogli occhi smarriti che esprimevano una domanda angosciosa, ma alla quale nessuno poteva rispondere, perch mancavano affatto le notizie dal campo Garibaldino. --_Povareta mi!_... La perde tutti i sentimenti!--esclamava donna Lucrezia. --Seguitando cos, muore sfinita--sospirava la Filomena. E davvero la povera ragazza non avrebbe potuto continuare ancora per molto tempo in quello stato; ma per fortuna la lettera tanto attesa arriv finalmente a rimetterla in vita, e a ridarle un po' di speranza. Giulio Barbar aveva scritto a Milano, dal _Ponte del Caffaro_ fino dal ventisette giugno; ma la lettera non era arrivata in _via della Spiga_ prima del due di luglio. La Mary, appena l'ebbe fra le mani, and subito a rinchiudersi nella sua camera per quanto la zia le fosse corsa dietro e picchiasse all'uscio gridando che anch'essa era _tuta in convulsion_ e che voleva saper qualcosa. Tuttavia non aspett molto. L'altra usc quasi subito, ancora colla lettera spiegata in mano, ma affannata e piangente. --Santi Numi, una disgrazia?... --S'... s'.... s' battuto! -- rimasto ferito? --No... no.... --E allora consoliamoci senza tanti spasimi, creatura benedetta! --Ma zia... pensa che.. poteva...--e la fanciulla si butt sul canap, e proruppe in un pianto dirotto. --Bisogna compatirla--mormor la Filomena ch'era venuta anche lei per sentire, portando un bicchiere d'acqua alla Mary:--sono scosse che fanno perdere la testa a una povera ragazza. Beva, beva un sorso d'acqua!... Vuole che ci metta anche un dito di caff? La Mary fece segno di no, col capo, poi and a sedersi presso la finestra, e balbettando e singhiozzando cerc un brano della lettera che voleva leggere. Le due donne aspettavano in piedi, con grande ansiet. --Andiamo... comincia dal principio! Ma invece la Mary ostinata, cominci a leggere in fondo della prima pagina: --"...ie... ieri... fi... finalmente." --Santa pazienza!... Guarda, Filomena, dove ho messo gli occhiali! Leggeremo insieme o non si va pi avanti!... --..."ieri finalmente--ricominci la giovane con voce pi sicura--abbiamo avuto il primo scontro a _Ponte del Caffaro_...." --Dov'?... Dov' questo _Ponte del Caffaro_? --Sar in Tirolo--osserv la Filomena. --Grazie tante, _siora_ mammalucca! --..."eravamo in pochi: la mia compagnia e quella del capitano Egisto Bezzi, che si battuto come un leone...." --L'ho conosciuto questo Egisto Bezzi; sicuro, sicuro. Non ti ricordi, Mary, a Desenzano? Un bel pezzo d'omo? --..."fummo assaliti inaspettatamente, ma quantunque i nemici fossero al doppio di numero e molto meglio armati di noi, con certe carabine che non sbagliavano d'un punto, dopo una lotta accanita, disperata, li abbiamo respinti. --Bravi _tosi_; evviva l'Italia! --"Ma--e qui la voce della Mary torn a farsi tremante--ma pur troppo dobbiamo lamentare fra i nostri molti morti e feriti. Io poi ho perduto un compagno che mi era affezionato; un antico agente di mio padre; un bravo soldato che fino dal _quarantotto_ aveva fatte tutte le campagne con Garibaldi...." --Lo Sbornia--esclam la Balladoro.--Oh povero Sbornia!... Chi sa, chi sa, il signor Pompeo! ne sar disperato! La Mary alz gli occhi, guardando la zia come per interrogarla. Essa non si rammentava d'averlo conosciuto questo agente del Barbar. --Da parecchio tempo non si vedeva quasi pi col signor Pompeo, ma una volta era il suo factotum.... Tira via.... --... "Egli morto, si pu dire, fra le mie braccia. Durante il combattimento, il Micotti...." --Bravo; il suo nome era appunto Micotti, ma tutti lo chiamavano Sbornia per... per antonomasia, come dice quel cane d'un... del.... Tira via, tira via! --"Durante il combattimento, il Micotti era rimasto ferito a un piede da una palla morta. Ci tenevamo tutt'e due per riparo, inginocchiati dietro il grosso tronco di un albero; anche ferito egli non aveva detto una parola; aveva continuato a far fuoco, e per ci, non m'ero accorto di nulla. Ma poi, quando i nemici cominciarono a ritirarsi ed io mi alzai, volendo raggiungere i compagni, egli allung il braccio, e traballando mi afferr con una mano.--Sei ferito?--gli chiesi subito notando il suo pallore.--Non niente--mi rispose sforzandosi per camminare. Allora cercai di aiutarlo e di reggerlo quanto pi potevo, e lo condussi passo passo, verso l'ambulanza. Eravamo soli (i nostri compagni ci avevano preceduti perch era stato sonato a raccolta) eravamo soli in fondo a una valletta angusta, chiusa fra le rocce, e che dovevamo attraversare. A un tratto, in alto, su per que' dirupi, scorgo appena due _Jger_e il luccicare delle carabine, e quasi nello stesso tempo sento il fischio di una palla passarmi vicino all'orecchio; sento echeggiare nella valle il fragore delle fucilate, e il mio compagno che stramazza mormorando:--Buona notte!--Mi chinai per soccorrerlo; era morente. Una palla lo aveva colpito giusto in mezzo al petto.--Rialzai subito il capo, aguzzai l'occhio: gli _Jger_ si allontanavano, arrampicandosi come camosci. Presi di mira il pi vicino, feci fuoco, ma che!... i nostri fucilacci sbagliano anche le montagne!... Guardai di nuovo: gli _Jger_ si arrampicavano ancora tutt'e due... e a un tratto sparirono per quelle gole...." --Misericordia!... Un filo; proprio per un filo!--esclam la Balladoro, mentre la Filomena, senza poter parlare, con le lacrime che le gocciolavano dagli occhi, tremante, avvicinava il bicchier d'acqua alla Mary, che vi bagn appena le labbra, poi di colpo, corse via esclamando:--E lo zio Francesco?... Lo zio Francesco?!--e and in camera nuovamente, e vi si richiuse. --Dio, Dio, Dio, che angosce!--gemette allora Donna Lucrezia buttandosi sulla sedia, dov'era prima la nipote.--Senti il polso. Filomena!... Scommetto, non ho pi sangue.... Dammi quell'acqua... no, aspetta... con una goccia di vermut.... Io gi sono cos; mi sforzo, per far coraggio a quella creatura; mi sforzo, mi sforzo, mi sforzo e poi non posso pi reggere e soffro l'impossibile!... Dio, Dio, Dio, per un filo; proprio per un filo!... Alcuni giorni appresso arrivava a Milano un'altra lettera di Giulio; ma diretta a suo padre, il quale dopo la battaglia di Custoza era scappato da Brescia. Questa seconda lettera conteneva pure una brutta notizia: Francesco Alamanni era stato ferito e fatto prigioniero. E Giulio pregava il babbo, se avesse creduto opportuno di comunicare la cattiva nuova alla signorina Mary, di farlo con molto garbo, preparandola a poco a poco, perch non le cagionasse troppo dolore. --Be'... be'!... Questa seccatura per Donna Lucrezia. Quattro parolette, quattro smorfiette, e tutto presto passato! E Pompeo Barbar, che alla notizia della morte dello Sbornia aveva esclamato colla signora Veronica "una bocca inutile di meno!" pens adesso, in cuor suo, che se Francesco Alamanni non fosse pi ritornato da quella guerra, non sarebbe stata una grave disgrazia. --Ma invece--borbottava--pareva proprio che anche la mitraglia avesse rispetto per gli spiantati.... Anche quel Florindo del capitano Martinengo s'era trovato a Custoza, e l'avea passata liscia senza rimetterci nemmeno un pelo dei mustacchi!... Saranno state le orazioni della marchesa--continuava facendosi verde--che gli avran portato fortuna. Come sono _ipocrate_ le donne!... Ficcano Domeneddio anche a fare il terzo coi loro amanti!... XVII. Non erano scorsi molti mesi dalla morte del vecchio Micotti, quando un giorno Pompeo Barbar, chiuso solo nel suo studio, dinanzi a certe carte, dovette convenire seco medesimo che il brav'uomo era proprio crepato a tempo. Quelle carte si riferivano a un processo che veniva intentato dal _Ministero della guerra_ contro la _Ditta Micotti e figlio_, assuntrice per la fornitura delle scarpe e delle armi al Corpo dei Volontari. Le frodi e i brogli commessi dagli appaltatori sarebbero forse rimasti inosservati o, come succede quasi sempre, lasciati nel dimenticatoio, se i ferravecchi forniti per armi ai Garibaldini non avessero sollevato il pubblico sdegno, e messo a rumore il campo del giornalismo. Tutti que' giovani pieni di vita e di valore erano andati a farsi ammazzare con macchinosi schioppettoni impotenti a resistere, impotenti a rispondere alle famose carabine degli _Jger_. Le gazzette riportavano di continuo miracoli di valore rimasti senza frutto, e vittime innumerevoli dovute non alla bravura del nemico, ma alla disonest degli speculatori, che era stata cagione di lutto e di lacrime per tante famiglie italiane. E quella indignazione che correva per tutto il paese, arriv a farsi sentire in alto, e fu chiesto e fu istruito il processo contro la Ditta Micotti. Tuttavia se la giustizia avea potuto mettere le mani sui complici minori, "il capo e l'anima dell'impresa", narrava _Il Moderatore_, un nuovo giornale, come apparisce dal titolo, temperato e cauto, "era stato sottratto dalla morte al meritato gastigo." --Chi era costui?--si domandava l'un l'altro. --Un poco di buono; un imbroglione raffinato. Avea avuto anche la malizia di arruolarsi con Garibaldi per gettare la polvere negli occhi; ma Dio non paga il sabato. Era stato ammazzato a _Ponte del Caffaro_ con una fucilata nella schiena, mentre fuggiva a gambe! --Bene, per bacco!... Benone!... Ma anche il resto della compagnia--si gridava nei caff, nei pubblici ritrovi--i soci, i ministri, i manutengoli, bisogna impiccarli tutti, senza misericordia!... Intanto, a poco a poco, prima mormorato qua e l vagamente, come un _si dice_, poi pigliando la consistenza di un fatto vero, accertato, veniva messo in ballo il nome di "un certo Pompeo Barbar" in tutte le losche operazioni della Ditta Micotti; ed anzi fin coll'essere accusato appunto "questo Pompeo Barbar" e non pi il Micotti, come la vera anima dell'impresa, il _capitalista_; colui insomma che disponeva dei quattrini. --Allora bisogna impiccar lui per il primo! --Certamente, se si potesse metterlo in gabbia! -- scappato?... --No; ma contro questa canaglia mancano le prove legali--rispondevano i meglio informati.--Bisognerebbe in tal caso, che i gerenti della Ditta cantassero chiaro. Se l'altro Micotti, il figlio del morto, volesse fare delle rivelazioni, allora il Barbar sarebbe spacciato; ma tutti invece, si vede, devono trovare il proprio vantaggio nel tener nascosto il principale, perch nessuno fiata. Anche Beppe Micotti resta muto come un pesce, e dichiara soltanto di aver eseguito sempre e ciecamente tutte le istruzioni e gli ordini di suo padre. --Ma anche questo Pompeo Barbar, chi infine? Da dove diamine sbucato? --Chi pu saperlo?... Ha sempre fatto l'affarista, l'usuraio; ma in grande. Ha rovinato mezzo mondo; i Badoero fra gli altri, ed anche il marchese di Collalto. Di sicuro, si sa una cosa sola; che ha pi milioni in tasca, che capelli in testa! --Oh oh, davvero proprio un riccone?!--esclamavano in molti a questo punto.--Se ha tanti quattrini allora... niente paura! --Paura, ne deve avere in ogni modo--soggiungevano i pi arrabbiati.--Dovr pur comparire alle Assise, se non altro come testimonio, e allora lo serviremo a suon di fischi e di legnate, quel cane, quel boia!... Infatti anche Pompeo Barbar, pensando al giorno in cui, per i suoi rapporti personali verso la Ditta Micotti, avrebbe dovuto presentarsi all'udienza per deporre sui precedenti degli imputati, si sentiva addosso la tremarella. Era sicuro di averla fatta in barba alla legge, ma... se il pubblico, vedendolo, si fosse messo a schiamazzare?... Gli accusati erano lasciati a piede libero, e il Barbar aveva potuto accomodar bene le sue faccende; ormai era sicuro di Beppe Micotti e degli altri, ma... ma s'egli stesso si fosse imbrogliato, confuso, tradito nel rispondere al Presidente? Poi, passato ancora qualche tempo, due o tre sere prima che incominciassero i dibattimenti, ad accrescere la sua apprensione e le sue inquietudini, gli capit proprio un tegolo sul capo, da dove meno avrebbe temuto. Pompeo Barbar era ancora a tavola a predicare, a brontolare e a sbuffare con Giulio, che lo stava a sentire ansiosamente, sul proposito dell'imminente processo. Dichiarava appunto che lui aveva sempre detto e ripetuto che quel bestione dello Sbornia gli avrebbe fatto avere dei dispiaceri, ma che del resto poteva vantarsi, e avrebbe provato di aver le mani e la coscienza nette, quando entr nella stanza il portinaio, per avvertirlo che era venuta una donna a cercare di lui, e che gli voleva parlare subito, sul momento. --A quest'ora?... Chi ?...--domand Pompeo maravigliato. --M'ha detto di annunziare "la Veronica" e che lei avrebbe capito. Il Barbar, sbuffando, diede un'occhiata al figliuolo come per dirgli "Capisci?... quella gente non mi d requie neppure quando sono a pranzo"; poi torn a domandare: -- ancora gi? --Sissignore. --Be'... falla salire. Il portinaio usc. Pompeo, continuando a sbuffare, accese una candela e gli tenne dietro, fermandosi ad aspettare la Veronica sul pianerottolo; poi, quando fu sopra, senza salutarla, n guardarla in faccia, la fece entrar nel suo studio, ch'era dall'altra parte della scala. --E cos?... Che c' di nuovo?--domand quando ebbe chiuso l'uscio, e messo il candeliere sopra lo scrittoio. L'asma, che aveva per la pinguedine, e l'affanno per aver fatto troppo in fretta le scale, non lasciavano fiato di parlare alla signora Veronica. --Sono stata dall'avvocato.... dall'avvocato di Beppe!--esclam sedendosi sopra una seggiola presso lo scrittoio. --Perch? domando io; che sugo c'era?!... Sempre quel brutto vizio di ficcarti e di pettegolare! --No, no, signor padrone!... Non creda proprio--rispose la donna ancora intimidita; ma poi facendosi coraggio e sforzando la voce, soggiunse:--Volevo saper tutto! --Tutto?... tutto che cosa? --Ci che riguarda il mio Beppe. --Va bene: e che t'ha detto l'avvocato?... --M'ha detto--rispose la Veronica con un terrore e un'angoscia inesprimibili,--m'ha detto che, come s' messa l'istruttoria, il mio Beppe non potr cavarsela del tutto pulito.... Lo metteranno dentro!... -- ancora minorenne!... Gli toccheranno, al pi, due o tre mesi!--rispose il Barbar alzando le spalle. --Due o tre mesi?... Ma come un anno, signor padrone!... Come dieci anni!... il disonore per tutta la vita! Per sempre!... --Ch!... La vita lunga.... Basta saper fare.... --Ma dunque lei sembra disposto... lei potrebbe permettere, signor padrone, che mio figlio, che il... che Beppe... Beppe!... signor padrone, vada proprio in prigione?--esclam la donna pallida, tremante, sbigottita. --E che ci posso far io? --Mi avevano ingannata allora!... Mi avevano promesso che mio figlio sarebbe stato assolto! --Chi aveva promesso?... Io no, di sicuro. --Beppe medesimo; tutti gli altri! --E allora perch vieni da me? --Perch lei pu salvare il mio Beppe. --Sei matta; io non c'entro! --No, no, no, signor padrone!... Per carit, per amor di Dio, non dica cos; la supplico in ginocchio, non dica cos. Pompeo gir su e gi per la stanza, bestemmiando fra i denti e pestando i piedi; poi si ferm crollando il capo e guardando biecamente la Veronica che si era lasciata scivolar gi dalla sedia ginocchioni. Singhiozzava e si asciugava le lacrime colla veletta. --Su, alzati, marmotta!... Non hai parlato con Beppe? --S, ma si vede che non mi ha detto tutto, che ha voluto nascondermi la verit--rispose la Veronica, rizzandosi, grassa com'era, con molta fatica. Essa piangeva sempre. --Andiamo; smettila!... Pari un mantice!... Ti avr detto che io sono... sono disposto a fare per lui un grande sacrificio?... --S, ma credevo fosse... in cambio del silenzio; non gi che il mio Beppe dovesse andar lui in prigione. --Metti che sia andato a fare un viaggio, e breve perch, ti ripeto, gli terranno conto dell'et. --No, mai, mai, mai! Nemmeno un giorno!... Sapere il mio Beppe in prigione!... Dio, mi strozzerei! --Avrai un bel fare con quella pappagorgia! --E strozzerei anche... qualcun altro!--soggiunse la donna con voce sorda, avvicinandosi a Pompeo che indietreggi d'un passo, istintivamente. --Oh, oh!... Diventi matta davvero? La Veronica pallida, colle ciglia aggrottate, colle labbra stirate e smorte sotto la riga scura de' baffi che in quel punto davano al suo viso un'espressione maschia e risoluta, tremava ancora, ma di collera e di sdegno. Non poteva pi contenersi; il suo cuore era vicino a scoppiare; la rivolta, da tanti anni soffocata e domata, stava per prorompere. Pompeo la fissava muto. Alla scarsa luce della candela fumosa quel donnone grasso e forte aveva alcunch di terribile. Nella stanza si udiva solo l'ansimare del suo petto enorme, che a mano a mano si faceva pi forte e pi violento. Tuttavia Pompeo Barbar, pi che impaurito, era maravigliato. Quella servaccia, che dinanzi a lui non osava fiatare, adesso alzava la voce e minacciava!... Eppure egli non le aveva mai dato troppa confidenza!... Ma forse, chi sa? Lo sapeva sulle spine, e voleva averci anch'essa la sua parte di provvisione, per i segreti della Ditta....--Ah, mondo ingrato! --Senta, signor padrone,--disse in fine, balbettando la Veronica,--ho una parola sola da dirle. In prigione il mio Beppe non ci deve andare e.... a impedirlo ci pensi lei. --Di' un po', crederesti di farmi paura.... Non ho paura di nessuno, io, e se credi di far la brava, far metter dentro anche te. --E che importa?... Faccia pure!... Io non voglio saper nulla! Solamente so che ormai troppo, troppo, troppo! So che questa un'infamia che non posso sopportare, e per dian de diana, non la sopporter!... Lei ha sempre fatto di me, signor padrone, tutto quello che ha voluto; sissignore, scoppio, sento che scoppio, e glielo dico in faccia!... Lei si servita a suo piacimento del mio corpo e della mia anima. Giovane mi ha cacciata nel suo letto con un pugno; vecchia, me ne ha scacciata con un calcio. Mi ha fatto mentire, mi ha fatto rubare, mi ha fatto assassinar la gente: io ho sempre taciuto, ho sempre obbedito, ho sempre fatto in tutto e per tutto ci che lei mi comandava. Quando ha saputo che dovevo avere un figliuolo, per non trovarsi in impicci, mi ha imposto di sposare.... chi voleva lei. Un uomo che mi faceva schifo, e che aborrivo. Pure ho chinato il capo, e mi sono sacrificata. Ma la rassegnazione mia, il sacrificio mio avevano una mira. Non era per lei, sa, signor padrone, che inghiottivo tanti bocconi amari, ma per il mio Beppe!... Avevo creduto, avevo sperato di preparar la via, col mio corpo, e colla mia anima, alla fortuna di mio figlio!... Ma adesso, che per i suoi fini vorrebbe cacciarmelo in prigione, le dico no, no, no; questo poi no! Io non ci capisco molto in fatto di onori e di delicatezze: ma so bene che la prigione rovina un uomo per sempre, e in prigione mio figlio non ci deve andare, e non ci ander. Non so che cosa gli ha promesso, che cosa hanno macchinato. Ma se il mio Beppe tanto minchione di tacere a costo di andar dentro, per fargli servizio, badi bene, signor padrone, perch questa volta parler, dir tutto io! --Zitta, zitta! Non far tanto rumore!... Siediti e ragioniamo. Il Barbar era inquietissimo, e guardava sovente verso l'uscio colla coda dell'occhio, temendo che ci potesse esser qualcuno sulle scale ad ascoltare. La Veronica, non pi pallida, ma rossa in viso, col ciuffo arruffato e la grossa treccia di capelli ancor nera, che le cadeva dalla nuca sul collo, pareva in preda a una vivissima esaltazione, e si stringeva, si accomodava addosso, con strapponi convulsi, lo scialle a fiorami. --Confessami la verit, bombolona; hai un po' bevuto questa sera? --No, no! non ho bevuto, non bevo mai, altro che veleno. So benissimo quello che mi dico, e non c' tanto da ragionare. Il mio Beppe non ander in prigione, o far io la frittata in tribunale, col signor Presidente, coi giurati! Tuttavia lo scoppio di quel gran dolore e di quella gran collera era stato troppo violento; la Veronica non pot reggere a lungo, e di nuovo si lasci cadere sulla seggiola, gemendo e singhiozzando. Pompeo respir. Dal momento che essa piangeva, non dovea poi sentirsi tanto forte... Allora le si avvicin pian pianino, e battendole sopra una spalla, per iscuoterla, le domand a bassa voce: --T'ha detto Beppe che per compensarlo del danno, arrivo fino alle ventimila lire?... E non sono, bada, quel gran riccone che dicono a Milano! --Gli poteva dare anche il doppio: suo figlio! --Non dire balordaggini; questa sempre stata una tua fissazione! --Ah una fissazione?!--torn daccapo a gridare la Veronica alzandosi di colpo, e fissando il Barbar con i pugni sui fianchi.--Una fissazione? --Sia pure come dici; devi convenire per altro che, su questo punto, n prima, n dopo, n mai, non ti ho lasciato alcuna illusione. Sono un galantuomo e parlo sempre schietto. Ti ho dichiarato subito, che tuo figlio non sarebbe mai stato il figlio mio, ma che invece (come si dimenticano i benefici!), invece ti avrei data una fortuna; avrei pensato io a trovare un padre, un nome per chi doveva nascere, e ti ho fatto sposare lo Sb.... il signor Micotti! --Grazie tante! Dopo avermi chiusa la bocca promettendomi che se accettavo le sue condizioni senza mormorare, senza accampare altre pretese, avrei fatto la fortuna della mia creatura, e minacciandomi, in caso contrario, che l'avrebbe messa agli esposti, e che la mia creatura non l'avrei pi veduta! --E non sono stato di parola?--Chi ha fatto allevare tuo figlio? Chi l'ha fatto istruire? Chi lo ha instradato negli affari? --Vorrebbe anche instradarlo verso la galera lei! --Ecco un'altra ingiustizia! Gli ho preso un avvocatone che mi costa un occhio, oltre alle ventimila lire che mi son levato di tasca.... in questo momento di crisi. Poi, dato il caso che il processo non finisca del tutto bene, quando avr scontato quei pochi giorni, lo terr sempre con me. --E sarebbe questa la sua ultima parola? --Ma.... --Dica, dica, sarebbe proprio questa? --Ma.... non saprei diversamente come fare! --Allora senta anche la mia: se Beppe deve essere condannato, vuol dire che andranno dentro insieme! Il signor Barbar prov a minacciare, a infuriarsi, a pestar i piedi per la rabbia; poi a pregare, a supplicare colle lacrime agli occhi.... ma non ci fu verso di smuovere la Veronica, la quale fuori di s, trasportata e trasformata dal furore e dalla disperazione, e ormai risoluta, a costo della vita, a salvare suo figlio o a vendicarlo, minacciava alla sua volta quell'uomo che non temeva pi, che odiava adesso, che esecrava, e and via ripetendo:--Si ricordi bene: se il mio Beppe sar condannato, andranno in prigione insieme! Partita la Veronica, Pompeo Barbar era rimasto sbigottito; ma poi si tranquill un poco: la mattina dopo, avrebbe visto Beppe Micotti, e insieme avrebbero trovato il modo di calmare la vecchia. Usc un momento per prendere una boccata d'aria, ma rientr in casa quasi subito, e si ficc in letto. Cercava sempre pi di rassicurarsi, pensando al suo colloquio con Beppe, pensando all'influenza che questi poteva avere sopra sua madre per consigliare, e, occorrendo, imporle il silenzio. Poi, riflettendo allo strano e improvviso mutamento di quella donna che, dopo essergli stata umile e sottomessa per tutta la vita, a un tratto gli si era rivoltata contro come una furia, sper ancora che la comparsa della vecchia fosse stata una commedia, combinata d'accordo col figliuolo per carpire altro danaro, oltre alle ventimila lire. "In tal caso bisogna tener duro e non lasciarsi spaventare!... Ma... ma se invece non fosse stata una commedia? Se proprio la vecchia si fosse esaltata all'idea che suo figlio dovesse andare in prigione?..... Cos pensando, lo sbigottimento di prima torn a farsi strada nell'animo di Pompeo, diventando a mano mano, pel silenzio e l'oscurit della notte, pi vivo e affannoso.... "Se Beppe non potesse calmar la vecchia?... Se questa facesse delle pazzie?... Se spiattellasse ogni cosa e facessero il processo anche a me?... Allora.... allora andrebbero a rivangare nel mio passato e...." Il Barbar, a questa terribile idea che gli appar d'improvviso si rizz spaventato a sedere sul letto; accese il lume, e rimase un pezzo a pensare colla faccia livida, cogli occhi sbarrati, col petto oppresso. Per la prima volta tutto il passato gli si affacci chiaramente dinanzi, nella sua nuda verit. Le scuse, gl'infingimenti, gl'inganni che per tanto tempo avevano addormentata e acquetata la coscienza erano spariti a un tratto: la paura stessa del grande pericolo da cui si credeva minacciato, rievocava il suo delitto e le sue colpe con una schiettezza brutale. "S.... era vero; aveva fatto la spia a Giulio Alamanni per rubare le cinquanta mila svanziche!... S.... era vero; aveva soffocato sua moglie per paura di essere scoperto!..." E dietro all'Alamanni e alla Betta, sfilavano, sfilavano tutte le altre sue vittime. Era una processione che non finiva mai!... C'erano gli avventori dell'_Agenzia di prestiti sopra pegno_ in _Via del Pesce_ e c'erano i pi ricchi clienti spogliati d'ogni loro avere; e chi per l'ingordigia sua aveva perduta la pace, l'onore.... chi era morto di crepacuore!... E mentre gli passavano dinanzi quelle facce pallide, disperate, lo chiamavano spia, ladro, strozzino, mercante di pellagra. E fra tutta quella gente c'era pure la marchesa di Collalto, il cui viso dolce e soave guardando Pompeo fissamente diventava severo, accigliato con un sorriso di sprezzo. Nascose il capo sotto le lenzuola; aveva paura. Ansiosamente aspettava e desiderava il mattino per alzarsi subito, e correre da Beppe.... "Dio, Dio, com'era eterna quella notte...." Rannicchiato nel letto, non osava voltarsi, n muoversi. Non gli riusciva di chiuder occhio; di minuto in minuto cresceva la sua agitazione, il suo orgasmo; batteva i denti; aveva la febbre!... Gi si figurava che la vecchia avesse parlato, che le guardie venissero ad arrestarlo, e quantunque i gendarmi austriaci non ci fossero pi, erano gli stessi che avevano condotto in prigione l'orefice del _Gobbo d'oro_!... Gi si vedeva trascinato dinanzi ai giudici.... ma la folla rumoreggiante insorgeva fischiandolo, e voleva ammazzarlo per vendicare i Garibaldini traditi. "Dio, Dio santo! Perch mai era andato a cacciarsi in quell'impresa?... Perch?!... Era gi ricco, ricchissimo; poteva tenersi quietamente alle operazioni sicure.... e onorate.... Perch?... perch Dio non paga il sabato; perch proprio vero che il diavolo insegna a far la pentola, ma non il coperchio!... Dio?... Il Diavolo?... Che ci fossero proprio davvero?... Che! Tutte storie dei preti; tutte superstizioni!... Ma pure dal momento che hanno inventato il proverbio, _qualcosa_ ci dev'essere; sar magari il destino, sar magari la combinazione, ma _qualcosa_ ci dev'essere." "E poi, continuava a pensare Pompeo atterrito, io ne sono una prova: ci sono cascato da solo in questo pasticcio, senza che nessuno mi abbia dato la spinta!" E a questo punto si ramment a un tratto che da molto tempo non andava pi la domenica in quella certa chiesa, ad ascoltare la messa, vicino a quel certo altare che gli portava fortuna. Anche quella era una combinazione; non poteva essere altro; ma pure ecco che si ripeteva ancora! ".... E se vi avesse fatto dire una messa per combattere la jettatura?... S, s; prima del processo l'avrebbe fatta dire." Tuttavia il suo giuramento lo aveva mantenuto scrupolosamente. Aveva sempre aiutata la Mary; aveva fatto in modo che suo figlio se ne innamorasse, e gliel'avrebbe data in moglie quantunque non avesse un soldo di dote. E la Betta, la Betta, che sapeva ogni cosa, gli aveva pur perdonato, facendosi promettere soltanto che avrebbe restituite alla piccina le cinquantamila svanziche. "Altro che cinquantamila svanziche!... Un giorno o l'altro avrebbe finito per avere tutto il suo!" In quel punto un _brum_ pass di corsa sotto le finestre, facendo tremare i vetri e rintronando nella camera: Pompeo respir. Non era pi solo. Pens che anche la casa era piena di gente; che il servitore dormiva proprio sopra alla stanza sua; che Giulio era l, poco distante.... Allora cominci a muoversi pi liberamente, ad allungar le gambe sotto le coperte, a mettersi bene per dormire. ".... Non era proprio vero che avesse soffocata la Betta; era morta.... dopo, mentre lui anzi correva in cerca del medico!... In quanto poi alla vecchia, avrebbe pensato due volte prima di aprir bocca. Che interesse aveva a perdere il padrone quando Beppe, in ogni modo, non lo poteva salvare?... Certo.... certo.... un po' colle buone, un po' colle cattive, questo calcolo le sarebbe entrato nella zucca!..." L'alba era vicina; al _brum_ tennero dietro altre carrozze; poi, in fine, si ud in istrada la voce e il frusco degli spazzini, e Pompeo si addorment. XVIII. La mattina seguente Pompeo Barbar si mostrava preoccupato pensando a' casi propri, ma era assai pi tranquillo, e dopo il colloquio che ebbe con Beppe Micotti fu del tutto rassicurato. Il figlioccio gli promise di pensarci lui a far tacere la vecchia, e ad ogni buon fine l'avvocato, accampando per la Veronica la sua condizione di madre d'uno degli accusati, avrebbe chiesto che fosse cancellata dalla lista dei testimoni. Tuttavia il giorno in cui Pompeo dovette proprio presentarsi all'udienza, torn a sentirsi poco bene, e quando si trov nella stanza dei testimoni, gli pareva d'essere gi messo in prigione. Sudava, era impacciato, confuso, gli tremavano le ginocchia, ma per mostrarsi disinvolto salutava tutti, sorrideva con tutti con una smorfia stentata, parlando del pi e del meno. Appena l'usciere lo chiam, gridando forte il suo nome sulla porta, si sent soffocare. Pure rispose subito alla chiamata "Eccomi! Eccomi!" e intanto sempre pi sbalordito, cercava il cappello che aveva in testa, e inciamp nello scalino che dalla stanza dei testimoni metteva nella sala dov'era la Corte. Appena fu dentro, dinanzi alla maest delle toghe, fra il rumore del pubblico e l'afa soffocante, ebbe un po' di capogiro, ma gli pass subito. La folla stipata, ansiosa, accolse l'importante testimonio con un lungo mormoro; non era per altro che un semplice mormoro di curiosit; il Barbar se ne avvide subito, e dopo le prime domande del Presidente non era pi tanto impacciato. Le cose per lui si mettevano bene. Era sicuro, oramai, che non avrebbe avuto n fischi, n busse. In quegli ultimi giorni era successa realmente nell'opinione del pubblico una certa mutazione in suo favore. Il suo nome, non molto noto prima che si cominciasse a discorrere del famoso _Processo dei fonitori_, era diventato celebre in breve tempo, e tutti ormai a Milano sapevano che c'era al mondo il milionario Pompeo Barbar; e mentre la litania delle sue bricconate, essendo poco pi, poco meno, sempre la medesima per tutti coloro che han fatto malamente una grande fortuna, aveva finito col non divertire pi nessuno; i particolari, invece, delle sue ricchezze straordinarie, delle sue ville, dei suoi immensi possessi, de' suoi capitali accumulati alle banche e, pi di tutto, della somma assai notevole in moneta effettiva che aveva sempre in cassa quantunque il marengo si negoziasse allora in Borsa "a _ventidue_ e anche a _ventidue e mezzo_" suscitavano molta maraviglia e moltissima curiosit. "Gran citt, Milano!... Piena di _risorse_!..." si andava dicendo. "Quando meno si crederebbe salta fuori un nome affatto nuovo e: Chi ? Chi non ? un Creso che ha dieci, dodici, venti milioni!... Gran citt Milano, e piena di _risorse_! Ci sono, s, gli ambiziosi, i matti, gli imbecilli che vanno a gambe levate; ma ci son pure le persone pratiche e positive, che lavorano sul serio e che, senza tanto lusso e senza tanto chiasso, mettono insieme patrimoni colossali!... Anche quel Pompeo Barbar, per esempio, viveva quieto quieto, non faceva spacconate, aveva una tavola modestissima, e tutto il suo gran lusso erano un paio di rozze e una vecchia carrozzaccia colla quale andava in campagna a curare i propri affari!" E per la gente, in generale, faceva un merito e si mostrava grata a quel riccone che non l'offendeva colla pompa sfacciata delle proprie ricchezze. Era quel sentimento assai diffuso e complesso d'invidie, di gelosie, di desideri non soddisfatti, che procura ai ricchi avari, nel mare magno della vita quotidiana, non solo maggiore considerazione, ma anche maggiore simpatia a fronte dei ricchi prodighi, i quali finiscono coll'essere mal visti, e appena appena si tollerano per la speranza che andranno presto in malora. E oltre a tutti questi vantaggi, un'altra ragione giovava per far ricredere il pubblico a poco a poco sul conto suo: ne aveva fatte tante, e tante se ne raccontavano, che la gente s'era stancata di sentirle e non le credeva pi.... o ci faceva la tara. "Figurarsi, che storie!... C'era stato il--tal di tale--al _Caff Martini_, il quale voleva sostenere che il Barbar aveva messi insieme i primi danari facendo la spia, all'Austria. Era proprio una linguaccia sopraffina--quel tal di tale!" ...."E un altro non si ostinava a dire che, tempo addietro, il Barbar scannava il prossimo tenendo un banco di prestiti sopra pegni, in _Via del Pesce_?... "Tempo addietro?... Ma quando?... Se nessuno era buono a ricordarsi che nemmeno ci fosse stato un ufficio simile in _Via del Pesce_?!" --Adagio a dar retta alle chiacchiere--esclamavano gli uomini savi e imparziali. ".... A Panigale, chiamavano il Barbar _Mercante di pellagra_... s, questo era vero; ma d'altra parte i fondi rendevano una miseria, e gli speculatori non pensavano certo a seppellire il danaro sotto terra, quando si poteva comperare la rendita al 40 e al 41!... Poi se le annate erano cattive il Barbar non poteva certo fare un contratto col sole o colla pioggia per favorire i raccolti e i contadini!" Un altro appunto che gli facevano era di aver rovinato il marchese di Collalto.... "Ma se il marchese di Collalto era da dieci anni che si rovinava da s?..." Dunque non bisognava mai precipitare nei giudizi; bisognava mettere in quarantena le ciarle dei malevoli, degli invidiosi, degli interessati. Se era proprio il figlio di un cuoco, tanto maggior onore per lui! Che talento, che occhio, che attivit!....--Ma la storiella del nome?...--Non era vero che il nome l'avesse mutato; aveva aggiunto al suo quello di sua madre.... o di sua moglie.... Tutte scioccherie che non significavano nulla!... S, in quel pasticcio dei fornitori c'era del torbido assai, e nessuno certo voleva concludere che il Barbar fosse candido come un agnellino; ma bisognava vedere dal processo, fino a che punto c'era entrato. Lui, in fine, da quel poco che si sapeva, non avea fatto altro che prestar danari alla Ditta Micotti. --Il vecchio Micotti?... quello era una canaglia davvero, e hanno fatto benone ad ammazzarlo! --Ad ammazzarlo?... Come?... --In Tirolo.... l'hanno freddato con una fucilata mentre svaligiava i cadaveri!... Ma ha lasciato un figliuolo che non smentisce la razza!... --Quel piccolo mariuolo cogli occhi loschi e la faccia vizza da vecchietto? --Appunto. --Starebbe bene in galera per tutta la vita! Beppe Micotti, col suo contegno cinico e sfrontato, si era attirato le antipatie e gli odii del pubblico durante l'udienza; e per anche la grande canaglia dai colori incerti e fantastici del Micotti padre, ritrovava in quel farabuttino primaticcio la propria incarnazione. Tutte le furfanterie della Ditta Micotti ricadevano dal babbo morto sul figlio vivo... ed anche per questo motivo quando Pompeo si present nella sala del dibattimento fu accolto pi bene che male, con un senso di maraviglia e di curiosit, cui non erano affatto estranei n l'Eccellentissimo Presidente, n il Procuratore del Re. "Come mai?... Quell'omicciattolo da niente aveva tanti milioni? Era il Nababbo di Milano?" E, su quel subito, la volgarit dell'aspetto, dei modi, degli abiti del Barbar, fu presa per una cert'aria di bonariet modesta, mentre anche nel tempio magno della giustizia i molti quattrini del signor Barbar infondevano a tutti, sebbene a tutti inconsapevolmente, un certo rispetto. Il Presidente medesimo, dopo le prescritte formalit, invece di mandarlo al posto coll'imperativo "sedetevi!" gli si era rivolto con un "s'accomodi pure" assai garbato, e aveva poi continuato a interrogarlo dandogli del _lei_. Il Procuratore del Re, s'era messo l'occhialino per guardarlo bene, e lo stava ad ascoltare, spianate le ciglia, sembrando approvare con un moto regolare del capo, mentre si lisciava le fedine nere, lucenti, colla bella mano lunga e bianchissima. I giurati poi, appena avevano udito chiamare il Barbar, s'eran messi a bisbigliar piano fra loro, e adesso lo mangiavano cogli occhi. --Lei, non vero, era in istretti rapporti col defunto Micotti?--chiese il Presidente, dopo aver fatte alcune altre domande a Pompeo. --S... ecco... per l'appunto. L'ho conosciuto giovane, ancora ragazzo. Era stato al servizio di mio padre, il quale avea preso a volergli bene... e mi aveva raccomandato di aiutarlo, come avrei potuto. Il Barbar prendeva animo, e rispondeva sempre pi spedito. --E che uomo era questo Micotti?... --Per dire la verit non saprei bene. In questi ultimi anni non lo vedevo quasi mai. Poco espansivo, parlava di rado, tutto dedito agli affari.... --Ma lei, questo vorrei sapere, lo riteneva un galantuomo? --Sicuro, dal momento che gli avevo aperto un credito illimitato! Molti giurati, come il Procuratore del Re, approvarono col capo. --E... non sapeva di che... diremo, di che razza fossero questi affari? --Ne sapevo pochissimo. Il danaro era al sicuro, era impiegato bene e... occupato tutto il giorno ne' miei affari particolari non avevo tempo di badar molto a quelli degli altri. E poi il Micotti era, come si direbbe, una _porta di prigione_. Intendo dire un uomo impenetrabile; chiuso a quattro catenacci! Nel pubblico ci fu una risata. Era spiritoso il Nababbo! --Favorirebbe spiegarmi--domand allora a sua volta il Procuratore del Re, non lisciandosi pi le fedine, ma invece lustrandosi le unghie lunghe e rosee con un fazzoletto di battista--favorirebbe spiegarmi come poteva essere sicuro del suo capitale dal momento che non aveva alcuna cognizione intorno alle operazioni della Ditta Micotti e figlio? Ma a questo punto, invece del Barbar, fu pronto a rispondere l'avvocato difensore di Beppe Micotti, il quale domand vivamente "se si voleva fare il processo agli accusati oppure ai testimoni." Ne nacque un battibecco fra la Difesa, l'Accusa, il rappresentante la Parte Civile, e la Corte era sul punto di ritirarsi per deliberare se s o no poteva permettere all'Accusa d'insistere nel suo interrogatorio, quando Pompeo Barbar, con soddisfazione generale, dichiar che non aveva nessuna difficolt a rispondere a qualunque domanda gli venisse rivolta. In fatti egli si era tenuto sempre al corrente degli affari della Ditta e non ignorava certo che il Micotti, fra le altre cose, faceva anche il fornitore. Aveva saputo, aveva consigliato alla Ditta di concorrere all'appalto per la somministrazione delle scarpe e dei fucili al corpo dei Volontari, ma da ci, all'esser messo a parte anche dei particolari della gestione interna, c'era un bel tratto. Dopo che aveva prestato i danari e prese le necessarie garanzie lui, per tutto il resto... si lavava le mani, come Pilato nel _Credo_. Nella sala ci fu un altro bisbiglio favorevole: "Com'era furbo l'omino! Come sapeva bene levarsi d'impiccio! Senza tante chiacchiere, senza andar tanto per le lunghe, senza aver bisogno d'avvocati!....," Pompeo si sentiva contento, leggero: gli sembrava di essere diventato pi giovane di dieci anni. La sua deposizione, ormai, era pressoch finita; non aveva pi nulla da temere, credeva ogni pericolo scomparso. Credeva: perch invece, dopo di essere stato licenziato dal Presidente, e mentre attraversava l'aula per uscire, scrse la Veronica in piedi, in mezzo al pubblico, pallida, cogli occhi spalancati, che lo fissava ostinatamente, minacciosamente. A quella vista il Barbar rimase come fulminato, e perdette di nuovo tutta l'audacia. Le ginocchia gli ricominciarono a tremare, prese una carrozza, e appena a casa si richiuse sbuffando nello studio. "Dio, Dio santo!... Non dovevano mai finire le sue angosce?!... Che cosa avea fatto di male... pi di tanti altri, che vivevano tranquilli, felici, onorati? Niente, proprio niente!... E perch dunque doveva star sempre sulle spine?... Era proprio disgraziato!..." e tornava a sospirare, a gemere, ad arrabbiarsi. "Che cosa voleva, che cosa minacciava, la vecchia?... Perch era andata al processo?... Perch lo fissava in quel modo?..." E intanto attendeva con ansia inquieta, paurosa, perdendo la testa e la voce, e spellandosi le dita, il ritorno di un suo messo fidato, che doveva correre a riferirgli la sentenza, appena fosse stata pronunciata. Venne, che era gi sera, ben tardi; ma il signor Barbar lo aspettava ancora, solo nel suo studio, senza aver pranzato, senza aver veduto nessuno. Appena lo sent per le scale, gli corse incontro sull'uscio, lo fece entrare in fretta e richiuse a chiave. --E cos?... Com' andata?--balbett livido, colla voce fioca. La risposta, ch'ebbe dal messo, lo tenne un istante sopra pensiero... poi diede un'alzata di spalle e respir pi liberamente. Ormai il pericolo era proprio passato. Il processo si chiudeva con una condanna relativamente mite per tutti gli imputati. Il pi grande colpevole, come era apparso dal processo, era sfuggito colla morte alla giustizia umana. Beppe Micotti, che avea avuto l'attenuante dell'et, era stato condannato appena a sei mesi di reclusione; ma mentre il Presidente leggeva la parte della sentenza che lo risguardava, una donna di mezzo al pubblico sorse a imprecare contro la giustizia, contro i magistrati e contro i giurati, protestando che il suo Beppe era innocente, e che il vero ladro era il principale, il signor Pompeo, il signor Barbar, il signor Barbetta, il mostro, il cane, l'assassino del proprio sangue!... E gridando e smaniando, voleva gettarsi in mezzo ai giudici, voleva prendere i giurati per il collo. Ci vollero quattro uomini per tenerla; poi, dopo il medico, vennero gli infermieri; fu legata, imbavagliata, messa in un _brum_, e condotta allo spedale. La Veronica era impazzita. La gazzetta _Il Moderatore_, dopo aver dato il giorno appresso, per disteso, la relazione dell'importante processo, ed aver lodato l'illuminato verdetto dei Giurati, l'elaborata sentenza dei Giudici, l'imparzialit e l'acume dell'Eccellentissimo Presidente, la parola calma e ragionata della Parte Civile, la requisitoria dotta e stringente del Procuratore del re, e la calorosa ed efficacissima eloquenza degli avvocati, finiva con una noterella di cronaca. "EPISODIO TRISTE. Ieri sera, verso la fine del famoso _Processo dei fornitori_ e, precisamente durante la lettura della sentenza, la madre d'uno degli imputati, il Micotti, usc improvvisamente in grida e in ismanie, tanto che si dovette ricorrere alla forza, per trattenerla dal commettere qualche eccesso. La povera donna, dedita alle bevande alcooliche, ed esaltata per la condanna subta dal figlio, era stata presa da un accesso di pazzia furiosa. "Sappiamo poi, da buona fonte, che il signor Pompeo Barbar, il cui padre, in altri tempi, ebbe in proprie dipendenze la famiglia Micotti, fece ricoverare la povera donna in una casa privata di salute. Simili atti filantropici dell'Egregio Gentiluomo non sono nuovi del resto. A Brescia ricordano ancora le larghezze da lui usate nel _cinquantanove_ in pro degli spedali militari; larghezze ripetute pure nel _sessantasei_, mentre il suo unico figlio, Giulio Barbar, combatteva da valoroso in Tirolo con Garibaldi." Il nuovo giornale _Il Moderatore_ era diretto dal professore Eugenio Zodenigo. XIX. O bene o male, ormai Pompeo Barbar aveva raggiunto la cos detta _notoriet_. Il suo nome era molto discusso, nella sua probit non ci credeva nessuno, ma tutti credevano invece nei suoi milioni, e perci anche i pi feroci nel combatterlo dietro le spalle, sul muso gli si mostravano solleciti e cortesi. La gente per istrada si voltava indietro a guardarlo, e molti lo salutavano ch'egli neppur sapeva chi fossero. Insomma si ammiravano da tutti, se non il genere de' suoi affari, la sua avvedutezza, il suo ingegno, la sua fortuna, sicch cominciava a passare per un ometto straordinario. Ma, si sa bene, ci non poteva bastare n agli stimoli della sua ambizione volgare, n alle mire della sua grossolana furberia. Egli voleva salire per dominare, e anche per mettersi a capo o per aver parte nelle imprese o societ colossali, in cui si pu guadagnare molto danaro, e insieme consolidare il proprio credito, e la propria riputazione. Ma l c'era ancora una grossa muraglia che gli sbarrava la via. Non solo il signor Pompeo Barbar non era ricevuto in quelle grandi case che avevano fatta la fortuna e data la fama a suo padre; ma anche la ricca borghesia gli teneva chiuse le porte. Nessuno dei grandi finanzieri a cui aveva affidati i propri capitali, lo aveva accolto nell'intimit della famiglia, o invitato ai pranzi od alle feste; nessuna Banca lo aveva eletto a far parte del proprio Consiglio d'Amministrazione. Men che meno poi il suo nome avrebbe avuto probabilit di riuscita, se si fosse presentato come candidato nelle elezioni amministrative. Lo stesso Zodenigo, che lo consigliava in proposito, gli raccomandava sempre di essere molto prudente. Bisognava prima che si fosse _peepaato il teeno_ con qualche opera grandiosa di beneficenza, che facesse colpo sul pubblico, e gli aprisse la strada alla popolarit. --Preparare il terreno sta benissimo,--rispondeva il Barbar,--ma vorrei condurmi in modo da non rimetterci il mio. Preferiva piuttosto di restare terra terra... colle tasche gonfie. Egli avrebbe voluto ideare e compiere qualcosa di notabile in vantaggio del suo paese, ma che fosse nello stesso tempo anche un buon affare. "Se per salire, per arrivare in alto arrischiava di rovinarsi, allora, diavolo, appena su, sarebbe nuovamente capitombolato al basso." E una volta che lo Zodenigo, lodando questa sua avvedutezza, cit per esempio "_il volo d'Icao_" il Barbar gli fece notare che le ali d'Icaro, si erano appunto liquefatte perch di cera.--Se fossero state d'oro--concluse con un risolino--lo avrebbero tenuto sempre in equilibrio, e invece di struggersi al sole avrebbero sfolgorato!... --No, no, non bisogna abbandonarsi a un colpo di testa, bisogna invece pazientare... e aspettare un colpo della fortuna. La fortuna capricciosa, ma spesse volte fedele, e anche il colpo desiderato capit ben presto al signor Pompeo, che fu pronto a non lasciarselo sfuggire. Poco dopo la guerra del _sessantasei_, e a cagione della medesima, Milano, come tante altre citt d'Italia, ebbe ad attraversare un periodo di crisi economica e monetaria, assai funesta. Mancava il danaro, e mancava pure il _numerario_, e se la legge sul _corso forzoso_ dava modo di far fronte colla carta-moneta agli affari in grande, era poi affatto insufficente ai bisogni del piccolo commercio per la scarsit del rame, e specialmente della valuta spicciola di una e di mezza lira. Allora sorsero nuove Banche e nuovi Istituti di credito, i quali per sopperire al bisogno misero in circolazione per una data somma prestabilita, altrettanti biglietti fiduciari di _piccolo taglio_. Ma mentre molti di questi Istituti prosperarono, altri parecchi invece, per varie cagioni, andarono all'aria, e in quest'ultimo caso, chi possedeva biglietti fiduciari delle casse in discredito o fallite temeva di non avere, o non aveva davvero pi altro in mano, che cartaccia sudicia, di nessun valore. A Verona, a Napoli, a Bologna accaddero disordini gravi, in seguito appunto al fallimento di taluna di codeste Banche. I biglietti emessi non avevano pi corso, e la povera gente che li aveva sudati, che non li poteva pi spendere, e che non ne aveva altri per comperarsi il bisognevole, gridava, strepitava, minacciava e faceva tumulto. Anche a Milano era sorto in quel tempo un nuovo Istituto di credito denominato la _Banca degli Interessi Lombardi Provinciali_, che aveva emesso per oltre un milione di carta fiduciaria. La Banca, in sulle prime, prometteva bene. Fra gli amministratori suoi figuravano i pi bei nomi del patriziato e della ricca possidenza milanese. A presidente era stato eletto il marchese di Rho, gentiluomo di stampo antico, di idee conservatrici, ma il cui nome era la bandiera dell'onest e del carattere. Tuttavia gli azionisti dovettero accorgersi in breve che se gli amministratori della _Banca degli Interessi Lombardi Provinciali_, erano il fiore dei galantuomini, non erano del pari gente avveduta. Gli affari che facevano erano scarsi e di scarso profitto. Largheggiavano troppo nello sconto delle cambiali, senza premunirsi colle debite cautele, e per, in un mese solo, avevan dovuto sottostare, con gravissima perdita, a tre grossi fallimenti, uno dopo l'altro, e il suo Direttore era stato costretto a dare lo dimissioni. Tutto ci, naturalmente, aveva scosso il credito della Banca, e i biglietti fiduciari cominciarono ad essere accettati di mala voglia, poi con gran difficolt, poi, in fine, non ebbero quasi pi corso. Allora alla sfiducia successe il timor panico, e si and, gi gi, a precipizio. Tutti i possessori dei biglietti della _Banca degli Interessi Lombardi Provinciali_ corsero in folla per il cambio alla cassa, tanto che un giorno venendo a mancare il denaro, gli sportelli furono chiusi improvvisamente prima delle due pomeridiane, e si sparse la voce per Milano che non sarebbero stati riaperti nemmeno il giorno seguente. Nel frattempo una circolare urgentissima del _Consiglio di Presidenza_ chiamava gli azionisti, per quella sera stessa, in Assemblea Generale. Fra questi c'era pure il signor Pompeo Barbar. Egli non aveva voluto affidare un grosso capitale alla _Banca degl'Interessi Lombardi_, perch i reggitori, dal suo punto di vista, non gl'inspiravano molta fiducia, ma pure aveva pensato di acquistare un piccolo numero di azioni, desiderando che il suo nome figurasse in quell'accolta di persone tutte nobili ed egregie. E quantunque ne facesse parte, aveva contribuito ugualmente a mettere in pericolo l'Istituto. Aveva fatto girare per Milano certe sue persone fidatissime le quali, spaventando il pubblico con falsi allarmi, ritiravano a poco prezzo i biglietti della _Banca degl'Interessi Lombardi Provinciali_, che nelle botteghe e sulla piazza non si volevano pi ricevere, ma che presto o tardi, il Barbar ne era sicuro, sarebbero stati pagati fino all'ultimo soldo. Era un buon affaretto che aveva intravveduto, e non c'era ragione che se lo lasciasse scappare o rubar di mano; ma poi, dopo di aver lavorato di giorno come doveva, per l'interesse suo, si recava la sera tranquillamente all'Assemblea, volenteroso di offrire i propri lumi, in vantaggio della Societ. Pompeo Barbar era entrato solo nella grande aula dov'erano raccolti gli azionisti. Questi, per la maggior parte in marsina o in abito di sera elegantissimo, anche in que' momenti di agitazione e di timori non infondati, conservavano sempre negli atti e nelle parole la loro compostezza signorile e un po' altezzosa, discorrendo piano, lentamente, garbatamente senza mai irritarsi e senza mai commuoversi. Nessuno, nella sala, si era voltato per guardare il Barbar; nessuno lo aveva salutato; nessuno si era mosso per fargli posto. Tutti lo sprezzavano e non volevano trovarsi a contatto con lui. Pompeo, un po' intimidito, un po' impacciato, si avanz umile, riguardoso, tenendo il cappello in mano, verso il banco della Presidenza. Poi rimase un momento confuso, senza saper che dire n che fare, salutando chi non lo guardava... ma a un tratto pens che, in fine, se _quegli altri_ avevano molta superbia, lui aveva pure delle _azioni_, e allora facendosi animo si avvicin al marchese di Rho, che discorreva in mezzo a un gruppo d'amici, e alzando troppo la voce, per paura che gli mancasse, domand "che cosa c'era di vero, nelle chiacchiere che correvano in piazza." Il Presidente, guardando da tutt'altra parte, gli rispose che, aperta la seduta, "avrebbe esposto la situazione finanziaria" e subito si allontan voltandogli le spalle, mentre gli altri azionisti facevano altrettanto, piantando solo il Barbar in mezzo alla sala. --Saprebbero forse qualcosa intorno ai biglietti della Banca che ho fatto ritirare?--pens Pompeo.--No, non possibile: l'operazione stata condotta con tanta oculatezza.... E allora questi spiantati perch fanno i superbiosi?... Su quel subito si sent voglia di andarsene; ma non ebbe coraggio di farlo. Gli dava noia quel tratto di cammino che gli restava da fare per arrivare all'uscio, e aveva paura di ci che avrebbero potuto dire di lui quando fosse partito. "No, no; voleva rimanere fino alla fine," e si ritir nel vano di una finestra. "A buon conto aveva il pieno diritto di rimanere, era in _casa sua_, come _quegli altri_" e per far valere la propria autorit, ordin sgarbatamente a un fattorino, che gli passava accanto, di chiuder meglio la porta della sala. Quasi subito il marchese di Rho, in piedi, al tavolo della Presidenza, son il campanello: si fece un gran silenzio nell'assemblea, e allora il marchese espose brevemente e chiaramente lo stato della Banca, concludendo che senza la sfiducia sorta nel pubblico, e senza quel precipizio di dover rimborsare in poche ore tutto il grosso capitale di biglietti fiduciari messo in circolazione, l'Istituto avrebbe potuto riparare in breve tempo alle perdite subte, e rimettersi ancora sulla buona via. Ma occorreva una forte somma in moneta effettiva per la mattina dopo: era certo che alle nove antimeridiane una folla si sarebbe presentata agli sportelli per il cambio dei biglietti, e se il cambio non si poteva subito effettuare sarebbe stato inevitabile un disastro. A queste parole corse nell'assemblea un mormoro di sbigottimento, e il marchese di Rho, sebbene si mostrasse calmo e dignitoso, era tuttavia pi pallido del solito, con due righe profonde che gli solcavano le guance sotto gli occhi. Invece Pompeo Barbar si sentiva in preda a un'ansia indicibile, e gli batteva forte il cuore. "Che bel colpetto ci sarebbe stato da fare!... Con quella gente il danaro era certo al sicuro e... e se avessero accettate le sue condizioni... si sarebbe imposto a tutti, e sarebbe salito tanto alto come non aveva mai osato sperare..." Allora si fe' animo, e con voce pi sicura domand, tenendosi fermo al suo posto, la cifra di moneta effettiva che occorreva alla Banca in quel momento, e come il Consiglio di Amministrazione aveva pensato per provvederla. L'interrogazione era importante e gi, prima che la facesse il Barbar, era nel cuore e sulle labbra di molti; ma nessuno degli azionisti rivolse un cenno d'incoraggiamento all'oratore. Il marchese di Rho bevette un mezzo bicchiere d'acqua zuccherata, e rispose che la somma occorrente era di ottocentocinquantamila lire, e che il Consiglio d'Amministrazione in quella fatale ristrettezza di tempo, non aveva potuto rivolgersi, per averla in prestito, altro che alla Banca Nazionale, offrendo pure, oltre a tutte le garanzie che poteva dare l'Istituto, anche la firma propria, e quella degli altri membri della Presidenza. --Se ho avuto la malaugurata idea di voler mettermi negli affari,--concluse il marchese di Rho,--non soffrir mai per altro, che un Istituto del quale mi trovo alla testa, debba dichiarare il fallimento. Sono disposto a perdere tutto il mio patrimonio purch la Banca possa far fronte ai propri impegni, e anche in queste gravissime e dolorose emergenze ho almeno la compiacenza di poter far noto all'assemblea che tutto il Consiglio d'Amministrazione concordemente risoluto nell'imporsi, occorrendo, il medesimo mio sacrificio. Sventura vuole che la _crisi_ odierna ci abbia sprovvisti dei fondi necessari. Tutto il nostro _numerario_ lo abbiamo gi dovuto versare alla Cassa per sostenere la situazione fino ad oggi, e se la _Banca Nazionale_ rispondesse, visto le condizioni difficili del momento, con un rifiuto, domani saremmo obbligati a... tener chiusi gli sportelli.... A questo punto si udirono improvvisamente dalla strada grida e urli minacciosi; poi una pietra lanciata a viva forza fece cadere i vetri della finestra dov'era Pompeo, che salt spaventato in mezzo alla sala. Tutti gli altri azionisti si voltarono appena, sorridendo sdegnosamente. --Vogliamo il nostro danaro!... Vogliamo il sangue nostro! Cani di signori!... Ladri della povera gente!--continuava intanto a schiamazzare la folla, battendo coi pugni e coi piedi contro il portone della Banca. Il marchese di Rho rimaneva impassibile; solamente a quella parola "ladri" la riga che gli solcava le guance sotto l'occhio, si fece ancora pi livida. Appena, in quel giorno malaugurato, la _Banca degli Interessi Lombardi Provinciali_ avea dovuto chiudere gli sportelli senza poter continuare nel cambio dei biglietti, s'erano formati vari gruppi di persone dinanzi al palazzo, che andavano dispensando ai curiosi che capitavano in cerca di notizie, le informazioni pi strampalate e inquietanti. "La Banca non avrebbe pi riaperti gli sportelli: doveva dichiarare il fallimento: chi aveva avuto, aveva avuto: il marchese di Rho avrebbe pagato del suo: no, questa era una lustra per guadagnar tempo, e tener a bada la povera gente;" e cos via. Intanto altri continuavano a giungere mentre i primi se ne andavano; finch la sera i capannelli riempivano la strada e discorrevano, vociavano sempre pi forte e accalorati. Si sapeva che il Consiglio di Amministrazione aveva riunito d'urgenza l'assemblea degli azionisti, e si tenevano d'occhio le finestre illuminate del palazzo, dove appunto risiedeva la Banca. --Son chiusi lass a confabulare quei cani di signori!--mormorava la poveraglia coi biglietti in tasca che nessuno voleva pi ricevere, altro che con un ribasso sempre maggiore; e cos cominciava a sfogare il malcontento cogli urli, coi fischi, colle minacce. Era pur corsa la voce della domanda del grosso prestito fatto alla _Banca Nazionale_, e chi comperava i biglietti a ribasso, faceva credere ad arte che i reggenti della medesima avessero gi risposto con un rifiuto. --Vogliamo il danaro nostro!... Il sangue nostro!... Abbasso i signori! Morte ai ladri del popolo!... Di sopra, nella sala dell'assemblea, Pompeo Barbar, sempre pi spaventato, gridava intanto "che si _barricasse_ il portone, che si mandasse a chiamare la forza;" ma invece gli altri soci, al vedere la paura di quell'omiciattolo, rimanevano tranquilli al loro posto, mostrando tutti una sicurezza, che alcuni forse non avevano in cuore. --Il portone molto solido--rispose il marchese di Rho, sorridendo colle labbra pallide.--Del resto se i dimostranti vogliono salire a farci una visita, saremo pronti a riceverli. --Che spacconate!--pens Pompeo fra s. Ma quasi subito, ad acquetarlo, si ud risonare nella strada il passo affrettato di una pattuglia e subito le grida e i fischi si rivolsero contro le guardie di questura. L'assemblea intanto, ansiosa e inquietissima ad onta della calma apparente, attendeva la risposta della _Banca Nazionale_ che non doveva tardar molto a venire, perch quel Consiglio si era pure riunito d'urgenza per deliberare sollecitamente in proposito. Pompeo Barbar era ritornato solo in un angolo della sala, ma adesso assai lontano dalla finestra. C'eran le guardie, non aveva pi tanta paura dei dimostranti, e tornava invece a pensare, a riflettere su ci che aveva in animo di fare in quel momento. "Se si lasciava scappar l'occasione, sarebbe stato un minchione... ma se avesse corso pericolo di rimetterci del suo, sarebbe stato un pi gran minchione ancora!..." Si sentiva il petto oppresso... aveva la testa in fiamme....--Che cosa doveva fare? Che cosa doveva fare?... --Intanto aspettare anche lui la risposta della _Banca Nazionale_. Se fosse stata favorevole l'assemblea avrebbe fatto sapere ai tumultuanti che il giorno dopo sarebbero stati aperti gli sportelli per il cambio dei biglietti, e allora... non c'era pi bisogno di lui. --.... Ma la _Banca Nazionale_ avrebbe voluto disporre su due piedi, in quei giorni di crisi, d'una somma cos rilevante.... e per un Istituto privato gi scosso nel suo credito?...--E se non si arrischiava la Banca a fare il prestito, poteva arrischiarsi lui? Pompeo fiss gli occhiettini miopi sul marchese di Rho, sugli altri membri della Presidenza, e si sent rassicurato.... Non c'era proprio nulla da temere.... Quella gente si sarebbe ridotta in sul lastrico, piuttosto di venir meno ai propri impegni. Ma tuttavia era un gran momento di perplessit, di angoscia... un momento solenne!.... Tirar fuori di tasca ottocentocinquantamila lire!... E se avesse rinunciato ai suoi disegni, e si fosse invece tenuto i quattrini? Forse gi, era il partito migliore!... Ma se non si trovava la via di calmare i dimostranti, come faceva a ritornare a casa?... Avrebbero bastonato anche lui!...--Maledetto il momento ch'era venuto all'assemblea! In quel punto, fra il bruso della folla, si ud il rumore sordo del portone che si richiudeva. --Ecco la risposta della _Banca Nazionale_,--esclam il Presidente, lisciandosi la barba appuntata, colle dita tremanti. Poco dopo infatti entr nella stanza un impiegato che avvicinatosi al marchese di Rho, gli consegn una lettera suggellata. Tutti gli azionisti si erano levati in piedi; fissavano tutti quella lettera, muti, palpitanti.... Il marchese di Rho ne apr lentamente i suggelli, poi ebbe come un sobbalzo di tutta la persona, e mormor, con voce fioca: --La Banca Nazionale ha rifiutato lo sconto...--e si lasci cadere accasciato, sulla poltrona. Gli azionisti, atterriti, si avvicinarono di colpo al banco della Presidenza, e nel medesimo tempo la folla, come se fosse stata spettatrice di quella scena, rinnov ancora con pi forza le grida e le minacce. --Per Dio,--pens Pompeo,--sono dieci i consiglieri dell'amministrazione,--che le loro firme, dal pi al meno, non debbano valere centomila lire l'una? Allora si cacci le dita nel goletto della camicia che stir fortemente per poter parlare (soffocava) e balbett pallido, colla fronte bagnata di sudore: --Domando la parola! I soci a questo punto si voltarono tutti ansiosi a guardarlo. Il momento era supremo; pi che supremo, disperato, e bisognava accettare un buon consiglio da chiunque fosse dato. Il presidente impose silenzio e fe' segno al Barbar che poteva parlare. --La somma,--cominci Pompeo,--la... somma... le ottocento... cinquanta... mila lire rifiutate dalla _Banca Nazionale_... posso... potrei... potr... prestarle io... alla societ!... Ci fu per tutta la sala un mormoro, un fremito prima di sorpresa, poi di maraviglia, in fine di contentezza, e i soci istintivamente si scostarono premurosi per lasciar posto di avvicinarsi al Barbar, e per accoglierlo in mezzo a loro. Il ghiaccio era rotto. L'interesse, i pericoli del momento facevano superare e vincere in un attimo le prevenzioni, le antipatie, le diffidenze, lo sprezzo, e l'omiciattolo trionfava. --Non pongo altro che una condizione,--continu Pompeo fatto ormai pi sicuro. Tutti lo guardarono ansiosamente, senza fiatare. --Voglio far parte del Consiglio di Amministrazione per tutelare anche il mio interesse, insieme con quello della Banca. --Ha ragione!... troppo giusto!--si grid subito da ogni parte, mentre il marchese di Rho, vinto, commosso da quell'atto apparentemente generoso, si alz dalla poltrona esclamando:--Io rinuncio la Presidenza al signor Pompeo Barbar, e propongo che venga eletto in vece mia, per acclamazione. --No,--fu pronto allora a rispondere Pompeo,--metto pure l'altra condizione, che rimanga in carica, come presidente della Banca, il marchese di Rho! Si poteva essere pi abili? No certo; e Pompeo, mentre cogli occhietti scintillanti e gli zigomi rossi riceveva ringraziamenti e congratulazioni, pens che avrebbe fatto maravigliare, colla sua grande diplomazia, lo stesso Zodenigo. Bisognava pensare adesso a calmare il furore dei dimostranti e a scioglierli pacificamente, prima che accadessero pi gravi disordini. Il delegato, dinanzi al portone della Banca aveva gi fatto sonare i tre squilli di tromba, ma la folla irritata strepitava sempre pi forte, quando all'improvviso il marchese di Rho, spalancate le imposte di una finestra, annunzi alla moltitudine rumoreggiante, che la Banca era in istato di far fronte ai propri impegni, e che il giorno dopo, alle nove antimeridiane, sarebbero stati riaperti gli sportelli, come il solito, per il cambio dei biglietti. Bastarono queste parole a mutare i fischi in evviva; evviva che ebbero un'eco nell'assemblea, ma diretti a Pompeo Barbar, che per un momento ancora, vedendosi fatto segno a tante dimostrazioni di stima, domand a s stesso se non era andato troppo innanzi, se proprio non aveva commesso uno sproposito. --No, no; tutto il merito stava solo nell'averle in cassa, le ottocentocinquantamila lire! L'assemblea non si sciolse prima di aver stabilito le norme e i preliminari del prestito, e Pompeo Barbar, che poche ore prima era entrato alla Banca solo, e si vedeva schivato da tutti, ne usciva a fianco del marchese di Rho e degli altri membri del Consiglio. In istrada c'era ancora molta gente. Era stato riferito che quel riccone del Barbar aveva prestato un milione alla _Banca degl'Interessi Lombardi Provinciali_, intimando "ai signori di non tradire il popolo" e volevano vederlo mentre sarebbe uscito, e infatti sulla porta del palazzo una frotta di monelli lo segu, schiamazzando sempre, e lo accompagn sino a casa. L si form di nuovo la folla dei curiosi, e mentre Pompeo stava per andare a letto, ud gridare il suo nome fra gli evviva. --Che diavolo succede?--domand al servitore, che entrava in quel momento, anche lui tutto stupito. --C' la strada piena di gente! Lo vogliono vedere alla finestra, gridano: Viva Pompeo Barbar! Viva il figlio del popolo! Viva il salvatore della povera gente!... --Dov' Giulio? Chiama il signor Giulio!... Che venga anche lui, a sentire!--esclam il Barbar, mentre tornava a vestirsi in fretta, colle mani che gli tremavano per la commozione. --Il signor Giulio non ancora tornato a casa. --Fuori Pompeo Barbar!... Evviva Pompeo Barbar!--continuavano a strillare le voci acute dei monelli. --Bisognerebbe dar da bere a quella gente.... --Ci vorrebbe altro, signor padrone; gli bevono anche le botti! --Allora no,--rispose Pompeo, avvicinandosi alla finestra. Vedendo rischiararsi i vetri, gli evviva al Barbar raddoppiarono, e quando egli sporse il capo ringraziando, scoppiarono pi fragorosi. --Anche a me come a Garibaldi!--pens nel richiudere le imposte; poi:--Speriamo almeno che mi lascieranno dormire!--borbott sbuffando col servitore, fingendo di esser quasi seccato di tutte quelle feste. Si spogli in fretta, e si cacci in letto; ma quantunque i dimostranti se ne fossero andati, egli stent ad addormentarsi. Aveva addosso l'irrequietudine, la smania che d la contentezza. I biechi fantasmi della coscienza erano svaniti; Pompeo pens allora che se aveva lavorato tutta la vita per farsi un patrimonio, sapeva poi anche impiegare le sue ricchezze pel bene pubblico... e si sentiva commuovere all'idea di essere un vero benefattore dell'umanit. La mattina seguente sognava ancora di aver sposata la marchesa Angelica con ottocentocinquantamila lire di dote ereditate dallo zio Diego, e sognava pure che lo avevano nominato Direttore della Banca Nazionale, quando fu destato da Giulio, all'improvviso, che gli capit in camera disperato, piangendo e singhiozzando. Francesco Alamanni, dopo essere stato lungo tempo infermo nello Spedale militare d'Innsbruck, ritornato da pochi giorni a Milano, aveva la sera innanzi dichiarato alla Mary, che non avrebbe mai acconsentito al suo matrimonio col figlio di Pompeo Barbar. FINE DEL PRIMO VOLUME. NOTE DEL TRASCRITTORE: --Corretti gli ovvii errori tipografici e di punteggiatura. --L'indice non compreso nell'opera originale. Ne stato prodotto ed aggiunto uno dal trascrittore. --Gli apici sono stati resi con un accento circonflesso: parola^a indica la lettera a soprascritta. End of the Project Gutenberg EBook of I Barbar vol. I, by Gerolamo Rovetta License: Share Alike